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Modena
 

Modena (Mòdna in dialetto modenese) è un comune di 180.638 abitanti capoluogo dell'omonima provincia. È stata capitale per diversi secoli del ducato degli Este ed è un antica sede universitaria ed arcivescovile.

Il Duomo, la Torre Civica (Ghirlandina) e la Piazza Grande della città sono state dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

Geografia


modenapalazzi.jpg La città si trova circa nel centro della provincia di cui è capoluogo, nella Val Padana. Due fiumi la circondano senza peraltro attraversarla: il Secchia e il Panaro, la cui importanza per la città è testimoniata anche dalla presenza della Fontana dei due fiumi, dello scultore modenese Giuseppe Graziosi, situata in Largo Garibaldi.

Nasce all'interno della città il canale Naviglio, che sfocia nel fiume Panaro all'altezza di Bomporto.

Le prime propaggini dell'appennino modenese si trovano circa 10 km a sud della città, già al di fuori del territorio comunale.

Il comune si suddivide amministrativamente in quattro circoscrizioni che hanno in parte unito la suddivisione precedente: Centro storico (Centro Storico, San Cataldo); Crocetta (San Lazzaro-Modena Est, Crocetta); Buon Pastore (Buon Pastore) e San Faustino (S.Faustino-Saliceta San Giuliano, Madonnina-Quattro Ville)

Territorio


La città (e soprattutto la sua area metropolitana) è economicamente la seconda realtà della Regione Emilia-Romagna, dopo Bologna. Infatti, a parte il mero dato demografico (l'area metropolitana, assai estesa, da Sassuolo a Carpi a Vignola, a Castelfranco Emilia, fino quasi a fondersi, da una parte con quella di Bologna, e dall'altra con quella di Reggio nell'Emilia - Rubiera -, conta oltre 400.000 abitanti), nell'area metropolitana hanno sede importanti industrie alimentari, metalmeccaniche (Modena può essere considerata la capitale mondiale dell'automobilismo sportivo con le sedi della Ferrari a Maranello ,della Maserati in città, De Tomaso in periferia e Pagani a San Cesario), delle ceramiche (Sassuolo) e tessili (Carpi) e costituisce anche il secondo nodo autostradale e stradale regionale (a Campogalliano l'Autostrada A22 del Brennero si unisce con l'Autostrada A1 del Sole).

Storia


Anticamente fu un insediamento etrusco, poi gallico, quindi, verso il 200 a.C., colonia romana, col nome di Mutina. Successivamente Modena venne abbandonata fra il V e il VII secolo, causa le numerose inondazioni dei fiumi Secchia e Panaro , gli abitanti si rifugiarono nel vicino borgo più a ovest, Cittanova. Tornò a ripopolarsi gradualmente intorno alla sede vescovile, che aveva assunto la guida della città ed il vescovo Leodoino la fece cingere di mura nell'891. Durante la signoria dei vescovi, venne eretta la nuova cattedrale. Il potere vescovile ebbe termine con l'autonomia comunale nel 1135 ma, nel 1249, con la battaglia di Fossalta, Modena ghibellina venne sconfitta da Bologna guelfa e, nel 1288, si consegnò agli Estensi di Ferrara. Ma Modena diventa veramente la ‘città estense’ solo dopo il 1598, quando il duca Cesare trasferisce da Ferrara a Modena la capitale del suo ducato. Uno Stato destinato a barcamenarsi con alterne fortune nelle lotte tra le potenze italiane ed europee, e che malgrado le ripetute occupazioni da parte degli eserciti stranieri (i francesi nel 1702; gli austriaci nel 1742) resisterà fino all'unificazione dell'Italia, con una sola interruzione nel periodo napoleonico.

Evoluzione demografica


Monumenti


Duomo di Modena

Vedi articolo.

Torre Ghirlandina

Vedi articolo.

Palazzo ducale

Vedi articolo.

Palazzo Comunale

Vedi articolo.

Chiesa di San Vincenzo

Eretta nel 1617 su una chiesa precedente di cui si hanno notizie già dal Duecento. Attribuita erroneamente al grande architetto modenese Guarino Guarini… il quale nacque però sette anni più tardi. In realtà l'esecuzione della chiesa fu affidata a Paolo Reggiano e in seguito a Bernardo Castagnini, con cui il giovane Guarini forse collaborò. La chiesa, è impreziosita dagli affreschi di Sigismondo Caula (con architetture dipinte di Sebastiano Sansone), raffiguranti le vite di San Vincenzo e di San Gaetano di Thiene, fondatore dell'ordine dei Teatini a cui la chiesa era stata affidata (purtroppo la cupola, affrescata dallo stesso Caula e Tommaso Costa, è stata distrutta durante la guerra in un bombardamento). San Vincenzo è la sede dei monumenti funebri dei duchi estensi.

Chiesa di Santa Maria della Pomposa – Aedes Muratoriana

È una delle chiese più antiche della città (se ne ha notizia dal 1153). Ma l'edificio conserva ben poco della sua struttura originale: nella facciata è possibile distinguere la traccia di una antica porta arcuata poi chiusa, mentre la torre massiccia al fianco dell'edificio (che forse nel medioevo faceva parte di un castello) è mozza a una certa altezza. Più che per la sua rilevanza monumentale, l'importanza della chiesa è dovuta al fatto di essere stata la sede parrocchiale e la dimora di Ludovico Antonio Muratori, il grande storico modenese, che ne fu "prevosto" (parroco) dal 1716 al 1750. Fu per sua stessa volontà che Muratori, in quegli anni già studioso e scrittore di fama, si fece assegnare "la cura delle anime" di quello che era uno dei quartieri più poveri e malmessi della città. La chiesa stessa, in pessime condizioni, fu ricostruita dalle fondamenta, e Muratori vi fece aggiungere il coro. All'interno si trova un ciclo di dipinti del Seicento e del Settecento su San Sebastiano, opera di Bernardino Cervi e Francesco Vellani. La chiesa, con annessa canonica (dove Muratori visse attendendo alle sue opere più celebri), costituisce oggi il complesso dell'Aedes Muratoriana ("Casa del Muratori"), sede della Deputazione di Storia patria e del Museo Muratoriano. Testimonianza di affetto dei modenesi per uno dei suoi cittadini più illustri è il monumento a L. A. Muratori, che sorge poco lontano, sull'omonimo Largo che si affaccia sulla via Emilia. Scolpito da Adeodato Malatesta, che non volle ricevere compenso, il monumento ritrae lo storico in un atteggiamento pensieroso, ma riesce anche a suggerirne la profonda umanità.

Palazzo dei Musei

Il Piazzale Sant’Agostino, posto a ridosso dell'omonima porta (abbattuta nel secolo scorso), è un esempio di architettura urbanistica del Settecento. Qui i duchi d'Este fecero costruire due grandi edifici con finalità sociali: nel lato settentrionale l'Ospedale (che è tuttora sede di uno degli ospedali modenesi); di fronte l'imponente Albergo dei poveri, inaugurato nel 1771, che un secolo più tardi fu trasformato dal Comune di Modena nell'odierno Palazzo dei Musei. Il palazzo ospita infatti i più importanti musei della città: oltre al Museo d'arte medievale e moderna, al Museo Civico del Risorgimento, al Museo Lapidario Estense, alla Gipsoteca Graziosi e al Museo Archeologico Etnologico, è possibile visitare la Biblioteca estense e la Galleria estense, le due preziose raccolte che testimoniano la passione per le arti della casa d'Este: entrambe furono trasportate da Ferrara alla fine del Cinquecento, quando Modena divenne la capitale del Ducato.

La Biblioteca Estense è una collezione di manoscritti e antichi libri a stampa tra le più grandi e importanti d'Italia. Tra tutti occorre ricordare i due volumi della Bibbia di Borso d'Este, le cui sgargianti miniature sono considerate uno dei capolavori assoluti dell'arte del Quattrocento.

La Galleria Estense è forse il maggiore tesoro portato dai duchi d'Este a Modena: tanto che alla grande collezione fece ricorso il duca Francesco III, che nel 1746 sanò il dissestato bilancio del ducato vendendo al re di Polonia i cento quadri stimati più importanti. Malgrado la perdita di queste opere (oggi per lo più a Dresda) essa rimane una delle più importanti collezioni pubbliche italiane, ospitando opere di Tintoretto, Paolo Veronese, Guido Reni, Correggio, Cosmé Tura e i fratelli Carracci. Ma le opere più celebri sono i due ritratti del duca Francesco I d'Este: il busto in marmo del Bernini e la tela di Diego Velasquez.

Chiesa di Sant'Agostino

Di fianco al palazzo dei Musei si affaccia sul piazzale Sant’Agostino questa chiesa, che sebbene eretta nel Trecento (nel sito di una precedente "chiesa degli agostiniani" fondata nel 1245), ha una spiccata fisionomia seicentesca. Essa fu infatti profondamente modificata nel 1663, quando vi furono celebrati i funerali del duca Alfonso IV: la sobria struttura trecentesca è ornata da una ricca decorazione di stucchi e da un pregevole soffitto a cassettoni, sul quale più artisti dipinsero ritratti di nobili e santi. Spicca invece per intensità drammatica il gruppo scultoreo in terracotta della Deposizione della Croce (1476), capolavoro del modenese Antonio Begarelli (nella prima cappella a destra). Una traccia visibile dell'antica chiesa è l'affresco trecentesco della Madonna della consolazione, di Tommaso da Modena: una Maria ritratta con delicata naturalezza nell'atto di allattare il bambino.

Chiesa di San Giovanni Battista

Posta all'angolo tra Via Emilia e l'odierna Piazza Matteotti, sorta sul luogo di una più antica chiesa dedicata a San Michele, fu ricostruita nel Cinquecento, ma rivela nei decori e nella struttura (la cupola, ellittica e non circolare) le profonde modifiche subite nel Settecento. Notevole l'organo costruito dal grande liutaio Agostino Traeri. Fino a pochi anni fa la chiesa conteneva il capolavoro dello scultore cinquecentesco modenese Guido Mazzoni, la Deposizione dalla croce (1476), un gruppo di statue in terracotta policrome che si può osservare, dopo l'ultimo restauro (che ha purtroppo eliminato il colore), nella chiesa di Sant’Agostino.

Chiesa di San Francesco

I frati francescani arrivarono a Modena molto presto: si ha notizia di un convento fuori le mura già nel 1221, quando Francesco d'Assisi|San Francesco era ancora vivo. L'attuale chiesa fu costruita molto lentamente, a partire dal 1244, e due secoli dopo non era ancora terminata. Di sobrio stile gotico (che in parte è dovuto a ristrutturazioni ottocentesche), essa ospita uno dei capolavori del Begarelli, la Deposizione del Cristo dalla Croce: un gruppo di tredici statue ‘fotografate’ in un momento intensamente drammatico. Fronteggia la facciata della chiesa una piacevole fontana con statua di San Francesco, opera di Giuseppe Graziosi (1920).

Chiesa di San Pietro

La tradizione vuole che la Chiesa sorga nel sito di un antichissimo tempio a Giove Capitolino. La chiesa attuale è stata però edificata a partire dal 1476, secondo un progetto dell'architetto Pietro Barabani di Carpi, accanto a un'antica abbazia benedettina fondata fuori le mura della città nel 996. Si tratta perciò di uno dei pochi esempi di architettura rinascimentale a Modena (oltre che di una delle più belle chiese in città), impreziosita all'interno da un organo cinquecentesco, con intagli in legno dorato e portelli dipinti, e soprattutto dalle numerose opere in terracotta realizzate dal Begarelli: i sei santi disposti intorno alla navata centrale, la Pietà e soprattutto il cosiddetto Apogeo Begarelliano, un gruppo raffigurante l'ascensione della Madonna tra i santi Pietro, Paolo, Benedetto e Geminiano. Il notevole campanile a vela fu eretto nel 1629.

Chiesa di San Giorgio

È conosciuta anche come "Santuario della Beata Vergine Ausiliatrice del Popolo modenese", secondo il nome che le era attribuito fino ad un secolo fa. La Beata Vergine Ausiliatrice è naturalmente l'immagine della Madonna presente sull'altare maggiore. Quest’ultimo fu realizzato in marmi policromi da Antonio Loraghi (1666). La chiesa è degna di nota per la sua pianta a croce greca (cioè composta di quattro bracci della stessa dimensione). Fu realizzata a partire dal 1647 da un progetto di Gaspare Vigarani e Cristoforo Malagola detto il Galaverna.

Tempio israelitico (Sinagoga)

Vedi articolo.

Cultura e folklore


Modena puo vantare un ateneo fondato nel 1175 che attualmente ha assunto il nome di Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Nonostante ciò, la città è concentrata molto sul presente ed è purtroppo poco sensibile alle tradizioni del suo passato, che negli ultimi decenni sono andate progressivamente scomparendo. Lo stesso dialetto locale, a cui già Dante Alighieri nel lontano Trecento rimproverava gli accenti bruschi e ‘inurbani’, è stato ormai sostituito dall'italiano, anche se ha lasciato tracce caratteristiche nella cadenza un po’ strascicata dei modenesi.

Il carnevale

Questo aspetto del carattere modenese è ben rappresentato dalla maschera della città: il Sandrone ("Sandròun"): e non è certo un caso se tra tante manifestazioni della tradizione il carnevale è quella che conserva a tutt’oggi la maggior visibilità. Sull'origine di Sandrone vi sono varie teorie. Pare che a ogni carnevale il duca invitasse ai festeggiamenti di corte un contadino per il gusto di metterne in ridicolo la dabbenaggine e la grossolanità. Le cose cambiarono però quando a corte fu chiamato un tale Alessandro Pavironi, di Bosco di Sotto, che alle imbarazzanti domande dei convitati, escogitate proprio per metterlo in ridicolo, rispose con un'arguzia e un buon senso rimaste memorabili. Da allora la figura del "Sandrone" divenne l'emblema della saggezza del mondo contadino, contrapposto alle sofisticherie della città, dei ricchi e dei nobili. La leggenda è simile a quella di tante fiabe popolari. Di certo vi è soltanto che il personaggio di Sandrone era già popolare nella prima metà del secolo scorso, portato sulle scene da una dinastia di attori e burattinai che si esibirono con successo anche presso la corte estense. Ancora oggi, secondo la tradizione (tenuta in vita dalla "compagnia del Sandrone"), ogni anno il giovedì grasso Sandrone arriva a Modena. Lo accompagnano la moglie, la robusta Pulonia, e il figlio Sgorghìguelo: insieme la "famiglia Pavironica" sfila dalla stazione fino a Piazza Grande, dove i modenesi si affollano per assistere allo "sproloquio": il discorso dei tre (pronunciato nientemeno che dal balcone del Palazzo Comunale!), ricco di commenti arguti sulla vita cittadina e bonarie critiche all'amministrazione.

Altre ricorrenze tradizionali

  • Fiera di Sant’Antonio, il 17 gennaio
  • Fiera di San Geminiano, il 31 gennaio
  • "Mak Π 100" (saggio ginnico degli allievi dell'accademia militare di Modena) (Maggio)
  • Settimana Estense (Giugno), una manifestazione promossa da pochi anni che recupera alcuni giochi tradizionali della tradizione medievale e rinascimentale
  • Festival Internazionale delle Bande Militari *(Luglio)
  • Festival della Filosofia *(Settembre)

Gastronomia


Modena è al centro di una fortunatissima porzione della Pianura padana in cui si estendono le aree di produzione tipica del formaggio Parmigiano-Reggiano e del prosciutto di Parma. Queste due glorie della gastronomia nazionale illustrano alla perfezione i caratteri della cucina modenese, basata sul formaggio e soprattutto sul maiale, l'animale d'allevamento più diffuso nella zona. Oltre al prosciutto (da segnalare la presenza anche di quello tipico di Modena, che è più sapido del parmense), tanti sono gli insaccati di suino che meritano di essere assaggiati: citiamo i salami, la mortadella e i ciccioli. Un piatto tipico delle feste invernali è lo zampone, ottenuto con carne macinata di maiale insaccata nella cotica della zampa anteriore. Ma dal maiale si ottiene anche lo strutto indispensabile per il tipico gnocco fritto: una focaccia quadrata che si accompagna molto bene ai salumi. Originaria dell'Appennino (ma gustata volentieri in tutta la provincia) è invece la crescentina, detta anche tigella, cotta sulla pietra nella caratteristica forma rotonda. Anche in questo caso formaggio e salumi sono l'ideale complemento.

Ma la provincia di Modena è giustamente famosa per altri due prodotti tipici della tradizione: l'aceto balsamico e il vino lambrusco. Il primo si ottiene con l'uva bianca della zona collinare intorno a Spilamberto, e una sapiente lavorazione che prevede una complicata serie di passaggi tra botti diverse. Quanto al lambrusco, è forse il più celebre dei vini rossi frizzanti. Gli intenditori sanno distinguere al primo sorso le differenti varietà: il Lambrusco di Sorbara (prodotto nella pianura) ha un aroma più delicato e un profumo di violetta; il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro (prodotto sulla collina) ha una gradazione più alta e una caratteristica schiuma rossa. Si tratta in entrambi i casi di un vivace vino da pasto che va bevuto rapidamente, prima che svapori: non è un vino d'annata, anzi, esso dà il meglio di sé a un anno dall'imbottigliamento, mentre il novello è un vino ideale per i brindisi e i festeggiamenti. Si dice che il lambrusco ‘soffra’ particolarmente i trasporti: perciò esso dovrebbe essere gustato appieno soltanto nel territorio modenese. Il che non gli ha impedito di essere commercializzato con successo un po’ in tutto il mondo (anche se questa grande diffusione ha significato forse un abbassamento della qualità)

Tra i liquori il più tipico è certo il nocino, un infuso in alcool dei malli verdi delle noci, che si raccomanda per il sapore intenso e le proprietà digestive; tra i dolci va ricordato il bensone, una sorta di pane dolce, cotto al forno e decorato con grani di zucchero: si mangia tagliato a fette e intinto nel vino.

Sport


Le società sportive che si distinguono in un panorama molto ricco e variegato sono il Modena FC nel calcio ed il Cimone Modena nella pallavolo, disciplina della quale, la città e la provincia si possono ritenere "culla" a livello nazionale e non solo.

È quasi inutile ricordare, data la loro notorietà internazionale, la presenza e la nascita in città e nelle zone limitrofe di numerose case automobilistiche (Ferrari, Maserati, Lamborghini, Pagani, De Tomaso) che fanno di Modena la capitale mondiale dell'automobilismo sportivo.

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