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La teoria degli atti linguistici si basa sul presupposto che con un enunciato non si possa solo descrivere il contenuto o sostenerne la veridicità, ma che la maggior parte degli enunciati servano a compiere delle vere e proprie azioni in ambito comunicativo, per esercitare un particolare influsso sul mondo circostante.

L'anno di nascita della teoria degli atti linguistici nella filosofia analitica anglosassone può essere considerato il 1955, in cui John Langshaw Austin tenne una lezione all´università di Harvard dal titolo How To Do Things With Words, che tuttavia fu pubblicata postuma nel 1962. Il vero responsabile della divulgazione della teoria degli atti linguistici è stato John Searle, che con il suo libro Speech acts del 1969 sistematizza in maniera più efficace sotto alcuni aspetti il pensiero di Austin, anche se modificandolo parzialmente.

Tuttavia, l'opera del fenomenologo Adolf Reinach Die apriorischen Grundlagen des bürgerlichen Rechtes (I fondamenti a priori della legge civile, in Jahrbuch für Philosophie und phänomenologische Forschung 1: 685-847, 1913.) già diede un trattamento sistematico degli atti sociali, inclusi gli atti linguistici, quasi 50 anni prima di John Austin. Il lavoro di Reinach si basò principalmente sulle analisi del significato fatte da Edmund Husserl nelle "Ricerche Logiche", ma anche sulle critiche di Johannes Daubert su esse. Inoltre il suo collega ed amico Alexander Pfänder allo stesso tempo stava anche facendo ricerche su ordini, promesse e simili. Purtroppo a :''causa della morte prematura di Reinach (nel 1917) e delle due guerre mondiali, la sua teoria non arrivò ad ottenere il livello di fama e diffusione che la filosofia del linguaggio anglosassone gode oggigiorno.

Un atto linguistico consta di quattro parti:

Gli atti linguistici (in riferimento alla parte illocutoria) possono essere suddivisi secondo John Rogers Searle in cinque classi:

Rappresentativi/Assertivi sostenere, comunicare, annunciare Il parlante formula un enunciato in base alle conoscenze e alle sue credenze.
Direttivi pregare, ordinare, consigliare Il parlante indirizza una richiesta al lettore e vorrebbe con questa cambiare il senso del mondo.
Commissivi promettere, accordare, offrire, minacciare Il parlante si impegna ad un´azione futura.
Espressivi ringraziare, salutare, augurare, denunciare Il parlante esprime il suo orientamento psichico per stabilire e mantenere contatti sociali.
Dichiarativi nominare, rilasciare, battezzare Il parlante ha potere in un determinato ambito istituzionale.

Un atto linguistico può essere diretto o indiretto. In un atto linguistico indiretto non si dice direttamente ciò che si intende dire. Così il parlante formula una domanda anche se intende ottenere una performance.

Esempi


Un dialogo su un tram. Due persone sono sedute una accanto all´altra, la persona A di fianco al finestrino, la persona B di fianco al corridoio.

1. Dialogo:

Persona A: "Scusi, scende?"
Persona B: "No!, un momento." B si alza, e lascia passare A.
La persona B riconosce (quasi indipendentemente da quello che la persona A chiede), che A vuole scendere e agisce adeguatamente. La domanda può anche essere posta con un gesto. In ogni caso le persone coinvolte riconoscono il significato dell´atto linguistico.

2. Dialogo

Persona A: "Scusi, scende?"
Persona B: "Sì, ma c´è ancora tempo!" Entrambi restano ancora un po´a sedere mentre si trovano già nei pressi della fermata.
Poiché ci vuole poco tempo perché entrambi scendano tutti e due possono restare ancora un po´a sedere, finché A non ha nulla in contrario.´

3. Dialogo:

Persona A: "Scusi, scende?"
Persona B: "No!" (resta a sedere) Questa forma dimostra che l´ascoltatore ha capito di dover dare una risposta ad una domanda si/no.
La persona B si comporta (in queste condizioni) in maniera particolarmente inadeguata e scortese, anche se si tratta di una risposta corretta.

Le risposte nelle situazioni 1 e 2 sono corrette e adeguate, quella del dialogo 3 no. Gli atti linguistici sono più di un´acquisizione di conoscenza, contengono esortazioni o accordi per le azioni.

Critica/Letteratura


Oltre ad una profonda descrizione , anche Stephen C. Levinson offre una chiara critica alla teoria degli atti linguistici:
  • S. C. Levinson: Pragmatik. Tübingen: Niemeyer, 1983/2000. Kapitel "Sprechakte", S. 247–307.

Vedi anche


Comunicazione | Pragmatica | Filosofia del linguaggio

Řečový akt | Sprechakttheorie | Speech act | Acte de langage | Runas akts | Taalhandeling | Talehandling | Akt mowy | Речевой акт | Talakt

 

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