La scienza (σοφὶα pr. "sofìa") è per Aristotele l’individuazione delle cause e dei principi; in relazione all’ente (=una qualsiasi cosa “che è”), le cause possono essere di 4 tipi:
La metafisica in quanto scienza dell’essere in quanto essere (vd sopra) cercherà quindi le cause ed i principi delle ente (= di ciò che è); ecco perché la metafisica di Aristotele fonda la più importante delle discipline filosofiche (l’ontologia = discorso sulle ente).
Prima di procedere è importante sottolineare alcuni aspetti metodologici. Il primo metodo è quello di procedere da ciò che è meglio conosciuto verso ciò che è meno conosciuto (Aristotele usa l’espressione “primo per noi” per indicare ciò che è conosciuto innanzitutto e per lo più, e “primo per natura” per indicare la conoscenza autentica delle cose). Il secondo metodo è quello di enumerare tutti i possibili aspetti ed opinioni, relativi all’oggetto della discussione (anche per riprendere e criticare, o ammettere, le teorie dei filosofi precedenti), al fine di escludere quelli errati e soprattutto valutare quale meriti l’appellativo di “autentica conoscenza” (metodo diaporetico). Con particolare riguardo all’ente (oggetto dell’ontologia) Arist. ne sottolinea la fondamentale multivocità: l’essere si dice in molti modi.
Compito capitale della metafisica è definire esattamente i modi per “dire” l’essere e determinare fra essi il senso fondamentale. Chiamiamo sostanza il modo fondamentale dell’essere. Per definire la sostanza è bene seguire il metodo....aristotelico, vale a dire partire da ciò che è noto per noi a ciò che è noto per natura (cfr le metodologie sopra riportate), stabilire i molti modi in cui si può intendere l’essere e determinare quello fondamentale. La metafisica ha così due nuovi esigenze: enumerare e definire i vari sensi dell’essere (la sua multivocità) e stabilire il principio in base a cui trovare il modo fondamentale. Tale principio non sarà solo un “metodo” (per questo non è stato riportato sopra) ma sarà il principio in senso logico (nel senso che fonda tutti gli altri ragionamenti) e ontologico (nel senso che rappresenta anche l’autentica “legge dell’essere). Si tratta del principio di non contraddizione, altro pilastro della metafisica e della filosofia in generale; il principio di non contraddizione (PNC) è enunciato nel quarto libro della metafisica e recita: “è impossibile che la stessa cosa, allo stesso tempo, appartenga e non appartenga ad un medesimo ente, secondo lo stesso rispetto”. L’importanza del PNC è dovuta al fatto che è il più certo e conoscibile fra tutti i principi, e che fonda tutti gli altri mentre non è fondato a sua volta: esso infatti gode dell’incontrovertibilità e allo stesso tempo non è dimostrabile (altrimenti non sarebbe il principio “primo”, tale appellativo sarebbe in caso contrario riservato al principio in base a cui il PNC stesso venisse dimostrato); l’analisi di tale incontrovertibilità e autofondazione esige una trattazione separata, qui basti segnalarne la valenza di "regola del pensare" per cui è impossibile affermare e negare la stessa cosa nello stesso tempo (es. è impossibile dire che "un oggetto è verde E rosso", è impossibile dire che "Socrate è E non è un uomo", etc..). Tra i compiti della filosofia prima c'è anche quello di studiare i principi che si applicano a tutta quanta la realtà e che sono presupposti da tutte le scienze, come il Principio di non-contraddizione o il principio del terzo escluso.
La seconda esigenza è quella di descrivere i possibili modi in cui si dice l’essere. Oltre ai quattro tipi di cause sopra indicate Aristotele elenca le seguenti modalità dell’essere:
Con 'categorie' egli intende gli aspetti fondamentali secondo cui una cosa può essere detta:
L'oggetto della metafisica è l'essere in quanto essere e la teologia rappresenta il suo culmine in quanto scienza di Dio . Già nella Fisica, uno dei modi in cui viene interpretato il divenire di ogni ente (uomo, animale, pietra, etc. organico e non) è quello della trasformazione da un essere in potenza a un essere in atto ; tale trasformazione richiede il contributo di una causa efficiente, che è il principio del movimento e che continene già in atto ciò che si dovrà realizzare (ad esempio, quando scaldo la minestra, la minestra è calda in potenza e il fuoco che è già caldo in atto è la causa efficiente che permette il passaggio dalla potenza all'atto; di conseguenza, qualsiasi mutamento è un passaggio dalla potenza all'atto che presuppone qualcosa che sia già in atto).
È da notare che ogni causa efficiente presuppone a sua volta un'altra causa efficiente. Stimolava la riflessione dei filosofi l'osservazione di molti fenomeni naturali fatti di complesse catene causali che in più si ripetevano molte volte su piante, territori diversi, etc.: per es. il frutto che nasce dal fiore proveniente da un seme inseminato da altre piante in un ciclo che si ripete per chissà quante piante senza che per qualsiasi frutto si possa più sapere quale è la sua causa prima. Ciò inizia una catena di nessi causali che andrebbe all'infinito, nella quale ogni causa per agire avrebbe bisogno di un'altra causa a essa esterna e da essa diversa. Per evitare un regresso all'infinito, occorre postulare l'esistenza di un motore immobile (qualcosa che muova senza muoversi) e atto puro (cioé che sia eternamente in atto senza bisogno di qualcosa che determini il suo passaggio dalla potenza all'atto) che in ogni movimento dia inizio a una serie di nessi causali. Questa causa viene identificata con Dio. Non portarsi a questo postulato significherebbe differire all'infinito il problema cercando per una causa; la natura stessa del concetto di causa implica l'esistenza di qualcosa che muove senza essere mosso e che causa senz'essere causato da nient'altro. Lo studio di questa causa prima porta ad affermare che essa deve essere atto puro senza alcuna potenza e dunque senza materia in quanto la materia da Platone in poi è considerata una via di mezzo tra l'essere e il non-essere ovvero un poter-essere, una potenza ancora non realizzata: altrimenti tale divinità avrebbe bisogno di un'altra divinità che causi la trasformazione della sua parte di potenza abbinato, trasformazione che primo poi nel tempo almeno una volta dovrebbe avvenire e perché abbia senso parlare di potenza e dunque prima o poi richiederebbe il paradossale intervento di un'altra causa prima.
Tale essere privo di materia e di potenza atta deve vivere al di fuori l'dello spazio del tempo che sono al regno della materia e dalla potenza in un'altra dimensione e dunque una divinità trascendente.
Tale divinità esiste dunque a suo modo, pur richiedendo uno studio apposito in quanto vive diversamente da tutte le altre sostanze, priva di potenza e fuori dallo spazio e dal tempo.
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