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La Muay Thai è l'arte marziale tradizionale del popolo tailandese.

Nata sui campi di battaglia, quando il guerriero era il baluardo posto a difesa della comunità, era caratterizzata da tecniche con armi e a mani nude. Le armi comprendevano tutto ciò che poteva essere usato in battaglia, una o due spade, spada e scudo, lance e bastoni, mentre le tecniche a mani nude integravano il bagaglio di ogni guerriero sulla corta distanza e costituivano inoltre l'ultima speranza di sopravvivenza qualora si restasse senza armi. Nel corso dei secoli, l'arte dei re, così chiamata perché praticata da molti sovrani dei quali il più famoso è senza dubbio il Re Tigre, non è stata codificata rigidamente ma si è evoluta e rinnovata costantemente; mentre le tecniche più efficaci sopravvivevano e venivano sempre migliorate, quelle più spettacolari ma di difficile applicazione in combattimento reale all’ultimo sangue, si tramandarono come forma di studio e allenamento.

Storia


La storia della Muay Thai si perde nella notte dei tempi e si lega indissolubilmente con la storia del suo popolo, i Thai che significa "uomini liberi". Fino al 300 a.C. gli Ao-Lai, come erano chiamati allora dai Cinesi, vivevano nella fertile provincia dello Yunnan, nella Cina Meridionale, ma la crescita e l'espansione della dinastia degli Han, costrinse gli Ao-Lai a scendere fino a sud del Vietnam, in quello che sarebbe diventato il regno del Siam. Una volta vinte le popolazioni aborigene locali, per quasi mille anni furono in guerra con molti nemici, tra cui i Tibetani, i Birmani e i Cinesi, riuscendo sempre a resistere anche quando si trovarono di fronte i potenti Khmer, con uno degli eserciti più forti del sud-est asiatico. Nonostante una notevole inferiorità numerica, nel 1200 circa i Siamesi riuscirono a conquistare una capitale del regno Khmer e ad instaurare il loro primo regno ufficiale. Fu in quell'occasione che il territorio guadagnato e difeso nel corso dei secoli, venne chiamato terra dei Thai, terra degli uomini liberi.

Nai Khanom Thom


Leggendario guerriero Thai, si narra che, caduto prigioniero del re della Birmania, conquistò la propria libertà grazie alla propria abilità di combattente. Nonostante siano presenti versioni diverse, la leggenda narra che Nai Khanom Thom fu capace di sconfiggere ben 17 avversari a mani nude e che il sovrano Birmano gli restituì la libertà come premio della sua bravura. Ancora oggi, la data del 17 Marzo è festeggiata in Thailandia a memoria dell'impresa di Nai Khanom Thom.

Rituali


La ritualità assume nella Muay Thai un'importanza rilevante. I rituali sono per lo più svolti prima dell'inizio dei match, e hanno una valenza propiziatoria nonchè di omaggio e saluto al proprio maestro e alla propria scuola di allenamento. Nonostante la Muay Thai abbia trovato ampia diffusione in tutto il mondo, il rituale originale è seguito scrupolosamente solo negli stadi Thailandesi. Tale rituale consiste in una danza iniziale, detta Ram Muay, in cui gli atleti effettuano lenti movimenti sia in piedi che inginocchiati. La Ram Muay è il rito propiziatorio di Muay Thai che viene praticato da un'atleta prima dell'incontro, sulle note tradizionali della musica da combattimento thailandese fatta con strumenti tipici e chiamata Dontree Muay. La Ram Muay si effettua con un tipico copricapo il Mongkon. Una volta entrato sul ring, l'atleta, che secondo la tradizione thailandese deve passare sopra le corde per evitare la malasorte, va ad ogni angolo a pregare strisciando sulle corde in senso antiorario con il pugno su ogni lato.A inizio la prima parte statica denominata Wai Khru dove l’atleta si inginocchia al centro del quadrato e prega congiungendo le mani e invocando la buona sorte; quindi si inchina 3 volte verso il suo maestro (omaggio alla famiglia, al maestro, al Re ed al paese fig. 2); la seconda parte denominata Ram Muay inizia con l’atleta che ruota i bracci e fa piccoli cerchi con i pugni, battendo nello stesso tempo, la punta del piede sul ring.Queste gesta vengono effettuate avanti – dietro – destra – sinistra per ogni lato del ring. Ha inizio adesso la cerimonia finale, l'atleta si alza e compie un gesto scaramantico divaricando e ruotando le gambe per scacciare gli spiriti maligni, anche questa volta per tutti i lati del ring. Infine dal proprio angolo si inchina verso l'avversario.Il significato della Ram Muay è mistico - religioso: l'atleta danzando e pregando si assicura la protezione degli spiriti benigni. Questa danza può differire notevolmente a seconda della scuola di origine e dalla personalità del singolo interprete.Contrariamente a quanti molti pensano, e ad altri stili marziali, la Ram Muay può essere parzialmente personalizzata a seconda della scuola di provenienza. In Thailandia, gli atleti si presentano sul ring portando un particolare copricapo, detto Mongkon, che rappresenta la scuola a cui appartengono. Tale ornamento è benedetto in una apposita cerimonia, che dovrà essere ripetuta se il Mongkon dovesse toccare terra. Dopo essersi esibiti nella Ram Muay, gli atleti tornano ai propri angoli verso l'allenatore, che gli rimuove il Mongkon dalla testa spingendolo all'indietro mentre soffia sulla fronte del proprio allievo, per benedirlo prima del combattimento. Delle fascie composte da corde colorate intrecciate tra loro cingono entrambe le braccia, all'altezza del bicipite: sono i Prajet, ulteriori ornamenti che nelle scuole fanno le veci delle cinture colorate (contrassegnano l'allievo in base al suo grado) e corone di fiori al collo. Durante la Ram Muay e durante tutto il match viene suonata una musica caratteristica la cui cadenza dipende dal ritmo tenuto dagli atleti durante il confronto.

Tecniche e regolamento


La tecnica della Muay Thai è cambiata nel corso degli anni, soprattutto a seguito dell'introduzione obbligatoria dei guantoni da pugilato nei match. Nata come tecnica di combattimento finalizzata alla massima efficacia, la Muay Thai è caratterizzata da colpi portati con la massima potenza con tutte le parti del corpo, ad eccezione della testa. Sono inclusi nella tecnica calci, pugni, ginocchiate e gomitate, nonchè prese e proiezioni. Grazie al suo vasto bagaglio tecnico e all'estrema efficacia e potenza dei colpi assestati, la Muay Thai è diventata una disciplina di riferimento nel panorama delle arti marziali, ormai riconosciuta globalmente come migliore sistema di combattimento in piedi. Il regolamento originale che disciplina gli incontri disputati in Thailandia prevede l'utilizzo di tutto il bagaglio tecnico dell'arte marziale. Le uniche protezioni adottate sono i guantoni da pugilato, il paradenti e la conchiglia protettiva dei genitali. Fuori dalla Thailandia, invece, sovente vengono proibite le tecniche di gomito e, nei match tra dilettanti, si introducono maggiori protezioni (caschetto e paratibie).

L'allenamento della muay thai si basa principalmente su tre caratteristiche: preparazione atletica, preparazione psicologica e condizionamento. La preparazione atletica: è il lavoro più facile perché prevede una serie di esercizi mirati allo sviluppo muscolare ed alla loro preparazione al combattimento. generalmente l'allenamento fisico si divide in due parti: il riscaldamento il lavoro di potenziamento. La corsa, fase fondamentale del riscaldamento va eseguita su una distanza di 5-7 km e dovrebbe essere giornaliera. alla fine del circuito è buono fare una ripetizione di 10 scatti, senza pausa, su una distanza massima di 10 metri. Finito il riscaldamento si passa all'interno del ka muay o più comunemente palestra per sciogliersi con del salto della corda. Importante per chi vuole combattere che ogni esercizio effettuato venga svolto all'interno di un un periodo di 3 min (come il round). Fondamentale è u potenziamento dinamico delle gambe, della schiena, e del collo. Poi si passa al lavoro psicologico: attraverso diversi esercizi come i Pao od il sacco l'atleta si prepara psicologicamente al confronto e contemporaneamente inizia a condizionare il suo corpo. Fondamentale è lo sparring che deve essere giornaliero e in scioltezza in modo da poter far provare tutte le tecniche ai due combattenti e far capire gli errori senza pericolo di traumi. Il condizionamento va fatto giornalmente e quotidianamente partendo in maniera graduale. Una spada con la lama rotta non taglia così come una tibia infortunata non è più un punto di forza ma un puno debole. Alla fine dell'allenamento addominali e stretching sono d'obbligo. Tutto il percorso non deve essere stressante, stancarsi è una cosa stressarsi e un'altra. L'allenamento di un atleta che vuole essere professionista deve essere di 5 giorni la settimana e circa 4 ore al giorno, se possibile due la mattina e due il primo pomeriggio. Allenarsi la sera per un atleta può risultare controproducente poiché a causa delle endorfine e della adrenalina prodotta dall'allenamento il riposo potrebbe risultare difficile o turbato.

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