Il carro armato è un veicolo da combattimento terrestre che fu introdotto nel corso della prima guerra mondiale, inizialmente dagli alleati della Triplice intesa, e successivamente anche dai tedeschi.
Le caratteristiche salienti del carro armato (che lo distinguono dagli altri veicoli da combattimento) sono:
Questi due mezzi, insieme al terreno sconvolto dalle preparazioni di artiglieria, impedivano alla fanteria di poter avanzare in massa sulle trincee nemiche e, anche ammesso di ottenere una vittoria locale, di avere la possibilità di sfruttare il successo.
Sia l'Intesa sia gli Imperi Centrali tentarono di dare una risposta a questo problema, particolarmente dopo l'immane carneficina della battaglia di Verdun (1916).
Mentre la risposta degli Imperi (ed in particolare dei tedeschi) a questo problema fu sostanzialmente a livello tattico, modificando le modalità di impiego della fanteria, l'Intesa cercò invece di sviluppare un'arma che non fosse impegnata dalle mitragliatrici e potesse superare facilmente il filo spinato, anche sul terreno tormentato dei campi di battaglia. La soluzione tedesca portò allo sviluppo della mitragliatrice leggera, quella dell'Intesa allo sviluppo del carro armato.
Lo studio del carro armato fu inziato, sotto la spinta del Primo Lord dell'Ammiragliato (Ministro della Marina Militare) Sir Winston Churchill, da parte della Royal Navy, sotto il nome di copertura di "Progetto Tank (Serbatoio)" e ancora oggi nei paesi di lingua anglosassone o slava il carro armato è noto appunto come tank.
Le esperienze precedenti con le autoblindo avevano dimostrato che le ruote non erano adatte al movimento sul terreno sconvolto dal fuoco di artiglieria, quindi si decise immediatamente di dotare il nuovo mezzo di cingoli, ed effettivamente i primi prototipi sembravano dei grossi serbatoi avvolti da cingoli. Ben presto l'esercito (Royal Army) inziò la collaborazione al progetto con la Marina.
Già nel 1915 si arrivò ad una primo progetto di massima: cingoli avvolgenti, motore Daimler da 105 hp, velocità in piano di 6,5 km/h, armamento su due mitragliatrici o una mitragliatrice ed un cannone da 2 libbre (40 mm). Restava aperto il problema della scelta dei cingoli e delle sospensioni.
Il progetto finale generò un veicolo a forma di rombo con cingoli avvolgenti e due barbette ai lati da cui uscivano o due mitragliatrici o una mitragliatrice ed un cannone da 6 libbre (57 mm), la corazzatura aveva uno spessore di 10 mm. Questo mezzo fu chiamato Big Mother ("Grossa Madre") e si mosse per la prima volta sui suoi cingoli il 16 gennaio 1916. Furono ordinati 100 veicoli sulla base di questo progetto (Tank Mk I) e ad agosto (sempre 1916) fu consegnato all'equipaggio il primo veicolo.
Intanto lo Stato Maggiore Francese stava progettando altri modelli di carro armato, fra cui anche uno con una torretta rotante (il Renault FT 17), mentre lo Stato Maggiore Tedesco metteva in cantiere un suo progetto per un carro armato, con un'architettura più simile ai modelli britannici. Questo carro prese il nome A7V, dalla sigla del comitato speciale (segreto) insediato per studiare il problema. Però, prima che il carro armato tedesco fosse utilizzabile (17 dicembre 1917), il carro armato aveva dimostrato il suo valore tattico nella battaglia di Cambrai. In questa battaglia, per la prima volta, i carri armati furono usati in massa, attaccando il 20 novembre con 400 carri su un fronte di 8 km. L'attacco non fu preceduto dal consueto bombardamento di artiglieria, e prese quindi di sorpresa i comandi tedeschi, che videro spuntare da una cortina fumogena le sagome sgraziate dei carri, che terrorizzarono le fanterie, seguite dai fanti inglesi che completarono l'opera.
Questa battaglia insegnò ai comandi militari europei due cose: che i carri dovevano essere impiegati in numero considerevole e che la fanteria doveva cooperare con i carri; nel seguito della battaglia di Cambrai i difensori riuscirono a ripristinare la linea di difesa solo dopo aver isolato i carri dalla fanteria nemica (i carri dovettero fermarsi sugli obiettivi, aspettando la fanteria, che arrivò con ritardi anche di tre ore nei confronti dei carri. I comandanti delle divisioni, arrivati dopo la fanteria, decisero che il fuoco nemico era eccessivo e diedero l'ordine ai carri di ripiegare. La battaglia si protrasse per altri sei giorni, ma ormai era diventata uno scontro di fanterie ed artiglierie: i carri avevano aperto la breccia, ma questa non era stata sfruttata).
Ormai era chiaro che i carri armati erano una componente fondamentale per lo sforzo bellico dell'Intesa, e fino alla fine della guerra furono sviluppate sul campo le nuove dottrine di impiego. Nel frattempo anche i tedeschi avevano mandato al fronte i loro carri, e il 24 aprile 1918 avvenne il primo scontro fra carri armati della storia, nei pressi di Villers-Bretonneux.
L'origine dello scontro fu una tipica battaglia di incontro, infatti il comando tedesco aveva organizzato un attacco finalizzato solo a portare il nodo stradale di Villers-Bretonneux sotto il tiro dell'artiglieria e, mancando di fanteria, aveva inviato 15 carri A7V a supporto della fanteria.
Un gruppo di 3 carri armati tedeschi incontrò un gruppo di Tank Mk IV inglesi di cui uno solo fornito di cannoniI carri britannici Mk IV erano di due tipi il Male ("maschio") armato con due cannoni da 6 libbre ed il Female ("femmina") armato solo di mitragliatrici., questo impegnò immediatamente il nemico distruggendo ben presto un carro tedesco con un tiro da 350 m, mentre gli altri due erano nascosti dalla nebbia. Gli altri due carri si ritirarono prima di giungere a contatto col nemico. Era la prima volta che un carro armato veniva distrutto da un altro carro armato. Nel proseguimento del combattimento, quando furono impegnati anche gli altri carri tedeschi, anche i britannici subirono perdite.
Il carro armato non fu impiegato nel corso della prima guerra mondiale sul fronte italiano, visto che il fronte era prevalentemente di montagna. Gli unici carri armati presenti in Italia alla fine della guerra erano 7 Renault FT 17 a Verona, utilizzati per l'addestramento.
Tutto questo fervore intellettuale, che pure portò ad uno sviluppo teorico dell'impiego dei carri estrememente avanzato, non ebbe praticamente riscontri nella dottrina militare degli Stati Maggiori britannico e francese, che considerarono sempre il carro armato come un'arma di supporto della fanteria o della cavalleria, mentre negli Stati Uniti gli studi sui carri praticamente si arrestarono fino al 1936, a parte alcuni progetti sviluppati come private venture da Christie, che sviluppò il moderno sistema di sospensioni dei cingoli a ruote di grande diametro, adottato universalmente dalla seconda guerra mondiale in poi.
Per lo sviluppo della dottrina di impiego e dei veicoli corazzati in Italia, si rimanda alla voce relativa Veicoli corazzati italiani
Il carro pesante era progettato per combattere la fanteria nemica, era pesantemente corazzato, lento ed armato con mitragliatrici e cannoni di piccolo calibro. A fianco della cavalleria e dei carri pesanti dovevano operare i carri incrociatori, inquadrati in reggimenti dipendenti dai corpi di armata, con funzioni esploranti e di sfruttamento del successo: questi erano molto più veloci, ma carenti sia nella protezione sia nell'armamento.
In conclusione, a metà degli anni trenta, i carri armati non erano in grado di impegnare veicoli simili in combattimento. Solo allora in Gran Bretagna ci si rese conto dell'errore e si cominciò, troppo tardi, a costituire divisioni corazzate per permettere ai carri di operare secondo le teorie di Fuller. In Francia invece si preferì affidarsi alla Linea Maginot invece che ad una difesa mobile, con conseguenze tragiche pochi anni dopo.
Questa tattica aveva dimostrato la sua validità almeno in tre battaglie, condotte in condizioni molto diverse fra loro, ma sempre con questi principi bene in mente: Riga (1917), Caporetto (1917), Marna (1918). Questi canoni di impiego erano stati studiati da Fuller e Liddel Hart, che avevano proposto una tattica chiamata "del fiume in piena", basata su principi analoghi.
La comparsa del carro armato aveva spinto i due studiosi a spostare la loro attenzione sul nuovo mezzo, che si integrava perfettamente alla teoria già sviluppata, ed avevano indicato le conseguenti modalità di impiego della nuova arma, che potevano riassumersi nei seguenti precetti:
Queste idee, divergendo da quelle degli Stati Maggiori, non ebbero fortuna nè in Gran Bretagna e tantomeno in Francia, ma chi le assimilò e su queste basò lo sviluppo dell'arma corazzata fu la Germania.
Il trattato di Versailles aveva proibito alla Germania il possesso di carri armati, permettendole solo di tenere un numero limitato di autoblindo in funzione di ordine pubblico, tuttavia, sotto l'impulso del generale von Seekt, la Reichswehr cominciò a sviluppare all'estero quegli armamenti che erano proibiti dal trattato, quindi utilizzò la neonata URSS come partner per lo sviluppo dei suoi Panzer (questo era il nome tedesco dei carri armati), che mise a disposizione dei tedeschi una scuola militare nei pressi di Kazan.
In parallelo organizzò una serie di manovre campali, in cui i carri armati erano simulati con trattori civili, allo scopo di comprendere meglio l'uso sul campo dei nuovi mezzi. Poco dopo il pensionamento di Seekt la Repubblica di Weimar era finita, ed al suo posto era nato il Terzo Reich, il cui cancelliere era Adolf Hitler.
Nel 1935 Hitler denunciò il Trattato di Versailles, e da quel momento inziò lo sviluppo vero e proprio dell'arma corazzata. Sotto la spinta del generale Guderian, teorico della nuova dottrina carrista tedesca nel suo libro Achtung Panzer!, fu iniziata la produzione di due tipi di carro leggero (armato di mitragliatrice), e di due tipi di carro medio (armato di obice). Particolarmente interessanti erano i due carri medi (PzKpfw III e PzKpfw IV), che univano una buona mobilità ed una sufficiente corazzatura ad un armamento che, pur risentendo ancora delle concezioni del carro come supporto della fanteria, aveva notevoli potezialità per uno sviluppo futuro.
Nell'ottobre 1935 furono costituite tre Panzerdivisionen (divisioni corazzate) e nel 1937 furono costuite cinque Leichtedivisionen (divisioni leggere), con un miglior rapporto fra carri e fanteria. Queste divisioni nel 1939 contro la Polonia e nel 1940 contro la Francia dimostrarono cosa potevano i carri nella blitzkrieg (guerra fulmine, generalmente tradotto guerra lampo).
In particolare, analizzando la campagna di Francia (1940) si vede che la superiorità tedesca non era nè nel numero nè nella qualità dei carri (l'Armèe era superiore come numero e qualità dei mezzi), ma nella migliore dottrina di impiego dei carri e nell'organico divisionale (forse la branca più trascurata dell'arte militare) che poneva il nuovo strumento nelle mani di ufficiali giovani e dotati di ampia discrezionalità, che potevano usare tali mezzi al meglio.
Tuttavia il maresciallo Tukacevskij, facendo tesoro della collaborazione con la Reichswehr, sviluppò le sue teorie di impiego dei carri armati basate su un concetto per i tempi rivoluzionario: la battaglia in profondità (che, negli anni ottanta, sarà la base teorica per l'Airland Battle 2000 negli Stati Uniti).
Considerando che il futuro delle battaglie stava nella penetrazione delle forze meccanizzate in profondità nel dispositivo nemico, dovevano essere costruite grandi unità interamente corazzate, il cui impiego doveva prevedere sostanzialmente operazioni di aggiramento del fronte (ovviamente Tukacevskij aveva in mente gli ampi spazi pianeggianti della Russia: un'operazione del genere sarebbe stata molto più difficile nell'Europa Centrale). Questo comportava una collaborazione stretta fra forze corazzate ed aviazione tattica, sia in funzione di interdizione delle linee di rifornimento nemiche, sia in funzione di contrasto delle forze corazzate nemiche.
Nel 1937 Tukacevskij veniva fucilato, per ordine di Stalin, insieme a quasi tutti i suoi collaboratori nelle grandi purghe. Comunque i progetti per i carri che aveva sviluppato (sfruttando, fra l'altro, le intuizioni meccaniche di Christie) continuarono il loro sviluppo. Nel 1941 l'URSS aveva a disposizione i carri sviluppati sulla base delle teorie di impego di Tukacevskij: il carro pesante KV 1 ed il carro medio T-34.
Poco dopo l'inizio dell'Operazione Barbarossa, quando i carri della Wermacht incontrarono i T 34 russi, tutti i carri presenti sui campi di battaglia sella Seconda Guerra Mondiale diventarono di colpo obsoleti. Il T 34 fu il capostipite di una evoluzione teorica e tecnologica che avrebbe portato al Carro Armato da Battaglia (MBT - Main Battle Tank) odierno.
Ciò che era rivoluzionario nel T 34 era l'equilibrio raggiunto fra mobilità, protezione ed armamento che gli permetteva di impegnare con buone probabilità di successo mezzi similari. Caratteristiche così rilevanti erano state ottenute con l'utilizzo delle sospensioni Christie (che permettevano un elevato rapporto fra larghezza dei cingoli e velocità anche con potenze relativamente limitate) e di corazzature particolarmente studiate per quanto riguardava l'inclinazione (che permetteva di limitare lo spessore, e quindi il peso totale del mezzo). Queste caratteristiche si sono conservate nei carri sovietici fino agli anni novanta.
La comparsa del T 34 fu una brutta sorpresa per l'OKW, che tuttavia rispose con un progetto valido, sulla stessa linea, che alcuni considerano il miglior carro della seconda guerra mondiale: il PzKpfw V Panther, questo carro, pur essendo estremamente valido, si dimostrò di difficile costruzione e, almeno nelle prime serie, con un'affidabilità troppo bassa.
Gli Stati Uniti, per tutta la seconda guerra mondiale, non riuscirono ad avere un carro in grado di competere con il Panther, ma le loro divisioni corazzate raggiunsero il massimo livello di efficienza operativa fra tutte le nazioni in guerra: la Divisione Corazzata (Armoured Division) statunitense era infatti organizzata in modo da coniugare la massima potenza di fuoco con la massima mobilità sia della componente corazzata sia della componente di fanteria, che era tutta su autocarri o su semicingolati, raggiungegndo quindi un'elevatissima mobilità sia tattica sia strategica.
Il carro armato più significativo prodotto negli Stati Uniti fu l'M4 Sherman, che fra l'altro fu il carro prodotto nel maggior numero di esemplari nel corso della guerra. In base al Lend Lease Act lo Sherman fu ceduto in notevoli quantità anche agli alleati: Gran Bretagna, URSS e Francia.
I carri armati furono impiegati praticamente durante tutto il corso della guerra, i principali combattimenti che videro protagonisti i carri da entrambe le parti sono riportati di seguito.
Per l'aspetto organico delle forze corazzate, praticamente tutte le nazioni della NATO (North Atlantic Treaty Organization) adeguarono le loro divisioni alla divisione corazzata statunitense. In pratica la divisione corazzata NATO aveva due reggimenti di carri, un reggimento di fanteria ed un reggimento di artiglieria, il reggimento di fanteria era completamente meccanizzato ed il reggimento di artiglieria era su semoventi. Rispetto alla divisione corazzata statunitense (seconda guerra mondiale) questa inizialmente poteva considerarsi un'involuzione, dato che aveva un numero eccessivo di carri rispetto alla fanteria, tuttavia l'aumento del potere di fuoco e della capacità operativa della fanteria negli anni '70 e '80 tesero rendere equilibrata la composizione della grande unità. In ambito del Patto di Varsavia le divisioni, pur avendo quasi la stessa potenza di fuoco di quelle NATO, avevano una composizione sensibilmente più bassa, a causa del minor numero di personale amministrativo e di unità di servizi presente.
Per quanto riguarda le modalità di impiego delle forze corazzate, la dottrina NATO prevedeva come unità minima di impiego il plotone, mentre la dottrina sovietica prevedeva l'impiego dei carri per compagnia.
I principali sviluppi furono nel corso degli anni '70 l'utilizzo prima della corazza cava e successivamente della corazza reattiva per contrastare i proiettili a carica cava.
Quella indicata successivamente è una breve lista dei principali MBT realizzati fra la fine della Seconda Guerra Mondiale ed il 1990, a fianco è indicata (fra parentesi) la nazione produttrice.
Accanto all'MBT conservò una sua nicchia di impiego il "carro leggero", sviluppato essenzialmente o perché avesse capacità anfibie M551 Sheridan, PT 76 o perché potesse essere trasportato per via aerea Scorpion.
Nonostante questo, si possono individuare alcune linee di tendenza: il continuo miglioramento delle armi anticarro sta rendendo sempre più difficile ideare corazze in grado di proteggere adeguatamente lo scafo dei carri: le corazze reattive, che sono la principale difesa contro i proiettili a carica cava, possono proteggere il mezzo solo parzialmente, deviano solo un colpo ma non i successivi e comportano rischi per eventuali unità di fanteria che si trovino vicino al mezzo.
Perciò, e considerando il fatto che l'80% degli impatti di armi controcarro avviene sopra i 120-130 cm. di altezza, la tendenza attuale è di migliorare la mobilità del carro e ridurne la sagoma, abbassandola, per renderlo più difficile da colpire.
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