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Death Penalty World Map.png|thumb|right|320px|La pena di morte nel mondo:

  • Azzurro: Abolita per tutti i crimini
  • Verde: Riservata a circostanze eccezionali (come crimini commessi in tempo di guerra)
  • Arancione: Non utilizzata
  • Rosso: Utilizzata come forma di punizione legale
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La pena di morte, chiamata anche pena capitale, è l'esecuzione di un prigioniero ordinata da un tribunale in seguito ad una condanna. Solitamente la pena di morte viene comminata a persone ritenute responsabili di reati gravi, come omicidio e alto tradimento. In alcuni paesi vengono considerati passibili di pena capitale omicidi occorsi durante l'esecuzione di altri crimini violenti, come la rapina o lo stupro.

La pena di morte nel mondo


La pena di morte in Italia


In Italia, il primo caso di Stato in cui si sia verificata l'abolizione della pena di morte avvenne nel Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 sotto il regno di Pietro Leopoldo Asburgo Lorena, Granduca di Toscana. Si trattò del primo Paese civile al mondo ad aver abolito la tortura e la pena capitale. L'utilizzo di questa era riservato ai soli "barbari" per reati quali l'omicidio.

In seguito, la pena di morte venne abolita nel 1889 anche nel Regno d'Italia, con l'approvazione quasi all'unanimità da parte di entrambe le Camere, del nuovo codice penale, durante il ministero di Zanardelli. Tuttavia, la pena di morte era stata de facto abolita fin dal 1877, anno dell'amnistia generale di Umberto I di Savoia (Decreto di amnistia del 18 gennaio 1878). La pena di morte restava tuttavia in vigore soltanto nel codice penale militare e in quelli coloniali.

Nel 1926 sarà reintrodotta da Mussolini per punire coloro che avessero attentato alla vita o alla libertà della famiglia reale o del capo del governo e per vari reati contro lo stato. Il codice Rocco (1930, entrato in vigore il 1 luglio 1931), aumentò il numero dei reati contro lo stato punibili con la morte e reintrodusse la pena di morte per alcuni gravi reati comuni.

La Costituzione italiana, approvata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore l'1 gennaio 1948, abolisce definitivamente la pena di morte per tutti i reati comuni e militari commessi in tempo di pace. Essa rimase nel codice penale militare di guerra fino alla promulgazione della legge 589/94 del 13 ottobre 1994 (in Gazz. Uff. 25 ottobre 1994 n. 250), che l'abolisce sostituendola con la massima pena prevista dal codice penale.

Riflessione sulla pena di morte


Nella Bibbia

Nella Bibbia sono elencate situazioni in cui Dio stesso stabilisce la pena capitale come punizione per alcune colpe: ad esempio, nel Vecchio Testamento, è scritto che doveva essere lapidato colui che infrangeva il comandamento di riposarsi il sabato. Nel Nuovo Testamento Gesù richiama più volte al perdono e condanna l'episodio della lapidazione di Maria Peccatrice ("Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra").

Nell'Antico Testamento (Genesi, cap.1, 12-15), esistono alcuni passi in cui la divinità condanna la vendetta umana, minacciando punizioni peggiori ("sette volte" e "settanta volte sette") per chi avesse ucciso Caino e Lamek.

Pensatori cristiani

Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino sostengono la liceità della pena di morte sulla base del concetto della conservazione del bene comune. L'argomentazione di Tommaso d'Aquino è la seguente: come è lecito, anzi doveroso, estirpare un membro malato per salvare tutto il corpo, così quando una persona è divenuta un pericolo per la comunità o è causa di corruzione degli altri, essa viene eliminata per garantire la salvezza della comunità (Summa Theologiae II-II, q. 29, artt. 37-42). Il santo sosteneva tuttavia che la pena andasse inflitta solo al colpevole di gravissimi delitti, mentre all'epoca veniva utilizzata con facilità e grande discrezionalità.

Il malicidio è un caso particolare, previsto da Bernardo di Chiaravalle, di lecita pena di morte. Durante le crociate, il fedele cristiano poteva uccidere i nemici pagani, uccindendo cosi' il "male che era in loro".

In base a questo principio lo Stato pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento la pena di morte fino al XX secolo, benché inapplicata dopo il XIX secolo. Per la posizione attuale della Chiesa Cattolica, vedi più avanti.

Cesare Beccaria

Nel 1764 la pubblicazione del pamphlet (trattato breve) Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria stimolò la riflessione sul sistema penale vigente. Nel trattato Beccaria si esprimeva contro la pena di morte argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta:

''Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà,che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio

Dottrina cattolica odierna

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1997) parla della pena di morte all'interno della trattazione sul quinto comandamento, "Non uccidere", e più specificamente nel sottotitolo che tratta della legittima difesa.

In questo contesto dice (n. 2267):

L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.

Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.

Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo «sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti» (Giovanni Paolo II, enciclica Evangelium vitae, 56: AAS 87 (1995) 464).

È interessante il fatto che l'ultimo paragrafo è un chiarimento aggiunto in una successiva edizione del Catechismo, e si presenta come un approfondimento e un'esplicitazione della dottrina già espressa nei paragrafi anteriori. Tale esplicitazione, comunque, proviene dall'enciclica Evangelium Vitae, del 1995, che precede la pubblicazione definitiva del Catechismo nel 1997. Non è dunque un'aggiunta o una modifica alla dottrina, bensì un citare tutte le fonti dottrinali preesistenti. L'opinione pubblica aveva fatto notare che l'esposizione si prestava a essere interpretata come un velato appoggio alla pena di morte così come è applicata in molti paesi.

D'altra parte, la teologia più volte ha ribadito l'importanza del diritto alla vita e che la vita è per i cristiani un dono di Dio, che è l'unico ad avere il diritto di donarla e di toglierla. Giovanni Paolo II affermò che <>.

Il Catechismo condanna esplicitamente il suicidio come un peccato mortale. Invece, ammette alcune situazioni nelle quali singole persone e/o lo Stato hanno diritto di annullare la vita altrui, come la pena di morte e alcuni casi di legittima difesa.

Se ci atteniamo strettamente a questa conclusione ogni individuo, se di fede cristiana, è titolare di un diritto/dovere bilaterale: se da un lato egli non ha la facoltà di togliere la vita a qualcuno in quanto essa è diritto inviolabile conferito da un essere supremo, dall'altro egli stesso è titolare del diritto alla vita.

Importanti esponenti della Chiesa cattolica sono attualmente in prima fila per chiedere l'abolizione della pena di morte nel mondo.

Lo stesso Papa Giovanni Paolo II ha più volte espresso tale posizione; durante la sua ultima visita negli Stati Uniti, il 27 gennaio 1999 il pontefice ha dichiarato: "La nuova evangelizzazione richiede ai discepoli di Cristo di essere incondizionatamente a favore della vita. La società moderna è in possesso dei mezzi per proteggersi, senza negare ai criminali la possibilità di redimersi. La pena di morte è crudele e non necessaria e questo vale anche per colui che ha fatto molto del male".

Opinione pubblica


L'opinione pubblica di molti paesi è divisa. In molti paesi in cui vige la pena di morte, primo fra tutti gli Stati Uniti, esiste un forte movimento che ne chiede l'abolizione. Viceversa, in molti paesi in cui non c'è pena di morte, tra cui l'Italia, riaffiorano periodicamente richieste di reimmissione di questa pratica nel Diritto penale.

Motivazioni favorevoli

Chi sostiene la pena di morte indica i seguenti elementi:

  • La pena di morte sarebbe un efficace deterrente.
  • La necessità di punizioni esemplari per i delitti più efferati
  • Il non funzionamento del sistema carcerario
  • Le spese eccessive per il mantenimento dei detenuti
  • Vendicare i bambini, le donne, gli uomini uccisi o violentati ingiustamente

Motivazioni contrarie

Si fanno sempre più vivi nel mondo i movimenti che chiedono l'abolizione della pena di morte in nome dei diritti umani.

La riflessione che viene portata avanti si basa su elementi comuni:

  • La inumanità della procedura
  • La possibilità dell'errore
  • Il non funzionamento della pena di morte come deterrente per i delitti più efferati. Piuttosto, si pensa che la sua introduzione potrebbe avere un effetto contrario.
  • La possibilità che bisogna dare al reo di redimersi e di rendersi in qualche modo utile alla comunità a cui ha arrecato un danno enorme.
  • La mancanza di diritto da parte dello stato di decidere per la vita umana, che (secondo gli abolizionisti) non gli appartiene.

Modalità dell'esecuzione della pena di morte


Storicamente sono apparsi molti modi per applicare la pena di morte secondo le varie epoche e culture:

Letteratura


Franz Kafka descrive nel racconto La colonia penale (1919) le sadiche macchinazioni di un militare per infliggere una condanna a morte esemplare a un detenuto. Per questo inventa e realizza una macchina che prima di finire il reo gli scrive nella schiena con il suo proprio sangue la sentenza di condanna. Purtroppo la macchina si inceppa al momento dell'esecuzione, e il suo autore è stritolato da essa nel momento in cui vi si infila per controllarla.

Anche ne Il processo (1925) si descrive la condanna a morte di una persona.

Lo scrittre russo Fëdor Dostoevskij, condannato a morte ma in seguito graziato, nei primi capitoli de L'Idiota fa pronunciare al protagonista del romanzo una violenta requisitoria contro la pena di morte.

Voci correlate


Collegamenti esterni


Diritti umani | Pena di morte

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