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Torino Football Club

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Torino Football Club S.p.A.
Via Arcivescovado, 1
10122 Torino
tel: 011 19700348
fax: 011 19700349

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Divise Ufficiali

Anno di fondazione 1906; rifondata nel 2005 Inno ufficiale Ancora Toro e Quelli del Toro Sede Sociale Via Arcivescovado, 1 Città Torino (TO) Presidente Urbano Cairo Vicepresidente Giuseppe Cairo Direttore Generale Doriano Tosi Stadio Olimpico-Grande Torino, 27168 posti Scudetti 7 (+ 1 revocato) Coppe Italia 5 Titoli Europei
  • 8 Scudetti Primavera
  • 7 Coppe Italia Primavera
  • 6 Tornei di Viareggio Colori sociali Maglia granata con calzoncini bianchi Sito ufficiale torinofc.it
Il Torino Football Club, o semplicemente Torino, è una società di calcio italiana di Torino.

La società originaria era il Torino Calcio, compagine fondata il 3 dicembre 1906 ed erede dell'Internazionale Torino: in seguito al doppio fallimento (quello sportivo, avvenuto il 9 agosto 2005, che ha posto le basi per l'adesione al cosiddetto Lodo Petrucci, e quello societario, sancito definitivamente dal Tribunale cittadino il 17 novembre 2005) è sorta una nuova società, che ne porta avanti la tradizione sportiva con il nome di Torino Football Club.

Colori sociali: maglia granata, calzoncini bianchi (talvolta granata), calzettoni neri con risvolto granata; in trasferta maglia bianca, calzoncini granata, calzettoni bianchi.

L'11 giugno 2006 il Torino è ritornato in Serie A: dopo aver terminato il campionato di B 2005-06 al 3° posto, infatti, ha superato la doppia sfida nella finale dei play-off con il Mantova grazie ai risultati di 2-4 e 3-1.

Storia


La fondazione

Nella città il gioco del calcio arriva sul finire dell'Ottocento, portato dall'iniziativa di industriali svizzeri ed inglesi. Già nel 1891 nel capoluogo Piemontese la compagine calcistica dell'Internazionale Torino svolge la sua attività e poco dopo nel 1894 in città le squadre divennero due, con la fondazione del Football Club Torinese.

Il nuovo gioco spopola, soppiantando presto quello del pallone elastico, che al tempo era lo sport con la palla più seguito: nel 1897 è la volta della Ginnastica Torino e della Juventus. Le prime tre, assieme al Genoa, l'8 maggio 1898 nell'ambito dei festeggiamenti in occasione dell'Esposizione Internazionale per i cinquant'anni dello Statuto Albertino, sul campo del Velodromo Umberto I di Torino (nei pressi dell'attuale ospedale Mauriziano) diedero vita al primo Campionato Italiano di Calcio, vinto dai rossoblù genovesi.

Nel 1900, il FC Torinese assorbe l'Internazionale Torino, ma la vera svolta per la squadra, che in quegli anni veste una maglia giallonera a strisce verticali, arriva il 3 dicembre 1906, una gelida sera d'inverno: nella birreria Voigt di Via Pietro Micca, veniva sancita un'alleanza con un gruppo di dissidenti della Juventus guidati dallo svizzero Alfredo Dick, e dalla fusione tra l'FC Torinese e il citato gruppo di dissidenti nasce il Football Club Torino (dal 1936 per decisione del regime fascista muta nome in Associazione Calcio); per via delle ascendenze taluni lo considerano la più antica società calcistica d'Italia. Altri considerano tale il Genoa 1893 ed altri ancora la Pro Vercelli 1892.

Dai primi passi alla Grande Guerra

Lista Presidenti Torino Calcio


Lista Presidenti Torino Football Club

Il primo incontro ufficiale viene giocato già il 16 dicembre 1906, a Vercelli contro la Pro, terminato 3-1 per i granata, di nome ma non di fatto, poiché non disponendo ancora delle nuove casacche vestivano le maglie giallonere ereditate dal FC Torinese. Il primo derby viene con l'anno nuovo, è datato 13 gennaio 1907, e per Alfredo Dick sono subito soddisfazioni: il Toro vince di misura per 2-1, successo poi replicato con un più largo 4-1 un mese più tardi. Campo di gioco per molti anni sarà il già citato velodromo Umberto I.
Nel 1912 entra a far parte dello staff tecnico Vittorio Pozzo: con lui nel 1914, in piena epoca di calcio eroico, partecipa addirittura ad una tournée transoceanica, in Sud America, conclusasi con sei vittorie in altrettante partite, contro squadre del calibro della Nazionale argentina e dei brasiliani del Corinthians.
Con l'inizio della Grande Guerra viene sospeso anche il campionato di calcio, e questa decisione causerà la prima di una lunga serie di beffe del destino: il campionato 1914/15 viene infatti sospeso ad una giornata dal termine, e il Genoa, che era in testa, dichiarato campione. Nulla da eccepire, viste le cause di forza maggiore: un peccato solo per i granata che, secondi a due lunghezze dalla capolista, nell'ultima avrebbero avuto l'occasione di incontrare proprio i genovesi, che nella partita di andata erano stati battuti per 6-1.

In quel periodo, seppur in anni diversi, vestirono la maglia del Toro ben quattro fratelli, i Mosso: quello che oggi può apparire come una curiosità era invece all'epoca una consuetudine abbastanza diffusa.

La partita più lunga

Nella stagione 1920/21 non esisteva ancora il Girone Unico. Lo scudetto veniva assegnato con una formula che oggi potrebbe ricordare quella della Champions League: nell'alta Italia le vincenti di gironi regionali venivano raggruppate in quattro gironi di semifinale; le prime classificate davano quindi vita a scontri diretti per determinare la finalista che avrebbe affrontato la vincente degli analoghi confronti del gruppo centro-sud. Il Torino aveva terminato il suo girone di semifinale a pari merito con il Legnano, e fu necessaria una gara di spareggio.

Benché manchino statistiche ufficiali certe, tale partita passerà alla storia per essere stata il più lungo incontro ufficiale disputato in Italia: terminata 1-1 nei tempi regolamentari, il regolamente dell'epoca prevedeva tempi supplementari ad oltranza. Per sciogliere l'equilibrio si diede seguito a due tempi supplementari, da 30 minuti ciascuno, al termine dei quali il risultato era ancora in parità. L'arbitro fece iniziare un terzo tempo supplementare, ma dopo ulteriori 8 minuti di gioco le squadre, di comune accordo, si arresero, si strinsero cavallerescamente la mano e rinunciarono a proseguire, rinunciando anche a disputare la ripetizione. Lo scudetto quell'anno fu appannaggio della Pro Vercelli, che batté poi il Pisa nella finalissima.

Gli anni Venti videro iniziare, dopo la "serie dei Mosso", quella dei fratelli Martin, anche loro quattro. Il più forte sarà Martin II, che con il Toro disputerà 359 gare di campionato.

Lo scudetto revocato e la costruzione del Campo Torino (Stadio Filadelfia)

La squadra conosce il primo periodo felice della sua storia sotto la presidenza del conte Enrico Marone di Cinzano, che fa anche costruire attorno al Campo Torino, le prime tribune di quello che poi diventerà lo Stadio Filadelfia, che ospiterà tutti gli incontri interni dei granata fino al 1958, e acquista giocatori di prim'ordine per fare subito una squadra molto competitiva, che in attacco poté vantare su un trio dalla potenza micidiale, ai tempi noto come il "trio delle meraviglie": Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti.

Sotto la sua guida i granata vinceranno il Campionato del 1928, ripetendo il successo dell'anno prima, revocato per il tentativo di corruzione del giocatore Allemandi, terzino della Juventus, vicenda nei dettagli oscura ancora oggi: in base a quanto accertato dall'inchiesta il giocatore venne avvicinato da un dirigente granata, il dottor Nani, che avrebbe corrotto il giocatore anticipandogli metà della somma pattuita (50 mila lire), affinché questi "addomesticasse" la partita nello scontro diretto. Per contattare il giocatore Nani si affidò a Francesco Gaudioso, uno studente catanese del Politecnico che alloggiava in una pensione di via Lagrange dove aveva domicilio Allemandi. In quella stessa pensione vi era anche il giornalista del Tifone Renato Farminelli, corrispondente da Torino della testata.

Il derby si chiuse con la vittoria per 2 a 1 del Torino, ma Allemandi risultò, secondo alcuni osservatori, uno dei migliori in campo. Nani si rifiutò quindi di pagare le restanti 25 mila lire al calciatore: la discussione che si accese tra i due avviene nella pensione di via Lagrange alla presenza di Gaudioso, venne udita dal giornalista Farminelli che origliava da un'altra camera. A fine campionato, il “Tifone” pubblicava un articolo sul presunto caso di corruzione a firma del corrispondente torinese, e subito parirtono le indagini della Federcalcio, il cui presidente era Leandro Arpinati, gerarca fascista, nonché podestà della città di Bologna. Poiché fu proprio la squadra del Bologna che arrivò seconda dietro il Toro, vi furono e vi sono tuttora sospetti sull'imparzialità con cui vennero condotte le indagini.

Effettivamente quella che venne considerata la "prova schiacciante" ha caratteristiche che fanno supporre esser piuttosto stata creata ad arte: durante un sopralluogo nella famosa pensione il vice di Arpinati, Giuseppe Zanetti, rinvenì in un cestino dei rifiuti alcuni pezzi di carta, che uniti risultarono essere una lettera nella quale Allemandi reclamava il pagamento delle 25 mila lire. Il direttorio Federale, riunito nella Casa del Fascio, revocava lo scudetto al Torino e squalificava a vita Allemandi (che nell'estate era passato dalla Juventus all'Ambrosiana). In seguito alla vittoria della Nazionale Italiana della medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1928 il giocatore godrà poi di un'amnistia, mentre dello scudetto revocato non se ne fece più nulla, neanche quando - durante i funerali del Grande Torino - ne venne promessa la riassegnazione.

La prima Coppa Italia

Complice l'abbandono del conte Cinzano prima, e l'emergere della Juventus dei cinque scudetti consecutivi, per il Toro inizia un lento declino che nei primi anni Trenta lo portò ad accontentarsi di piazzamenti a centro classifica.
Tuttavia, a partire dalla stagione 1935-36 iniziò una rinascita, che getterà le basi per il periodo d'oro che sarebbe stato poi rappresentato dal Grande Torino: quell'anno il Toro conclude al terzo posto, dietro al Bologna che tremare il mondo fa e della Roma, ma soprattutto proprio nell'anno di esordio della manifestazione arriva la prima Coppa Italia. Il successo finale arriva contro i grigi dell'Alessandria, battuti a Genova per 5-1. Nella stagione 1936/37, cambiato il nome in Associazione Calcio per imposizione del regime fascista (che non tollerava la presenza di parole straniere), il Toro termina il campionato terzo, nel 1938/39 secondo.

Il Grande Torino

Grande Torino scan.jpg Il momento più fulgido è però quello rappresentato dal Grande Torino, una squadra imbattibile, capace di vincere 5 titoli consecutivi (se non si considera l'interruzione del Campionato Alta Italia del 1943-44 vinto dai VV.F. Spezia) tra il 1942 e il 1949, e una Coppa Italia nel 1943 (e, grazie a questo successo, il Toro fu la prima squadra a centrare l'ambitissima accoppiata scudetto-Coppa Italia nella stessa stagione). Asse portante della Nazionale di quegli anni, il Grande Torino riuscì a portare anche 10 giocatori contemporaneamente in campo in azzurro. Capitano e leader indiscusso di quella formazione era Valentino Mazzola, padre di Ferruccio e Sandro che poi percorreranno le orme paterne diventando anch'essi calciatori.La formazione tipo, che tutti gli sportivi italiani conoscevano a memoria, era: Bacigalupo; Ballarin, Maroso; Grezar, Rigamonti, Castigliano; Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Il ciclo di vittorie viene bruscamente interrotto il 4 maggio del 1949, quando l'aereo che trasportava l'intera squadra, di ritorno da una amichevole giocata a Lisbona, a causa di una fitta nebbia e di un guasto all'altimetro, andò ad infrangersi contro il muraglione posteriore della Basilica di Superga. In quel terribile incidente aereo, rimasto nel cuore dei torinesi come la "Tragedia di Superga, oltre all'intera squadra, titolari e riserve, perirono due dirigenti, i tecnici e tre giornalisti al seguito, Luigi Cavallero, Renato Tosatti e Renato Casalbore.

Il Grande Torino.
NOMEDATA E LUOGO DI NASCITARUOLOPRESENZE IN NAZIONALE
Valentino MazzolaCassano d'Adda 26 gennaio 1918Mezz'ala10
Ezio Loik Fiume 26 agosto 1918Mezz'ala7
Valerio Bacigalupo Vado Ligure 12 marzo 1924Portiere5
Aldo Ballarin Chioggia 10 gennaio 1922Terzino 9
Dino Ballarin Chioggia 23 settembre 1924Portiere0
Emilio Bongiorni Boulogne-Billancourt 21 marzo 1921Centravanti0
Eusebio Castigliano Vercelli 9 febbraio 1921Mediano7
Rubens Fadini Jolanda di Savoia 1 giugno 1927Mediano0
Guglielmo GabettoTorino 24 febbraio 1926Centravanti6
Ruggero GravaClaut 24 aprile 1922Ala0
Giuseppe GrezarTrieste 25 novembre 1918Mediano7
Virgilio MarosoCrosara di Marostica 26 giugno 1925Terzino7
Danilo MartelliCastellucchio 27 maggio 1923Attaccante0
Romeo MentiVicenza 5 settembre 1919Ala7
Pietro OpertoTorino 20 dicembre 1926Terzino0
Franco OssolaVarese 23 agosto 1921Ala0
Mario RigamontiBrescia 17 dicembre 1922Stopper3
Giulio SchubertBudapest 12 dicembre 1922Mezz'ala0

Gli anni 70

Seguiranno anni difficili (con la prima retrocessione in serie B, avvenuta nel 1959), e per la ricostruzione di un squadra vincente si dovrà attendere fino agli anni '70, quando sotto la presidenza di Orfeo Pianelli, i granata riusciranno a vincere due Coppe Italia e un titolo tricolore.
Lo scudetto viene conquistato nella stagione 1975/76, al termine di una rimonta entusiasmante ai danni della Juventus di Carlo Parola, la quale in primavera era giunta ad avere cinque punti di vantaggio sui granata. Ma tre sconfitte consecutive dei bianconeri, la seconda delle quali proprio nel derby di ritorno, consentono al Toro il clamoroso sorpasso. All'ultima giornata si arriva col Torino in vantaggio di un punto e, fino ad allora, sempre vittorioso in casa. Ospite al Comunale il Cesena di Marchioro: i granata non vanno oltre il pareggio, ma la Juve cade a Perugia. Il titolo tricolore viene vinto con due punti di vantaggio sui cugini: 27 anni dopo Superga.
La sfida si ripete l'anno seguente in un campionato appassionante e combattuto che vede il Toro terminare secondo a 50 punti contro i 51 della Juventus (record per il campionato a sedici squadre).
Nel 1978 il Torino arriva di nuovo secondo (a pari merito col Vicenza di Paolo Rossi), ancora dietro alla Juventus ma più staccato; negli anni successivi la squadra declina e non riesce più a ripetere questi risultati, con l'eccezione del secondo posto del campionato 1984-85, dietro al Verona di Bagnoli.

Caduta e rinascita

Al termine del campionato 1988-89 il Torino torna in serie B per la seconda volta nella sua storia. La serie cadetta sembra rigenerare la squadra, che dopo una pronta risalita (1989-90), vive un'entusiasmante stagione sotto la guida dell'allenatore Emiliano Mondonico e si qualifica per la Coppa Uefa proprio davanti ai cugini della Juventus, che a sorpresa resta fuori dalle Coppe europee per la prima volta dopo ventotto anni. La cavalcata europea della stagione 1991-92 è quasi inarrestabile: i granata arrivano alla finale, con l'Ajax, ma il doppio confronto è stregato: dopo il 2-2 di Torino, ad Amsterdam finisce 0-0, con tre legni colpiti dal Toro e un rigore reclamato dai granata ma non concesso dall'arbitro, decisione che fa infuriare l'allenatore Mondonico che si sfoga alzando la sedia al cielo d'Olanda.

Ma il riscatto è per l'anno successivo, con la conquista della quinta coppa Italia (1993) ai danni della Roma, in un'altra finale incandescente, con tre discussi calci di rigore assegnati ai giallorossi, nella partita di ritorno all'Olimpico.

La crisi

Ma la conquista della coppa Italia aveva basi fragili: vengono a galla numerosi falsi in bilancio commessi dalla società (tra cui la vendita in nero del giocatore Lentini al Milan) che la portano a un passo dalla bancarotta: si succedono impianti societari disastrosi, che in poco tempo riescono a disfare il da sempre prolifico settore giovanile, e a chiudere e abbattere lo storico Stadio Filadelfia, vero e proprio tempio granata, di cui oggi si conservano resti e, ambiziosi, quanto inaffidabili, progetti.

La società, evitato per un soffio il fallimento, cambia presidenti e allenatori ma i risultati continuano a peggiorare: nel 1995 un derby perso 5-0 costa il posto all'allenatore Sonetti e al termine della stagione la squadra retrocede in serie B per la terza volta. Il ritorno in serie A dopo uno spareggio perso contro il Perugia nel 1998(1-2 a Reggio Emilia, con gli umbri promossi in serie A)avviene nel 1999, ma dura una solta stagione: in pochi anni arrivano altre due retrocessioni, l'ultima al termine del campionato 2002-2003.
Nei tempi del calcio moderno il Toro perde la sua identità: speculatori e affaristi si danno il cambio ai vertici della società, che non trova più posto né fra le grandi ricche del calcio, né fra le piccole emergenti.

In questo periodo buio, l'identità del Torino Calcio viene mantenuta in vita dai suoi tifosi: unica nella storia del tifo è la marcia popolare (50.000 persone secondo gli organizzatori) che il 4 maggio del 2003, all'indomani di un'ennesima retrocessione in serie B, affolla le strade della città, partendo dai resti del Filadelfia, passano davanti la lapide commemorativa di Luigi Meroni, piazza San Carlo, giungendo finalmente alla lapide dei grandi di Superga. È questo il segno di un'incredibile e ostinata passione, anni prima definita "tremendismo" dal noto scrittore e poeta Giovanni Arpino.

L'ultima soddisfazione in serie A, per i tifosi del Toro, risale a un incredibile derby di andata con i cugini bianconeri disputato nella stagione 2001/02, dove il Toro alla fine del primo tempo è sotto di tre gol, ma guidato del capitano Antonino Asta e trascinato da uno strepitoso Marco Ferrante riesce a recuperare e pareggiare.

Il 26 giugno 2005 in uno stadio stracolmo il Torino festeggia il ritorno in Serie A contro il Perugia al termine dei playoff. Ma la gioia dura poco: imposte mai pagate per 38 milioni di euro fanno sì che venga negata al Toro l'iscrizione al Campionato di Serie A, costringendo i granata ad attendere gli esiti dei ricorsi presso la giustizia sportiva e amministrativa.

Tali ricorsi risulteranno negativi, dopo ben 5 gradi di giudizio e altrettante bocciature nell'arco di 40 lunghissimi ed estenuanti giorni, a fronte di una mancata presentazione - da parte dell'azionista di maggioranza - di una fidejussione da 38 milioni di Euro necessaria a garantire la copertura delle precedenti ed accumulate insolvenze per debiti pendenti con l'erario, il 9 agosto 2005 l'"AC Torino 1906" viene dichiarato in via definitiva non idoneo all'iscrizione del Campionato suddetto, cosicché dopo ben 99 anni di storia memorabile viene sancito l'inevitabile fallimento della società granata, con la susseguente cancellazione dal panorama calcistico.

Da Torino Calcio a Torino Football Club

In seguito a questa situazione deficitaria, mai così drasticamente provata in passato dal Torino Calcio, una nuova cordata d'imprenditori facenti capo all'avv. Pierluigi Marengo ( tra i piu' conosciuti Manlio Collino, Gianni Bellino, Alex Carrera ), ma con limitate risorse finanziarie, si fa carico di far rinascere una nuova entità professionistica e, attraverso la creazione della Società Civile Campo Torino (la denominazione è presa dall'antico nome dello Stadio Filadelfia), il 19 luglio presenta la domanda per l'ammissione al Lodo Petrucci, che garantisce il trasferimento alla nuova società del titolo e dei meriti sportivi, in modo da evitare di dover ripartire dalla serie C, ed avvia le pratiche per l'iscrizione al Campionato di Serie B.

Una prima proposta economica viene però ritenuta insufficiente dalla FIGC: alla cordata si aggiunge quindi anche la sponsorizzazione della municipalizzata SMAT (società che gestisce l'acquedotto torinese), completando così l'iter burocratico.

Il 16 agosto 2005 finalmente, la FIGC affida ufficialmente alla SCC Torino il titolo sportivo del Torino Calcio: la nuova dirigenza, ripartendo completamente da zero, acquisisce quindi l'onere e l'onore di rifondare tutto l'organigramma societario, nonché l'organico dei giocatori e dei relativi dipendenti del Club. Il 19 agosto, nel bar Norman (noto un tempo come birreria Voigt, lo stesso luogo delle origini), durante la conferenza stampa che avrebbe dovuto vedere la presentazione del nuovo organigramma societario, viene invece annunciato che la proprietà verrà ceduta all'editore-pubblicitario alessandrino Urbano Cairo, che il giorno prima aveva lanciato una proposta di acquisto.

Quando tutto sembra concluso per il passaggio ad un imprenditore facoltoso, il 22 agosto Luca Giovannone, un imprenditore laziale di Ceccano (FR) che con 180.000 Euro aveva contribuito a finanziare il Lodo, facendosi forte di una scrittura privata (avuta dal presidente dei cosiddetti Lodisti) che gli garantisce il 51% delle azioni del nuovo Toro, si rifiuta di vendere. In un continuo tira-molla interviene anche il sindaco Sergio Chiamparino: il 24 agosto Giovannone si dichiara disposto a passare la mano, poi cambia di nuovo idea (facendo infuriare i tifosi, che già avevano acclamato Cairo nuovo presidente), fugge dalla città e diviene irreperibile. Rintracciato in un albergo a Moncalieri, poi assediato dai tifosi, rifiuta il tentativo di mediazione offerto dal Sindaco e dal Prefetto e, scortato dalla polizia, lascia la città. Il 26 agosto l'assemblea dei soci della SCC Torino delibera l'aumento di capitale a 10 milioni di Euro, e crea ufficialmente il Torino Football Club SrL. con capitale da versare interamente entro il 31 agosto; quasi alla mezzanotte, dopo una lunga e estenuante trattativa, Giovannone cede: Cairo diventa così il secondo presidente della storia del nuovo Toro (dopo l'avvocato Marengo).

La squadra viene rinforzata con gli ultimi innesti e fa il suo esordio solo 7 giorni dopo contro l'Albinoleffe. In un crescendo di entusiasmo i granata terminano la stagione 2005/06 al terzo posto, conquistando i play-off, vinti contro Cesena (1-1, 1-0) e Mantova (2-4, 3-1). Successivamente il 12 luglio 2006 Cairo acquista all'asta fallimentare per 1 milione e 411 mila euro il marchio del "vecchio" Torino, con le coppe e i cimeli del Grande Torino, accogliendo le richieste che tifosi e le personalità cittadine avevano lanciato, consentendo così di festeggiare pienamente il Centenario non solo nella continuità sportiva, ma anche in quella societaria.

La rosa 2006/07


 

Lo Stadio


Dal 1990 al 2005 la squadra ha giocato nello stadio Delle Alpi (69.041 posti), costruito per il Campionato Mondiale di Calcio disputatosi quell'anno in Italia. Questo stadio non è stato mai amato dai tifosi granata; in precedenza, per circa 30 anni, la squadra ha giocato nello stadio Comunale e prima ancora nello stadio Filadelfia, casa del grande Torino. A partire dal 2006, in seguito alla ristrutturazione operata per renderlo adatto ad ospitare le cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi invernali, che in quell'anno si sono svolte in città e nelle valli vicine, è tornato a giocare nello Stadio Comunale, ribattezzato Stadio Olimpico Grande Torino, che ha una capienza di 27.168 posti tutti al coperto e a sedere, ridotta rispetto a quella originaria (conteneva circa 65.000 spettatori in piedi), in rispetto delle più moderne norme di sicurezza.

Campioni illustri


Raramente una squadra italiana ha fondato la propria forza sulla bontà del proprio vivaio. A partire da Valentino Mazzola i più grandi campioni del Torino sono i seguenti:

Albori

Grande Torino

Fino agli anni'60

  • Enzo Bearzot Mitico capitano anni '50; C.T. Nazionale Italia Campione del Mondo 1982
  • Vincenzo Rigamonti (portiere anni '50)
  • Giorgio Ferrini (dal vivaio - Con le 548 presenze è il giocatore con più presenze dell’ intera storia granata)
  • Luigi Meroni (il più talentuoso giocatore italiano degli anni '60; morì in seguito ad un incidente stradale che coinvolse Attilio Romero che sarà presidente del Torino Calcio)
  • Lido Vieri (Portiere dal 1958 al 1969)
  • Joe Baker Nazionale Inglese
  • Denis Law Nazionale scozzese, Pallone d'Oro 1964
  • Natalino Fossati (dal vivaio, 410 presenze)
  • Fabrizio Poletti (dal vivaio)
  • Roberto Rosato (dal vivaio)
  • Angelo Cereser (dal vivaio) stopper, 2 gol su rigore nel derby dell'aprile 1969 per il 3-3 finale; 2 coppe Italia

Anni '70-'80

Dagli anni '90 al presente

Fra i tifosi, un posto particolare è riservato ai rocciosi difensori Pasquale Bruno (detto "o'animale") ed Enrico Annoni (detto "Tarzan") che, il primo per il carattere focoso e spontaneo, il secondo per il grande temperamento, sono stati per diversi anni gli incontrastati beniamini della curva maratona. Anche se pochi se ne ricordano Enzo Bearzot concluse la carriera da calciatore proprio al Torino (1954/1964) per iniziare, sempre al Torino, la sua carriera da allenatore.

Lista degli allenatori


Curiosità


Il Torino è stata una delle prime società italiane a dotarsi di un vero e proprio settore giovanile, organizzato già a partire dagli anni Trenta. Il settore venne inizialmente soprannominato Balon-Boys, in onore di Adolfo Baloncieri, giocatore-simbolo che proprio in quegli anni concluse la carriera. Curiosamente "balon" (prn. balùn), in piemontese significa "pallone".
Nelle giovanili granata sono cresciuti numerosi giocatori, tra cui anche l'attore e giornalista Raf Vallone, che preferì la carriera artistica all'arte pedatoria quando ormai calcava i campi da gioco nelle fila della prima squadra.

Il Torino ha ritirato la maglia numero 12, come da qualche tempo si fa per i calciatori più illustri, assegnandola in via definitiva alla "Curva Maratona", quella del tifo più caldo e spettacolare, attribuendo così simbolicamente ai suoi tifosi il ruolo di 12° uomo in campo.

Vincendo l'11 giugno 2006 il play off con il Mantova, il Toro ha conquistato due record difficilmente battibili: essere riuscito a ritornare nella categoria superiore immediatamente dopo un fallimento e conseguente ricostruzione secondo il Lodo Petrucci, e aver vinto due volte consecutive il play off per l'ammissione alla Serie A.

Bacheca


Campionato Italiano (7 +1)

  • 1927/28, 1942/43, 1945/46; 1946/47; 1947/48; 1948/49; 1975/76

Il campionato 1926/27 fu revocato al Torino ma non assegnato a nessuna squadra.

Coppa Italia (5)

  • 1936, 1942, 1968, 1971, 1993

Mitropa Cup (1)

  • 1991

Coppa dell'Amicizia Italo-Francese (1)

  • 1960

Campionato Italiano di Serie B (3)

  • 1959/60, 1989/90, 2000/01

Titoli Giovanili


Campionato Primavera (8)

  • 1966/67 - 1967/68 - 1969/70 - 1976/77 - 1984/85 - 1987/88 - 1990/91 - 1991/92

Coppa Italia Primavera (7)

  • 1982/83, 1983/84, 1985/86, 1987/88, 1988/89, 1989/90, 1998/99

Torneo di Viareggio (6)

  • 1984, 1985, 1987, 1989, 1995, 1998

Collegamenti esterni


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