La Teologia è la disciplina che studia Dio e la divinità nei loro caratteri propri; ha accessoriamente la funzione di produrre elaborazioni teoretiche circa materie dogmatiche. Il termine deriva dai lemmi del greco antico Théos (Dio) e lógos (discorso) e letteralmente significa «discussione intorno a Dio».
La maggior parte delle religioni (in ispecie quelle monoteistiche e quelle rivelate) hanno sviluppato ciascuna la propria teologia. È discusso se possa parlarsi di teologia a proposito degli studi di religioni politeistiche.
Uno degli argomenti più importanti della teologia nella religione cattolica è la natura, le proprietà e l'essenza di Dio.
Tali argomenti sono presenti anche in tradizioni teologiche cristiane, ma non cattoliche, e anche non cristiane. Nel cattolicesimo la teologia ha tradizionalmente affrontato la rivelazione divina nella trinità e nella cristologia.
Questi argomenti sono fecondi di dibattiti e conseguenze: su Maria Vergine vale l'argomento per cui Dio non può nascere da due esseri umani come l'infinito non può venire dal finito, l'effetto non può essere più grande della causa, il servo/a (Maria) più grande del suo Padre. Se l'effetto fosse più grande della causa, si tratterebbe di creazione dal nulla. Pensare in tal modo incorre nell'errore di non sottolineare la potenza, la grandezza e la vastità di Dio. Dio, trascendente a noi, fa sì che l'uomo possa avere la grandezza di dare la vita a Gesù, ma solo affidandosi in modo pieno e incondizionato alla Sua azione e a quella dello Spirito Santo, fungendo da intermediario per la nascita di Cristo. La causa e l'effetto vengono a coincidere e si identificano entrambe in Dio.
Sulla morte e resurrezione di Cristo, aiuta pensare che come uomo doveva morire, come Dio non poteva restare morto e doveva risorgere a nuova vita. L'infinità spaziale di Dio porta a escludere una nascita da unione carnale e a ritenere un mistero l'intera vita di Dio in un uomo (Gesù); l'infinità è anche temporale. Accettando che Dio vive per sempre, si è portati a credere che la morte di Dio o non poteva avvenire, o se avvenuta, poteva essere soltanto una morte temporanea, seguita da una Risurrezione.
Il mistero della morte e della risurrezione anche per gli antichi erano il paradosso più grande della ragione: dal venerdí della crocifissione alla domenica della Pasqua di Risurrezione abbiamo la Persona di Gesù morta come uomo, ma nello stesso tempo viva come Dio, insieme al Padre e lo Spirito Santo. La resurrezione è un mistero non solo per il ritorno a una vita dopo la morte, ma perché Gesù resuscita sè stesso (mentre Lazzaro viene resuscitato da Gesù).
Nell'età antica nacquero molteplici scismi intorno alla natura di Cristo e riguardo alla verginità di Maria. Nel vangelo secondo Matteo () l'angelo dice che Gesù sarebbe nato da una vergine, citando la versione dei Settanta dell'Antico Testamento. Però la profezia a cui Matteo si riferisce, Isaia , nel testo masoretico usa la parola Ebraica almah, che significa "fanciulla", "giovane donna" non sposata. Da qui la traduzione "vergine" dei LXX. Il termine Ebraico per "vergine" è bethulah.
In ogni caso la "fanciulla" non sposata, per la mentalità ebraica - e non solo - è sempre una "vergine".
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