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I Beatles sono stati il gruppo musicale più famoso del XX secolo. Originari di Liverpool (Regno Unito) hanno segnato un'epoca non solo nella musica ma anche nel costume, nella moda e nell'arte moderna. Sono considerati uno dei maggiori fenomeni di influsso sulla musica contemporanea, tale da condizionare in maniera determinante la cultura pop del XX secolo.

A distanza di diversi decenni dal loro scioglimento ufficiale - e dopo la morte di due dei suoi quattro componenti - i Beatles contano ancora su un vasto seguito. I loro dischi vengono regolarmente commercializzati in versione digitale e arricchiti dal recupero di materiale inedito. Numerosi sono i fan club a loro dedicati esistenti in ogni parte del mondo e l'aura - per molti versi non sempre codificabile secondo canoni comuni - che circonda tanto lo sviluppo del loro sorprendente successo come parte dei moderni media quanto lo straordinario esito artistico - in senso innovativo - della loro attività di musicisti rock, sono tuttora oggetto di studio da parte di persone appassionate o estranee al mondo della musica.

Membri e collaboratori


I componenti del gruppo erano:

  • Paul McCartney (James Paul McCartney, Liverpool, UK, 18 giugno 1942). Basso, voce solista, chitarra, pianoforte; condivide insieme a John Lennon la paternità della stragrande maggioranza dei brani dei Beatles; dopo i Beatles fondò il complesso dei Wings, sciolto nel 1980. È tuttora in piena attività. Particolare curioso: sua è la batteria in Back in the USSR, Dear Prudence e The Ballad of John and Yoko, brani registrati in assenza di Ringo Starr.

  • George Harrison (Liverpool, UK, 25 febbraio 1943 - Los Angeles, USA, 29 novembre 2001). Chitarra solista, sitar, talvolta voce solista e autore dei brani. Suoi sono brani spesso innovativi e diversi dalla linea melodica del gruppo, come Don't Bother Me o Within You Without You. Per i Beatles ha scritto, tra l'altro, anche While My Guitar Gently Weeps e Something. È morto alla fine del 2001 durante un soggiorno in California a causa di un carcinoma maligno. (Harrison ha sempre sostenuto di essere nato il 24 febbraio del 1943, sostenendo che il suo certificato di nascita fosse sbagliato, ma non gli è mai importato molto di correggere tale errore della sua biografia, per cui la data del 25 febbraio è valida).

  • Ringo Starr (Richard Starkey jr., Liverpool, UK, 7 luglio 1940). Batteria, percussioni e talvolta voce solista. La sua composizione più famosa per i Beatles è Octopus's Garden, ma è anche la voce solista di Act Naturally, Yellow Submarine e With a Little Help From My Friends. Rivelatosi particolarmente portato alla recitazione, fu il protagonista del film Help!, e mentre faceva ancora parte del gruppo recitò nel film The Magic Christian insieme a Peter Sellers.

Quelli che seguono sono personaggi che hanno caratterizzato il gruppo sia prima della sua esplosione che durante la sua attività. Hanno preso parte a vario titolo alle vicende dei Beatles e sono, comunque, meritevoli di citazione.

  • Stuart “Stu” Sutcliffe (Stuart Fergusson Victor Sutcliffe, Edimburgo, UK, 23 giugno 1940 - Amburgo, Germania, 10 aprile 1962). Considerato a lungo il “Quinto Beatle”, “Stu” Sutcliffe - figlio di un marinaio scozzese che si stabilì a Liverpool dopo la guerra - conobbe il coetaneo John Lennon alla scuola d'arte di quella città. Bassista della band, quando i Beatles nel 1961 tornarono in Inghilterra rimase ad Amburgo per continuare i suoi studi artistici e soprattutto per amore di Astrid Kirchherr, la fotografa e stilista tedesca che inventò le pettinature del gruppo e con la quale si era fidanzato. Un aneurisma cerebrale uccise il giovane Stu nel 1962, che morì tra le braccia della sua fidanzata.

  • Pete Best (Peter Randolph Best, Madras, India, 24 novembre 1941). Batterista, era uno dei migliori strumentisti (nonché uno dei più famosi musicisti) di Liverpool. Molto del successo iniziale dei Beatles prima delle prime incisioni discografiche fu dovuto proprio alla sua notorietà. Per motivi mai del tutto chiariti, fu “licenziato” da John Lennon e Paul McCartney qualche settimana prima della messa sotto contratto da parte della Parlophone (agosto 1962). Il suo posto fu preso da Ringo Starr. Successivamente, pur non rimanendo mai del tutto fuori dalla scena musicale, si impiegò in un ufficio pubblico a Liverpool, dove rimase fino alla pensione. Recentemente, dopo la pubblicazione, da parte dei Beatles superstiti, di alcuni brani inediti che lo vedevano alla batteria, pare che Pete Best sia stato gratificato di un assegno dell'ordine del milione di sterline, risarcimento postumo per il licenziamento imprevisto di più di trent'anni prima.

  • Andy White. Batterista professionista, session-man della EMI. Negli anni '60 era consuetudine registrare in studio usando strumentisti professionisti da sala, e i Beatles non sfuggirono alla prassi: siccome George Martin non si fidava appieno di Ringo Starr, chiamò Andy White a incidere la batteria in Love Me Do e in P.S. I Love You, mentre Ringo suonava il tamburello. Successivamente Ringo re-incise la batteria per quei brani. La batteria nella versione conosciuta di Love Me Do, comunque, è quella incisa da Andy White.

  • Jimmy Nicol (Liverpool, UK, 3 agosto 1939). Batterista. Abbastanza noto sulla scena di Liverpool, fu scelto da Brian Epstein - di comune accordo con i Beatles ma con qualche riluttanza soprattutto da parte di George Harrison - per sostituire Ringo Starr durante il tour del 1964. Nicol si esibì nei concerti di Copenhagen (Danimarca), Hong Kong, e in quattro concerti australiani, tre a Sydney e uno a Melbourne.

  • Billy Preston (William Preston, Houston, Texas, USA, 9 settembre 1946, Scottsdale, Arizona, 5 giugno 2006). Tastierista jazz-blues, ha collaborato con i Beatles nell'ultimo periodo di attività del gruppo. È, tra l'altro, l'unico musicista con il quale i Beatles abbiano condiviso il nome sull'etichetta di un disco: il singolo Get Back (1969), infatti, figura eseguito da «I Beatles con Billy Preston». Ha collaborato anche a brani come Let it Be, I Me Mine e I've Got a Feeling. In seguito, avrebbe avuto un discreto successo come autore di You're So Beautiful (scritta per Joe Cocker) e come interprete, in coppia con Syreeta Wright, del brano With You I'm Born Again (1980). Muore nel 2006 dopo alcuni mesi di coma, a causa di complicanze di una ipertensione maligna.

Due persone in particolare, tra le molte che circondavano il quartetto, ebbero un peso determinante:

  • Brian Epstein (19 settembre 1934 - 27 agosto 1967), titolare di un negozio di dischi a Liverpool, fu lo "scopritore" del complesso, di cui diventò manager alla fine del 1961. Curò gli interessi del gruppo (talvolta in modo avventato ed inesperto) fino alla morte, avvenuta per overdose di medicinali, forse intenzionale.
  • George Martin (3 gennaio 1926) fu il produttore di tutti gli album dei Beatles (con l'eccezione di Let It Be). Di formazione classica, è considerato da molti la persona che fu capace di tradurre le idee dei quattro, del tutto digiuni di teoria musicale, negli arrangiamenti divenuti storici e nell'innovativa tecnica del suono.

Importanza musicale e culturale


Il lascito artistico

Il nome stesso del gruppo evoca l'humus musicale in cui erano cresciuti: la "Musica Beat" (o Merseybeat, dal nome del fiume Mersey che attraversa la loro città natale), un nome collettivo che richiamava impropriamente la corrente letteraria statunitense, ma in realtà si riferiva al "battito" come unità del ritmo. Ma a differenza di quelle dei gruppi coevi, fin dall'inizio le canzoni dei Beatles non si limitavano ad attingere dal blues e dal rock'n'roll, ma includevano diverse influenze musicali: dallo skiffle (una forma di Folk importata dagli USA), allo stile Motown.

A questa varietà di stimoli si aggiunsero via via il rapporto con Bob Dylan, il confronto a distanza con i Beach Boys, i loro veri rivali musicali, la fascinazione per l'India e per le avanguardie musicali. Tutti fattori che contribuirono, direttamente o indirettamente, alla nascita di uno stile Beatles che trascendeva i limiti dei generi. Le innovazioni nel campo della melodia hanno di fatto creato la moderna musica pop, permettendo al rock di fiorire come ambito musicale a sé e di diventare anche forma d'arte.

Le canzoni dei Beatles - spesso accostate a quelle di altri grandi autori di motivi di forte impatto popolare come Cole Porter, Irving Berlin e George Gershwin - sono considerate fra le migliori composizioni del XX secolo e tali da costituire un patrimonio unico in grado di elevare il rock allo stesso piano di generi musicali ritenuti, prima del loro avvento, più nobili.

Fondamentale fu anche l'apporto nel campo delle innovazioni tecnologiche per la registrazione e la manipolazione del suono, nonché la cura nell'ottenerne la migliore qualità. Durante gli anni trascorsi dal gruppo negli studi di Abbey Road, proprio per rendere possibili le loro idee musicali, furono elaborate soluzioni sonore, dispositivi e tecniche ancora in uso dopo decenni, nonostante il progresso abbia nel frattempo portato, dai "preistorici" registratori a nastro a quattro piste, dai semplici oscillatori audio e dai microfoni Neumann a valvole, all'uso dei computer e delle tecnologie digitali.
A parere di molti critici la qualità del suono registrato nelle tracce di Sgt. Pepper non ha nulla da invidiare alle registrazioni che si ottengono attualmente grazie ai supporti digitali, una qualità apprezzabile sia con il semplice ascolto sia con una analisi spettrale della dinamica sonora.

Il lascito culturale

Le immagini che più rappresentano l'impatto dei Beatles nella società del loro tempo sono le scene di isteria collettiva che accompagnavano i loro concerti e i loro trasferimenti nei (magici e misteriosi) tour da un continente all'altro.

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Furono immediatamente un fenomeno commerciale di vastissima eco, con dirette influenze sul costume: gli stivaletti in pelle neri e gli abiti scuri abbottonati in alto, le zazzere a caschetto, inventate quasi per caso al tempo dei loro concerti di esordio, nelle balere dell'angiporto di Amburgo all'inizio degli anni '60. Ai Beatles ed alla Beatlemania è associato lo splendore della ritrovata Swingin' London uscita dal buio del dopoguerra, con le minigonne a quadretti in bianco e nero inventate da Mary Quant, indossate da Twiggy ed esposte nei mercatini di Carnaby Street.

Ma successivamente l'immagine dei Beatles fu contigua a manifestazioni culturali internazionali come la psichedelia, il Flower Power e la cultura Hippy; le loro copertine diventano esse stesse oggetti d'arte, proprio mentre fiorisce la Pop Art di Andy Warhol. I Beatles incarnano la gioventù occidentale nella propria presa di coscienza, intesa in ogni senso: estetica (i capelli lunghi, gli abiti), artistica (le influenze musicali, che ormai si aprono anche verso la musica indiana e l'avanguardia), politica (il pacifismo e l'opposizione alla guerra del Vietnam).

Se si tiene conto delle circa duecentocinquanta versioni che sono state incise della loro canzone Yesterday, avanzare paragoni o suggerire accostamenti - come quello già citato fra i Beatles e Gershwin - può sembrare in fin dei conti paradossale; ma quanto testimoniato dallo scrittore e pittore Carlo Levi può aiutare a capire meglio e a decifrare in maniera più approfondita il fenomeno Beatles.

Storia


In principio erano i "Quarrymen"

Il "nucleo" dei Beatles veniva da lontano: risaliva a quando, entrambi poco più che adolescenti, il 6 luglio 1957 McCartney e Lennon si conobbero e insieme gettarono le basi del futuro gruppo fondando i "Quarrymen". E il futuro repertorio avrebbe ben presto abbandonato il rock sostenuto alla Little Richard e alla Chuck Berry per avvicinarsi a linee melodiche pur sempre ritmate ma in grado di avvicinarsi maggiormente alla sensibilità dei giovani dell'epoca.

Ma gli inizi furono, come accadeva all'epoca a quasi tutti i gruppi rock, fatti di dura gavetta: lunghe sessioni di prova negli studi di registrazione, concerti in piccoli locali (storico è diventato il nome del Cavern Club di Liverpool che ospitò le loro prime performances), faticose trasferte in piccoli teatrini di periferia; e talvolta frustranti (e forse sottopagati) tour all'estero, come nel caso della lunga permanenza ad Amburgo negli anni immediatamente precedenti la notorietà.

"Love Me Do" segna il debutto

Occorreva completare la formazione definitiva e il 16 agosto 1962 il gruppo è pronto a decollare; in quella data, infatti, Pete Best viene licenziato e sostituito appunto da Ringo. Non passano due mesi che, il 5 ottobre, esce il loro primo singolo a 45 giri: sul lato A vi è incisa la canzone Love Me Do; sul lato B un altro motivo, scritto come il precedente anni prima da Lennon-McCartney, P.S. I love You.

Il disco avrà un successo di vendite discreto ma non eccezionale, restando in classifica nel Regno Unito per una settimana, ponendosi al diciassettesimo posto; a Liverpool, ovviamente rimarrà a lungo al primo posto. Una delle tante leggende che circondano la storia del gruppo, vuole che proprio nella loro città natale il loro manager Brian Epstein, che gestiva un negozio di dischi, ne avesse comprato diecimila copie per sostenere il lancio del gruppo.

Il secondo singolo, Please Please Me, scala immediatamente la prima posizione: è l'inizio del loro successo ininterrotto. Seguono una serie di album a cadenza praticamente semestrale: Please Please Me, With the Beatles, A Hard Day's Night. Quest'ultimo, realizzato come colonna sonora dell'omonimo film, rappresenta un passo importante, perché fu il primo a contenere solo brani originali (senza le cover presenti nei precedenti lavori).

Beatlemania

Accanto all'intensa attività in studio, si susseguivano senza sosta i concerti e i tour in vari Paesi del mondo.

Le scene di delirio collettivo che si erano verificate oltre Atlantico in occasione del tour che li lanciava sul mercato americano (con lo storico concerto allo Shea Stadium di New York), si sarebbero ripetute di lì a poco in Italia.

Attesi spasmodicamente, nel giugno del 1965, i Beatles effettuarono un mini-tour italiano e in ciascuno dei concerti - uno al pomeriggio ed uno alla sera - suonarono per poco più di mezz'ora; ma i fan che accorsero ad ascoltarli al Velodromo Vigorelli di Milano, al Palasport di Genova e al Teatro Adriano di Roma rimasero tutt'altro che delusi. Sarà l'unica volta che suoneranno in Italia.

Torneranno in America per consolidare la loro fama e recuperare sul mercato americano, anche grazie all'apparizione televisiva del 5 giugno 1966 all'Ed Sullivan Show.

Baronetti di Sua Maestà

Nel pieno della carriera, i componenti del complesso furono nominati - a furor di popolo, ma soprattutto grazie ad una illuminante mossa politica del Primo Ministro Harold Wilson in cerca di consensi - baronetti da Sua Maestà Britannica la regina Elisabetta II (e pare che i quattro nell'occasione non abbiano risparmiato apprezzamenti poco regalmente corretti nei confronti dell'augusta sovrana, mentre ancor più certa pare la leggenda che i fab four abbiano consumato uno spinello nelle regali toilettes di Palazzo).

Anni più tardi, nel 1969, Lennon rinuncerà alle onorificenze restituendo la medaglia alla regina: fu un gesto clamoroso con cui intese protestare per il ruolo del Regno Unito nel Biafra e contro l'appoggio agli Stati Uniti in Vietnam... ma anche per il fatto che il suo disco "Cold Turkey" non fosse rimasto abbastanza tempo in classifica.

Verso la maturità

Lo stress da superlavoro causò il passo indietro di Beatles for Sale, considerato l'album più debole della carriera.

Ma è anche parte integrante di una evoluzione, proseguita con Help! (altro album abbinato ad un fortunato film) e Rubber Soul, verso una scrittura musicale più ricercata, temi diversi dal ragazzo-ama-ragazza, e riflessioni sul proprio ruolo di star.

Comincia anche l'uso di stupeafacenti come l'LSD, che ispirano direttamente il testo e le suggestioni psichedeliche di molti brani. È il preludio alla fase della maturità artistica. Revolver parla di amore, di droga, ma anche di tasse e soprattutto di morte. I suoni si arricchiscono di strumenti indiani, di voci e chitarre registrati al contrario e di molte altre innovazioni.

Cominciano i cosiddetti studio years: non potendo riprodurre i complessi arrangiamenti nei tumultuosi concerti, i Beatles interrompono l'attività dal vivo e si dedicano esclusivamente all'attività in studio di registrazione.

Summer of Love

Nella mitica estate del 1967 esce il disco consideato dalla maggioranza dei critici, il più importante della storia del rock: Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, inizialmente non venne pensato come concept album, infatti nella stessa sessione durata 6 mesi, vennero registrate anche Penny Lane e Strawberry Field Forever. L'uscita del disco provocò uno strappo nel panorama musicale, tutto, dalla copertina, ai suoni mai ascoltati prima, alla chiusura con la "epica" A Day in the Life, segnalano che siamo ad un punto di non ritorno: da questo momento la musica pop può a ben diritto essere considerata arte. Nella copertina c'è un messaggio ironico all'indirizzo del loro gruppo rivale, costituito dalla frase "Welcome The Rolling Stones" stampata sulla maglietta di una bimba.

L'approvazione critica è ai massimi livelli, per non parlare della fama (il 4 marzo del 1966 John Lennon dichiarò che i Beatles erano più famosi di Gesù Cristo, affermazione che provocò una campagna di boicottaggio dei loro dischi da parte dei fondamentalisti cristiani e del Ku Klux Klan).

Un altro guaio diplomatico lo ebbero durante il tour nelle Filippine, quando rifiutarono l'invito al Palazzo Reale rivolto loro da Imelda Marcos, moglie dell'allora presidente Ferdinand Marcos. La reazione delle autorità fu durissima e i quattro scarafaggi furono costretti a rimanere chiusi in albergo e a trasportarsi i bagagli in aeroporto da soli.

Famosi ma non infallibili: così i Beatles si scopersero in quella estate: tra le altre cose, il loro terzo film (destinato alla televisione) Magical Mystery Tour, di cui firmano - e sarà l'unica volta - la regia, si rivelerà un fiasco.

Primi contrasti

Il 1968 si apre con un travagliato viaggio in India presso il Maharishi Mahesh Yogi. Da quella contrastante esperienza nasce il doppio The Beatles (soprannominato White Album per la copertina completamente bianca), in cui è evidente che il gruppo sta perdendo la sua coesione. Per rimediare ai sempre più frequenti contrasti (dovuti anche alla presenza ingombrante della nuova compagna di Lennon, Yoko Ono), nasce l'idea di "tornare alle origini" con un disco più spontaneo e meno ricercato. Il progetto, dal nome Get Back, prevede anche un film sulla realizzazione e un ritorno alla dimensione "dal vivo".

Il 30 gennaio 1969 tennero quindi l'ultima apparizione pubblica esibendosi nel loro estemporaneo (quanto non si sa) concerto d'addio, destinato a restare - e a farli restare - nella storia della musica pop. Il palcoscenico, l'ultimo stage, era la terrazza del loro quartier generale londinese, la Apple, al numero tre di Savile Row.

Il pubblico costituito, oltre che dagli operatori addetti alle riprese cinematografiche del concerto, da una manciata di curiosi, per lo più impiegati dello stesso stabile accorsi fra i comignoli senza forse immaginare che sarebbero stati testimoni di un evento. Per strada, per contro, decine di bobbies faticavano a tenere a bada ancora una volta (l'ultima) nugoli di fans che avevano appreso in qualche modo la notizia della performance.

Ma subito dopo l'interesse dei quattro per Get Back cala e si dedicano a diversi progetti solisti.

The End

Pochi mesi dopo i quattro tornano in studio per un nuovo album: richiamano George Martin, che li aveva abbandonati dopo il White Album stanco dei continui litigi, e producono con un ultimo sforzo Abbey Road, il testamento artistico che si pone forse al vertice della loro arte.

Dopo l'uscita di Abbey Road, Harrison e Lennon (all'insaputa di McCartney) chiamano l'affermato produttore Phil Spector per affidargli i nastri di Get Back: Spector rielabora radicalmente molte canzoni, ma ha il merito di rendere vendibile del materiale spesso troppo grezzo.
Il prodotto è l'album Let It Be, che uscirà un mese dopo l'intervista con cui McCartney annuncia l'abbandono del gruppo. È l'atto finale.

Seguiranno diverse cause legali, ma anche quattro carriere soliste certo non paragonabili tra loro (e spesso neppure a quella del complesso unito), ed una eredità pesantissima.

"Mitologia"


Beatles-Madame Tussaud.JPG Le molte (e controverse) informazioni sul gruppo nel suo insieme o sui singoli componenti - rilanciate dalla stampa specializzata e non in una sorta di caleidoscopico tam-tam mediatico - hanno spesso generato leggende e falsi miti tra coloro che nel corso degli anni ne hanno seguito vita e carriera.

"Paul is dead"

La leggenda più nota, forse la prima leggenda metropolitana del rock, fu quella della morte di Paul McCartney: nel 1969 fu fatta circolare la voce per cui il bassista era deceduto nel 1966 per un incidente stradale, ed era stato sostituito da un sosia. La leggenda fu poi smentita, ma in qualche modo sopravvive nella credenza di molti (mai confermata) per cui gli stessi Beatles l'avrebbero alimentata di proposito; se ad esempio si ascoltano al contrario i secondi finali della canzone "I'm So Tired" si può sentire John Lennon pronunciare le parole "Paul is dead, miss him... miss him" ("Paul è morto, mi manca... mi manca").

Il "quinto Beatle"

Per molti, la ditta Beatles avrebbe potuto chiamarsi tranquillamente Lennon-McCartney: i due firmavano ufficialmente insieme musica e parole della maggior parte dei brani, anche di quelli composti singolarmente, ma soprattutto di tutti i brani più noti.

Ma il contributo degli altri due fu comunque determinante: Harrison compose una serie di canzoni di ottima qualità e introdusse le sonorità indiane poi divenute celebri. Ringo Starr, autore in proprio soltanto di due brani, mise di suo una voce particolare e apprezzata, un umorismo innato ed una simpatia che funse da collante anche in diversi momenti di crisi.

Non paghe di setacciare ed inventare le biografie dei quattro, la stampa e la mitologia hanno creato la figura del "quinto Beatle" come personaggio a cui accreditare una parte di rilievo nel percorso artistico e personale del gruppo: un appellativo di volta in volta attribuito a diverse figure che ruotano intorno alla storia del gruppo, ciascuno con la propria importanza.

Sono stati definiti a turno "quinto Beatle" Stuart Sutcliffe, per la sua forte personalità e perché da lui dipese l'idea del look poi caratteristico; Pete Best, licenziato ad un passo dalla fama; il manager Brian Epstein; il produttore George Martin, forse con più ragione che negli altri casi dato il fondamentale apporto musicale; Yoko Ono, che negli ultimi anni divenne presenza fissa nella vita di John Lennon e, loro malgrado, degli altri tre; Billy Preston, talentuoso tastierista che si aggiunse al complesso per le registrazioni di Let it Be (uno dei pochissimi musicisti esterni, orchestrali esclusi, a suonare nei dischi dei Beatles).

Discografia


La discografia si basa sulle edizioni inglesi degli album (spesso venivano modificati e rititolati per l'uscita in USA), che sono alla base delle riedizioni in compact disc.

Data la rarità di apparecchi stereofonici, i Beatles e il loro produttore George Martin si applicarono tardi a produrre master stereofonici dei brani. Così, i primi quattro album furono pubblicati in mono, e anche i CD da essi ricavati sono monofonici.

Molti singoli contengono brani di grande importanza e fama non usciti su album. La EMI ha provveduto a rendere reperibili tutti i singoli su CD con due compilation.

Al catalogo ufficiale si aggiungono alcune compilation che si distinguono dalle altre (mere ricompilazioni di brani già editi) per alcune caratteristiche particolari. Vanno ricordati i due doppi album di raccolte: 1962-1966 (noto come The Red Album) e 1967-1970 (noto come The Blue Album) a cui vanno aggiunti i due album Past Master Volume 1 e Past Master Volume 2. In questo modo, con gli album "inglesi" si hanno a disposizione tutte le canzoni dei "fab four" non pubblicate su questi.

Album

Nella lista degli album inglesi si comprende per tradizione il doppio EP Magical Mystery Tour, che in USA uscì come album con l'aggiunta di brani già pubblicati su singolo: tale versione è alla base dell'edizione su compact disc.

Tutti i dischi fino a Magical Mystery Tour uscirono su etichetta EMI/Parlophone. Dal White Album in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, ma in realtà si trattava comunque di edizioni EMI.

Singoli

I singoli originariamente pubblicati furono monofonici fino a Get Back. The ballad of John & Yoko fu il primo singolo uscito in versione stereo.

Tutti i singoli fino a Lady Madonna uscirono su etichetta EMI/Parlophone. Da Hey Jude in poi uscirono su etichetta Apple, di proprietà degli stessi Beatles, ma in realtà si trattava comunque di edizioni EMI.

Compilation scelte

Compilation nate con lo scopo di rendere disponibile su CD tutte le canzoni pubblicate dal 1962 al 1970. Contengono tutti i singoli (comprese le versioni alternative di Get Back e Let It Be), le versioni in tedesco di She Loves You e I Want To Hold Your Hand, i 4 brani dell'EP Long Tall Sally del 1964 e la versione originale di Across The Universe, originariamente uscita in una compilation benefica di artisti vari.

69 brani registrati dal vivo per vari show della BBC. Importante perché unico documento ufficiale dal vivo (escludendo i brani dell'ultimo concerto)), e perché contiene alcune canzoni scritte ed eseguite solo qui, prima di essere cedute ad altri artisti.

Materiale inedito, frammenti di conversazioni, versioni alternative e di prova di brani dall'intera carriera del gruppo. A differenza di analoghe operazioni, l'interesse storico è molto alto, perché è possibile seguire spesso l'evoluzione di un brano e il metodo di lavoro del gruppo, grazie anche alle note di copertina. Sono presenti anche i due "nuovi" brani incisi dal gruppo: Free As A Bird e Real Love, ottenuti con sovraincisioni su registrazioni domestiche di John Lennon fornite dalla vedova Yoko Ono.

Non è una riedizione della colonna sonora, ma la compilation di tutte le canzoni presenti nel film (riproposto in quell'anno nelle sale in versione restaurata), per l'occasione remixate dai nastri originali.

Compilation con le 27 canzoni da singolo che raggiunsero la vetta della classifica. Non ci sono inediti, ma tutti i brani sono stati rimasterizzati, per una qualità superiore a quella degli album editi in CD nel 1988.

Riedizione dell'ultimo album pubblicato, nella forma in cui Paul McCartney intendeva inizialmente, senza l'intervento di Phil Spector (che modificò interi brani su mandato di George Harrison e John Lennon, mesi dopo che il progetto era stato abbandonato). L'aderenza all'idea originaria, viste anche le note di Lewisohn e le Anthology, è stata messa in dubbio da molti critici ed esperti.

Filmografia


Fin dagli esordi la personalità dei quattro, e l'immagine mediatica che li aveva resi famosi, ispirarono la possibilità di sfruttare anche cinematograficamente la notorietà del complesso.

Nacquero così due pellicole, A Hard Day's Night (1964) e Help! (1965), entrambe firmate da Richard Lester. Il noto regista fu capace di ricavare da un fenomeno all'epoca ancora potenzialmente effimero come la Beatlemania due opere molto apprezzate dalla critica, ancora oggi considerate fondamentali per la storia del cinema musicale.

La successiva incursione del gruppo nella celluloide fu con un anarchico e scombussolato film per la televisione, Magical Mystery Tour, diretto dai quattro Beatles e andato in onda il giorno di Santo Stefano del 1967. Gli ascolti e le critiche furono molto deludenti, anche se il film è stato in parte rivalutato per l'interesse storico e documentario. Il progetto, nato dopo il suicidio di Brian Epstein, soffre di una mancanza di direzione: alcune voci critiche ritengono che sia stato un progetto essenzialmente di Paul, che non aveva idea della complessità di un simile lavoro.

Forse per questo fiasco, ma più probabilmente perché il progetto non interessava loro ma erano costretti a fare un altro lungometraggio, i quattro si dedicarono poco a Yellow Submarine, per cui si limitarono a fornire solo 4 nuovi brani (alcuni dei quali erano scarti delle sessioni per i dischi precedenti). Ciononostante il film, uscito nel 1968, ebbe un grande successo e segnò una tappa importante per il cinema d'animazione.

L'ultimo film dei Beatles corrisponde a quello che fu il loro ultimo concerto, e cioè fu il documentario che porta il titolo di Let it Be, che ebbe una irregolare distribuzione nell'aprile 1970, dopo cioè lo scioglimento informale del gruppo, pur essendo stato girato un anno e mezzo prima, durante la lavorazione del progetto Get Back.

Bibliografia


  • Beatles - Otto anni ad Abbey Road (The complete Beatles recordings sessions), Mark Lewisohn, Arcana, Roma, 1990.
  • The Beatles Anthology, Rizzoli, Milano, 2000.
  • La musica e l'arte dei Beatles (A day in the life), Mark Hertsgaard, Baldini e Castoldi, Torino, 2002.
  • beatlesagain.com
  • Le Canzoni dei Beatles, Michelangelo Iossa - Collana Pensieri e Parole, Editori Riuniti, Torino, 2004.
  • Dalla prospettiva degli scarafaggi, Roberto Colonna, Napolipiù - La verità, 8 dicembre 2005, p. 21.
  • The Beatles, Alan Clayson, Mondadori, Milano, 2004.
  • The Beatles. L'Encicopedia, Bill Harry, Arcanamusica, Roma, 2001.
  • The Beatles Box, Alan Clayson, 2003, Mondadori, Milano, 2003.
  • "Shout" la vera storia dei Beatles, di Philip Norman, Oscar Mondadori, Milano, 1984.
  • Guida completa ai Beatles, Ingham Chris, Vallardi A., Milano, 2005.
  • Beatles. La storia dietro ogni canzone, Steve Turner, Tarabooks, Campobasso, 2001.

Voci correlate


Collegamenti esterni


Beatles

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