Questa voce di Wikipedia contiene almeno un errore
Il titolo di questo box evidenzia il Paradosso dell'introduzione di
David Markinson: se il testo seguente fosse totalmente corretto, quanto affermato è vero, poiché l'errore consterebbe nell'affermazione stessa; se al contrario vi fossero errori nella voce, l'affermazione sarebbe comunque corretta. In pratica è la frase stessa "
questa voce contiene almeno un errore" a generare il paradosso. A scanso di equivoci, l'errore non sussiste nel testo presente nella voce, ma se quest'ultima affermazione ("
l'errore non sussiste nel testo presente nella voce") fosse l'errore, allora l'articolo conterrebbe un errore. Quindi non credete ciecamente a quello che leggete, a meno che l'errore non sia questo consiglio (e così via...).
Un paradosso, dal greco para, oltre e doxa, opinione, è qualcosa che sfida l'opinione comune: si tratta, infatti (secondo la definizione che ne dà Mark Sainsbury) di "una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile". Un sinonimo è antinomia, usato in filosofia ed economia.
In matematica si tende a distinguere il concetto di paradosso, che consiste in una proposizione perfettamente dimostrata, ma lontana dall'intuizione, dal concetto di antinomia che consiste in una contraddizione logica.
Sin dall'inizio della storia scritta, si hanno riferimenti ai paradossi: dai paradossi di Zenone alle antinomie kantiane, fino a giungere ai paradossi della meccanica quantistica e della teoria della relatività generale, l'umanità si è sempre interessata ai paradossi. Un'intera corrente filosifico-religiosa, il buddhismo zen, affida l'insegnamento della sua dottrina ai koan, indovinelli paradossali. Alcuni paradossi, poi, hanno preceduto di secoli la loro risoluzione: prendiamo ad esempio il paradosso di Zenone della freccia:
- "Il terzo argomento è quello della freccia. Essa infatti appare in movimento ma, in realtà, è immobile: in ogni istante di fatti occuperà solo uno spazio che è pari a quello della sua lunghezza; e poiché il tempo in cui la freccia si muove è fatta di infiniti istanti, essa sarà immobile in ognuno di essi."
Come si può distinguere la freccia in movimento da quella ferma, e smentire il paradosso? Oggi sappiamo che, secondo la teoria della
relatività ristretta, una freccia in moto rispetto all'osservatore appare a questi più corta della stessa freccia ferma rispetto all'osservatore. Tra Zenone e la relatività ristretta intercorrono ben 24 secoli!
Molti paradossi sono alla base di trame di film famosi, ad esempio nel secondo
Terminator, scopriamo che le macchine hanno origine dai resti del primo terminator inviato, una versione del classico
paradosso della nonna. Meno noto è il
paradosso del Comma 22 del codice di guerra dei
Klingon, desunto quasi letteralmente dal romanzo
Comma 22.
Un altro tipo di paradosso è quello dei paradossi in senso letterale, ossia contro l'opinione comune. Ad esempio, si parla molto del riscaldamento globale e dell'effetto serra. Secondo i modelli climatologici accettati, il riscaldamento dell'Artico, con il conseguente scioglimento dei ghiacci, causa il raffreddamento dell'Europa. Quindi più fa caldo (globalmente) più fa freddo (localmente). Questo è noto come paradosso dell'Artico.
I paradossi dei sensi
Nelle
neuroscienze sono noti molti paradossi dovuti all'imperfezione dei sensi, o all'elaborazione dei dati da parte della mente. Ad esempio, è possibile creare un suono che sembra crescere sempre, mentre in realtà è ciclico. Per il tatto, basta provare con un
compasso a due punte: sul polpastrello si percepiscono due punte separate di pochi millimetri, mentre sulla schiena se ne percepisce solo una anche a qualche centimetro. Oppure si immergono le mani in due bacinelle di acqua una calda ed una fredda; dopo un paio di minuti si immergono enrtambe in una bacinella tiepida, e si avranno sensazioni contrastanti: fredda e calda. Le
illusioni ottiche sono un altro esempio di paradossi sensoriali.
I primi paradossi
Il più antico paradosso si ritiene essere il
paradosso di Epimenide, in cui il Cretese Epimenide afferma: "Tutti i cretesi sono bugiardi". Poiché Epimenide era originario di
Creta, la frase è paradossale. A rigor di logica, moderna ovviamente, questo non è un vero paradosso: detta
p la frase di Epimenide, o è vera
p o è vera
non p. Il contrario di
p è
Non tutti i cretesi sono bugiardi, ossia
Qualche cretese dice la verità, Epimenide non è uno di quelli, e la frase è falsa. Tuttavia la negazione dei quantificatori non era ben chiara nella logica degli antichi greci. Subito dopo troviamo i
paradossi di Zenone. Un altro famoso paradosso dell'antichità, questo sì irresolubile, è il
paradosso di Protagora, più o meno contemporaneo di
Zenone di Elea.
Classificazione dei paradossi
Esistono varie forme di classificazione dei paradossi. Secondo le loro implicazioni, i paradossi si dividono in
- Positivi od ontologici
- Nulli o retorici
- Negativi o logici
a seconda delle loro implicazioni. Un paradosso si dice
positivo se attraverso un ragionamento
paradossale rafforza le conclusioni a cui si arriva: un esempio ne è la teoria della
relatività ristretta. Un paradosso
nullo o
retorico deriva dal tipico ragionamento
sofista, che dimostra una cosa ed il suo contrario, come i già citati paradossi di Zenone. Infine, i paradossi negativi portano il ragionamento a partire da un'ipotesi alla negazione della stessa, e sono in pratica una
dimostrazione per assurdo della falsità dell'ipotesi di partenza. Di quest'ultimo tipo sono molti
teoremi matematici e fisici, come ad esempio il
teorema dell'infinità dei numeri primi o il
teorema di Church.
Se invece categorizziamo che cosa ci appare paradossale secondo i nostri sensi, abbiamo i paradossi visivi, auditivi, tattili, gustativi e olfattivi, più spesso indicati come anomalie o ambiguità, e i paradossi logici e matematici che sono categoria a sè.
Paradossi dell'induzione
Molti ritengono
David Hume responsabile di aver introdotto il
problema dell'induzione. In realtà, nella versione del
paradosso del sorite, tale problema era noto sin dai tempi di Zenone, vero padre del pensiero paradossale. Il paradosso del sorite afferma:
- "Un granello di sabbia che cade non fa rumore, quindi nemmeno due, e nemmeno tre, e così via. Quindi nemmeno un mucchio di sabbia che cade fa rumore".
Oppure il suo inverso: se tolgo un granello di sabbia ad un mucchio, è ancora un mucchio, così se ne tolgo due e così via. Tuttavia 10 granelli non fanno un mucchio. Qual è allora il granello che fa passare da un mucchio ad un non-mucchio? Anche se questo problema può essere risolto con la
logica fuzzy, ponendo una funzione che al variare dei granelli restituisca un valore compreso tra 0 e 1, ben più difficile è la risoluzione del seguente paradosso:
- 0 è un numero piccolo
- 1 è un numero piccolo
- Per l'assioma dell'induzione, se una proprietà vale per 0 e se, dall'ipotesi che valga per un generico n discende che vale anche per n+1, allora vale
- Quindi ogni numero è piccolo.
Questi problemi sono i principali argomenti di discussione dell'epistemologia moderna, che fondamentalmente si riassumono in Quando si può definire vera una teoria?.
Il paradosso della chiaroveggenza
Uno dei paradossi più intriganti della teoria dei giochi è il paradosso di Newcomb, che riguarda il principio di dominanza, ed è il seguente. Supponiamo che esista un oracolo, che sappia in anticipo quali saranno le mie decisioni. Egli mette in una busta 1.000.000 €, ma solo se sceglierò solo questa, altrimenti la lascia vuota. Poi mi vengono presentate due buste, una con sicuramente 1.000 €, e l'altra è quella dell'oracolo. Posso scegliere se prendere una sola busta o tutte e due. Se applico il principio di massima utilità, mi conviene prendere solo la seconda, e mi fido dell'oracolo. Se applico il principio di minima perdita, mi conviene sceglierle entrambe: se l'oracolo ha ragione, prendo almeno 1.000 €, se sbaglia 1.001.000 €. Il paradosso nasce dalla visione delle cose: se la scelta dell'oracolo si considera già effettuata al momento della scelta, applichiamo il principio di dominanza, e conviene prendere sempre entrambe le buste. Se invece ammettiamo che il comportamento dell'oracolo sia influenzato dalla nostra scelta, ammettiamo il principio di utilità e conviene prendere solo la prima. Uno dei due principi non è quindi razionale, oppure non esiste la preveggenza. Si possono trovare argomenti a favore di tutte e tre le ipotesi. Tra l'altro, basta che l'oracolo indovini più del 50% delle volte.
Ancora peggio, la chiaroveggenza potrebbe essere dannosa: supponiamo che ci sia una gara automobilistica della specie "Perde chi sterza per primo", in cui due macchine sono lanciate l'una contro l'altra. Se uno dei due è chiaroveggente, la strategia migliore per l'altro è non sterzare: il veggente lo sa, e quindi sterzerà per primo, se non vuole lasciarci le penne.
Tanto gentil e tanto onesta, pare...
Ossia così sembra ma non è, anche se le parole del
Vate non avevano questo significato. Vediamo come a volte il buon senso, anche il buon senso matematico, può farci prendere degli abbagli: l'esempio più noto, forse, lo troviamo nella
teoria dei numeri. In questa branca della matematica, lo studio dei
numeri primi e della loro distribuzione riveste, da almeno due secoli, primaria importanza. Dopo la
sconfitta dell'
ultimo teorema di Fermat, resta aperta la
congettura di Riemann sulla sua
funzione zeta, che collega la distribuzione dei numeri primi con gli zeri di tale funzione. Finora se ne sono trovati miliardi (letteralmente) che giacciono sulla retta x=1/2, e la congettura è appunto che tutti gli zeri giacciano su questa linea. Ma smentite di quello che sembrerebbe evidente (ce ne sono miliardi...) sono famose in matematica, e una riguarda proprio i numeri primi. La quantità di numeri primi inferiori ad un certo numero, diciamo
n, può essere approsimata dalla funzione
logaritmo integrale, o
Li(n), di
Gauss, definta come:
. Questo valore sembra essere sempre maggiore della vera distribuzione dei numeri, solitamente indicata con
, fino a numeri di centinia di cifre. Tuttavia nel
1914 John Littlewood ha dimostrato che
per x intero cambia di segno infinite volte. Nel
1986 Herman te Riele ha dimostrato che esistono più 10
180 interi consecutivi per cui
non è mai minore di 6,62×10
370. Altra paradossale situazione è il
teorema di Goodstein: si definisce una funzione che, pur crescendo
esponenzialmente e venendo ridotta ad ogni iterazione di 1, dopo innumerevoli iterazioni ritorna a 0. Il che dimostra anche, per inciso, come
Ercole avrebbe potuto uccidere l'
Idra di Lerna da solo, senza aiuti per cicatrizzarne le teste tagliate. Quindi, nonostante miliardi di esempi a favore, la verità o falsità della congettura (o ipotesi, visto che si pensa generalmente che sia vera) di Riemann è tuttora in discussione. Tornando al teorema di Goodstein, esso appartiene a quei teoremi di
teoria dei numeri non provabili all'interno dei suoi assiomi di base, ossia quelli di
Zermelo e Fraenkel, come previsto dal
teorema di incompletezza di Gödel: per la sua dimostrazione, infatti, occorre postulare l'esistenza dei
cardinali transfiniti.
Lista dei paradossi più noti
L'elenco riporta solo i paradossi più citati, per una lista più esauriente, vedere l'articolo "elenco di paradossi"
Voci correlate
Bibliografia
- Odifreddi, P., C'era una volta un paradosso - storie di illusioni e verità rovesciate, Einaudi, 2001, ISBN 8806150901
- te Riele, H.J.J., On the sign of the difference pi(x) - li(x), Math. Comp. 48, 1987 pp. 323-328
Collegamenti esterni
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