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In logica, il principio di bivalenza afferma che per ogni proposizione P, o P è vera oppure P è falsa.

Nella logica classica, il principio di bivalenza è equivalente all'affermazione secondo cui non possono esistere proposizioni che non siano né vere né false, in quanto proposizioni di questo genere sono indecidibili. Nella logica intuizionistica, talvolta il valore di verità di una proposizione P non può essere determinato (cioè P non può essere né provata né confutata): in tal caso, P semplicemente non possiede alcun valore di verità. Altri tipi di logica, ad esempio la logica polivalente, e in particolare la logica sfumata può assegnare a P un valore di verità indeterminato o intermedio.

Tale principio non deve essere confuso con quello del terzo escluso, né col principio di non-contraddizione. Infatti, per ogni proposizione P, in un dato istante e sotto un dato aspetto, le tre leggi possono essere così formulate:

  • Principio di bivalenza: P è o vero o falso.
  • Principio del terzo escluso: (P o non-P) è vero.
  • Principio di non-contraddizione: (P e non-P) è falso.

Il principio di bivalenza è più generale


Se si esprimono le leggi di non-contraddizione e del terzo escluso usando il formalismo della logica proposizionale tradizionale:

  • Terzo escluso: (P \vee \neg P)\, ,
  • Non-contraddizione: \neg (P \wedge \neg P)\, .

di fatto, assumendo valido per ipotesi il principio di bivalenza, le due leggi suelencate possono derivarsi come teoremi, usando le regole della stessa logica proposizionale.

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