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La placenta è l'organo dello sviluppo fetale che funge da tramite tra la circolazione sanguigna della madre e quella del feto. È propria dei Mammiferi Placentati (o Placentali o Euteri o Monodelfi).

Esiste anche un tessuto definito placenta anche nella botanica (vedi Placenta, botanica).

Anatomia umana


Annidamento dell'embrione

Tra i mammiferi ci sono 4 tipi differenti di placenta a seconda del grado di annidamento nella decidua endometriale: epitelio-coriale, sindesmo-cotiledonare, endotelio-coriale ed emocoriale (quella umana).Durante il primo periodo, l'embrione riceve le sostanze nutritizie e l'ossigeno direttamente dall'endometrio in cui è annidato. Sviluppandosi, quanto riceve dall'endometrio non è più sufficiente e le sue esigenze vengono soddisfatte dalla placenta.
Questa si sviluppa gradatamente nei primi tre mesi di gravidanza e alla fine del terzo mese è completamente sviluppata.
Nel secondo mese di sviluppo, il trofoblasto forma migliaia di villi, che gli conferiscono l'aspetto di un piumino da cipria. La maggior parte di questi villi regredisce, mentre quelli che sono in corrispondenza della decidua basale si approfondiscono nell'endometrio, fino a raggiungere le arteriole e le venule ed a usurarle.
In questo modo, vengono a formarsi spazi pieni di sangue materno, che si estendono e confluiscono tra loro: questi spazi sono detti spazi intervillosi.
Si sviluppa anche il sistema circolatorio del feto. Arteriole e venule si distribuiscono al di sotto del trofoblasto (che da questo momento si chiamerà corion ed i villi saranno detti villi coriali), e lo collegano al sistema circolatorio del feto. Quindi, una parte della circolazione fetale si svolge al di fuori del corpo del feto.
L'unione tra feto e placenta viene assicurata dal cordone ombelicale, attraversato da due arterie (arterie ombelicali) e da una vena (vena ombelicale).

Struttura

La placenta completamente sviluppata si presenta come una focaccia, con caratteristica spugnosa. Ha un diametro di 20 cm circa, uno spessore di 2 cm ed un peso di circa 600 g (variabile in relazione al peso e al sesso del feto stesso). Sulla faccia rivolta verso il feto si inserisce il cordone ombelicale, con i vasi sanguigni che, dal punto d'intersezione, si distribuiscono a raggiera.
La placenta è costituita da una parte fetale e da una parte materna. La parte fetale è rappresentata dai villi coriali che si sono ulteriormente sviluppati e ramificati; alcuni di questi si sono approfonditi nella decidua, con lo scopo di ancorare la placenta alla parete uterina (villi fissi), altri (villi liberi), i più numerosi, pescano dalle lacune sanguigne in cui circola il sangue materni.
I tronchi principali (villi di primo ordine), in numero di 18-20, si suddividono ripetutamente, dando luogo a villi di secondo ordine e villi di terzo ordine. L'insieme delle ramificazioni derivate da ciascun villo è detto cotiledone placentare.
Ogni villo è formato da rivestimento epiteliale derivato dal trofoblasto e da uno stroma connettivale, il cui interno è percorso da una arteriola e da una venula, che provengono rispettivamente dalle arterie e dalla vena del cordone ombelicale.
La parte materna della placenta è la decidua basale, compatta nella parte superficiale e spugnosa nella parte profonda; questa parte è detta spongiosa basale ed è facilmente lacerabile, da qui avviene il distacco della placenta dalla parete uterina durante il parto.

Circolazione placentare

Il sangue arterioso materno arriva alla placenta tramite le arteriole dell'endometrio, da qui sbocca negli spazi intervillosi e viene spinto contro i villi, intorno ai quali circola liberamente. In un secondo tempo, viene raccolto dalle venule, che originano anch'esse negli spazi intervillosi, e viene portato al cuore della madre.
Il sangue del feto arriva alla placenta tramite le due arterie ombelicali. Attraverso suddivisioni, viene portato fino ai capillari delle più fini diramazioni dei villi coriali. Dai capillari si formano le venule, che confluiscono tra loro nella vena ombelicale.
Sangue materno e sangue fetale non vengono mai in contatto diretto fra loro, ma sono separate da un duplice strato: il rivestimento epiteliale dei villi e le pareti dei capillari.

Funzione della placenta

La placenta regola tutti gli scambi tra la madre e il feto.
Prima funzione della placenta è assorbire l'anidride carbonica del feto per passarla al sangue della madre e rilasciare al sangue del feto l'ossigeno portato dal sangue della madre.
Un'altra importante funzione è quella di cedere al feto le sostanze nutritizie (sempre attraverso il sangue materno) di cui ha bisogno. La capacita di lasciarsi attraversare dalle sostanze varia a seconda dei casi. Vi sono sostanze che passano con estrema facilita, come acqua, zuccheri, grassi, amminoacidi, vitamine e sali; altre non sono in grado di oltrepassarla, come gli ormoni. Alcune sostanze medicamentose possono attraversare la placenta, ma possono divenire nocive al feto. Per questa ragione la somministrazione di medicinali deve essere attentamente vagliata ed effettuata sotto stretto controllo medico.
La placenta esercita anche un'azione protettiva sul feto nei confronti di moltissimi germi patogeni che possono trovarsi nel sangue della madre. Vi sono casi, però, in cui questi bacilli possono passare al feto, come per quelli del morbillo, della rosolia, della varicella, del vaiolo, il Treponema pallidum, il Toxoplasma gondii, l'HIV.
Dalla placenta, arrivano al feto, anche gli anticorpi della madre, proteggendolo, in quanto il feto non è in grado di produrli.
La placenta esercita funzioni anche verso la madre, come la produzione di ormoni, di cui il maggiore rappresentante è la gonadotropina coriale, che agisce sul corpo luteo gravidico mantenendolo in una attività elevata.

Senescenza della placenta

Dal settimo mese, attività della placenta diminuisce (senescenza della placenta), mentre i villi si riducono in altezza. Il corion comincia a degenerarsi, formando depositi fibrinosi fra corion e decidua. Tutto questo prelude alla cessazione delle funzioni della placenta e al parto.

Patologie della placenta

Le malattie che interessano la placenta comprendono anomalie di forma, di sede e di dimensione, oltre ad alterazioni del suo distacco dopo il parto.
In presenza di malattie nella madre, quali diabete o ipertensione, si può verificare un arresto o un ritardo nell'accrescimento della placenta, a cui si accompagna un ritardo nell'accrescimento del feto.
La placenta può essere più pesante del normale e può essere dovuto ad un parto gemellare o ad una incompatibilità sanguigna materno-fetale.
Anomalia di forma e di spessore sono rare e, normalmente, non comportano pericoli per la madre o per il feto.
Si possono generare due placente, una accessoria più piccola, che può staccarsi durante il parto e rimanere nell'utero, provocando la comparsa di emorragia post-partum.

Voci correlate


Anatomia | Ginecologia e ostetricia

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