Lo sloveno è una lingua slava meridionale. È la lingua ufficiale della Slovenia ed è parlata da circa 2 milioni di persone (così composte: 1,9 milioni in Slovenia, sessantamila in Italia nei pressi della frontiera slovena, trentamila in Austria, quindicimila in Croazia, tremila in Ungheria, diecimila negli Stati Uniti d'America, nei centri di emigrazione slovena, come per esempio Cleveland, ed un numero sconosciuto in Argentina).
La lingua slovena è classificata come una delle lingue slave meridionali, ma ha qualche caratteristica delle lingue slave settentrionali, perciò costituisce un punto di transizione tra questi due gruppi. Le lingue più simili allo sloveno sono il serbocroato e lo slovacco. Nel vocabolario e nella fraseologia c'è un grande influsso della lingua tedesca. Questo influsso si riflette per esempio nella parola slovena di affermazione (sì in italiano): ja (come in tedesco). Anche la lingua italiana ha esercitato un influsso importante sullo sloveno. Il verbo manjkati (mancare) ne è un esempio.
I sistemi
Il primo documento scritto in un dialetto sloveno sono i
testi di Freising (
Brižinski spomeniki) risalenti al secolo IX, ma tranne rare eccezioni la lingua venne tramandata solo oralmente fino al secolo XVI. Allora, in seno ad un più vasto movimento europeo, anche gli Sloveni iniziarono ad usare la propria lingua, inizialmente solo in testi religiosi. Furono infatti i protestanti a fissare alcune delle regole fondamentali della lingua che rimangono valide ancora oggi. Si formò così, grazie agli scrittori della
riforma (
Primož Trubar,
Adam Bohorič,
Jurij Dalmatin) la lingua letteraria che costituisce il sistema linguistico ufficiale degli Sloveni.
Oltre ad esso, la lingua slovena comprende sette gruppi di dialetti molto diversi : il carinzio, il litoraneo, l’interno, il meridionale, il centrale, lo stiriano ed il panonico. La notevole diversità tra i dialetti si deve innanzitutto al carattere montuoso della regione e alla diversa provenienza delle antiche tribù protoslave che si insediarono in questi luoghi. In tempi più recenti è poi da considerare l’influenza che ha avuto sulla lingua la vicinanza di popoli di diversa origine linguistica che circondano l’odierna Slovenia: italiani, friulani, tedeschi, ungheresi, croati.
L'alfabeto
L'
alfabeto ha 25
lettere: a b c č d e f g h i j k l m n o p r s š t u v z ž .
Come in italiano, le vocali sono a e i o u, tutte le altre sono consonanti. Da notare che gli italiani molto spesso considerano vocale anche la "j", per cui la leggono come "i", ma è un'abitudine scorretta. Come riportato più sotto, la "j" è consonante e si legge sempre come la "i" nella parola aia.
È invece ritenuta "semivocale" la lettera "r" e questa particolarità si nota nelle molte parole slovene prive di vocale. Si tratta solitamente di monosillabi dove la "r" sostiene appunto il ruolo di vocale. Anche nella divisione in sillabe, peraltro molto simile a quella italiana, è prevista l'esistenza di sillabe prive di vocali se la "r" ne fa le veci. Esempio: trd (duro), dove la forma femminile trda (dura) si sillaba tr-da.
I suoni
I suoni della lingua slovena non sono troppo differenti da quelli italiani. Tre
consonanti slovene non esistono in italiano: la h aspirata, che va pronunciata come la h dell'inglese
hit, e la ž, che va pronunciata come la j del francese
je. La terza consonante invece ha un suono anche nella lingua italiana, ma come vocale: si tratta della j che si pronuncia come la i in
aia, da non confondere con la i di
vino. I suoni delle
vocali sono come quelli in italiano; uno dei suoni della e si pronuncia come la o nella parola inglese
nation e in sloveno si definisce semisuono.
Le consonanti doppie non esistono in sloveno.
Alcuni suoni vengono scritti in modo diverso dalla lingua italiana:
- la c si legge sempre come la zz in razzo
- la č si legge sempre come la c in cena
- la s si legge sempre come la s in sole
- la š si legge sempre come la sci in sciabola
- la z si legge sempre come la s in rosa
- la ž si legge sempre come la j del francese je
- la g si legge sempre come la g in sega
- la h si legge sempre come la h dell'inglese hit
- la j si legge sempre come la i in aia
- la k si legge sempre come la c in casa (ke si legge che)
- per scrivere il suono c di cena scriviamo č
- per scrivere il suono q di quadro scriviamo k
- per scrivere il suono s di rosa scriviamo z
- per scrivere il suono sci di sciabola scriviamo š
- per scrivere il suono z di razzo scriviamo c (non doppia)
- per scrivere il suono g di gente scriviamo dž
- non esiste il suono z di zio
Accenti
L'
accento non è legato a una determinata
sillaba e può cadere su sillabe differenti in forme differenti della stessa parola. L'accento è
dinamico, ma in alcuni dialetti sloveni esiste anche un
accento musicale. Non si usano segni grafici per indicare la
sillaba tonica.
Cenni di grammatica
La lingua slovena distingue cinque parti del discorso
flessibili e quattro
non flessibili. Le parti flessibili (cioè mutabili di forma) sono: sostantivo, aggettivo, verbo, pronome e numerale. Le forme non flessibili sono: avverbio, preposizione, congiunzione ed interiezione.
Nella lingua slovena non ci sono articoli (roka può significare mano, una mano o la mano a seconda del contesto).
Sostantivo
Il sostantivo segue la
declinazione, cioè cambia forma secondo al
caso e al
numero. Ci sono tre
generi grammaticali (maschile, femminile, neutro) e tre numeri (
singolare,
duale,
plurale). Il numero duale viene usato quando ci si riferisce a due oggetti o persone:
ena riba, dve ribi, tri ribe (
un pesce, due pesci, tre pesci). I casi sono sei:
nominativo,
genitivo,
dativo,
accusativo,
locativo,
strumentale.
Analogamente al
latino, i casi si formano con diversi
suffissi. Questi suffissi variano non solo per ogni caso di ogni numero, ma sono anche diversi per ognuna delle quattro declinazioni. La prima declinazione comprende sostantivi che finiscono in –a, prevalentemente femminili. La seconda declina i sostantivi femminili senza desinenza, cioè terminanti in consonante. Nella terza sono inclusi tutti i sostantivi maschili (di norma finiscono in consonante). La quarta declinazione è riservata ai sostantivi neutri che possono avere desinenza –o oppure –e.
Aggettivo
Viene definito aggettivo soltanto quello che in italiano chiamiamo
aggettivo qualificativo. Segue le regole del sostantivo in tutte le forme, per cui tre generi, tre numeri, sei casi, ma solo tre declinazioni (terza, prima e quarta, cioè maschile, femminile, neutra). In più l'aggettivo ha due forme, determinata e indeterminata.
Nella comparazione, il comparativo si forma con un suffisso, il superlativo assoluto aggiunge il prefisso naj- al comparativo. Sia il comparativo che il superlativo assoluto si flettono come normali aggettivi.
Verbo
Per le forme personali del verbo si possono distinguere:
persona, numero, genere,
modo,
tempo,
aspetto e
diatesi. Si definiscono forme impersonali l'
infinito (senza alcuna flessione), il
participio (flessibile per numero, genere, tempo e diatesi), e il nome verbale (flessibile come tutti i sostantivi).
Come in italiano, si distinguono tre persone (prima, seconda, terza). Il numero può essere singolare, duale, plurale, ed il genere maschile, femminile, neutro. I modi sono
indicativo,
condizionale ed
imperativo. I tempi usati sono essenzialmente tre (presente, passato, futuro), ma si può esprimere anche il trapassato che però si usa raramente. Per diatesi il verbo può essere transitivo o intransitivo con forma attiva, passiva o riflessiva. Come in tutte le lingue slave, il verbo ha una caratteristica fondamentale che si chiama aspetto e non esiste in italiano.
Pronome
I pronomi, a differenza dall’italiano, includono anche tutti gli aggettivi non qualificativi, per cui anche i pronomi si declinano. Si dividono in personali (
io), possessivi (
mio), dimostrativi (
questo), interrogativi (
chi?), relativi (
che) e indefiniti (
qualche). Inoltre, i personali ed i possessivi conoscono anche la categoria dei
riflessivi.
Numerale
I numerali sono tutti degli aggettivi e si declinano con regole un po’ particolari. I numerali si dividono in cardinali, ordinali, moltiplicativi (
doppio nel senso di due volte tanto) e distintivi (
doppio nel senso di duplicato).
Forme non flessibili
Delle forme non flessibili,
avverbio,
congiunzione ed
interiezione non differiscono dalla nostra concezione. Le
preposizioni si distinguono in quanto richiedono l’uso dei casi il che costituisce certamente una notevole difficoltà per lo studente italiano. Bisogna infatti innanzi tutto distinguere se il verbo usato indica
stato o
moto; le due possibilità d’uso della stessa preposizione implicano l’abbinamento a un caso diverso. Esempio: Siamo in casa (stato) =
Smo v hiši (preposizione
v abbinata al quinto caso di
hiša). Andiamo in casa (moto) =
Gremo v hišo (preposizione
v abbinata al quarto caso di
hiša).
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