I Beatles sono stati il gruppo musicale più famoso del XX secolo. Originari di Liverpool (Regno Unito) hanno segnato un'epoca non solo nella musica ma anche nel costume, nella moda e nell'arte moderna. Sono considerati uno dei maggiori fenomeni di influsso sulla musica contemporanea, tale da condizionare in maniera determinante la cultura pop del XX secolo.
A distanza di diversi decenni dal loro scioglimento ufficiale - e dopo la morte di due dei suoi quattro componenti - i Beatles contano ancora su un vasto seguito. I loro dischi vengono regolarmente commercializzati in versione digitale e arricchiti dal recupero di materiale inedito. Numerosi sono i fan club a loro dedicati esistenti in ogni parte del mondo e l'aura - per molti versi non sempre codificabile secondo canoni comuni - che circonda tanto lo sviluppo del loro sorprendente successo come parte dei moderni media quanto lo straordinario esito artistico - in senso innovativo - della loro attività di musicisti rock, sono tuttora oggetto di studio da parte di persone appassionate o estranee al mondo della musica.
Quelli che seguono sono personaggi che hanno caratterizzato il gruppo sia prima della sua esplosione che durante la sua attività. Hanno preso parte a vario titolo alle vicende dei Beatles e sono, comunque, meritevoli di citazione.
Due persone in particolare, tra le molte che circondavano il quartetto, ebbero un peso determinante:
A questa varietà di stimoli si aggiunsero via via il rapporto con Bob Dylan, il confronto a distanza con i Beach Boys, i loro veri rivali musicali, la fascinazione per l'India e per le avanguardie musicali. Tutti fattori che contribuirono, direttamente o indirettamente, alla nascita di uno stile Beatles che trascendeva i limiti dei generi. Le innovazioni nel campo della melodia hanno di fatto creato la moderna musica pop, permettendo al rock di fiorire come ambito musicale a sé e di diventare anche forma d'arte.
Le canzoni dei Beatles - spesso accostate a quelle di altri grandi autori di motivi di forte impatto popolare come Cole Porter, Irving Berlin e George Gershwin - sono considerate fra le migliori composizioni del XX secolo e tali da costituire un patrimonio unico in grado di elevare il rock allo stesso piano di generi musicali ritenuti, prima del loro avvento, più nobili.
Fondamentale fu anche l'apporto nel campo delle innovazioni tecnologiche per la registrazione e la manipolazione del suono, nonché la cura nell'ottenerne la migliore qualità. Durante gli anni trascorsi dal gruppo negli studi di Abbey Road, proprio per rendere possibili le loro idee musicali, furono elaborate soluzioni sonore, dispositivi e tecniche ancora in uso dopo decenni, nonostante il progresso abbia nel frattempo portato, dai "preistorici" registratori a nastro a quattro piste, dai semplici oscillatori audio e dai microfoni Neumann a valvole, all'uso dei computer e delle tecnologie digitali.
A parere di molti critici la qualità del suono registrato nelle tracce di Sgt. Pepper non ha nulla da invidiare alle registrazioni che si ottengono attualmente grazie ai supporti digitali, una qualità apprezzabile sia con il semplice ascolto sia con una analisi spettrale della dinamica sonora.
Furono immediatamente un fenomeno commerciale di vastissima eco, con dirette influenze sul costume: gli stivaletti in pelle neri e gli abiti scuri abbottonati in alto, le zazzere a caschetto, inventate quasi per caso al tempo dei loro concerti di esordio, nelle balere dell'angiporto di Amburgo all'inizio degli anni '60. Ai Beatles ed alla Beatlemania è associato lo splendore della ritrovata Swingin' London uscita dal buio del dopoguerra, con le minigonne a quadretti in bianco e nero inventate da Mary Quant, indossate da Twiggy ed esposte nei mercatini di Carnaby Street.
Ma successivamente l'immagine dei Beatles fu contigua a manifestazioni culturali internazionali come la psichedelia, il Flower Power e la cultura Hippy; le loro copertine diventano esse stesse oggetti d'arte, proprio mentre fiorisce la Pop Art di Andy Warhol. I Beatles incarnano la gioventù occidentale nella propria presa di coscienza, intesa in ogni senso: estetica (i capelli lunghi, gli abiti), artistica (le influenze musicali, che ormai si aprono anche verso la musica indiana e l'avanguardia), politica (il pacifismo e l'opposizione alla guerra del Vietnam).
Se si tiene conto delle circa duecentocinquanta versioni che sono state incise della loro canzone Yesterday, avanzare paragoni o suggerire accostamenti - come quello già citato fra i Beatles e Gershwin - può sembrare in fin dei conti paradossale; ma quanto testimoniato dallo scrittore e pittore Carlo Levi può aiutare a capire meglio e a decifrare in maniera più approfondita il fenomeno Beatles.
Ma gli inizi furono, come accadeva all'epoca a quasi tutti i gruppi rock, fatti di dura gavetta: lunghe sessioni di prova negli studi di registrazione, concerti in piccoli locali (storico è diventato il nome del Cavern Club di Liverpool che ospitò le loro prime performances), faticose trasferte in piccoli teatrini di periferia; e talvolta frustranti (e forse sottopagati) tour all'estero, come nel caso della lunga permanenza ad Amburgo negli anni immediatamente precedenti la notorietà.
Il disco avrà un successo di vendite discreto ma non eccezionale, restando in classifica nel Regno Unito per una settimana, ponendosi al diciassettesimo posto; a Liverpool, ovviamente rimarrà a lungo al primo posto. Una delle tante leggende che circondano la storia del gruppo, vuole che proprio nella loro città natale il loro manager Brian Epstein, che gestiva un negozio di dischi, ne avesse comprato diecimila copie per sostenere il lancio del gruppo.
Il secondo singolo, Please Please Me, scala immediatamente la prima posizione: è l'inizio del loro successo ininterrotto. Seguono una serie di album a cadenza praticamente semestrale: Please Please Me, With the Beatles, A Hard Day's Night. Quest'ultimo, realizzato come colonna sonora dell'omonimo film, rappresenta un passo importante, perché fu il primo a contenere solo brani originali (senza le cover presenti nei precedenti lavori).
Le scene di delirio collettivo che si erano verificate oltre Atlantico in occasione del tour che li lanciava sul mercato americano (con lo storico concerto allo Shea Stadium di New York), si sarebbero ripetute di lì a poco in Italia.
Attesi spasmodicamente, nel giugno del 1965, i Beatles effettuarono un mini-tour italiano e in ciascuno dei concerti - uno al pomeriggio ed uno alla sera - suonarono per poco più di mezz'ora; ma i fan che accorsero ad ascoltarli al Velodromo Vigorelli di Milano, al Palasport di Genova e al Teatro Adriano di Roma rimasero tutt'altro che delusi. Sarà l'unica volta che suoneranno in Italia.
Torneranno in America per consolidare la loro fama e recuperare sul mercato americano, anche grazie all'apparizione televisiva del 5 giugno 1966 all'Ed Sullivan Show.
Anni più tardi, nel 1969, Lennon rinuncerà alle onorificenze restituendo la medaglia alla regina: fu un gesto clamoroso con cui intese protestare per il ruolo del Regno Unito nel Biafra e contro l'appoggio agli Stati Uniti in Vietnam... ma anche per il fatto che il suo disco "Cold Turkey" non fosse rimasto abbastanza tempo in classifica.
Ma è anche parte integrante di una evoluzione, proseguita con Help! (altro album abbinato ad un fortunato film) e Rubber Soul, verso una scrittura musicale più ricercata, temi diversi dal ragazzo-ama-ragazza, e riflessioni sul proprio ruolo di star.
Comincia anche l'uso di stupeafacenti come l'LSD, che ispirano direttamente il testo e le suggestioni psichedeliche di molti brani. È il preludio alla fase della maturità artistica. Revolver parla di amore, di droga, ma anche di tasse e soprattutto di morte. I suoni si arricchiscono di strumenti indiani, di voci e chitarre registrati al contrario e di molte altre innovazioni.
Cominciano i cosiddetti studio years: non potendo riprodurre i complessi arrangiamenti nei tumultuosi concerti, i Beatles interrompono l'attività dal vivo e si dedicano esclusivamente all'attività in studio di registrazione.
L'approvazione critica è ai massimi livelli, per non parlare della fama (il 4 marzo del 1966 John Lennon dichiarò che i Beatles erano più famosi di Gesù Cristo, affermazione che provocò una campagna di boicottaggio dei loro dischi da parte dei fondamentalisti cristiani e del Ku Klux Klan).
Un altro guaio diplomatico lo ebbero durante il tour nelle Filippine, quando rifiutarono l'invito al Palazzo Reale rivolto loro da Imelda Marcos, moglie dell'allora presidente Ferdinand Marcos. La reazione delle autorità fu durissima e i quattro scarafaggi furono costretti a rimanere chiusi in albergo e a trasportarsi i bagagli in aeroporto da soli.
Famosi ma non infallibili: così i Beatles si scopersero in quella estate: tra le altre cose, il loro terzo film (destinato alla televisione) Magical Mystery Tour, di cui firmano - e sarà l'unica volta - la regia, si rivelerà un fiasco.
Il 30 gennaio 1969 tennero quindi l'ultima apparizione pubblica esibendosi nel loro estemporaneo (quanto non si sa) concerto d'addio, destinato a restare - e a farli restare - nella storia della musica pop. Il palcoscenico, l
Il pubblico costituito, oltre che dagli operatori addetti alle riprese cinematografiche del concerto, da una manciata di curiosi, per lo più impiegati dello stesso stabile accorsi fra i comignoli senza forse immaginare che sarebbero stati testimoni di un evento. Per strada, per contro, decine di bobbies faticavano a tenere a bada ancora una volta (l'ultima) nugoli di fans che avevano appreso in qualche modo la notizia della performance.
Ma subito dopo l'interesse dei quattro per Get Back cala e si dedicano a diversi progetti solisti.
Dopo l'uscita di Abbey Road, Harrison e Lennon (all'insaputa di McCartney) chiamano l'affermato produttore Phil Spector per affidargli i nastri di Get Back: Spector rielabora radicalmente molte canzoni, ma ha il merito di rendere vendibile del materiale spesso troppo grezzo.
Il prodotto è l'album Let It Be, che uscirà un mese dopo l'intervista con cui McCartney annuncia l'abbandono del gruppo. È l'atto finale.
Seguiranno diverse cause legali, ma anche quattro carriere soliste certo non paragonabili tra loro (e spesso neppure a quella del complesso unito), ed una eredità pesantissima.
La leggenda più nota, forse la prima leggenda metropolitana del rock, fu quella della morte di Paul McCartney: nel 1969 fu fatta circolare la voce per cui il bassista era deceduto nel 1966 per un incidente stradale, ed era stato sostituito da un sosia. La leggenda fu poi smentita, ma in qualche modo sopravvive nella credenza di molti (mai confermata) per cui gli stessi Beatles l'avrebbero alimentata di proposito; se ad esempio si ascoltano al contrario i secondi finali della canzone "I'm So Tired" si può sentire John Lennon pronunciare le parole "Paul is dead, miss him... miss him" ("Paul è morto, mi manca... mi manca").
Ma il contributo degli altri due fu comunque determinante: Harrison compose una serie di canzoni di ottima qualità e introdusse le sonorità indiane poi divenute celebri. Ringo Starr, autore in proprio soltanto di due brani, mise di suo una voce particolare e apprezzata, un umorismo innato ed una simpatia che funse da collante anche in diversi momenti di crisi.
Non paghe di setacciare ed inventare le biografie dei quattro, la stampa e la mitologia hanno creato la figura del "quinto Beatle" come personaggio a cui accreditare una parte di rilievo nel percorso artistico e personale del gruppo: un appellativo di volta in volta attribuito a diverse figure che ruotano intorno alla storia del gruppo, ciascuno con la propria importanza.
Sono stati definiti a turno "quinto Beatle" Stuart Sutcliffe, per la sua forte personalità e perché da lui dipese l'idea del look poi caratteristico; Pete Best, licenziato ad un passo dalla fama; il manager Brian Epstein; il produttore George Martin, forse con più ragione che negli altri casi dato il fondamentale apporto musicale; Yoko Ono, che negli ultimi anni divenne presenza fissa nella vita di John Lennon e, loro malgrado, degli altri tre; Billy Preston, talentuoso tastierista che si aggiunse al complesso per le registrazioni di Let it Be (uno dei pochissimi musicisti esterni, orchestrali esclusi, a suonare nei dischi dei Beatles).
Data la rarità di apparecchi stereofonici, i Beatles e il loro produttore George Martin si applicarono tardi a produrre master stereofonici dei brani. Così, i primi quattro album furono pubblicati in mono, e anche i CD da essi ricavati sono monofonici.
Molti singoli contengono brani di grande importanza e fama non usciti su album. La EMI ha provveduto a rendere reperibili tutti i singoli su CD con due compilation.
Al catalogo ufficiale si aggiungono alcune compilation che si distinguono dalle altre (mere ricompilazioni di brani già editi) per alcune caratteristiche particolari. Vanno ricordati i due doppi album di raccolte: 1962-1966 (noto come The Red Album) e 1967-1970 (noto come The Blue Album) a cui vanno aggiunti i due album Past Master Volume 1 e Past Master Volume 2. In questo modo, con gli album "inglesi" si hanno a disposizione tutte le canzoni dei "fab four" non pubblicate su questi.
Tutti i dischi fino a Magical Mystery Tour uscirono su etichetta EMI/Parlophone. Dal White Album in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, ma in realtà si trattava comunque di edizioni EMI.
Tutti i singoli fino a Lady Madonna uscirono su etichetta EMI/Parlophone. Da Hey Jude in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, ma in realtà si trattava comunque di edizioni EMI.
Fin dagli esordi la personalità dei quattro, e l'immagine mediatica che li aveva resi famosi, ispirarono la possibilità di sfruttare anche cinematograficamente la notorietà del complesso.
Nacquero così due pellicole, A Hard Day's Night (1964) e Help! (1965), entrambe firmate da Richard Lester. Il noto regista fu capace di ricavare da un fenomeno all'epoca ancora potenzialmente effimero come la Beatlemania due opere molto apprezzate dalla critica, ancora oggi considerate fondamentali per la storia del cinema musicale.
La successiva incursione del gruppo nella celluloide fu con un anarchico e scombussolato film per la televisione, Magical Mystery Tour, diretto dai quattro Beatles e andato in onda il giorno di Santo Stefano del 1967. Gli ascolti e le critiche furono molto deludenti, anche se il film è stato in parte rivalutato per l'interesse storico e documentario. Il progetto, nato dopo il suicidio di Brian Epstein, soffre di una mancanza di direzione: alcune voci critiche ritengono che sia stato un progetto essenzialmente di Paul, che non aveva idea della complessità di un simile lavoro.
Forse per questo fiasco, ma più probabilmente perché il progetto non interessava loro ma erano costretti a fare un altro lungometraggio, i quattro si dedicarono poco a Yellow Submarine, per cui si limitarono a fornire solo 4 nuovi brani (alcuni dei quali erano scarti delle sessioni per i dischi precedenti). Ciononostante il film, uscito nel 1968, ebbe un grande successo e segnò una tappa importante per il cinema d'animazione.
L'ultimo film dei Beatles corrisponde a quello che fu il loro ultimo concerto, e cioè fu il documentario che porta il titolo di Let it Be, che ebbe una irregolare distribuzione nell'aprile 1970, dopo cioè lo scioglimento informale del gruppo, pur essendo stato girato un anno e mezzo prima, durante la lavorazione del progetto Get Back.
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