Miniatura Maometto.jpg porta la Rivelazione di Dio a Muhammad (antica miniatura). Il volto del profeta non è tratteggiato per il tradizionale (ma non obbligatorio) aniconismo allorché si voglia raffigurare Muhammad]]
Muhàmmad, arabo محمد è reso in italiano col nome Maometto, in base a un'antica volgarizzazione risalente al Medioevo.
È il nome del profeta dell'Islam, considerato dai musulmani ultimo "Messaggero" di Allāh, nato secondo alcune fonti il 20 aprile dell'anno 570 a Mecca e morto, secondo altre fonti islamiche, il lunedì 13 rabīʿ I dell'anno 11 dell'Egira, equivalente all'8 giugno del 632 a Medina, e ivi sepolto.
La vita fino alla Rivelazione
Appartenente a un importante clan di mercanti, quello degli
Banū Hāshim, Muhammad nacque a
Mecca, principale centro commerciale e meta di pellegrinaggio della
Penisola araba, da ʿAbd Allāh ibn ʿAbd al-Muttalib, del clan dei Banū Hāshim e da Āmina bint Wahb, figlia del
sayyid del clan dei Banū Zuhra, anch'esso appartenente alla tribù meccana dei
Banū Quraysh.
Orfano fin dalla nascita del padre (morto a
Yathrib al termine d'un viaggio di commercio che l'aveva portato nella palestinese Ghaza), Muhammad rimane precocemente orfano anche di sua madre che, nei suoi primissimi anni, l'aveva dato a balia a Halìma bint ʿAbd Allah, della tribù dei Bànu Sa'd, che effettuava piccolo nomadismo intorno a Yathrib.
A Mecca, dove fu portato dal suo primo tutore, il nonno paterno ʿAbd al-Muttalib ibn Hāshim alla precoce morte della madre, e dove poi rimase anche col secondo suo tutore, lo zio paterno
Abū Tālib, Muhammad ebbe occasione di entrare in contatto sin dalla più tenera età con le comunità
ebraiche e con le scarse presenze
cristiane allora ivi presenti.
Oltre alla madre e alla nutrice, due donne si presero cura di lui da bambino. La prima fu Umm Ayman la schiava nera della madre che lo allevò e che rimase con lui fino al suo matrimonio con il figlio adottivo del Profeta,
Zayd ibn Hāritha. Nella tradizione islamica Umm Ayman, che generò Usāma ibn Zayd, fa parte della Gente della Casa (
Ahl al-Bayt) e il Profeta ebbe sempre per lei un vivo affetto, anche per essere stata una delle prime donne a credere al messaggio coranico portato da Muhammad, come pure la zia Fātima bint ʿAbd al-Muttalib che Maometto amava per il suo carattere dolce e per la quale pregò spesso dopo la sua morte.
I numerosi viaggi intrapresi per via dell'attività mercantile familiare dettero a Muhammad occasione di ampliare in maniera significativa le sue conoscenze in campo religioso e sociale finché, sposata nel 595 la ricca e colta vedova Khadīja bint Khuwaylid, egli poté dedicarsi alle sue riflessioni spirituali in maniera pressoché esclusiva. Khadījia fu musulmana dalla prima ora e lo sostenne con forte convinzione fino alla sua morte avvenuta nel 619, oltre a dargli quattro figlie, Ruqayya, Umm Khulthūm, Zaynab e Fātima oltre a due figli maschi (Qāsim e ʿAbd Allāh) che morirono tuttavia in tenera età.
La Rivelazione
Nel
610 Muhammad cominciò a predicare una
religione monoteista basata sul culto esclusivo di
Allah. In effetti il monoteismo era diffuso in Arabia dai tempi più antichi e il nome Allāh non è altro che la traduzione araba del termine "Dio". Gli abitanti dell'Arabia peninsulare e di Mecca erano dediti a culti politeistici e un gran numero di idoli (si dice 360) erano stati posti nel santuario urbano della
Kaʿba. Muhammad, secondo la tradizione, era solito ritirarsi a meditare in una grotta sul monte Hira vicino Mecca. Una notte, intorno all'anno
610, durante il mese di
Ramadān, all'età di circa quarant'anni, gli apparve l'
arcangelo Gabriele (in
arabo Gibrīl o
Giabrāʾīl, ossia "potenza di Dio": da "jabr", potenza, e "Allāh", Dio) che lo esortò a diventare messaggero di Allāh con le seguenti parole:
Egli stesso credette di essere impazzito, fu scosso da violenti tremori e cadde preda di un intenso sentimento di terrore.
Secondo la tradizione islamica Muhammad poté in quella sua prima esperienza teopatica sentire le rocce e gli alberi che gli parlavano e vide Gabriele nella sua Realtà Angelica, con le ali immense che coprivano l'intero orizzonte. Non gli fu facile accettare l'idea di essere stato scelto come profeta ma, dopo un lungo e angosciante periodo in cui le sue esperienze non ebbero seguito (fatra) Gabriele tornò di nuovo a parlargli per trasmettergli altri versetti e questo proseguì per 23 anni, fino alla morte nel 632 di Muhammad.
Al contrario di una "utile" tradizione che vorrebbe Muhammad "analfabeta" (così da rendere incredibile l'accusa che il Corano fosse una sua personale elaborazione poetica) il profeta dell'Islam era uomo tutt'altro che ignorante, vuoi per la sua professione di commerciante che l'aveva portato in contatto con altre lingue e altre culture, vuoi per alcuni episodi della sua stessa vita (come la sua firma nel Trattato di Hudaybiyya). L'equivoco deriva dall'espressione a lui riferita di al-Nabī al-ummī che può voler dire in effetti "il profeta ignorante" ma anche, e più verosimilmente, "il profeta della nazione (araba)".
Muhammad cominciò dunque a predicare la Rivelazione che gli trasmetteva Gibrìl, che sarebbe stata raccolta dopo la sua morte nel Corano, il libro sacro dell'Islam. Maometto ripeté per ben due volte per intero il Corano nei suoi ultimi due anni di vita e molti musulmani lo memorizzarono per intero. Ma fu solo il califfo ʿUthmān b. ʿAffān a farlo mettere per iscritto da una commissione coordinata da Zayd ibn Thābit, segretario del Profeta. Così il testo accettato del Corano poté diffondersi nel mondo al seguito delle prime conquiste che portarono gli eserciti di Medina in Africa, Asia ed Europa, rimanendo inalterato fino ad oggi malgrado lo Sciismo vi aggiunga un capitolo (Sura) e alcuni brevi versetti (ayyāt).
Nel 622 l'ostilità dei mercanti meccani - che temevano di veder danneggiati i propri interessi portandoli a confliggere con gli altri Arabi politeisti che con loro proficuamente commerciavano e che annualmente partecipavano ai riti della ‘umra del mese di rajab - lo costrinse a fuggire a Yathrib, duecento miglia più a nord di Mecca, che mutò presto il proprio nome in al-Madīnat al-Nabī, "la Città del Profeta". Il 622 divenne poi sotto il califfo ʿUmar ibn al-Khattāb l'anno dell'Egira (emigrazione) e segnò l'inizio dell'era islamica.
La nascita della Umma
Inizialmente Muhammad si ritenne un profeta inserito nel solco profetico antico-testamentario, ma la comunità ebraica di Medina non lo accettò come tale. Nonostante ciò, Muhammad predicò a Medina per otto anni e qui, fin dal suo primo anno di permanenza, formulò un Patto (Rescritto o Statuto) che fu accettato da tutte le componenti della città-oasi e che vide la nascita della
Umma, la prima Comunità politica di credenti.
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Nello stesso tempo, con i suoi seguaci, portò attacchi ai traffici dei Meccani pagani e respinse i loro contrattacchi che tendevano a metter fine una volta per tutte alle azioni ostili che i musulmani portavano contro le loro carovane. Muhammad, nel corso di quel confronto armato che portò alla prima vittoria di
Badr, alla disfatta di
Uhud e alla finale vittoria strategica di Medina (
Battaglia del Fossato) contro i pagani di Mecca e i loro alleati, espulse o permise che fossero trucidati tutti gli ebrei di Medina, resisi colpevoli agli occhi della
Umma di violazione del Patto e di tradimento dei musulmani di Medina. All'espulsione soggiacquero — in occasione dei due primi fatti d'armi — i Banu Qaynuqāʾ e i Banū Nadīr mentre ad essere uccisi furono i maschi adulti dei Banū Qurayza (donne e bambini furono resi schiavi e venduti) dopo la vittoria del Fossato (
yawm khandaq).
Nel
630 Muhammad era ormai abbastanza forte per marciare su Mecca e conquistarla, pur tornando poi a vivere a Medina.
Da qui volle ampliare la sua azione politica e religiosa a tutto il resto del
Hijāz e, dopo la sua vittoria nel
630 a
Hunayn contro l'alleanza che s'imperniava sulla tribù dei
Banū Hawāzin, con una serie di operazioni militari nel cosiddetto
Wādī al-qurā, a 150 chilometri a settentrione di Medina, conquistò o semplicemente assoggettò vari centri abitati (spesso oasi), come
Khaybar e
Fadak, sia per ragioni economiche sia per motivi strategici.
Due anni dopo Muhammad morì a Medina, senza indicare esplicitamente chi dovesse succedergli alla guida politica della
Umma. Lasciava nove vedove e una sola figlia vivente, Fātima, sposa di suo cugino
ʿAlī ibn Abī Tālib e madre dei suoi nipoti
al-Hasan b. ʿAlī e
al-Husayn b. ʿAlī. Fātima, piegata dal dolore della perdita del padre e logorata da una vita di sofferenze e fatiche, morì sei mesi più tardi, diventando in breve una delle figure più rappresentative e venerate della religione islamica.
Maometto secondo i cristiani
Secondo la visione del
Cristianesimo, Maometto non è un profeta ed il Corano non gli fu divinamente dettato; alcuni ritengono che esso sia stato composto mettendo insieme tradizioni arabe preislamiche (come il culto della Pietra Nera della Mecca) con tradizioni cristiane siriache ed ebraiche.
Nell'Occidente medievale Maometto venne a lungo considerato un eretico (in questi termini Dante Alighieri lo cita nella Divina Commedia assieme ad ʿAlī ibn Abī Tālib), colpevole di aver creato un gravissimo scisma, senza considerarlo il fondatore di una nuova religione.
Voci correlate
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