La guerriglia è una forma di lotta prevalentemente offensiva (anche se spesso persegue finalità nettamente difensive), con la quale intere popolazioni o aliquote di esse, sfruttando l'aiuto diretto o indiretto di un esercito amico, tendono ad arrecare, col concorso di svariate attività clandestine, il maggior danno possibile all'avversario, attaccandolo nelle sue Forze militari, nelle sue istituzioni civili, nel suo potenziale bellico, nelle sue riserve economiche, nel suo morale.
Nel campo tattico, la guerriglia non si manifesta con azioni di masse, neanche quando ambiente e circostanze particolari favoriscono il concentramento di numerose unità, ma è sempre una lotta episodica, che può aumentare di intensità e in estensione, ma non evadere dal ristretto campo dell'azione minuta contro obiettivi limitati e poco robusti.
Può manifestarsi durante un conflitto armato fra due o più belligeranti; ed in tal caso si svolge di preferenza nella zona degli eserciti operanti, immediatamente alle spalle o sulle linee di comunicazione di uno degli avversari, oppure, meno di frequente, in zone lontane; quasi sempre però nei territori che sono stati occupati nel corso delle operazioni di guerra o che sono contesi.
Può manifestarsi in tempo di pace ed in tale caso si svolge ove condizioni ambientali e motivi ideologici ne favoriscono lo sviluppo; a preferenza nelle zone di confine, ove più direttamente e più efficacemente può alimentarla l'aiuto esterno.
Collegata a normali operazioni di guerra, ha lo scopo di:
Organizzata in tempo di pace o in previsione di un prossimo conflitto in determinate zone di territorio nazionale o coloniale, preferibilmente di confine, col concorso di elementi locali, la guerriglia può tendere a:
Organizzata, in pace o in guerra, per provocare la caduta di un determinato regime politico o la sostituzione di questo con un altro - portata cioè sul piano della "guerra civile" - la guerriglia può prefiggersi di:
Quali che possano essere gli scopi della guerriglia e le circostanze e l'ambiente in cui essa si svolge, le azioni veramente efficaci sono quelle coordinate Ira loro e con l'attività operativa o politica di un esercito o di una nazione amica.
Per cui gli sforzi degli organizzatori tendono sempre a:
Ciò nonostante, la guerriglia ha scarse probabilità di successo se perde il consenso delle popolazioni in mezzo alle quali deve operare.
La sua vera forza, che è quella morale, le proviene dal popolo che la sostiene, I'alimenta, la protegge.
Particolare cura è posta da parte di tutti i guerriglieri - capi e gregari - specie quando sono costretti ad agire in zone diverse dalle loro basi, a non alienarsi la simpatia e l'appoggio delle popolazioni locali, con manifestazioni di intolleranza, prepotenza e disonestà. Più che dalle armi del nemico la guerriglia potrebbe essere stroncata dalla diffidenza e dalla ostilità delle popolazioni; le quali, dopo tutto, sono proprio quelle che sopportano di questo genere di guerra i danni maggiori. Su di esse il nemico, costretto a sospettare di tutti, reagisce quasi sempre indiscriminatamente.
Allorché la guerriglia crede di poter fare a meno del favore delle popolazioni, essa può vincerne l'ostilità soltanto col terrore e lo sterminio. Si entra quindi nel caso della "guerra civile", condotta da stranieri o da traditori al soldo dello straniero, costretti ad agire allo scoperto. Il che può rendere più agevole il compito delle truppe regolari impegnate nella controguerriglia.
La guerriglia deve inoltre operare con scopi precisi, concentrando le azioni su obiettivi redditizi ed importanti, evitando atti di scarso interesse.
Ciò richiede la conoscenza perfetta dell'ambiente (terreno, popolazioni, nemico, ecc.). Presupposto quindi in ogni attività guerrigliera è il funzionamento di un accurato servizio informazioni.
La natura del terreno influisce perciò notevolmente sull'andamento e sulla riuscita delle operazioni.
Particolarmente adatto è il terreno coperto, rotto e scarsamente abitato; per cui tipici ambienti della guerriglia sono: la montagna, la foresta, la palude, le vaste pianure a coltivazione intensiva costellate di boschi e di acquitrini.
Ma soprattutto la montagna. È nella montagna che la guerriglia nasce e si consolida, perché solamente quivi, per la sicurezza che il terreno offre è possibile ai guerriglieri di concentrare le loro forze. È nella montagna che essa conserva le sue basi quando, non trovando obiettivi adeguati alla sua consistenza e alle sue possibilità, deve scendere al piano per operare.
Il piano, e per riferirsi ai nostri ambienti geografici, più che il piano, la campagna, ricca di strade e di abitati, disperde le forze della guerriglia, alle quali non offre larga possibilità di rifugio, e le costringe ad assumere formazioni più minute che, pur essendo idonee ad agire su obiettivi di grande rendimento (come la campagna offre sempre), devono essere riunite e inquadrate allorché devono compiere azioni di forza a più ampio respiro.
Ciò impone un adeguato funzionamento di comandi, collegamenti, mezzi di trasporto, ecc., che solo una accurata organizzazione centrale e periferica, tecnicamente perfetta, può consentire. Impone inoltre la presenza di comandanti minori idonei e un affiatamento perfetto con la popolazione locale.
La città accentua ancora più le difficoltà. Le formazioni della guerriglia diventano ancora più sottili, perché la città è il regno della lotta clandestina e quindi del nucleo.
In città e nelle zone densamente popolate la guerriglia cambia totalmente di fisionomia; essa perde la sua caratteristica operativa per limitare la sua azione al ristretto campo dell'attentato e del sabotaggio.
I periodi di attesa sono nella maggior parte dei casi imposti da condizioni climatiche avverse oppure, durante un conflitto, da necessità strategiche, per le quali il comando dell'esercito amico può ordinare la sospensione della guerriglia in tutto il territorio interessato o in una parte limitata di esso.
La preparazione è necessaria specie quando da una organizzazione embrionale, quale può essere quella che caratterizza il movimento spontaneo della popolazione di un Paese occupato, si debba passare alla creazione di formazioni consistenti, non solo atte a rappresentare un peso notevole nella lotta ingaggiata, ma anche necessarie ad evitare lo sfasciamento delle unità e la dispersione di energie insufficientemente convogliate e sfruttate.
Attese e preparazioni, però non possono essere lunghe. Il peggior nemico della guerriglia è il tempo. Stasi lunghe sono fonte di dubbi, scoraggiamenti, stanchezze, defezioni; che per essere combattuti hanno bisogno di un'azione di propaganda continua, insistente, appropriata. E nei periodi di attesa le forze della guerriglia non possono smobilitare.
La guerriglia giustifica la sua esistenza con la continuità delle sue azioni. Se la sua attività si arresta, essa ha finito di esistere; tutto il lavoro compiuto è disperso e grandi diventano per l'avversario le probabilità di averne completamente ragione.
I guerriglieri, d'altro canto, non possono deporre le armi sia pure con l'intenzione di radunarsi in tempi migliori e combattere ancora. A casa, li attenderebbe, con molta probabilità, I'arresto e la morte.
Ma talvolta l'attesa è inevitabile, specie in montagna ove può essere imposta da sole ragioni climatiche.
Se la montagna è abitata, le formazioni si diluiscono su larghi spazi, ottenendo o imponendo l'ospitalità presso le popolazioni, cercando di mantenere il più che possibile i vincoli organici delle minori unità.
Se la montagna non offre alcuna possibilità di alloggiamento e di vita, s'impone il dilemma del trasferimento altrove delle formazioni (sempre che possibile) o lo scioglimento temporaneo di queste ultime.
Il trasferimento di zona, quando è possibile, non è sempre conveniente soprattutto perché viene a mancare l'intima collaborazione e la profonda solidarietà che devono esistere fra le forze della guerriglia e le popolazioni locali.
Lo scioglimento temporaneo delle unità è una soluzione alla quale gli organizzatori della guerriglia ricorrono in casi estremi, poiché essa richiede molte provvidenze per mantenere inalterata nei guerriglieri la volontà di combattere e per sostenerne l'esistenza nei casi di particolare disagio economico (assistenza, visite, propaganda, ecc.). Il problema dell'accantonamento e della conservazione delle armi non è semplice, data la difficoltà di costituire depositi presso i civili (timori di rappresaglie, delazioni) e l'indubbio parallelo intensificarsi dell'azione persuasiva e repressiva da parte delle forze regolari o occupanti.
In campagna e in città l'unità organica delle formazioni può essere mantenuta con un maggiore disseminamento e una più accurata mimetizzazione di queste fra le popolazioni locali; è sempre esclusa l'idea di stabilirsi a forze riunite in località da apprestare a difesa (sorta di "isole difensive") essendo questa soluzione deleteria ai fini del movimento di resistenza. I guerriglieri non sono fatti per difendersi: essi sarebbero certamente schiacciati.
La guerriglia procede per zone.
Contrariamente alle normali operazioni di guerra, nelle quali i belligeranti avanzano lungo determinate direttrici strategiche e tattiche, la guerriglia conquista a sé nuovi territori e nuovi adepti espandendosi come una macchia d'olio. Ciò per la naturale tendenza che hanno le bande ad allargare sempre il loro campo d'azione, cercando sicurezza e protezione nello spazio, e per la naturale simpatia che essa provoca nelle popolazioni che avvicina, specie quando il movente ideale che la sospinge è intensamente sentito.
Anche se il movimento di resistenza non è sorto per iniziative sporadiche e slegate, sia pure concorrenti allo stesso fine, e le sue basi sono state gettate in precedenza, si tratta pur sempre di un fenomeno che affonda le sue radici nel sentimento popolare; le cui manifestazioni, ora spontanee ora provocate, indubbiamente risentono delle divergenze di pensiero, di giudizi, di criteri, di tendenze che caratterizzano nei tempi moderni la vita di una nazione, specie se politicamente progredita e socialmente irrequieta.
Gli sforzi iniziali perciò tendono a:
Ne deriva che, lì dove la guerriglia non è soltanto un'operazione a carattere bellico, si tende sempre ad accentrare in una sola persona la direzione politica e il comando militare. Dove ciò non è possibile sorgono allora Comitati che si sforzano di raggiungere il necessario coordinamento.
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