La sottofamiglia Italica fa parte del ramo Centum delle lingue indoeuropee. L'italico ha due sotto-gruppi principali:
I parlanti le lingue Italiche non erano nativi dell'Italia, ma migrarono nella penisola italiana verso la fine del II millennio a.C.. Archeologicamente, la cultura appenninica (inumazione) penetra nella penisola italiana a partire da ca. il 1350 a.C., da est verso ovest; l'età del ferro raggiunge l'Italia da ca. il 1100 a.C., con la cultura Villanoviana (cremazione), penetrando da nord a sud. Prima dell'arrivo degli Italici, l'Italia era popolata soprattutto da gruppi non Indo-Europei (forse compresi gli Etruschi). I primi insediamenti sul Palatino datano a ca. il 750 a.C., gli insediamenti sul Quirinale a ca. il 720 a.C. (cfr. Fondazione di Roma).
Le lingue Italiche sono attestate per la prima volta da iscrizioni latine che datano al VI o V secolo a.C.. Gli alfabeti usati sono basati sul vecchio alfabeto italico, che è basato sull'alfabeto greco. Le lingue Italiche mostrano influenze minori della lingua Etrusca e qualcuna in più dal Greco antico.
Appena Roma estese il suo dominio politico sull'intera penisola italiana, il Latino divenne dominante sulle altre lingue italiche, che cessarono completamente di essere parlate forse nel I secolo d.C.. Dal cosiddetto Latino volgare emersero le lingue romanze o neolatine.
L'antica lingua venetica, come rivelato dalle iscrizioni (che comprendono anche frasi complete) è considerato da molti linguisti essere molto vicino alle lingue Italiche ed a volte è persino classificata come Italica.
Osco è il glottonimo con il quale viene indicata la lingua dei Sanniti, lingua poi estesa a gran parte dell'Italia meridionale dopo l'espansione delle genti sannitiche in queste zone. I Sanniti erano popolazione assai affine ai Sabini ed ai Sabelli, come il nome stesso dichiara; oltre ai Sanniti in senso stretto, appartevano a questo ramo anche i Frentani e gli Irpini. L'osco fu, dunque, parlato in Lucania, nel Bruzzio (tranne sulla costa, sulla quale erano da tempo stanziati i Greci) e a Messina in Sicilia, in seguito all'impresa dei (Mamertini). I Sanniti occuparono anche la Campania (nel 423 a.C. Capua e nel 420 a.C. Cuma): in questa occasione sottomisero la popolazione degli Osci, di origine non sannitica, a cui tolsero il nome, che fu pure dato alla loro lingua.
Oltre le notizie degli antichi, anche taluni vasi di terracotta con epigrafi etrusche ed osche etruschizzanti e nelle quali spesso è incerto decidersi per l'osco o per l'etrusco, ci inducono a ritenere che la Campania dall'VIII secolo a.C. fino alla conquista sannitica fosse qua e là abitata da Etruschi, che esercitarono un certo predominio su tutta la regione.
L'osco ci è noto per circa 230 iscrizioni, delle quali molte contengono solo nomi propri, altre sono mutile. Le più estese sono la Tabula Bantina (iscr.17), il Cippus Abellanus (iscr.127) e la lamina di piombo di Capua (iscr.128).
Differenze dialettali nell'osco si trovano specialmente in Capua e in Bantia; talune sono dovute alla varia grafia, altre sono maggiori, tanto che il Bantino forma una varietà dialettale a sé e in minor grado del Capuano. L'osco si conservò fin presso il principio dell'era volgare e in Pompei fino alla distruzione della città (79 d.C.), ma pare che sia scomparso dall'uso ufficiale fin dalla guerra sociale (88 a.C.) per cedere il posto al latino.
Sabelli erano non solo i Marsi, i Peligni, i Marrucini e i Vestini, ma anche tutte le popolazioni tra i Sanniti e gli Umbri, e perciò anche gli Ernici, gli Equicoli, i Sabini, i Prettuzi e i Piceni. Di questi popoli non si hanno quasi documenti epigrafici, e quei pochi giunti fino ai giorni nostri sono scarsissimi, però sembra che il loro dialetto fosse intermedio fra l'osco e l'umbro, avvicinandosi di più all'osco. Già al tempo di Varrone (prima metà del primo secolo a.C.) il sabino s'era assai latinizzato, e forse un po' più tardi il peligno, il marso e gli altri dialetti cedettero il campo al latino.
Da esse profondamente differenti sono altre lingue, parlate da popoli pure di ceppo indoeuropeo o di oscura provenienza, come quelle dei Messapi, Galli, Liguri, etc., scomparse quasi senza lasciare traccia di sé: tra esse la lingua messapica che pare appartenga al gruppo illirico, da cui deriva la lingua albanese.
La lingua etrusca ci è conservata in circa seimila iscrizioni, ma fra queste poche offrono un testo esteso di parole tra loro connesse: è considerata per una lingua a sé stante, non indoeuropea.
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