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La tracheotomia è un intervento chirurgico che consiste nell'incisione chirurgica della trachea e che correntemente viene a coincidere con la tracheostomia, che consente di aprire uno sbocco esterno alla trachea stessa.

L'apertura viene effettuata sia per ristabilire una respirazione compromessa, sia per permettere una aspirazione ripetuta del muco bronchiale. È una delle più antiche operazioni chirurgiche, praticata già nel II secolo. Asclepio e Antillo praticarono l'operazione, codificando l'intervento e le indicazioni.

Indicazioni all'intervento


Come intervento d'urgenza, si impone nel caso di pericolo di asfissia per il paziente. È necessaria la pratica della tracheotomia in tutti quei casi in cui vi sia un ostacolo alla respirazione nelle vie aeree alte (laringe o trachea). L'ostruzione può essere costituita da un corpo estraneo inalato o causata da una figeterite laringea maligna o da un'edema della laringe (in particolare della glottide).

Nella pratica clinica si esegue per applicare un respiratore, evenienza frequente nella chirurgia toracica, cardiaca e polmonare. In questi casi, la tracheotomia rappresenta l'ultimo passo di interventi più complessi. Ne derivano vantaggi quali la diminuzione dello sforzo nell'atto respiratorio o la somministrazione diretta dell'ossigeno o la possibilità di eseguire ripetute aspirazione endotracheali per eliminare il ristagno di secrezioni.
L'intervento viene eseguito anche in presenza di una paralisi dei muscoli respiratori (intercostali e diaframma). Nel caso di asportazione della laringe, la tracheotomia rappresenterà la soluzione definitiva per il passaggio dell'aria. In anestesiologia la tracheotomia può essere praticata a pazienti in gravi condizioni o in corso di interventi chirurgici, ma in questi casi viene attualmente preferita l'intubazione, ove questa sia possibile.

La tecnica


Si distinguono due tipi di tracheotomia in base al fatto che l'apertura venga eseguita al di sotto o al di sopra della ghiandola tiroide:
  • tracheotomia inferiore
  • tracheotomia superiore.
La tracheotomia più eseguita è quella superiore, perché man mano che la trachea scende nel torace si approfondisce sempre di più, complicando l'intervento.

Il paziente viene anestetizzato. L'incisione della cute è di solito verticale e perfettamente mediana: il secondo anello tracheale dovrà essere all'incirca a metà di questa (un ottimo punto di riferimento è il pomo d'Adamo).
Viene inciso anche il piano sottocutaneo ed eseguita l'emostasi, mettendo così in vista il rafe aponeurotico che unisce i muscoli sottoioidei. Verranno incisi anche i muscoli, allargando l'apertura tramite un divaricatore, al di sotto sono ora visibili l'istmo tiroideo e, se ancora esistente, la piramide di Lalouette, residuo embrionale della tiroide. Quest'ultimo può nascondere in parte la trachea, in tal caso occorrerà spostarlo o sezionarlo. permettendo la visione dei primi anelli tracheali.
Il bisturi viene affondato nella trachea, con l'intento di incidere anche la mucosa tracheale, ma senza ledere l'esofago che si trova proprio dietro la trachea. La trachea viene aperta al secondo o al terzo anello, con una linea mediana verticale. A volte l'incisione viene favorita con due piccole incisioni alle estremità inferiore e superiore, creando una incisione a forma di "H". I due lembi risultanti possono essere fissati al piano aponeurotico, al fine di favorire l'immissione della cannula.
Viene fissata la cannula, che deve essere fissata con punti di sutura che comprenda la cute e, eventualmente, la trachea stessa.
Deve essere verificata la libera respirazione attraverso la cannula. Completata l'emostasi, i vari piani vengono suturati attorno alla cannula, fino alla cute.
Ora l'aria giungerà al polmone non dalla bocca o dal naso, ma attraverso l'apertura della cannula.

Sorveglianza post-operatoria


L'esito di una tracheotomia non dipende solo dall'esecuzione tecnica, ma dalla sorveglianza post-operatoria.
I fattori che determinano un buon esito post-operatorio sono determinati da:
  • controllo che la cannula rimanga sempre in situ
  • cura della pervietà della cannula stessa (coaguli di sangue o grumi di catarro possono ostruirla)
  • verifica della necessita di aspirazioni endotracheali per asportare secrezioni che possano ostruire la cannula.

La cannula va tenuta in situ per un tempo che varia in relazione alle cause che hanno determinato la tracheotomia e può variare da pochi a giorni a tutta la vita del paziente.
La sua eliminazione è alquanto semplice, la cannula viene estratta, suturando tutti i piani fino alla cute. In caso di tracheotomie di lunga durata, possono essersi formate delle fistole tracheo-cutane, che verranno incise ai margini prima di suturare.

Tracheotomia d'emergenza


  • Con la punta di un coltello affilato, la lametta di un rasoio oppure un vetro argentato, praticare un'incisione incrociata nella depressione sotto il pomo d'Adamo e sopra la cartilaginecricoide. Quest'ultima è una lieve protuberanza lunga all'incirca come la giuntura superore del pollice, sotto il pomo d'Adamo.
Il taglio deve avere una profondità simile a quella dell'unghia di un pollice in lunghezza.
  • Pizzicare la carne sotto l'incisione per aprire il taglio e/o fare leva con le dita per aprirlo.
  • Mettere una cannuccia o un tubo per la carica d'inchiostro di una biro (vuoto e pultio) nel foro.
  • Soffiare due volte velocemente dentro il tubo, quindi fare una pausa, e ripetere ogni sei secondi.
  • Un segnale di successo si ha quando il petto del paziente si alza e l'aria entra.
  • Chiedere appena possibile l'aiuto di un medico.

Voci correlate


Chirurgia



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