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El Alamein 1942 - British infantry.jpg La fanteria, anche definita Regina delle battaglie, è la componente fondamentale di ogni esercito, antico o moderno.

I reparti di fanteria nascono come unità militari economiche, non impiegano equipaggiamento sofisticato e hanno bisogno di pochi rifornimenti: sono composte di soldati appiedati, muniti di armi individuali e di poche armi di reparto, e il loro pregio maggiore è quello di poter combattere in qualunque condizione e su ogni tipo di terreno. Nell'impiego sono destinate agli scontri di massa, al consolidamento delle posizioni e al controllo del territorio.

Nel corso degli anni si sono naturalmente evolute, complici i progressi tecnologici e lo snellimento generalizzato delle forze armate di tutti i Paesi, in unità più piccole, dinamiche ed efficaci, con compiti altamente specializzati: il loro impiego può prevedere attività di acquisizione obiettivi, pattugliamento, rastrellamento, interdizione d'area, sabotaggio e antiguerriglia.

Storia della fanteria


Dalla nascita al Medio Evo

Roman_legion_at_attack_3.jpg Anticamente la fanteria costituiva il grosso dell'esercito, a fronte di reparti di cavalleria numericamente esigui che venivano usati in genere per azioni di disturbo, per incalzare nemici già in fuga o per attacchi secondari: l'urto principale era sempre quello delle due fanterie nemiche. Queste erano divise fra fanti leggeri, con solo spada e scudo o addirittura con armi rimediate, e fanti pesanti, che oltre alle armi avevano anche un'armatura completa.

Molto spesso i fanti avevano, oltre la spada, anche una lancia o giavellotto che lanciavano contro gli avversari poco prima del contatto corpo a corpo; inoltre una parte consistente della fanteria leggera era costituita da arcieri e frombolieri. Gli eserciti più potenti dell'antichità basavano la loro forza su particolari schemi di combattimento della fanteria pesante, come la falange macedone e la testuggine romana.

La fanteria di linea

George Stubbs 022.jpg Caduto l'impero romano, durante il periodo feudale la fanteria regredisce. Chi prende le armi per difendere un territorio ne assume anche il controllo come feudatario, e combatte a cavallo, lui e pochi altri suoi pari, perché nel feudo è l'unico a poterselo permettere. In questo periodo la fanteria è costituita da mercenari o da servi della gleba arruolati a forza nelle terre del feudo: si può ben immaginare quanto poco fossero motivati a combattere e quanto scarso fosse il rendimento in battaglia di queste truppe. Con l'avvento delle armi da fuoco però, la fanteria compie un salto di qualità e nasce la figura del fuciliere (o moschettiere): i reparti di fanteria vengono riorganizzati per usare la nuova arma e lo schieramento delle unità cambia da rettangolare a lineare, cioè disposto su due linee di soldati, una in piedi e l'altra inginocchiata, che facevano fuoco alternativamente mentre l'altra linea ricaricava il fucile, che era ad avancarica. Da questo schieramento, mantenuto per tre secoli fino all'avvento delle armi da fuoco moderne (armi a retrocarica, armi automatiche e mitragliatrici) nasce la designazione fanteria di linea che si è mantenuta in uso fin quasi ai giorni nostri.

La fanteria oggi

A_CO_1-18IN_2BDE_1ID_on_patrol_Iraq_Nov_2004.jpg Dalla fine del secondo conflitto mondiale, la presenza del deterrente nucleare e la nascita di organismi di controllo internazionali come l'ONU ha fatto sì che non si generassero più scontri su scala così ampia da richiedere l'impiego di grandi reparti di fanteria come succedeva in passato. Lo strumento militare è cambiato, e con esso le sue componenti fondamentali.

Oggi la fanteria si articola in unità snelle, veloci, dinamiche ed altamente specializzate, destinate ad essere impiegate per compiti specifici in ambiti ben circostanziati e con armamento tecnologicamente avanzato. Se prima l'impiego della fanteria avveniva dislocando brigate o reggimenti, mediante l'articolazione di complesse manovre sul campo di battaglia, oggi si fa riferimento alla singola squadra, nella quale ogni individuo è di per sè un sistema d'arma completo in grado di ottenere il massimo effetto con il minimo sforzo. Anche per quanto riguarda gli spostamenti, dove prima grandi reparti marciavano verso l'obiettivo adesso piccole squadre si muovono per cielo (aerotrasportati), mare (anfibi) e terra (meccanizzati) a bordo di mezzi veloci e pesantemente armati in modo tale da poter essere impiegati durante tutto lo svolgimento dell'azione, e non solo per raggiungere la base di partenza della stessa.

Specialità della fanteria


Fucilieri

Inquadrati generalmente in unità meccanizzate o aerotrasportate, sono i componenti base della fanteria. Equipaggiati con armamento individuale e/o con armi di reparto (mitragliatrici pesanti, armi anticarro) sono destinati allo svolgimento di attività quali pattugliamento, sorveglianza, difesa stanziale.

Assaltatori, tiratori scelti, incursori e commando

Camouflaged-sniper.jpg Sono i reparti maggiormente specializzati. Inquadrati in unità aerotrasportate od anfibie, sono in grado di operare in qualunque teatro o condizione. Sono destinate ad azioni veloci e mirate di grande valenza tattica (incursioni, acquisizione obiettivi, sabotaggio, antiguerriglia) e dotate di armamento individuale specifico ed esplosivi.

Osservatori ed esploratori

Sono l'evoluzione delle unità di cavalleria: unità veloci, generalmente meccanizzate (o dotate di elicotteri), destinate all'esplorazione avanzata della zona di operazioni, allo scopo di acquisire informazioni sull'entità delle forze nemiche e sulle caratteristiche del territorio. Sono ampiamente in grado di ingaggiare il combattimento in caso di contatto, ma per loro natura non sono destinate allo scontro prolungato. Oltre all'armamento individuale sfruttano le armi a lungo raggio di cui sono dotati i mezzi che li trasportano.

Unità di fanteria nell'Esercito italiano


I più antichi reggimenti di fanteria italiana hanno origine nei reparti della fanteria sabauda, le cui prime unità organiche nascono nel 1619 sotto Carlo Emanuele I.
Nel 1664 sei reggimenti saranno ordinati e denominati come le provincie dello stato sabaudo, ad eccezione delle "Guardie".
Nel 1798, dopo l'occupazione francese, Carlo Emanuele IV scioglie le truppe dal giuramento. Le unità nazionali saranno ricostituite dopo il 1814, ed arriveranno ad essere 24 nel 1848.

L'Arma di Fanteria, formata dai Granatieri e dalle unità di linea, si sviluppa progressivamente aprendosi a nuove specialità.
Nel 1836, da un'intuizione del Capitano Alessandro La Marmora, nascono i Bersaglieri da alcune unità dei Granatieri. Nel 1872 è la volta di Giuseppe Perrucchetti con gli Alpini.

Durante la Prima Guerra Mondiale l'esercito italiano fu organizzato con un numero elevato di reggimenti di fanteria come in nessun altro momento della storia, raggiungendo i 235 reggimenti organizzati in 115 brigate (per lo più costituite da 2 reggimenti, tranne 5 brigate da 3 reggimenti).

Nell'estate del 1917, in piena Grande guerra, nacquero ufficialmente gli Arditi (vedi Reparti d'assalto), presso la 2.a armata, per iniziativa del Gen. Capello (com.te della 2.a armata), del Gen. Grazioli (com.te della brigata Lambro) e del ten. col. Bassi (com.te di un btg. f.). Il 12 giugno, in località Russiz, frazione di Capriva del Friuli, fu costituita una compagnia di formazione, agli ordini di Bassi, con 4 plotoni di fanteria, una sezione mitragliatrici e una artiglieria someggiata, con elementi provenienti dalla 2.a armata. Risultando poi, nel proseguire (il 5 luglio fu autorizzata la costituzione del I° Reparto d'assalto), insufficiente il campo di Russiz, venne creato un nuovo campo d'addestramento sulla riva destra del Natisone, in località Sdricca di Manzano, con tanto di collina "tipo" per le esercitazioni. Nel campo di Sdricca il I° Reparto d'assalto fu "consacrato" dalla visita del re (effettuata il 29 luglio, che restò come data di nascita del corpo degli Arditi). Il battesimo del fuoco degli Arditi si ebbe con la battaglia della Bainsizza (18 e 19 agosto 1917), allorchè la 1.a e la 2.a compagnia del I° Reparto d'assalto aprirono la via alla 22.a divisione del XXVII CdA, passando l'Isonzo a Loga e Auzza e conquistando le alture del monte Fratta. Nelle stesse giornate la 3.a compagnia effettuò un attacco in località Belpoggio, sul monte S. Marco vicino a Gorizia.
Fra il 1938 ed il 1939 nascono le prime unità Paracadutisti.
Nel 1950 nascono i Lagunari, la specialità più giovane dell'Arma.
Negli anni settanta iniziarono ad essere usate anche in Italia le dizioni d'arresto, motorizzata e meccanizzata per qualificare l'uso e le capacità dei vari battaglioni, che ora si chiamano semplicemente di fanteria solo se addetti all'addestramento delle reclute.

Fanteria d'Arresto dell'Esercito italiano

La Fanteria d'Arresto dell'Esercito italiano nacque nel 1962, per trasformazione dei precedenti Battaglioni da posizione via via creati a partire dal 1951.

La Fanteria d'Arresto aveva il compito, in caso di attacco proveniente dagli ex Paesi dell'Est (Patto di Varsavia), di bloccare o comunque ritardare l'avanzata nemica, permettendo all'Esercito italiano di organizzarsi per la successiva difesa.

Lo scopo veniva raggiunto, in cooperazione con altri Reparti mobili, con l'ausilio di fortificazioni permanenti, dette "opere" composte, principalmente, da cannoni anticarro, mitragliatrici, posti di osservazione e posti di comando. Tali opere, costruite anche con fondi NATO, erano dislocate nel Friuli-Venezia Giulia e si estendevano dal confine con la ex Jugoslavia (ora Slovenia) sino al fiume Tagliamento, da est verso ovest e dal Passo di Tanamea alla zona compresa fra la foce del Timavo e quella dell'Isonzo, da nord a sud. Nella zona più a nord e seguendo il confine sino al Trentino-Alto Adige, operavano gli Alpini, con appositi Reparti di Alpini d'Arresto.

La maggior parte delle fortificazioni era costruita attorno o in prossimità degli assi stradali più importanti e di importanti ponti stradali o ferroviari (ad esempio Ponte della Delizia e Dignano). Scopo principale della fortificazione permanente era di sostenere lo sforzo di contenimento e di contrasto contro un eventuale invasore da parte delle unità corazzate e meccanizzate. In sostanza, la fortificazione avrebbe dovuto servire a: contenere le forze avversarie e comunque a rallentarne il movimento; incanalarle lungo assi che avrebbero favorito l'intervento delle Forze Armate italiane; costituire perno di manovra per le unità mobili della difesa; difendere e tenere zone particolarmente importanti per la difesa o chiudere assi di penetrazione secondari, attraverso i quali potevano essere tentate manovre di aggiramento o di alleggerimento.

La composizione delle opere era molto variabile a seconda della zona in cui si trovavano, del compito loro affidato, del tipo di avversario che avrebbero dovuto contrastare (corazzato o motorizzato) e della morfologia del terreno.

Con la fine della Guerra Fredda, tutte queste postazioni furono progressivamente smantellate: nel 1993 ne venne completata la dismissione.

Per quanto riguarda i Reparti che ne facevano parte, questa era la situazione subito dopo la ristrutturazione dell'Esercito italiano avvenuta nel 1975 - 1976:

  • 33° btg. f.arr. "Ardenza"
Brigata Gorizia (dal 1986: Brigata Vittorio Veneto)

Decorato di Ordine Militare d'Italia, di due Medaglie d'Argento al Valor Militare e di una Medaglia di Bronzo al Valor Civile. Il battaglione festeggia la battaglia della Bainsizza (23/08/1917) dove si guadagna la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Costituito il 5 maggio 1859, si scioglie il 30 novembre 1991 a Fogliano di Redipuglia (GO). Motto: "Col sacrificio la gloria".

  • 52° btg. f.arr. "Alpi"
Divisione Mantova (dal 1986: Brigata Mantova)

Decorato di Ordine Militare d'Italia, Medaglia d'Oro, tre Medaglie d'Argento e tre di Bronzo al Valor Militare ed una al Valore dell'Esercito. Il battaglione festeggia la battaglia di Sidi Bilal in Libia (20/09/1912) dove si guadagna la Medaglia d'Oro al Valor Militare. In data 2 gennaio 1919 adotta la cravatta rossa, simbolo garibaldino, a ricordo dei Cacciatori delle Alpi dai quali discende. Costituito il 17 marzo 1859, viene sciolto il 31 marzo 1993 a Cividale del Friuli (Ud) e ricostituito con funzioni addestrative. Si scioglie definitivamente il 31 agosto 1996 a Portogruaro (Ve). Motto: "Obbedisco".

  • 53° btg. f.arr. "Umbria"
Divisione Folgore (dal 1986: Brigata Gorizia)

Decorato di Ordine Militare d'Italia, Medaglia d'Oro e tre Medaglie d'Argento al Valor Militare. Il battaglione festeggia la battaglia del Don in Russia (18/12/1942) dove merita la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Costituito il 16 aprile 1861, si scioglie il 31 marzo 1993 a Pavia di Udine (Ud). Motto: "Sento in cuor l'antica Patria".

Il 53° btg. f.arr. "Umbria", costituitosi a Pavia di Udine il 1 ottobre 1976, deriva dal I° battaglione del 53° rgt. f.arr. "Umbria", che a sua volta era stato ricostituito a Jalmicco (Ud) il giorno 1 luglio 1963. In origine, il Reggimento fu costituito in Palermo il 16 aprile 1861. Nel 1866 partecipò alla guerra contro l'Austria e nello stesso anno intervenne nella repressione delle insurrezioni in Sicilia (allora fu concessa alla Bandiera la prima Medaglia d'Argento al Valor Militare). Negli anni successivi, fino al 1870, partecipò in Sicilia alla repressione del brigantaggio e al soccorso delle popolazioni colpite dal colera. Nella prima guerra mondiale il Reggimento fu impegnato nel Cadore e successivamente, nel 1917, il III° Battaglione nella zona tra il Monte Spinoncia e la val Calcino. Nella seconda guerra mondiale, nel giugno del 1940, il Reggimento, inquadrato nella Divisione "Sforzesca", si schierò sulla linea di confine con la Francia. Su tale fronte si distinsero particolarmente il caporale Noè ed il sergente Macrì, entrambi decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare. Nel gennaio 1941 il Reggimento raggiunse il fronte greco-albanese ove si coprì di gloria in numerosi combattimenti. Su tale fronte venne concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare al maggiore Campana, comandante del III° Battaglione e la seconda Medaglia d'Argento alla Bandiera. Nel 1942 venne inviato in Russia ove, a Jagodnij, ottenne la terza Medaglia d'Argento alla Bandiera e per l'eroico comportamento durante il ripiegamento, la Medaglia d'Oro alla Bandiera. Decimato e sciolto venne ricostituito il 13 maggio 1943. Sciolto nuovamente alla fine della guerra il Reggimento, come sopra detto, è stato ricostituito il 1 luglio 1963 e ha assunto la denominazione di 53° Reggimento Fanteria d'Arresto "Umbria", inquadrato nella divisione di fanteria "Folgore".

  • 63° btg. f.arr. "Cagliari"
Brigata Gorizia

Decorato di due Croci dell'Ordine Militare d'Italia, due Medaglie d'Argento, una Medaglia di Bronzo ed una Croce di Guerra al Valor Militare. Il battaglione festeggia il combattimento di Polazzo (02/07/1915) dove si guadagna la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Costituito il 1 agosto 1862 si scioglie il 30 novembre 1991 a S. Lorenzo Isontino (Go). Motto: "Procedere non recedere".

  • 73° btg. f.arr. "Lombardia"
Divisione Ariete (dal 1986: Brigata Garibaldi)

Decorato di Ordine Militare d'Italia, Medaglia d'Oro, Medaglie d'Argento e una di Bronzo al Valor Militare, una Medaglia d'Argento al Valore dell'Esercito. Il battaglione festeggia il combattimento di Boschini, Rubbia e Nad Logen sul Carso (12/08/1916) dove si guadagna la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Dal 19 febbraio 1920 adotta la cravatta azzurra, simbolo di fedeltà, onore e valore, a ricordo dei Granatieri di Lombardia dai quali discende. Costituito il 1 dicembre 1859 si scioglie il 10 ottobre 1986 ad Arzene (Pn). Motto: "Acerrimus hostibus".

  • 74° btg. f.arr. "Pontida" (quadro)

  • 120° btg. f.arr. "Fornovo"
Brigata Isonzo (dal 1986: Brigata Garibaldi)

Decorato di Ordine Militare d'Italia, due Medaglie d'Argento e una Medaglia di Bronzo al Valor Militare e di una Medaglia di Bronzo al Valor dell'Esercito. Il battaglione festeggia il combattimento di Porte di Salton (15/06/1918) dove si guadagna la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Costituito nel marzo del 1915 si scioglie il 30 novembre 1991 a Ipplis, frazione di Premariacco (Ud). Motto: "Più forte del destino".

Il 120° btg. f.arr. "Fornovo", costituitosi a Ipplis di Premariacco il 1 ottobre 1976, deriva dal III° battaglione del 52° rgt. f.arr. "Alpi", che a sua volta era stato ricostituito (come fanteria d'arresto) a Tarcento (Ud) il 1 luglio 1963. In origine, come 120° Reggimento Fanteria "Emilia" fu costituito in Ravenna nel marzo del 1915, per partecipare alla prima guerra mondiale. Fu impegnato nella zona di Plava (dove meritò la prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare) e successivamente, sul monte Nero, sul monte Mrzli e dopo la rotta di Caporetto, nella zona del monte Grappa. Il 15 giugno 1918, alle Porte di Salton, meritò alla Bandiera la Medaglia d'Argento al Valor Militare, mentre il Cap. Rapino Pantaleone venne decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria. Sciolto alla fine della grande guerra, venne ricostituito nel 1941 per partecipare alla seconda guerra mondiale: inquadrato nella 155^ Divisione "Emilia", si schierò in Jugoslavia, con compiti di presidio. Il 14 e 15 settembre 1943, difende con grande tenacia la piazza marittima di Cattaro, in Dalmazia, dall'attacco di soverchianti forze tedesche. Il I° btg. si sacrifica al completo e permette al resto del 120° di imbarcarsi e di raggiungere le coste pugliesi. Per l'eroico comportamento viene decorato con una seconda Medaglia di Bronzo al Valor Militare e numerosi suoi militi vengono decorati con la Medaglia d'Oro al Valor Militare (Cap. cpl. Arnaud Edmondo Bruno, Cap. cpl. Maira Arturo, Ten col. spe Manzelli Giuseppe, STen cpl. Vannucci Paolo). Dopo varie trasformazioni, viene sciolto nuovamente nel 1945, alla fine della guerra. Come sopra detto, è stato ricostituito il 1 ottobre 1976 con nuova fisionomia organica e ha assunto la denominazione di 120° Battaglione Fanteria d'Arresto "Fornovo", inquadrato nella brigata meccanizzata "Isonzo".

Tutti questi Reparti oggi non esistono più: la loro organizzazione consisteva fondamentalmente nei plotoni P.O. (Presidio Opere) e nei plotoni D.V. (Difesa Vicina). Il plotone P.O. aveva come compito essenziale quello di raggiungere il più velocemente possibile l'opera ad esso affidata, di entrarvici e di presidiare la zona assegnata fino al sopraggiungere (eventuale...) della Brigata di rincalzo e contrattacco. Il plotone D.V. composto da fucilieri assaltatori, aveva al contrario come compito quello di difendere l'opera esternamente dagli assalti dei guastatori nemici e, una volta contrastato il primo attacco, eventualmente rifugiarsi all'interno dell'opera. Da qui il soprannome alla Scuola di Fanteria di Cesano di Roma di "Fanti d'arrosto" ...

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