Socrate.jpg Socrate (in lingua greca Σωκράτης Sōkrátēs) (470 a.C. - 399 a.C.) fu un filosofo greco di Atene ed uno dei più importanti esponenti della tradizione filosofica occidentale.
Il contributo più importante al pensiero occidentale è il suo metodo d'indagine, conosciuto come elenchos, che applicò prevalentemente all'esame critico di concetti morali fondamentali. Per questo Socrate è riconosciuto come padre fondatore dell'etica o filosofia morale e della filosofia in generale.
Aristotele attribuì a Socrate la scoperta del metodo della definizione e induzione, che considerava l'essenza del metodo scientifico. Stranamente però, Aristotele affermò pure che tale metodo non fosse adatto all'etica. Socrate applicò il suo metodo all'esame dei concetti morali fondamentali del tempo, come ad esempio le virtù di pietà, saggezza, temperanza, coraggio, e giustizia.
Tale esame sfidò le assunzioni implicite nelle convinzioni morali degli interlocutori, portandone alla luce le contraddizioni e le inadeguatezze, e normalmente generando in loro lo stupore e smarrimento conosciuto come aporia. Riguardo a tali inadeguatezze, Socrate sempre professò la propria ignoranza, mentre altri continuarono a sostenere di essere sapienti. Socrate rispose che, essendo conscio della propria ignoranza, egli era più saggio di coloro che, essendo ignoranti, continuavano a professare la propria sapienza (teoria della dotta ignoranza). La consapevolezza del sapere di non sapere è una coscienza e una verità evidente e innegabile, che dimostra intanto che la verità e la coscienza esistono e sono possibili (essendovene una). Socrate pose il sapere di non sapere a fondamento di qualunque altra verità e conoscenza. Questa paradossale affermazione fu trasmessa nell'aneddoto dell'oracolo di Delfi che dichiarò che Socrate fosse il piú sapiente di tutti gli uomini.
Socrate utilizzò questa dichiarazione come base per le proprie esortazioni morali. Socrate sosteneva che la principale virtù fosse la cura della propria anima tramite verità e conoscenza, che ricchezza non porta virtù, ma virtù porta ricchezza e ogni altra benedizione, sia all'individuo che allo stato e che una vita senza esame non valesse la pena di essere vissuta. Socrate pure sostenne che subire un'ingiustizia è meglio che commetterla.
Socrate sosteneva che la causa del male è soltanto l'ignoranza: chi commette il male, se sapesse non lo farebbe. Questo collega l'etica al problema della ricerca della verità: una scienza del bene e del male per eliminare il male ed avere un comportamento perfettamente etico, richiedono prima di dimostrare che esiste la verità, ossia che non si perde tempo a ricercare qualcosa che non esiste, e possibilmente di definire un metodo per trovare qualunque verità, anche non etica. Perciò, non riconosce nel comportamento acivico dei sofisti e di quanti lo condannarono a morte una colpa, ma un'ignoranza di fondo (della propria ignoranza, dell'esistenza) che davanti alle loro coscienze li legittimava ad agire per l'utile, anche uccidendo un uomo. Socrate era abile oratore e uomo colto, amante dell'arte e delle scienze come il discepolo Platone, e con la maieutica aspirava ad un metodo per conoscere verità di qualunque tipo. Come filosofo e cittadino greco, a Socrate premeva la verità etica, davanti alla crisi morale del suo tempo in cui la sofistica minacciava i fondamenti stessi della democrazia ateniese, anche a livello teorico con la fondazione di fatto di una nuova etica (Protagora: se la verità non esiste, siamo legittimati a scegliere e difendere quella più utile per noi). Il filosofo diversamente dai sofisti utilizzava la sua abilità di oratore (superiore ai sofisti stessi) non per utile personale, ma per cercare con gli altri di trovare la verità, dimostrando il più delle volte l'erroneità dei convincimenti altrui e convincendosi della propria ignoranza. È appunto stato notato che il limite dei dialoghi era di non essere propositivi, generatori di verità, ma di concludersi nel dubbio e nella consapevolezza della propria ignoranza. Ciò non nega la validità dello strumento dialogico che nel produrre il dubbio crea la consapevolezza della propria ignoranza e che esiste una verità da cercare: chi segue la maieutica ha appreso lo strumento (la maieutica) con cui trovare ogni altra verità e nel sapere di non sapere la verità iniziale su cui costruire. Diversamente dai sofisti, per Socrate, l'ignoranza e il relativismo morale non sono dati per sempre da un'impossibilità interna alla verità di esistere o conoscerla, ma sono una condizione temporanea da superare.
Quello che sul piano oggettivo è la realizzazione della propria essenza, sul piano soggettivo è la felicità.
Come era costume nell'Atene democratica del quinto secolo a.C., il filosofo fermava per strada i concittadini a discutere del bello, del bene e dell'utile. Spesso ne uscivano offesi per i loro convincimenti che si erano dimostrati erronei e questo gli procurò molti nemici, come ci racconta Platone, i quali furono favorevoli alla sua condanna a morte. Il filosofo Nietzsche ne "La Morte di Socrate" vi riconoscerà il primo martire del pensiero occidentale.
Putroppo Socrate non lasciò scritti; riferimenti al suo servizio militare si trovano nell'Apologia di Socrate. Socrate fu protagonista di varie commedie di Aristofane, tra cui Le nuvole, scritta quando Socrate aveva sui quarant'anni. Apparse anche in altre commedie di Callia, Eupoli e Telecleide, in cui Socrate e i Sofisti furono criticati per i pericoli morali presenti nel pensiero e nella letteratura dell'epoca. La principale fonte riguardo alla figura storica di Socrate, comunque, sono gli scritti dei suoi discepoli Senofonte e Platone. Un'altra importante fonte sono vari riferimenti nelle opere di Aristotele.
Socrate visse durante un periodo di transizione, dall'apice del potere di Atene fino alla sua sconfitta per mano di Sparta e alla sua coalizione nella guerra del Pelopponneso. Nel momento in cui Atene cercava di riprendersi dalla sua umiliante sconfitta, su istigazione di tre figure prominenti del tempo (Anito, Meleto e Licone), il tribunale degli ateniesi processò Socrate per empietà e corruzione dei giovani, e lo condannò a morte, ordinandogli di bere la cicuta (vedi anche: processo a Socrate).
Il processo a Socrate generò molti dibattiti e diede vita ad un intero genere letterario, nell'ambito del quale si annoverano i "logoi Socratici" e le "apologie (= discorsi di difesa) di Socrate". Generalmente si crede che, benché Socrate fosse uno degli uomini più nobili mai vissuti, gli Ateniesi non fossero completamente ingiustificati nel condannarlo. Il metodo Socratico dell
Il metodo Socratico fu imitato da molti giovani ateniesi, il che mise in subbuglio lo status quo morale e sociale. Inoltre ci furono anche motivi politici per eliminare Socrate, nonostante tre anni prima del processo ci fosse stata un'amnistia generale sui crimini politici. Infatti, pur avendo Socrate combattuto per Atene e sostenendo l'obbedienza alla legge, allo stesso tempo criticava la democrazia, in particolare la pratica Ateniese dell'estrazione a sorte delle cariche pubbliche, ridicolizzandola e dicendo che in nessun altro campo un artigiano o esperto veniva scelto con questo metodo.
L'ironia di Socrate era finalizzata a favorire la ricerca della Verità (intesa anche come Virtù dell'uomo), insita in ognuno di noi e che necessita di un aiuto per venire alla luce (arte della maieutica), attraverso il dialogo (il metodo dialettico fu apprezzato anche in seguito da Platone.
Tali critiche generarono un forte sospetto e avversità nei democratici, specialmente quando i suoi intimi erano nemici della democrazia. Alcibiade, risaputo amante di Socrate, tradì Atene per Sparta, e Crizia, suo discepolo occasionale, fu il capo dei trenta tiranni (l'oligarchia pro-Spartana che governò Atene per alcuni anni dopo la sconfitta).
Oltre a ciò, Socrate aveva opinioni alquanto particolari riguardanti la religione. Fece vari riferimenti al suo "demone" (daimon), descrivendolo come uno spirito personale che lo avvisava e consigliava. Molti dei suoi contemporanei ritenevano che questo atteggiamento fosse un rigetto della religione tradizionale della città, accusandolo di inventare nuovi dei e fuorviare i giovani Ateniesi (fu una delle accuse a lui mosse durante il processo). Generalmente si considera il "demone" Socratico una specie di intuizione. Inoltre Socrate affermò che il concetto di bene, invece di essere determinato dal volere degli dei (qualcosa è bene perché lo vogliono gli dei), lo precedesse (gli dei lo vogliono perché è bene).
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