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- | Logo_Torino_FC.gif | Torino Football Club S.p.A. |
Divise Ufficiali
La società originaria era il Torino Calcio, compagine fondata il 3 dicembre 1906 ed erede dell'Internazionale Torino: in seguito al doppio fallimento (quello sportivo, avvenuto il 9 agosto 2005, che ha posto le basi per l'adesione al cosiddetto Lodo Petrucci, e quello societario, sancito definitivamente dal Tribunale cittadino il 17 novembre 2005) è sorta una nuova società, che ne porta avanti la tradizione sportiva con il nome di Torino Football Club.
Colori sociali: maglia granata, calzoncini bianchi (talvolta granata), calzettoni neri con risvolto granata; in trasferta maglia bianca, calzoncini granata, calzettoni bianchi.
L'11 giugno 2006 il Torino è ritornato in Serie A: dopo aver terminato il campionato di B 2005-06 al 3° posto, infatti, ha superato la doppia sfida nella finale dei play-off con il Mantova grazie ai risultati di 2-4 e 3-1.
Il nuovo gioco spopola, soppiantando presto quello del pallone elastico, che al tempo era lo sport con la palla più seguito: nel 1897 è la volta della Ginnastica Torino e della Juventus. Le prime tre, assieme al Genoa, l'8 maggio 1898 nell'ambito dei festeggiamenti in occasione dell'Esposizione Internazionale per i cinquant'anni dello Statuto Albertino, sul campo del Velodromo Umberto I di Torino (nei pressi dell'attuale ospedale Mauriziano) diedero vita al primo Campionato Italiano di Calcio, vinto dai rossoblù genovesi.
Nel 1900, il FC Torinese assorbe l'Internazionale Torino, ma la vera svolta per la squadra, che in quegli anni veste una maglia giallonera a strisce verticali, arriva il 3 dicembre 1906, una gelida sera d'inverno: nella birreria Voigt di Via Pietro Micca, veniva sancita un'alleanza con un gruppo di dissidenti della Juventus guidati dallo svizzero Alfredo Dick, e dalla fusione tra l'FC Torinese e il citato gruppo di dissidenti nasce il Football Club Torino (dal 1936 per decisione del regime fascista muta nome in Associazione Calcio); per via delle ascendenze taluni lo considerano la più antica società calcistica d'Italia. Altri considerano tale il Genoa 1893 ed altri ancora la Pro Vercelli 1892.
In quel periodo, seppur in anni diversi, vestirono la maglia del Toro ben quattro fratelli, i Mosso: quello che oggi può apparire come una curiosità era invece all'epoca una consuetudine abbastanza diffusa.
Benché manchino statistiche ufficiali certe, tale partita passerà alla storia per essere stata il più lungo incontro ufficiale disputato in Italia: terminata 1-1 nei tempi regolamentari, il regolamente dell'epoca prevedeva tempi supplementari ad oltranza. Per sciogliere l'equilibrio si diede seguito a due tempi supplementari, da 30 minuti ciascuno, al termine dei quali il risultato era ancora in parità. L'arbitro fece iniziare un terzo tempo supplementare, ma dopo ulteriori 8 minuti di gioco le squadre, di comune accordo, si arresero, si strinsero cavallerescamente la mano e rinunciarono a proseguire, rinunciando anche a disputare la ripetizione. Lo scudetto quell'anno fu appannaggio della Pro Vercelli, che batté poi il Pisa nella finalissima.
Gli anni Venti videro iniziare, dopo la "serie dei Mosso", quella dei fratelli Martin, anche loro quattro. Il più forte sarà Martin II, che con il Toro disputerà 359 gare di campionato.
Sotto la sua guida i granata vinceranno il Campionato del 1928, ripetendo il successo dell'anno prima, revocato per il tentativo di corruzione del giocatore Allemandi, terzino della Juventus, vicenda nei dettagli oscura ancora oggi: in base a quanto accertato dall'inchiesta il giocatore venne avvicinato da un dirigente granata, il dottor Nani, che avrebbe corrotto il giocatore anticipandogli metà della somma pattuita (50 mila lire), affinché questi "addomesticasse" la partita nello scontro diretto. Per contattare il giocatore Nani si affidò a Francesco Gaudioso, uno studente catanese del Politecnico che alloggiava in una pensione di via Lagrange dove aveva domicilio Allemandi. In quella stessa pensione vi era anche il giornalista del Tifone Renato Farminelli, corrispondente da Torino della testata.
Il derby si chiuse con la vittoria per 2 a 1 del Torino, ma Allemandi risultò, secondo alcuni osservatori, uno dei migliori in campo. Nani si rifiutò quindi di pagare le restanti 25 mila lire al calciatore: la discussione che si accese tra i due avviene nella pensione di via Lagrange alla presenza di Gaudioso, venne udita dal giornalista Farminelli che origliava da un'altra camera. A fine campionato, il “Tifone” pubblicava un articolo sul presunto caso di corruzione a firma del corrispondente torinese, e subito parirtono le indagini della Federcalcio, il cui presidente era Leandro Arpinati, gerarca fascista, nonché podestà della città di Bologna. Poiché fu proprio la squadra del Bologna che arrivò seconda dietro il Toro, vi furono e vi sono tuttora sospetti sull'imparzialità con cui vennero condotte le indagini.
Effettivamente quella che venne considerata la "prova schiacciante" ha caratteristiche che fanno supporre esser piuttosto stata creata ad arte: durante un sopralluogo nella famosa pensione il vice di Arpinati, Giuseppe Zanetti, rinvenì in un cestino dei rifiuti alcuni pezzi di carta, che uniti risultarono essere una lettera nella quale Allemandi reclamava il pagamento delle 25 mila lire. Il direttorio Federale, riunito nella Casa del Fascio, revocava lo scudetto al Torino e squalificava a vita Allemandi (che nell'estate era passato dalla Juventus all'Ambrosiana). In seguito alla vittoria della Nazionale Italiana della medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1928 il giocatore godrà poi di un'amnistia, mentre dello scudetto revocato non se ne fece più nulla, neanche quando - durante i funerali del Grande Torino - ne venne promessa la riassegnazione.
| NOME | DATA E LUOGO DI NASCITA | RUOLO | PRESENZE IN NAZIONALE |
| Valentino Mazzola | Cassano d'Adda 26 gennaio 1918 | Mezz'ala | 10 |
| Ezio Loik | Fiume 26 agosto 1918 | Mezz'ala | 7 |
| Valerio Bacigalupo | Vado Ligure 12 marzo 1924 | Portiere | 5 |
| Aldo Ballarin | Chioggia 10 gennaio 1922 | Terzino | 9 |
| Dino Ballarin | Chioggia 23 settembre 1924 | Portiere | 0 |
| Emilio Bongiorni | Boulogne-Billancourt 21 marzo 1921 | Centravanti | 0 |
| Eusebio Castigliano | Vercelli 9 febbraio 1921 | Mediano | 7 |
| Rubens Fadini | Jolanda di Savoia 1 giugno 1927 | Mediano | 0 |
| Guglielmo Gabetto | Torino 24 febbraio 1926 | Centravanti | 6 |
| Ruggero Grava | Claut 24 aprile 1922 | Ala | 0 |
| Giuseppe Grezar | Trieste 25 novembre 1918 | Mediano | 7 |
| Virgilio Maroso | Crosara di Marostica 26 giugno 1925 | Terzino | 7 |
| Danilo Martelli | Castellucchio 27 maggio 1923 | Attaccante | 0 |
| Romeo Menti | Vicenza 5 settembre 1919 | Ala | 7 |
| Pietro Operto | Torino 20 dicembre 1926 | Terzino | 0 |
| Franco Ossola | Varese 23 agosto 1921 | Ala | 0 |
| Mario Rigamonti | Brescia 17 dicembre 1922 | Stopper | 3 |
| Giulio Schubert | Budapest 12 dicembre 1922 | Mezz'ala | 0 |
Ma il riscatto è per l'anno successivo, con la conquista della quinta coppa Italia (1993) ai danni della Roma, in un'altra finale incandescente, con tre discussi calci di rigore assegnati ai giallorossi, nella partita di ritorno all'Olimpico.
La società, evitato per un soffio il fallimento, cambia presidenti e allenatori ma i risultati continuano a peggiorare: nel 1995 un derby perso 5-0 costa il posto all'allenatore Sonetti e al termine della stagione la squadra retrocede in serie B per la terza volta. Il ritorno in serie A dopo uno spareggio perso contro il Perugia nel 1998(1-2 a Reggio Emilia, con gli umbri promossi in serie A)avviene nel 1999, ma dura una solta stagione: in pochi anni arrivano altre due retrocessioni, l'ultima al termine del campionato 2002-2003.
Nei tempi del calcio moderno il Toro perde la sua identità: speculatori e affaristi si danno il cambio ai vertici della società, che non trova più posto né fra le grandi ricche del calcio, né fra le piccole emergenti.
In questo periodo buio, l'identità del Torino Calcio viene mantenuta in vita dai suoi tifosi: unica nella storia del tifo è la marcia popolare (50.000 persone secondo gli organizzatori) che il 4 maggio del 2003, all'indomani di un'ennesima retrocessione in serie B, affolla le strade della città, partendo dai resti del Filadelfia, passano davanti la lapide commemorativa di Luigi Meroni, piazza San Carlo, giungendo finalmente alla lapide dei grandi di Superga. È questo il segno di un'incredibile e ostinata passione, anni prima definita "tremendismo" dal noto scrittore e poeta Giovanni Arpino.
L'ultima soddisfazione in serie A, per i tifosi del Toro, risale a un incredibile derby di andata con i cugini bianconeri disputato nella stagione 2001/02, dove il Toro alla fine del primo tempo è sotto di tre gol, ma guidato del capitano Antonino Asta e trascinato da uno strepitoso Marco Ferrante riesce a recuperare e pareggiare.
Il 26 giugno 2005 in uno stadio stracolmo il Torino festeggia il ritorno in Serie A contro il Perugia al termine dei playoff. Ma la gioia dura poco: imposte mai pagate per 38 milioni di euro fanno sì che venga negata al Toro l'iscrizione al Campionato di Serie A, costringendo i granata ad attendere gli esiti dei ricorsi presso la giustizia sportiva e amministrativa.
Tali ricorsi risulteranno negativi, dopo ben 5 gradi di giudizio e altrettante bocciature nell'arco di 40 lunghissimi ed estenuanti giorni, a fronte di una mancata presentazione - da parte dell'azionista di maggioranza - di una fidejussione da 38 milioni di Euro necessaria a garantire la copertura delle precedenti ed accumulate insolvenze per debiti pendenti con l'erario, il 9 agosto 2005 l'"AC Torino 1906" viene dichiarato in via definitiva non idoneo all'iscrizione del Campionato suddetto, cosicché dopo ben 99 anni di storia memorabile viene sancito l'inevitabile fallimento della società granata, con la susseguente cancellazione dal panorama calcistico.
In seguito a questa situazione deficitaria, mai così drasticamente provata in passato dal Torino Calcio, una nuova cordata d'imprenditori facenti capo all'avv. Pierluigi Marengo ( tra i piu' conosciuti Manlio Collino, Gianni Bellino, Alex Carrera ), ma con limitate risorse finanziarie, si fa carico di far rinascere una nuova entità professionistica e, attraverso la creazione della Società Civile Campo Torino (la denominazione è presa dall'antico nome dello Stadio Filadelfia), il 19 luglio presenta la domanda per l'ammissione al Lodo Petrucci, che garantisce il trasferimento alla nuova società del titolo e dei meriti sportivi, in modo da evitare di dover ripartire dalla serie C, ed avvia le pratiche per l'iscrizione al Campionato di Serie B.
Una prima proposta economica viene però ritenuta insufficiente dalla FIGC: alla cordata si aggiunge quindi anche la sponsorizzazione della municipalizzata SMAT (società che gestisce l'acquedotto torinese), completando così l'iter burocratico.
Il 16 agosto 2005 finalmente, la FIGC affida ufficialmente alla SCC Torino il titolo sportivo del Torino Calcio: la nuova dirigenza, ripartendo completamente da zero, acquisisce quindi l'onere e l'onore di rifondare tutto l'organigramma societario, nonché l'organico dei giocatori e dei relativi dipendenti del Club. Il 19 agosto, nel bar Norman (noto un tempo come birreria Voigt, lo stesso luogo delle origini), durante la conferenza stampa che avrebbe dovuto vedere la presentazione del nuovo organigramma societario, viene invece annunciato che la proprietà verrà ceduta all'editore-pubblicitario alessandrino Urbano Cairo, che il giorno prima aveva lanciato una proposta di acquisto.
Quando tutto sembra concluso per il passaggio ad un imprenditore facoltoso, il 22 agosto Luca Giovannone, un imprenditore laziale di Ceccano (FR) che con 180.000 Euro aveva contribuito a finanziare il Lodo, facendosi forte di una scrittura privata (avuta dal presidente dei cosiddetti Lodisti) che gli garantisce il 51% delle azioni del nuovo Toro, si rifiuta di vendere. In un continuo tira-molla interviene anche il sindaco Sergio Chiamparino: il 24 agosto Giovannone si dichiara disposto a passare la mano, poi cambia di nuovo idea (facendo infuriare i tifosi, che già avevano acclamato Cairo nuovo presidente), fugge dalla città e diviene irreperibile. Rintracciato in un albergo a Moncalieri, poi assediato dai tifosi, rifiuta il tentativo di mediazione offerto dal Sindaco e dal Prefetto e, scortato dalla polizia, lascia la città. Il 26 agosto l'assemblea dei soci della SCC Torino delibera l'aumento di capitale a 10 milioni di Euro, e crea ufficialmente il Torino Football Club SrL. con capitale da versare interamente entro il 31 agosto; quasi alla mezzanotte, dopo una lunga e estenuante trattativa, Giovannone cede: Cairo diventa così il secondo presidente della storia del nuovo Toro (dopo l'avvocato Marengo).
La squadra viene rinforzata con gli ultimi innesti e fa il suo esordio solo 7 giorni dopo contro l'Albinoleffe. In un crescendo di entusiasmo i granata terminano la stagione 2005/06 al terzo posto, conquistando i play-off, vinti contro Cesena (1-1, 1-0) e Mantova (2-4, 3-1). Successivamente il 12 luglio 2006 Cairo acquista all'asta fallimentare per 1 milione e 411 mila euro il marchio del "vecchio" Torino, con le coppe e i cimeli del Grande Torino, accogliendo le richieste che tifosi e le personalità cittadine avevano lanciato, consentendo così di festeggiare pienamente il Centenario non solo nella continuità sportiva, ma anche in quella societaria.
Fra i tifosi, un posto particolare è riservato ai rocciosi difensori Pasquale Bruno (detto "o'animale") ed Enrico Annoni (detto "Tarzan") che, il primo per il carattere focoso e spontaneo, il secondo per il grande temperamento, sono stati per diversi anni gli incontrastati beniamini della curva maratona. Anche se pochi se ne ricordano Enzo Bearzot concluse la carriera da calciatore proprio al Torino (1954/1964) per iniziare, sempre al Torino, la sua carriera da allenatore.
Il Torino ha ritirato la maglia numero 12, come da qualche tempo si fa per i calciatori più illustri, assegnandola in via definitiva alla "Curva Maratona", quella del tifo più caldo e spettacolare, attribuendo così simbolicamente ai suoi tifosi il ruolo di 12° uomo in campo.
Vincendo l'11 giugno 2006 il play off con il Mantova, il Toro ha conquistato due record difficilmente battibili: essere riuscito a ritornare nella categoria superiore immediatamente dopo un fallimento e conseguente ricostruzione secondo il Lodo Petrucci, e aver vinto due volte consecutive il play off per l'ammissione alla Serie A.
Il campionato 1926/27 fu revocato al Torino ma non assegnato a nessuna squadra.
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