Il latte è il liquido secreto dalla ghiandola mammaria dalle femmine degli animali appartenenti alla classe dei Mammiferi. Lo scopo della secrezione è fornire nutrimento ai propri cuccioli, nelle prime fasi di vita, fino al momento in cui non sono in grado di nutrirsi come gli adulti.
Tutti i componenti del latte vengono portati alla ghiandola mammaria dal sangue, qui vengono processati e concentrati. La composizione varia da specie a specie, ma anche all'interno della stessa specie o nell'individuo stesso di momento in momento.
Verso la fine della gestazione, le ghiandole mammarie secerno il colostro; solamente dopo 48-60 ore dal parto si stabilisce la normale secrezione di latte (montata lattea).
In questi ambiti il latte è, quanto il pane e più caratteristicamente di questo, alimento fondamentale, irrinunciabile ed insostituibile di tutte le età, dall'infante che poppa dalla madre, all'anziano che per vari motivi si trova privo di alternative per alimentarsi, passando per tutte le fasi nelle quali se ne assumono gli importantissimi contenuti di calcio e proteine, vitamine, zuccheri e grassi.
| Composizione del latte animale | ||||||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Latte di ... | % acqua | % proteine | % lattosio | % grassi | % sali | Valore energetico |
| mucca | 87,25 | 3,70 | 4,80 | 3,50 | 0,75 | 730 kcal/kg |
| pecora | 82,70 | 6,10 | 4,60 | 5,80 | 0,80 | 980 kcal/kg |
| capra | 85,50 | 4,00 | 5,00 | 4,80 | 0,70 | 790 kcal/kg |
Quando si parla di latte in senso generico, ci si riferisce sempre al latte vaccino, che è quello che più facilmente si ritrova in commercio.
L'acqua costituisce circa l'88% del latte e contiene, sospese o disciolte, tutte le altre sostanze.
Tra le sostanze proteiche presenti (caseina, lattoalbumina, lattoglobulina), la più importante è indubbiamente la caseina, che si ritrova nel latte in una percentuale del 3%. In essa sono contenuti gli amminoacidi necessari per la nutrizione di un individuo adulto.
Fra gli zuccheri, il principale è il lattosio (4,8%); attraverso un processo enzimatico, si scinde in due zuccheri ulteriori, il glucosio e il galattosio, ed ha la proprietà di fermentare per opera di vari microrganismi, primi fra tutti quelli costituenti i fermenti lattici. Questi sono i principali responsabili dell'inacidimento del latte e dalla sua conseguente coagulazione, in quanto, scindendo il lattosio, producono acido lattico.
I grassi (3,5%) si trovano sotto forma di minutissime goccioline, del diametro di 2-5 millesimi di millimetro circa e in numero di 2-6 milioni per cm³. Se il latte viene lasciato fermo in un recipiente, le goccioline di grasso salgono in superficie, andando a formare la crema del latte o panna. Quando il latte viene privato della crema, viene detto latte scremato o spannato, quando invece ne è ancora in possesso, viene detto latte intero.
Se il latte viene scaldato ad una temperatura di 85° e viene sottoposto ad una pressione di 250 atmosfere, il grasso viene ridotto in goccioline ancora più piccole, tanto che non è più possibile scremarlo, ottenendo il latte omogeneizzato.
La quantità di colesterolo contenuto nel latte è molto piccola.
I sali minerali sono rappresentati da cloruri, fosfati e solfati di potassio, sodio, calcio, magnesio. Scarsa la presenza di sali di ferro.
Tra le vitamine sono presenti la vitamina A, in forte quantità, quindi la vitamina D, la vitamina E, la vitamina K e la vitamina F. Più ricco il contenuto di vitamine del complesso B (B1, B2, B6, B12, ecc.) e di vitamina C.
Il piccolo di mammifero ha in genere un istinto (presumibilmente ormonal-olfattivo, essendo cieco alla nascita) che lo indirizza al capezzolo, stimolando e strizzando il quale potrà suggere il prezioso elemento.
Dopo un paio di giorni (un periodo grosso modo analogo per la maggior parte dei mammiferi) il colostro è sostituito dal latte vero e proprio.
La capacità produttiva delle mammelle è diversa da esemplare a esemplare di ciascuna specie, e può esserne opportunamente e convenientemente favorita la sua estensione temporale. Negli animali ciò ottimizza le "prestazioni" dei capi da latte, della donna ciò dà origine al c.d. "baliaggio", cioè l'attività della balia, che fornisce latte a piccoli non suoi con una produzione pressappoco ininterrotta nel corso dell'età fertile.
In mancanza di latte naturale della propria specie, l'uomo non sospende l'assunzione di latte, ma ricerca il latte di alcuni animali che nel tempo ha appreso essere ottima base alimentare.
È ancora nella memoria delle generazioni più adulte la naturalità del procacciamento del latte animale, primariamente di ovini o bovini, l'insieme delle operazioni della mungitura. Ed altrettanto incancellabile resta, in chi abbia potuto sorbirlo, il ricordo del sapore inconfondibile (influenzato dalle stagioni e dall'alimentazione), o della tepidezza, o della fragranza, o anche solo della mera decorazione schiumosa di un bicchiere di latte appena munto.
Sebbene oggi l'incontro con un animale da latte sia ormai sempre meno frequente fra le generazioni più giovani, sino a non più di qualche decade fa l'unico (o comunque il principale) tipo di latte consumato era appunto questo, per distribuzione dal pastore o per mungitura di animali direttamente allevati (in molte zone era diffuso l'uso di detenere una pecora o una capra in cortile, anche nei centri abitati, proprio per la fornitura quotidiana del latte).
Il progresso scientifico ha però permesso di rilevare taluni fattori di rischio connessi all'assunzione del latte appena munto: una scarsa igiene degli operatori nelle operazioni di mungitura o nei locali in cui si svolge, possono favorire lo sviluppo di agenti batterici talvolta perniciosi. La circostanza assume maggior rilievo oggi che, anche grazie ad altre normative, sempre di fonte comunitaria, la mungitura manuale è stata improvvisamente vietata, obbligando all'uso di mungitrici automatiche e di fatto cancellando dal mercato le aziende pastorali minori in tutto favore delle grandi aziende agricole "industriali". La massificazione delle produzioni sottende rischi incresciosi nel deprecato caso di eventuale insorgenza di infezione, poiché i quantitativi trattati sono a lotti di qualche tonnellata ciascuno, con il rischio di diffusione epidemica catastrofica di eventuali focolai maligni.
Il latte appena munto (manualmente o meccanicamente) si conserva "sano" per poco tempo a temperatura ambiente. Premettendosi che sulla relativa brevità o lunghezza di tale tempo si hanno divergenti pareri per effetto di differenti parametrazioni di riferimento (la presenza batterica è totalmente naturale, solo si hanno diverse interpretazioni sugli stadi di sviluppo da ritenersi pericolosi per la salute umana - il parametro adottato dalla UE è stato in questo senso da taluni considerato singolarmente severo), si soleva considerare tradizionalmente e proverbialmente una giornata (intesa dall'alba, ora della mungitura, al tramonto) per la sua massima conservabilità.
I batteri presenti nella massa liquida si moltiplicano infatti rapidamente, rendendolo in breve non più commestibile: alcuni tipi di batteri lo fanno inacidire e coagulare (fermenti lattici) mentre altri possono proprio causare malattie in chi lo ingerisce (batteri patogeni). Detratte le azioni patogene, in realtà il latte acidificato si trasforma (anche con l'aiuto di pratiche casearie) in derivati del tutto commestibili, alcuni dei quali sono anzi particolarmente utili all'organismo umano, come lo yogurth, che altro non è se non selezione di latte acido fermentato (per il quale, peraltro, l'acidificazione viene indotta, ma potrebbe avvenire naturalmente).
Per eliminare o ridurre i microrganismi patogeni presenti nel latte sono necessari alcuni trattamenti.
Metodi di risanamento industriali sono invece la pastorizzazione (alta o bassa) e la stassanizzazione.
Con la pastorizzazione bassa il latte viene mantenuto per 30 minuti circa in vasche a 63°C, mentre con la pastorizzazione alta, viene mantenuto in strati sottili a 85°C per pochi minuti. Con la stassanizzazione il latte viene fatto scorrere in sottili tubature di rame e riscaldato al di fuori del contatto con l'aria a 75°C per pochi secondi.
Vi sono però limiti sul latte risanato termicamente (O.M. 11.10.1978)
| Limiti di accettabilità del latte risanato termicamente O.M. 11.10.1978 | |||
|---|---|---|---|
| Tipo di latte | Coliformi | 5 u.c. | 0.3/ml in 4 u.c. Non oltre 12/ml in una sola delle 5 u.c. |
| U.H.T. | Num. totale colonie (flora aerobica a 32 °C;termofila a 55°C) | 5 u.c. | 110 colonie/ml in tutte le u.c. |
| sterilizzato | Num. totale colonie (flora aerobica a 32 °C;termofila a 55°C) | 5 u.c. | 110 colonie/ml in tutte le u.c. |
Tutti i trattamenti si concludono con il raffreddamento a 4°C: a questa temperatura il latte fresco si conserva per 4-5 giorni, attraverso la catena del freddo (camion frigoriferi per la distribuzione in città, banco frigorifero del lattaio, e finalmente il frigorifero di casa).
Il latte sterilizzato è rilevantemente più sicuro del latte UHT dal punto di vista batteriologico, ma ha perso la gran parte dei contenuti nutrizionali e taluni dubitano dell'opportunità della sua assunzione poiché causa diminuzione delle vitamine e alterazione del calcio.