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Padova è un comune di 210.536 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia, nel Veneto.

Antica sede universitaria, Padova vanta numerosissime testimonianze di un glorioso passato culturale ed artistico, che la rendono meta di turisti da ogni parte del mondo. È oggi un importante centro economico. Padova è inoltre nota in tutta il mondo come la città di Sant'Antonio, il famoso francescano portoghese, nato a Lisbona, che a Padova visse per alcuni anni e vi morì.

Storia


La tradizione vuole che la fondazione di Padova risalga ad un gruppo di fuggiaschi da Troia, guidati da Antenore la cui ipotetica tomba (in realtà di un guerriero che visse attorno al III o al IV secolo) sorge nell'ononima piazza.

Uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l'antica Padova sorse sulle sponde del fiume Brenta (durante l'antichità chiamato Medoacus) che allora (probabilmente fino al 589) scorreva nell'alveo dell'odierno Bacchiglione.

Età romana

Nel 49 a.C. divenne nominalmente municipio romano, per divenirlo poi effettivamente nel 45 a.C. con la Lex Julia Municipalis. Durante la dominazione romana Patavium, com'era allora conosciuta, divenne una delle più ricche città dell'Impero grazie, tra le altre cose, all'allevamento di cavalli. In età augustea Padova divenne parte della X Regio che aveva come capitale Aquileia, cui era collegata grazie alla via Annia che partiva da Adria. Del periodo romano rimangono alcuni ponti, rimaneggiati in età medioevale, l'arena (presso la cappella Scrovegni), resti di terme (sotto palazzo Storione) e del foro (zona piazza Garibaldi e piazzetta Cavour) di cui rimane una sola colonna. All'inizio del V secolo a Padova fu posta un Praefectus Sarmatarum gentilium, ovvero una delle 13 guarnigioni di Sarmati a difesa dell'impero. Probabilmente la guarnigione era di stanza a Sarmeola (Sarmaticula), frazione di Rubano e a Sermazza (località di Vigonovo). Nel 452-453 la città fu devastata dall'invasione degli Unni di Attila. Dal 535 al 553 imperversò la guerra tra Bisanzio e i Goti alleati dei Franchi: passata ai primi nel 540 ed in seguito ai secondi con Totila, Padova fu presa da Narsete, generale di Giustiniano nel 568.

Medioevo

Successivamente alla caduta dell'Impero, Padova vide il Brenta cambiare di corso con la rotta del 589, sostituito dal Bacchiglione. Venne quindi assediata e completamente rasa al suolo nel 601 dai Longobardi di Agilulfo che, secondo la tradizione locale, penetrarono nelle difese cittadine dall'attuale Ponte della Morte davanti a via Rudena (ovvero: rovina). Monselice resistette qualche mese prima di capitolare anch'essa ai Longobardi. Alcuni abitanti cercarono allora rifugio nella Laguna Veneta, contribuendo successivamente alla nascita di quella che diverrà, secoli dopo, Venezia.

Nel 899 Padova fu razziata dagli Ungari. Basilica di Santa giustina.jpg]]

Solo dopo l'anno 1000 Padova iniziò a riprendersi, affermandosi come comune indipendente, pur dovendo subire le devastazioni del terremoto del 1004, ancor più grave, quello del 1117, così come il grande incendio del 1174. Nel 1164 partecipò alla lega veronese contro Federico Barbarossa. Dal 1168 (convegno di Lodi) al 1183 (Pace di Costanza) Padova fu membro anche della Lega Lombarda.

Gli anni successivi videro Padova espandere la propria importanza ed i propri domini, in perenne lotta contro i comuni limitrofi. Nel 1222 venne fondata l'Università, la seconda più antica d'Italia ed una tra le prime e più prestigiose d'Europa. Vi predicò Sant'Antonio, che vi morì nel 1231 e per il quale i padovani eressero una grandiosa basilica. Tra il 1303 ed il 1305 Giotto dipinse la Cappella degli Scrovegni, inestimabile tesoro pittorico. L'espansione del comune patavino fu tuttavia interrotta a più riprese, in particolar modo tra il 1237 ed il 1256 dalla sanguinosa dominazione di Ezzelino III da Romano, ricordato per aver trucidato in un solo giorno oltre diecimila padovani.

Nel 1318 muta l'assetto politico a Padova: inizia la Signoria dei Carraresi con l'elezione a Capitano del Popolo di Jacopo da Carrara. Il secolo successivo, pur turbato da continue lotte con le signorie limitrofe e con la minacciosa Venezia, fu per Padova l'apice del suo splendore, assoluta protagonista dell'arte e della cultura europea grazie alla presenza di artisti e letterati quali Giusto De' Menabuoi, Guariento, Altichiero, Francesco Petrarca.

Del (1387) è la battaglia di Castagnaro, considerata una delle grandi battaglie dell'epoca dei capitani di ventura: Giovanni Ordelaffi e Ostasio da Polenta, che combattevano per Verona, furono sconfitti da Giovanni Acuto e Francesco Novello Carraresi, che combattevano per Padova. Erano gli ultimi bagliori militari di Padova, che, nel 1405 dovette piegarsi definitivamente a Venezia dopo una lunga e cruenta lotta. È la cosidetta "devozione" di Padova a Venezia: gli ultimi Carraresi prigionieri vengono uccisi mentre si trovano prigionieri nei Piombi, le famigerate carceri veneziane.

Durante il medioevo il municipio e la successiva signoria scavarono le principali opere idrauliche della provincia di Padova: il canale di Battaglia, il Piovego e il Brentella.

Rinascimento

Per quasi quattro secoli Padova, pur perdendo importanza politica poté godere della pace e della prosperità assicurata dalla dominazione veneziana e della libertà che venne assicurata alla sua Università, che richiamò studenti ed insegnanti da tutta Europa, tra i quali indimenticabile Galileo Galilei.

Il terribile assedio del 1509 durante la guerra anti-veneziana promossa dalla Lega di Cambrai, in seguito al quale venne completata la cinta muraria, fu tra i pochi eventi bellici degni di nota del periodo. Gli assalti imperiali furono respinti sul Bastione Codalunga da nobili veneziani, padovani e celebri soldati di ventura come Citolo da Perugia.

Ottocento

Nel 1797 cadde Venezia sotto l'avanzare di Napoleone e Padova venne ceduta all'Austria col trattato di Campoformio, per entrare a far parte successivamente alla disfatta napoleonica del Regno Lombardo-Veneto. Nel 1848 anche Padova vide l'insurrezione contro l'occupazione austriaca, in particolar modo ad opera di studenti universitari: tuttora la data dell'insurrezione studentesca, 8 febbraio, viene festeggiata. Nel 1866 Vittorio Emanuele II entrò a Padova e questa venne annessa al Regno d'Italia.

Il Novecento

Durante la Prima Guerra Mondiale Padova fu sede di vari comandi compreso quello della Terza Armata, subendo a più riprese bombardamenti aerei. Da un piccolo aeroporto, a San Pelagio - ora sede di un museo del volo, partì Gabriele D'Annunzio per il celebre volo su Vienna. Nel 1918 a Villa Giusti nei pressi di Padova, a Mandria venne firmato l'armistizio che pose fine alla guerra tra Italia e gli Imperi Centrali.

La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza
La Seconda Guerra Mondiale fu anche per Padova portatrice di morte e devastazione, con la perdita tra gli altri degli inestimabili dipinti della Cappella Ovetari di Andrea Mantegna e di Ansuino da Forlì durante un bombardamento aereo alleato l'11 marzo 1944: rimangono solo frammenti. Stessa fu la sorte per gli affreschi della cappella del podestà, realizzati da Filippo Lippi, Niccolò Pizzolo ed, ancora, Ansuino da Forlì. Numerosi studenti ed insegnanti universitari furono protagonisti della lotta partigiana. Importante fu il discorso del rettore Concetto Marchesi il 9 novembre 1943 per l'inaugurazione dell'anno accademico in cui invitò gli studenti a prendere le armi contro il fascismo e il nazismo.

Padova fu la sede del Comando Regionale Veneto della resistenza, centro di coordinamento del CLN per tutto il Veneto. Fu questo Comando che diede l'ordine per l'insurrezione del 26 aprile 1945. I partigiani presero il controllo dei ponti sul Brenta per bloccare gli spostamenti della Decima MAS proveniente da Salboro che prese a cannoneggiare la città provocando vittime sia tra i civili che tra i tedeschi e collaborazionisti prigionieri. Il 27 aprile verso sera i repubblichini si arresero, seguiti nella notte dalle truppe tedesche della 26 divisione. Tra loro anche il generale von Alten che era appena arrivato a Padova dopo la fuga da Ferrara. Alla fine dell'insurrezione tra i partigiani di Padova si contarono 224 caduti e quasi altrettanti feriti, mentre 500 sono i collaborazionisti e i tedeschi uccisi, 20.000 quelli fatti prigionieri.

L' Università degli Studi di Padova fu l'unica università premiata con la medaglia d'oro al Valor Militare per meriti durante la resistenza.

La seconda metà del Novecento
Gli anni dal dopoguerra ad oggi furono Padova di continuo sviluppo economico, grazie alla favorevole collocazione geografica al centro di importanti vie di comunicazioni favorevoli per industrie e servizi. L'interramento delle riviere (1956-1960) e la perdita (1954) dei collegamenti ferroviari con la provincia (gestiti dalla Società Veneta per le Imprese e Costruzioni Pubbliche nota come La Veneta) costituirono uno dei tanti prezzi che la città pagò alla diffusione del trasporto su gomma.

La crisi sociale e politica degli anni settanta vide il polarizzarsi delle tensioni a Padova.

Il 15 aprile 1969 una bomba collocata da Franco Freda e Giovanni Ventura esplose nel rettorato, allora occupato dal professor Opocher. Gli stessi acquistarono presso la Valigeria al Duomo le valige utilizzate il 12 dicembre 1969 per le bombe a Milano nella sede della Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana e alla Banca nazionale del Lavoro a Roma.

Il 13 gennaio 1974 il colonnello Amos Spiazzi, del gruppo terroristico di destra Rosa dei Venti viene arrestato.

Il 17 giugno 1974 le Brigate Rosse compiono a Padova il loro primo omicidio assassinando due missini, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, nella sede del Movimento Sociale Italiano.

Il 7 aprile 1979 il sostituto procuratore Pietro Calogero fece arrestare circa 140 persone appartenenti a Potere Operaio e Autonomia Operaia, tra cui spiccarono i professori universitari Luciano Ferrari Bravo, Toni Negri ed Emilio Vesce, oltre che molti studenti e ricercatori. L'accusa, passata alla storia come teorema Calogero, tentò di dimostrare che il gruppo di Autonomia fosse la facciata legale delle Brigate Rosse e che Toni Negri fosse l'organizzatore del sequestro di Aldo Moro.

Il 5 febbraio 1981 l'estremista di destra Valerio Fioravanti uccise sull'argine del canale Scaricatore i due carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese che lo avevano sorpreso mentre recuperava armi da un nascondiglio segreto subacqueo. Fioravanti fu in breve catturato.

Con la sigla di Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente a Verona il 17 dicembre 1981 fu sequestrato il generale americano James Lee Dozier che fu liberato con un blitz dei NOCS a Padova il 28 gennaio 1982.

Evoluzione demografica


Le vie d'acqua di Padova


Il tessuto urbano di Padova è fortemente condizionato dalla presenza di numerosi corsi d'acqua, formati dall'intrecciarsi delle acque del Bacchiglione e del Brenta, che donano a molti angoli della città scorci suggestivi.

In passato, tali corsi d'acqua erano fondamentali per l'economia cittadina, in particolar modo per la presenza di numerosi mulini e per la loro evidente funzione commerciale, in particolar modo per congiungere la città con la vicina Venezia e gli altri centri della provincia di Padova. Inoltre, i canali han rappresentato a lungo un valido complemento delle opere di fortificazione della città.

I corsi d'acqua cittadini principali sono:

  • Brenta, che origina dai laghi di Levico e Caldonazzo, percorre il confine nord di Padova delimitando il quartiere Nord dai comuni limitrofi.
  • Tronco maestro, ovvero il ramo del Bacchiglione che entra nella città di Padova all'altezza della Specola e costeggia il centro storico ad ovest e a nord, fino alle Porte Contarine; fungeva da canale difensivo per il lato nord-ovest delle mura duecentesche. Era utilizzato soprattutto per la navigazione.
  • Naviglio Interno, che si dirama dal Tronco maestro, attraversando il centro storico a sud e ad est, seguendo quello che era il percorso del Medoacus e ricongiungendosi con il ramo principale alle "Porte Contarine":. Era utilizzato soprattutto per alimentare i molini e se ne distaccano diversi canali secondari, tra i quali il canale di Santa Chiara che esce dalla città verso sud-est per ricongiungersi poco oltre con il "canale Piovego".
  • Canale Piovego, si origina dalla confluenza del "Tronco maestro" e del "Naviglio interno" presso le "Porte Contarin"e e quindi prosegue verso il Brenta e quindi Venezia, delimitando a nord le mura cinquecentesche;
  • Canale di Battaglia, antico canale artificiale (XII secolo) che si distacca dal fiume Bacchiglione in località Bassanello, ora nella periferia meridionale della città, per dirigersi quindi verso i centri a sud della provincia, ricongiungendosi quindi attraverso la rete dei canali con il tratto finale del fiume.
  • Canale Scaricatore, costruito nella seconda metà del XIX secolo e rimaneggiato negli anni 1920 per convogliare fuori dal centro cittadino le acque del Bacchiglione, fondamentale difesa contro il pericolo di alluvione;
  • Canale Brentella, antico scavo (XIV secolo) ad ovest di Padova, che porta al Bacchiglione le acque del Brenta.

Le opere di interramento dei canali cittadini, in particolar modo del Naviglio Interno (via Riviera Ponti Romani) a partire dagli anni '50, ne hanno decretato un lungo periodo di abbandono, oltre naturalmente ad aver alterato irreparabilmente lo stretto connubio tra Padova e le sue acque. È solo negli anni '90 che si è assistito ad un recupero delle vie d'acqua cittadine, ora percorse nuovamente da imbarcazioni.

Sport


Il 23 maggio 2000 la 10^ tappa del Giro d'Italia 2000 si è conclusa a Padova con la vittoria di Ivan Quaranta.

Oltre al Calcio Padova, storica compagine calcistica di Padova fondata nel 1910, un ruolo importante ricopre la squadra di rugby del Petrarca.

Nella stagione sportiva 2005-06 la città di Padova è rappresentata nel massimo campionato, quello di A1, nel volley maschile e femminile, dal Sempre Volley e dal Volley Club Padova. Anche la pallanuoto è presente nei massimi campionati maschile e femminile con il Plebiscito.

Tra gli avvenimenti sportivi annuali più rilevanti c'è la Maratona di Sant'Antonio.

Amministrazione


Sindaco: Flavio Zanonato, dal giugno 2004.

Stampa locale


Sono due i quotidiani storici che si occupano attualmente della cronaca locale della città: Il Gazzettino, il Mattino di Padova ed "Il Padova". Dal 12 novembre 2002 viene venduto in abbinamento al Corriere della Sera anche il Corriere del Veneto, che ha sede a Padova e che dedica alla città due pagine al giorno di cronaca locale, in abbinamento con la cronaca di Rovigo. Sono presenti anche alcuni giornali a distribuzione gratuita quali: Leggo, Metro, City ed altri.

Nel passato la città ha avuto un'altra testata di cronaca locale: L'Eco di Padova, nato nel 1977, edito dalla Rizzoli e chiuso nel 1980.

Quartieri


Arcella

Arcella (Quartiere 2 Nord) è la zona nord della città di Padova, fino a Pontevigodarzere. Il suo confine ben delineato dalla ferrovia Venezia-Milano a sud (con il centro cittadino) e dalla tangenziale a nord (con Pontevigodarzere). Nota per essere il luogo della morte di Sant'Antonio (l'evento è ricordato dal santuario di Sant'Antonino) e per essere stata la periferia agricola di Padova fino alla seconda guerra mondiale, l'Arcella ha conosciuto nel dopoguerra un impetuoso sviluppo urbanistico, fino al raggiungimento degli attuali 50 mila abitanti. Il futuro metrotram la collegherà in maniera migliore con il centro cittadino.

Mandria

Villa_Molin_a_Mandria_%28Padova%29.jpg, Padova]] Mandria (Quartiere 5 Sud-Ovest) confina con i comuni di Abano Terme ed Albignasego, divisa da quest'ultimo dal Canale di Battaglia.

Sorta attorno all'antica strada romana Annia che conduceva da Padova ad Adria, ospita sul proprio territorio Villa Giusti del Giardino, in cui venne firmato il 4 novembre del 1918 l'armistizio tra Italia, Impero Austro-Ungarico e Germania che poneva fine alla prima guerra mondiale; affacciata sul Canale di Battaglia sorge invece Villa Molin, progettata dall'architetto Vincenzo Scamozzi nel 1597 (e che erroneamente viene collocata spesso a Mandriola, che sorge sull'altra sponda del Canale di Battaglia).

Montà

Della vecchia Montà (Quartiere 6 Ovest), situata sulla strada Padova-Ponterotto a circa 4km dal centro della città, rimane oggi solo l'antico fonte battesimale della chiesa di San Bartolomeo, risalente al XVI sec. Recentemente il territorio della frazione è stato soggetto a forti trasformazioni insediative ed è stato di fatto inglobato nel capoluogo. Nel 2004 è stato completato il cavalcavia di Corso Australia che ha nel contempo eliminato l'unico semaforo ancora esistente sulla tangenziale e contribuito a rompere l'isolamento della frazione con il resto della città.

Ponte di Brenta

Ponte di Brenta (Quartiere 3 Est) è un antico borgo sulla via di Venezia, parte del Comune di Padova prima della Prima guerra mondiale, confina con il comune di Vigonza, dal quale è separato dal fiume Brenta.
Nato attorno ai traffici di barcaroli e viaggiatori, il borgo è caratterizzato dalla presenza di alcune notevoli ville patrizie veneziane, tra le quali spicca Villa Breda, di proprietà comunale, con il suo parco. La villa si affaccia sul fiume, dal quale avveniva l'accesso fino alla costruzione, verso la fine del XIX secolo della ferrovia Padova-Venezia, ad opera del Senatore del Regno Vincenzo Stefano Breda, che con l'occasione creò una fermata esattamente in asse con il viale di accesso alla villa, dal lato del parco. Al senatore Breda sono tra l'altro intitolati l'ospizio per anziani e l'ippodromo di Padova, situati anch'essi nella frazione, e l'asilo infantile, situato nella piazza principale, sulla quale si affacciano l'antica chiesa parrocchiale di San Marco e San Michele, di aspetto settecentesco. All'interno, opere di Luca Giordano e un pregevole organo dell'epoca.
Il parco della villa ospita una pista per cavalli, primo ippodromo cittadino, e delle scuderie ottocentesche, retaggio della passione del patrizio per l'ippica. Una piccola frazione di Ponte di Brenta e' Torre che secondo la storia, in epoca medievale raggruppava le attuali frazioni di Mortise, Ponte di Brenta, Arcella e Altichiero, infatti c'e' chi afferma che Sant'Antonio e' morto a Torre invece che all'Arcella in quanto quest'ultima non c'era ancora.

Pontevigodarzere

Pontevigodarzere (Quartiere 2 Nord) è situata in corrispondenza dei due ponti che collegano la zona a nord di Padova con la città stessa, deve il nome al primo comune limitrofo, Vigodarzere appunto. Inizialmente zona rurale, si è velocemente espansa nel periodo della ricostruzione dopo essere stata quasi rasa al suolo dai bombardamenti degli alleati nel tentativo di fermare la ritirata tedesca. Dista circa 1,5 km dal centro cittadino, è una zona in fase di riqualificazione grazie al completamento della tangenziale nord che permette al traffico di raggiungere la nuova ss del Santo senza passare per via Pontevigodarzere. Dall'amministrazione Destro, non è più frazione di Padova ma parte del quartiere 2-Nord che comprende anche Mortise, San Carlo, San Gregorio e parte di Altichiero.

Aneddoti


Padova è nota per essere la città dei "tre senza":
  • Santo senza nome, perché Sant'Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato il Santo per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima;
  • Caffé senza porte, perché il monumentale Caffè Pedrocchi, storico locale cittadino, anticamente era aperto ad ogni ora del giorno;
  • Prato senza erba, perché il Prato della Valle, spettacolare piazza, la più grande d'Europa secondo alcuni, e sicuramente tra le più grandi, era in realtà fino alla fine del settecento, periodo in cui assunse la sistemazione attuale grazie ad Andrea Memmo, una superficie paludosa, dove si svolgeva la famosa fiera del Santo, trasformata in fiera Campionaria nel 1919.

Non sono molti invece, neppure tra i padovani, a conoscere la storia delle due gatte , che pure figurano tra le più curiose icone della città:

Gemellaggi


Bibliografia


  • Attilio Simioni, Storia di Padova: dalle origini alla fine del secolo 18°, G. e P. Randi, Padova, 1968
  • M. Beatrice Rigobello Autizi, Storia di Padova citta d'Europa : dalle origini alle soglie del Duemila, Atesa, Bologna, 1991
  • Elio Franzin, Luigi Piccinato e l'antiurbanistica a Padova 1927-1974. Con alcuni scritti padovani di Luigi Piccinato, Ed. Il prato, Saonara (PD), 2005
  • Elio Franzin, Padova e le sue mura, Signum Edizioni, Padova, 1982
  • Maria Beatrice Rigobello, Francesco Autizi, Storia di Padova: arte, cultura, Il prato : Piccola libreria Minerva, Padova, 2003
  • Leopoldo Saracini, Padova nord. Storia di un quartiere, Ass. Cult. Amici dell'Arcella, Padova, 2001
  • Lorenzo Tomasin, Testi padovani del Trecento, Esedra, Padova, 2004

Voci correlate


Collegamenti Esterni


sito istituzionale della citta' di Padova

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