La tularemia è una malattia infettiva acuta molto diffusa tra i roditori, ma che può essere trasmessa ad animali domestici e all'uomo.
Cause
La causa è il
batterio Francisella tularensis (o
Pasteurella tularensis).
Ha carattere endemico in
California,
Canada,
Russia e
Giappone. Epidemie di tularemia sono avvenute anche in Italia.
Viene trasmessa attraverso punture d'insetto (mosche, pulci, pidocchi, zecche, ecc.) o con il contatto diretto con gli animali infetti.
Veterinaria
Gli animali più colpiti in Europa sono i
conigli selvatici e le
lepri, ma possono infettarsi anche conigli domestici,
scoiattoli,
cavie,
uccelli e anche alcuni
carnivori.
Gli animali possono infettarsi morsicandosi tra loro, nutrendosi di materiale infetto e, più frequentemente, ad opera di insetti ematofagi.
Medicina
Sintomi
La trasmissione della malattia all'uomo ha modalità più numerose. La malattia può trasmettersi attraverso il contatto tra la cute o le mucose di animali o parti di animali infetti (
sangue, pelli, visceri, escrementi). Altre possibili vie sono l'ingestione, l'inalazione, il morso di animali infetti e la puntura di animali ematofagi.
La malattia si differenzia in base alla modalità di infezione.
La forma più comune è quella
ulcero-ghiandolare. La malattia ha un'incubazione di 3-5 giorni, quindi insorge una febbre molto alta (40° C), accompagna da mal di testa,
vomito e dolori diffusi. Dopo qualche giorno, nel punto di penetrazione del batterio, compare una papula dolora. Questa si trasforma in
pustola e quindi in
ulcera con margini arrossati e molto netti. Le
linfoghiandole della regione della puntura si ingrossano. La malattia prosegue per due o più settimane generenado nel soggetto malato un grave stato di prostrazione. Nei casi meno gravi, in 2-3 settimane la febbre scompare e l'ulcera guarisce, le linfoghiandole tornano alla grandezza normale. Se invece intervengono delle fistole, la malattia di protrae anche per mesi.
Un'altra forma è la
angina ulcero-necrotica, determinata dalla penetrazione attraverso la mucosa della bocca. In questo caso si ha un ingrossamento delle
tonsille palatine, delle linfoghiandole mascellari e di quelle ai lati del collo.
La penetrazione può avvenire anche attraverso gli
occhi, provocando una
congiuntivite, che rende gli occhi gonfi e lacrimosi.
Più rare le forme
tifoidea (per ingestione di materiale infetto] e
polmonare (per inalazione).
Diagnosi
La diagnosi è alquanto difficile: non sempre si è in grado di individuare la lesione d'ingresso. Ci si basa sulla storia clinica (punture d'insetti), sul riscontro di
anticorpi specifici, sull'isolamento del batterio nelle ulcere, nei linfonodi o nel sangue.
Terapia
La terapia si basa sugli antibiotici. Talvolta può risultare necessaria l'incisione chirurgica dei
linfonodi.
Prevenzione
La prevenzione è basata su misure per prevenire il contagio. Recente l'utilizzo in Russia di un
vaccino a base di microrganismi attenuati.
Epidemie in Italia
Fino al
1931, la malattia era sconosciuta in
Italia. In quell'anno, si verificò la prima piccola epidemia in
Liguria, a causa dell'importazione di animali infetti utilizzati per ripopolamenti in riserve di caccia. La malattia ritornò improvvisamente nel
1964, con una serie di casi che colpirono le lepri stanziate in
provincia di Pavia. In quel caso si ebbero dei casi di infezione anche nella popolazione umana.
La più recente epidemia è stata quella del
1982 con 85 casi in
provincia di Arezzo.
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