Il satrapo era il governatore della satrapia, l'unità territoriale che nell'antico impero persiano corrispondevano di solito alle regioni occupate dalle diverse nazionalità. Il vocabolo deriva dall'iranico antico xšathra (dominio, città o provincia) e pâvant (colui che protegge o difende) ed appare già precedentemente all'ordinamento elaborato da Dario I di Persia, in cui viene esaltata la visione centralizzatrice dello stato. Dario I anzi nei primi anni del suo governo fu costretto più volte a domare ribellioni nelle satrapie di confine quali l'Armenia e l'Egitto. Alla massima estensione dell'impero persiano, tra il 558 a.C. ed il 330 a.C., le satrapie erano venti e giungevano dalla Tracia e dalla Macedonia, all'Egitto fino all'India.
I satrapi erano scelti preferibilmente tra i membri della famiglia reale o della nobiltà persiana e media. Si occupavano del reclutamento militare, erano responsabili della riscossione delle imposte e dell'amministrazione della giustizia. Venivano controllati dai funzionari reali dipendenti direttamente dal re che venivano inviati una volta all'anno nelle province. La gestione militare era sottratta ai satrapi e rimaneva affidata a generali di fiducia del re.
Ogni satrapia versava un contributo al Gran Re, com'era definito l'imperatore persiano, in un secondo momento fu consentito ai satrapi ed alle città autonome come i porti fenici, di coniare monete di rame e d'argento sul modello di quelle regie.
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