L'inglese (nome nativo English) è una lingua indoeuropea appartenente al ramo occidentale delle lingue germaniche, assieme all'olandese, all'alto e basso tedesco, al fiammingo e al frisone. Conserva ancora un'evidente parentela col sassone continentale (dialetto del basso tedesco).
L'inglese occupa una posizione del tutto particolare, non solo rispetto alle lingue germaniche, ma anche all'interno del gruppo linguistico indoeuropeo: ha talmente semplificato e alterato la propria struttura da avvicinarsi ormai più a una lingua isolante piuttosto che ad una lingua flessiva. Dal punto di vista del vocabolario, inoltre, contiene più termini di origine non-germanica (specialmente latina) che germanica, ed è verosimilmente la lingua più aperta all'ingresso di nuovi termini da altre lingue.
Nel corso del XX secolo l'inglese è divenuto la lingua franca per eccellenza, abbattendo la precedente supremazia del francese che a sua volta aveva sostituito l'italiano ed il latino a fini di comunicazione diplomatica e scientifica. È oggi anche strumento per la comunicazione fra etnie prive di connessioni culturali, scientifiche o politiche.
Si calcola che i parlanti inglese come lingua madre (English as a native language, ENL) siano circa 350 milioni, i parlanti di English as a second language (ESL), cioè accanto alla lingua nazionale o nativa, circa 300 milioni, i parlanti di English as a foreign language (EFL), cioè come una lingua appresa a scuola ma non in uso nel proprio paese, circa 100 milioni. Il numero di coloro che non usano l'inglese come lingua madre supera dunque quello di coloro che lo parlano dalla nascita.
Distribuzione geografica
L'inglese è usato come
lingua madre (più o meno ufficialmente) nei seguenti paesi:
È impiegato come lingua ufficiale in: Bangladesh, Botswana, Brunei, Camerun, Isole Cook, Figi, Filippine, Gambia, Ghana, Hong Kong, India, Kenya, Kiribati, Lesotho, Malawi, Malaysia, Malta, Mauritius, Namibia, Nauru, Nigeria, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Porto Rico, Samoa Occidentali, Seychelles, Sierra Leone, Singapore, Isole Salomone, Sri Lanka, Tuvalu, Swaziland, Tanzania, Uganda, Vanuatu, Zambia e Zimbabwe.
Storia della lingua inglese
Nel suo lungo sviluppo l'inglese si è notevolmente alterato. Convenzionalmente si divide l'evoluzione diacronica della lingua in tre fasi:
- Inglese Antico (AI) o anglosassone (AS)
- Medio Inglese (MI)
- Inglese Moderno (IM)
Possiamo estrapolare delle date approssimative tra le molte proposte, e dire che l'AI va dall'invasione della Britannia ad opera di Sassoni, Juti e Angli (V secolo d.C.) fino all'invasione normanna.
Il MI si può far terminare intorno all'inizio del XVI secolo.
L'IM copre un periodo di tempo molto lungo, che va da Shakespeare ai nostri giorni.
Benché la lingua si sia evoluta in questi secoli (noi non leggiamo al giorno d'oggi le opere di Shakespeare seguendo la pronuncia dei suoi contemporanei), la sua struttura è rimasta sostanzialmente immutata.
Antico inglese (anglosassone)
Storia esterna
Secondo il resoconto del Venerabile Beda, le stirpi germaniche degli Angli, dei Sassoni e degli Juti, partite dallo Jutland e dalla Germania settentrionale, si insediarono in quella regione della Britannia che è oggi l'Inghilterra nel 499 d.C.
Gli Juti si stabilirono nel Cantium (Kent), gli Angli nell'East Anglia, nelle Midlands e in Northumbria, i Sassoni nell'Essex, nel Middlesex e nel Wessex - cioè rispettivamente regno dei Sassoni orientali, di mezzo ed occidentali.
Sotto la spinta dei nuovi venuti i Celti in parte si assimilarono, in parte si spostarono a ovest (North Walas, West Walas o Galles, Sûth Walas o Cornovaglia).
Fonetica
Il
sistema vocalico dell'AI consta di sette vocali, che possono essere brevi o lunghe:
- a (aperta se breve, chiusa se lunga)
- æ (o [æ:)
- e (/ε/ se breve, /e:/ se lunga)
- i
- o (aperta se breve, chiusa se lunga)
- u (o [u:)
- y (come la ü del tedesco)
La lunghezza delle vocali non veniva indicata graficamente.
A partire dal X secolo le atone brevi a, e, o e u tendono a confluire nel suono indistinto schwa * così frequente nell'inglese moderno.
I dittonghi sono:
Tra le consonanti:
Sostantivi
L'AI, a differenza dell'IM, possiede una ricca
flessione, sia nominale che verbale. I generi sono tre,
maschile,
femminile e
neutro.
Come in tedesco, il nome nell'AI presenta quattro casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo. Le classi di declinazione più frequenti sono tre:
- Nomi maschili e neutri in -a-. Questa classe corrisponde ai nomi indoeuropei in -o-s, germ. -a-z, lat. -u-s)
- Nomi femminili in -o- (corrispondenti all'IE -a-, germ -u, lat. -a)
- Nomi maschili, femminili e neutri in nasale (ted. Name, Friede).
Altre declinazioni meno frequenti sono la atematica, quella in -r-, quella dei neutri con plur. in -ru.
| Declinazione in -a-, "stân", masch., "pietra"
| -
|
| sing.
| plur.
| -
| nom
| stân
| stân-as
| -
| gen
| stân-es
| stân-a
| -
| dat
| stân-e
| stân-um
| -
| acc
| stân
| stân-as
| -
| Declinazione in -a-, "land", neutro, "terra"
| -
|
| sing.
| plur.
| -
| nom
| land
| land
| -
| gen
| land-es
| land-a
| -
| dat
| land-e
| land-um
| -
| acc
| land
| land
| -
| Declinazione in -o-, "cearu", femm., "dolore"
| -
|
| sing.
| plur.
| -
| nom
| cear-u
| cear-a
| -
| gen
| cear-e
| cear-a
| -
| dat
| cear-e
| cear-um
| -
| acc
| cear-e
| cear-a
|
I sostantivi atematici, masch. e femm., cambiano al plurale la vocale tematica in conseguenza di un antico umlaut:
fôt, masch. "piede", plur.
fêt.
Aggettivi
Gli aggettivi, secondo una caratteristica delle
lingue germaniche, seguono una
declinazione forte, con le desinenze dei pronomi, e una
debole, con le desinenze dei sostantivi in nasale. Un aggettivo segue la declinazione debole quando è preceduto da un articolo, un dimostrativo o un possessivo, la forte negli altri casi.
Pronomi personali
| Prima persona
| -
|
| sing.
| duale
| plur.
| -
| nom
| ic
| wit
| wê
| -
| gen
| mîn
| uncer
| ûre
| -
| dat
| mê
| unc
| ûs
| -
| acc
| mê
| unc
| ûs
| -
| Seconda persona
| -
|
| sing.
| duale
| plur.
| -
| nom
| þû
| git
| gê
| -
| gen
| þîn
| incer
| êower
| -
| dat
| þê
| inc
| êow
| -
| acc
| þê(c)
| inc(it)
| êow
| -
| Terza persona sing.
| -
|
| masch.
| femm.
| neutro
| -
| nom
| hê
| hêo
| hit
| -
| gen
| his
| hire
| his
| -
| dat
| him
| hire
| him
| -
| acc
| hine
| hî(e)
| hit
| -
| Terza persona plur.
| -
|
| tutti i generi
| -
| nom
| hî(e)
| -
| gen
| hira
| -
| dat
| him
| -
| acc
| hî
|
Articolo definito
L'articolo definito si presenta nella forma
sê per il maschile,
sêo per il femminile,
ðæt per il neutro. Quest'ultima forma sopravvive nell'IM
the e
that.
Articolo indefinito
L' articolo indetefinito ( o indeterminativo) a\an è invariabile. Lo si usa davanti ai sostantivi singolari numerabili.
1. Si usa an davanti ad una parola che inizia per vocale o "h" muta.
2.Si usa a davanti ad una parola che inizia per consonante o "h" aspirata.
Verbi
Come in genere nelle lingue germaniche i verbi si dividono in due categorie:
forti e
deboli. Nei forti la vocale tematica muta passando dal presente al preterito al participio passato e dal singolare al plurale. P.es. da
singan (cantare) si ha pret.
sang, pret. plur.
sungon, part. pass.
gesungen. I verbi deboli formano il preterito mediante le desinenze
-ede,
-ode,
-de,
-te. Esistono varie ipotesi sull'origine di questa desinenza in dentale tipicamente germanica. Secondo alcuni autori deriverebbe dall'agglutinazione del verbo germanico per "fare" (qualcosa del tipo "I did change", "I change-did", "I changed"), secondo altri dalla particella
tô, "to".
I verbi forti, molto numerosi in AI, tenderanno, col passare dei secoli, in gran parte a scomparire o a confluire nella più "regolare" declinazione forte. Quelli che si sono mantenuti sono in effetti i verbi di uso più frequente, quindi meno propensi a venir "regolarizzati".
Un esempio di AI: il Padre Nostro
- Fæder ûre,
- þû þe eart on heofonum,
- sî þîn nama gehâlgod.
- Tôbecume þîn rîce.
- Gewurþe ðîn willa on eorðan swâ swâ on heofonum.
- Ûrne gedæghwâmlîcan hlâf syle ûs tô dæg.
- And forgyf ûs ûre gyltas, swâ swâ wê forgyfað ûrum gyltendum.
- And ne gelæd þû ûs on costnunge,
- ac âlys ûs of yfele.
- Sôþlîce.
Medio Inglese (MI)
Storia esterna
Alla morte di
Edoardo il Confessore (
1066) si scatenò la lotta per il trono d'Inghilterra tra
Aroldo II, discendente designato dal re morente, e
Guglielmo Duca di
Normandia. Il
14 ottobre 1066 Guglielmo (da allora detto
Il conquistatore) sbaragliò le truppe di Aroldo nella
Battaglia di Hastings e venne incoronato a
Westminster il giorno di
Natale del 1066.
Il giorno della Battaglia di Hastings passò alla storia inglese come il "Giorno del Giudizio". Lo fu certamente per i nativi che persero quello che avevano (dall'Apocalisse fu soprannominato anche l'enorme libro il Domesday Book - doom = disgrazia - in cui Guglielmo I fece catalogare meticolosamente tutte le proprietà dell'isola, fino all'ultima pietra) ma l'antica lingua inglese resistette a lungo anche perché i Normanni continuarono ad essere malvisti per secoli e odiati dalla popolazione: i testi di William Langland (XIII secolo) sono oggi incomprensibili anche per un madrelingua di una certa cultura, mentre Geoffrey Chaucer (XIV secolo) è già leggibile e incorpora una grande quantità di termini francesi. Si nota anche la caduta dei casi tipici delle lingue germaniche.
Con il progressivo insediamento della una nuova classe governativa ed ecclesiastica normanna l'inglese iniziò comunque una lenta regressione dinanzi alla preponderanza del franco-normanno. Gli stessi re passavano spesso più tempo nei loro possedimenti francesi che sull'isola: le loro terre nel XII secolo comprendevano l'Angiò, il Maine, la Turenna, il Poitou e l'Aquitania oltre all'Inghilterra e alla Normandia.
Con Giovanni Senzaterra pressoché tutti i possedimenti francesi andarono perduti (tranne le Isole del Canale, ultimo brandello del Ducato di Normandia). A partire dalla Guerra dei Cent'Anni i legami con la Francia, quindi, si affievolirono. Il vecchio proverbio "Jack wold be a gentilman if he cold speke Frensk" cominciò a perdere molto del suo significato. In Inghilterra cominciò a delinearsi un nuovo standard, basato sul dialetto di Londra e delle Home Counties.
Fatti di pronuncia
Nel passaggio dall'AI al MI hanno luogo i seguenti mutamenti fonetici.
- /a/ lunga passa a /o/ lunga aperta (stân > ston).
- > [e: (tæcan > teche).
- * resta immutata. Viene resa con a.
- > [i.
- > [ε.
- > [a.
- > [e:.
- > [ε:.
- Alcune vocali si allungano: climban > climbe milde > milde *.
- Cade la n finale, tranne nell'infinito e nel part. pass. dei verbi forti.
- hl-, hn-, hr- perdono la h (hnutu > nute).
- Cade la finale -ch (luflich > lovely).
Perdita della flessione
Fatti di fonetica e di analogia, in parte già attivi nel tardo AI, portarono alla quasi totale perdita della flessione. Tutte le finali
-m diventarono
-n. Contemporaneamente le vocali
a,
o,
u,
e in sillaba atona tesero verso il suono indistinto (schwa) e vennero generalmente scritte
e (talvolta
i).
La flessione dapprima si riduce a tre casi con la perdita dell'accusativo (
ston, stones, stone), ma già in
Sir Gawain And The Green Knight il dativo è scomparso (
stan, stanes).
Per il plurale si estende la desinenza
-es -
-en per alcuni antichi sostantivi in nasale (
oxen).
L'aggettivo si riduce a un singolare adesinenziale e a un plurale in
-e (
blind, blinde). Presto cadde anche questa marca del plurale (
blind, blind)
Una delle conseguenze più rilevanti dei fatti fonetici descritti fu la perdita pressoché totale del genere grammaticale.
AI stân, stânas, stâne, stân
MI ston, stones, ston(e)
AI stânas, stâna, stânum, stânas
MI stones
Inoltre, scompare il duale.
Pronomi
Con la perdita della flessione, i parlanti dipesero in misura sempre maggiore dai pronomi per avere indicazioni sul genere, sul caso e (quando gli aggettivi persero la desinenza
-e del plurale) anche sul numero. Tra i
dimostrativi delle forme AI
sê,
sêo e
þæt solamente
the e
that, originariamente forme neutre, sopravvissero nel MI. Un plurale
tho esisteva in età elisabettiana. Dei dimostrativi
þês,
þêos e
þis solo quest'ultimo sopravvisse in MI.
Tra i
pronomi personali le perdite furono meno gravi poiché qui c'era una maggior necessità di distinguere generi e casi. La
prima persona ha nom., gen., dat.-acc.
I, min, me, plur.
we, our, us. La
seconda þu (thou), þin, þe, plur.
ye, your, you. La
terza masch.
he, his, him, femm.
heo (
sche),
hir, hire (
her), neutro
(h)it, his, (h)it. Il plur.
he (þei), here (þair), hem (þem).
Le nuove formazioni in
sh- per il femm. e in
th- per il plurale sono di origine settentrionale e sono quelle che si affermeranno.
Verbi
1)La caduta delle
e e delle
n finali in quasi tutte le forme condurrà a una notevole semplificazione della coniugazione verbale. Questo è il presente di
drinken nei dialetti meridionali:
drinke, drinkest, drinketh, plur.
drinketh. Al preterito nel Nord c'è ormai solo una forma (
drank) per tutte le persone.
2)I verbi inglesi hanno due forme principali: il simple present e il continuous present. Il primo indica azioni abituali; si forma togliendo "to" dall' infinito del verbo. Per tutte le persone si usa la forma base preceduta dal soggetto, con l' eccezione della terza persona singolare che aggiunge la desinenza -e oppure -es alla forma base. Il secondo si usa per idicare un' azione che si svolge in quel momento; si forma con il presente del verbo to be + il gerundio del verbo in questione. Il gerundio si forma a sua volta aggiungendo -ing all' infinito tematico (infinito senza "to").
Pronomi interrogativi e relativi
Esistono due
pronomi interrogativi:
who (masch. e femm.) e what *" target="_blank" >per tutti i generi, il dativo-accusativo risp.
whom *.
Who ha anche funzione di pronome interrogativo indefinito (mod.
whoever). Le altre forme sono impiegate sia come pronomi interrogativi che relativi. In funzione di pronome relativo si inizia a fare ampio uso di
what e di
which, entrambi usati per tutti i generi e numeri..
Avverbi
Con la perdita di
-ch finale la desinenza
-lich diventa
-ly e trova un vasto impiego come indicatore della funzione avverbiale (
deep, deeply).
Un esempio di MI, dalla "Ballad Of Our Lady" di Dunbar
- Hale, sterne superne! Hale in eterne,
- In Godis sicht to schyne!
- Lucerne in derne nelle tenebre, for to discerne,
- Be glory and grace devyne;
- Hodiern, modern, sempitern,
- Angelicall regyne!
Inglese Moderno
L'introduzione della
stampa in
Inghilterra ad opera di
William Caxton nel
1476 contribuì alla fissazione dell'ortografia ma, poiché ebbe luogo prima che si concludesse il Great Vowel Shift, determinò il primo grande divario tra scrittura e pronuncia.
Dopo la nascita della
Chiesa d'Inghilterra nacque l'esigenza di una versione inglese della
Bibbia. Nel
1611 fu data alle stampe l
'Authorized Version. La
stampa, la
Riforma e l'affermazione del
ceto medio ("middle class") ebbero come conseguenza della diffusione di quella che si andava affermando come lingua standard.
L'espansione coloniale dell'Inghilterra diffuse la lingua in vasti territori dell'America del Nord, dell'Africa, dell'Asia, dell'Oceania.
L'indipendenza degli Stati Uniti corrispose alla formazione di una varietà d'inglese, diversa dallo standard britannico, che si sarebbe affermata a livello mondiale nel XX secolo.
Il Grande Spostamento Vocalico (Great Vowel Shift)
Il Great Vowel Shift (GVS) è la più importante alterazione fonetica della storia della lingua inglese. Si può affermare che esso portò l'inglese alla sua pronuncia attuale. Il GVS non ebbe luogo nella stessa epoca nelle diverse regioni (in alcune, particolarmente al Nord, è assente nelle parlate locali al giorno d'oggi); si può comunque porre il suo inizio al XV secolo e considerarlo compiuto alla fine del XVI.
Il GVS riguarda le vocali lunghe:
- > *" target="_blank" >> [said
- > *" target="_blank" >> [di:d
- > *" target="_blank" >> [hi:t
- > *" target="_blank" >> [taun
- > *" target="_blank" >> [ru:f
Altri fatti fonetici
Tra i dittonghi e *" target="_blank" >(mute). *" target="_blank" >dopo l, r, * (rude, chew, June pronunciati come rood, choo, joon).
passa a [ò: (law).
Le spiranti allungano il suono di una a che le preceda: mass bath *.
La r, peraltro destinata a scomparire dopo vocale, impedisce il GVS introducendo uno schwa: door clear [kliз.
Scompaiono i suoni e *" target="_blank" >> *" target="_blank" >> * (cough).
diventa [w (tranne che al Nord) ma si mantiene la grafia wh.
tende a fondersi con la consonante precedente: ocean *," target="_blank" >measure *," target="_blank" >future *, etc.
Uno dei fatti più importanti è la scomparsa della r postvocalica. Questa è una caratteristica tipica del Sud, assente ancor oggi dai Midlands verso nord e in Scozia. È assente negli Stati Uniti tranne nel New England orientale e nel Sud.
Sostantivo
Il plurale in
-s si afferma decisamente. Restano alcune forme con umlaut (
foot, feet) e alcuni plurali in nasale (
oxen).
Aggettivi
Gli aggettivi sono ormai invariabili.
Verbi
Diminuiscono notevolmente i verbi forti (ormai chiamati "irregolari"). All'interno di questa categoria scompare spesso la distinzione tra preterito e participio passato (
cling, clung, clung).
Il congiuntivo si riduce fin quasi a scomparire. Nei rari casi in cui è impiegato è indistinguibile dall'indicativo tranne nei casi in cui ha una forma diversa (terza pers. sing. adesinenziale
do, forma
be del verbo essere).
La desinenza della terza persona singolare oscilla fra -(e)th (meridionale) e (e)s (settentrionale). Sarà quest'ultima forma a prevalere.
La forma progressiva (to be ...ing) diventa regolare.
La costruzione to be + participio passato (I am come) diventa molto rara con l'affermazione di to have in questa funzione.
Influenza delle lingue romanze sull'inglese
La lingua germanica delle isole britanniche, per quanto sia difficile parlare di un antico inglese unitario, subì una notevole latinizzazione in quattro fasi principali:
- la conquista delle Gallie e di parte della Gran Bretagna da parte di Cesare (55-54 a.C.);
- la missione apostolica di San Patrizio (370-461) in Irlanda;
- l'arrivo dei monaci al seguito di Agostino di Canterbury (primate della Chiesa anglicana nel 601)
- la sconfitta, nel 1066, di Aroldo II, ultimo re anglosassone, da parte di Guglielmo il Conquistatore, pretendente al trono inglese che devastò ed espropriò tutte le terre e i beni del paese che passarono ai vassalli e vescovi normanni a lui fedeli: questo momento terribile, in cui Wulfstan, l'arcivescovo di York volle vedere la fine del mondo ("Repent, for the Day of the Lord is at hand", "Pentitevi, ché il Giorno del Signore è alle porte"), era destinato a cambiare per sempre il volto delle Isole britanniche.
Mutazioni semantiche dei lemmi francesi
Di solito, quando una parola straniera è introdotta in una lingua essa subisce ciò che Baugh e Cable, adattando un termine dalla
botanica, chiamano
"arrested development". In inglese è possibile trovare molte parole francesi nella "forma" in cui furono importate in
Inghilterra nel
medioevo: si confronti en.
default con fr.
défaut, en.
subject con fr.
sujet. Dopo un travaso, la pianta non cresce più per un certo periodo, mentre un'altra della stessa età continua a svilupparsi normalmente: le parole francesi, quando non rimaneggiate dagli
umanisti nel
XVI secolo hanno quindi conservato la "forma" con la quale erano state introdotte nel medioevo in quanto isolate in un contesto linguistico a loro estraneo.
A differenza della forma, il significato delle parole mutuate del francese (che in Francia rimase sostanzialmente immutato), dovette invece adattarsi nell'inglese a causa della concorrenza di altre parole anglosassoni con il medesimo significato: spesso cambiandolo, o portando all'estinzione del termine. Così, ad esempio, mentre courir non attecchì per la maggiore frequenza di run, le parole che si riferivano alla vita dell'alta società (francofona) ebbero la meglio, come court (fr. moderno cour) e chivalry (senso di cavalleria) ed ancora: per "maiale" esistono due parole diverse: pig è la bestia viva, che diventava pork quando era cucinata dai ricchi normanni (i contadini locali non potevano permettersi di mangiare carne).
Questo complesso scenario in cui le parole di origine romanza lottano per la sopravvivenza contro quelle anglosassoni, riflette il conflitto ben più drammatico tra civiltà anglosassone e normanna: dopo il distacco politico dell'Inghilterra dalla Francia (XIII sec) il francese perse, però, vigore: spassosa testimonianza ne è il personaggio della Monaca nei Canterbury Tales (I racconti di Canterbury), che parla maccheronicamente provocando l'ilarità della gente.
L'età moderna
Diverse furono le parole eliminate sia nell'angosassone sia nel franco-normanno, per quanto nel
lessico il vantaggio penda nettamente in favore del mondo romanzo per l'influenza esercitata dal prestigio letterario del mondo romanzo e quindi dal
Rinascimento. Nell'
età elisabettiana si (re)introdussero termini francesi in forma più moderna e molti lemmi
italiani prima sconosciuti (si pensi solo all'influenza delle forme letterarie come il
sonetto, la
commedia dell'arte, la
musica italiana e la
tragedia senechiana mutuate su modelli italiani. Il
teatro elisabettiano sfruttò tra l'altro la presenza di una folta compagnia di attori e letterati italiani.
L'età contemporanea
Questo processo di trasformazione è ancora in corso al giorno d'oggi: i
verbi irregolari, influenzati da quelli di origine romanza, stanno assumendo poco a poco la -ed, per il passato e il participio passato (ad es.
burnt >
burned e
dreamt >
dreamed) mentre i
genitivi sassoni sono ormai usati nelle forme più semplici:
The Oxford Police (in cui Oxford è usato come semplice aggettivo) è molto più frequente di
Oxford's Police, e la
-m del
dativo anglosassone di
whom (chi), è ormai assente nella conversazione informale. Tutti fenomeni indicatori del lungo processo che ha avvicinato l'inglese al mondo romanzo più di tutte le altre
lingue germaniche, senza tuttavia perdere le qualità fondamentali che da esso la distinguono.
L'inglese contemporaneo
Lo standard britannico
La pronuncia dell'inglese standard britannico è caratterizzata come segue:
- È una pronuncia non-rotica, cioè la r non è mai pronunciata dopo una vocale a meno che non segua un'altra vocale (anche iniziale di una parola successiva).
- La l è velarizzata in fine di sillaba (mill *), chiara in tutte le altre posizioni.
- Non c'è distinzione tra w e wh *.
- La o lunga si pronuncia come uno schwa seguito da /u/ *
- La u breve (but) ha un suono molto aperto, praticamente *.
Varietà dialettali
La pronuncia dialettale
settentrionale (dallo Staffordshire, Leicestershire e Lincolnshire verso nord) è caratterizzata dai seguenti fatti fonetici.
- GVS assente: cloud si pronuncia house *.
- Il gruppo wh è generalmente pronunciato *.
- Path, grass, laugh, etc. si pronunciano *" target="_blank" >anziché [pa:θ etc.
- La pronuncia è rotica (r pronunciata in tutte le posizioni).
Nel Sud
- Il gruppo path, grass, etc. si pronuncia [gra:s, etc.
- h generalmente non è pronunciata.
- I dialetti occidentali (Dorset, Somerset, Devon) sono rotici e conservano la desinenza -eth alla terza persona sing. dei verbi.
- Nei dialetti orientali (Kent, Dorset) le fricative sorde in inizio di parola sono sonorizzate: farm sea [zi:.
L'inglese d'Irlanda
L'Irlanda si può suddividere, dal punto di vista linguistico in tre aree:
- La costa orientale, con Dublino al centro, in cui l'inglese si è affermato già nel XVII secolo. L'inglese parlato in questa regione, denominato English Pale, conserva molti dei tratti portati nell'isola dai coloni inglesi.
- Tra le due si trova l'area centrale, in cui l'inglese si è affermato tra il XVII e il XX secolo.
L'inglese parlato in Irlanda, specialmente il Pale, ha subito poche variazioni a livello di pronuncia mantenendosi per alcuni aspetti molto conservativo. Perfino al giorno d'oggi l'influsso dello standard britannico non si fa sentire molto fuori di Dublino.
A livello fonetico l'inglese d'Irlanda è caratterizzato dai seguenti fenomeni:
- I dittonghi e *" target="_blank" >o [ai.
- I dittonghi e *" target="_blank" >e *," target="_blank" >load [lo:d.
- La r si pronuncia sempre.
- La l è sempre chiara, mai velarizzata.
- tende a diventare *" target="_blank" >[d. Non si distinguono parole come thorn e torn, then e den.
- e *" target="_blank" >e "zh" [ζ, specialmente al sud. Fist si legge "fisht".
Nel lessico si riscontrano termini peculiari di origine gaelica, p.es. slean, vanga.
Voci correlate
Bibliografia
- Baugh, A. e Cable, Th. A History of the English Language. London, Routledge & Kegan Paul, 1978.
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