Il Piemontese (nome nativo Piemontèis, codice ISO 639-3 pms) è riconosciuto fra le lingue minoritarie europee fin dal 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa) ed è inoltre censito dall'UNESCO (Red book on endangered languages) tra le lingue meritevoli di tutela. È una lingua neolatina occidentale, vicina al francese e all'occitano, mentre l'italiano appartiene al gruppo neolatino orientale, vicina al rumeno. Inoltre sembra costituire una transizione tra le parlate gallo-italiche dell'Italia del nord e le lingue gallo-romanze.
Si caratterizza per la ricchezza del consonantismo, tanto come del vocalismo, per le sue particolarità morfologiche, sintattiche e lessicali, che lo allontanano in maniera decisa dall'italiano.
Come lingua scritta, il Piemontese si usa fin dal XII secolo, ma una vera koiné si sviluppa solo nel seicento, epoca che vede la nascita di una letteratura a carattere nazionale che tocca poco per volta tutti i generi, dalla lirica al romanzo, alla tragedia, all'epica. Nel Novecento si è sviluppata anche una prosa critica e scientifica di alto livello.
La grafia piemontese si basa sulla tradizione del Settecento; nel Novecento ha goduto di una standardizzazione più precisa e completa, che ha dato un non piccolo contributo alla stabilità e all'unità della lingua, che soffre l'influenza dell'italiano e rischia di scomparire nel corso del XXI secolo, salvo che si intervenga con misure serie per garantirne la sopravvivenza.
La lingua piemontese è di origine neo-latina, ovvero romanza, formata dal latino che si è innestato sull’idioma celto-ligure nel momento dell’occupazione del Piemonte da parte dei Romani, con successivi apporti di vocaboli dal francese, dal provenzale e dalle lingue germaniche.
La pronuncia di ogni lettera è uguale a quella italiana con le seguenti eccezioni:
e senza accento, in sillaba chiusa (cioè in sillaba dove la e è seguita da consonante), si pronuncia aperta (es.: pento, diviso in sillabe pen-to, "pettine" in italiano; oppure mercà, diviso in sillabe mer-cà, "mercato" in italiano), mentre in sillaba aperta (cioè in sillaba che finisce con la e), si pronuncia chiusa (es.: pera, diviso in sillabe pe-ra, "pietra" in italiano; oppure lese, diviso in sillabe le-se, "lèggere" inteso come verbo in italiano);
ë detta semimuta, ha uno suono stretto, appena pronuciato, simile a quello della pronuncia francese dell'articolo "le" (es.: fërté, "strofinare" in italianto; oppure chërde, "credere" in italiano; oppure fëtta, "fetta" in italiano), viene detta anche tersa vocal piemontèisa, che tradotto in italiano vuol dire "terza vocale del Piemontese";
o senza accento, si pronuncia come la u in italiano (es.: Piemont, "Piemonte" in italiano; oppure conté, "raccontare" in italiano; oppure sol, "sole" inteso come sostantivo in italiano; oppure mon, "mattone" in italiano);
ò con accento grave, si pronuncia come la o aperta in italiano, in piemontese è sempre tonica (es.: dòp, "dopo" in italiano; oppure còla, "colla" in italiano; oppure fòrt, "forte" in italiano);
u senza accento, si pronuncia come la u in francese o come la ü in tedesco (es.: bur, "burro" in italiano; oppure muraja, "muro" in italiano; oppure curt, "corto" in italiano; oppure tuf, "afa" in italiano);
c ha sempre suono dolce davanti ad i oppure e (es.: cel, "cielo" in italiano; oppure ciòca, "campana" in italiano); per rendere il suono duro davanti ad i oppure e si interpone la lettera h (es.: schers, "scherzo" in italiano; oppure chitara, "chitarra" in italiano); davanti alle altre vocali ha sempre il suono duro (es.: còl, "collo" in italiano; oppure cossa, "zucca" in italiano); a fine parole se ha suono duro si aggiunge la lettera h (es.: strach, "stanco" in italiano; oppure rich, "ricco" in italiano), se invece ha suono dolce si raddoppia la c (es.: sbrincc, "spruzzo" in italiano; oppure baricc, "strabico" in italiano), si noti che questo è uno dei quattro casi in cui nel Piemontese si scrivono consonanti doppie, a cui comunque corrisponde la pronuncia di una singola consonante;
g ha sempre suono dolce davanti ad i oppure e (es.: ogetiv, "oggettivo" in italiano; oppure giust, "giusto" in italiano); per rendere il suono duro davanti ad i oppure e si interpone la lettera h (es.: ghërsin, "grissino" in italiano; oppure ghignon, "antipatia" in italiano); davanti alle altre vocali ha sempre il suono duro (es.: gat, "gatto" in italiano; oppure angol, "angolo" in italiano); a fine parole se ha suono duro si aggiunge la lettera h (es.: lagh, "lago" in italiano; oppure borgh, "borgo" in italiano), se invece ha suono dolce si raddoppia la g (es.: magg, "maggio" in italiano; oppure assagg, "assaggio" in italiano), si noti che questo è uno dei quattro casi in cui nel Piemontese si scrivono consonanti doppie, a cui comunque corrisponde la pronuncia di una singola consonante;
j si pronuncia come la i iniziale di "ieri" in italiano (es.: braje, "pantaloni" in italiano; oppure cavej, "capelli" in italiano), ha talora valore etimologico e di solito sostituisce il gruppo gl in italiano (es.: feuje, "foglie" in italiano; oppure fija, "figlia" in italiano);
n può avere due pronunce dentale, come correntemente in italiano, o faucale, cioè con suono nasale simile alla pronuncia della sola n nella parola italiana "fango", il primo sempre quando si trova all'inizio di una parola (es.: nas, "naso" in italiano; oppure nos, "noce" in italiano), il secondo sempre quando si trova alla fine di una parola (es.: pan, "pane" in italiano; oppure can, "cane" in italiano); quando a fine parola si vuole indicare la pronuncia dentale la n viene raddoppiata (es.: ann, "anno" in italiano; oppure pann, "panno" in italiano; oppure afann, "affanno" in italiano), si noti che questo è uno dei quattro casi in cui nel Piemontese si scrivono consonanti doppie, a cui comunque corrisponde la pronuncia di una singola consonante;
n- ha pronuncia esclusivamente faucale, cioè con suono nasale simile alla pronuncia della sola n nella parola italiana "fango", si usa talvolta quando una parola termina con vocale subito dopo una n (es.: lun-a, "luna" in italiano; oppure sman-a, "settimana" in italiano; oppure galin-a, "gallina" in italiano);
s ha suono duro, con pronuncia detta sorda, ad inizio di parola (es.: supa, "zuppa" in italiano; oppure sòco, "zoccolo" in italiano), o dopo consonante in centro di parola (es.: sensa, "senza" in italiano; oppure forsa, "forza" in italiano); ha suono dolce, con pronuncia detta sonora, a fine di parola (es.: nas, "naso" in italiano; oppure tornavis, "cacciavite" in italiano), o tra due vocali in centro di parola (es.: reusa, "rosa" in italiano; oppure frisa, "briciola" in italiano); per le eccezioni di quest'ultimo caso, cioè per avere suono duro a fine parola o tra due vocali, si raddoppia la s (es.: rossa, "rossa" in italiano; oppure fossal, "fosso" in italiano; oppure bass, "basso" in italiano; oppure poss, "pozzo" in italiano), si noti che questo è uno dei quattro casi in cui nel Piemontese si scrivono consonanti doppie, a cui comunque corrisponde la pronuncia di una singola consonante;
z si usa solo per le eccezioni del primo caso della voce prendente, ovvero per una s con suono dolce, o pronuncia detta sonora, in posizione iniziale o postconsonantica (es.: zanziva, "gengiva" in italiano; oppure monze, "mungere" in italiano);
v ha una pronuncia simile alla u della parola italiana "paura", quando si trova in posizione finale di parola (es.: ativ, "attivo" in italiano; oppure luv, "lupo" in italiano; oppure euv, "uovo" in italiano); negli altri casi mantiene la stessa pronuncia della v in italiano (es.: lavé, "lavare" in italiano; oppure savèj, "sapere" in italiano).
Esistono anche gruppi di lettere con specifiche caratteristiche di pronuncia:
s-c si pronuncia con la successione dei due suoni distinti di s e c (es.: s-cet, "schietto" in italiano; oppure s-cianché "strappare" in italiano); tale scrittura sottolinea che in Piemontese non esista il gruppo sc della lingua italiana;
e dittonghi:
ua, ue e ui con a, e ed i toniche, cioè accentate, si pronunciano come in italiano, ovvero con la pronuncia della u come in italiano (es.: quàder, "quadro" in italiano; oppure guèra, "guerra" in italiano; oppure quìndes, "quindici" in italiano);
ùa, ùe, ùi e iù'; con la u tonica, si pronunciano come in piemontese, ovvero con la pronuncia della u come in piemontese (es.: crùa, "cruda" in italiano; oppure sùit, "asciutto" in italiano; oppure fiùsa, "fiducia" in italiano).
| Tipo | Genere | Caso | Articolo | Esempi |
|---|---|---|---|---|
| Determinativi | Maschile | Singolare | ël ('l) lë (l') | ël can; ciamé'l can lë scolé; l'aso |
| Plurale | ij ('j) jë (j') | ij can; ciamé'j can jë scolé; j'aso | ||
| Femminile | Singolare | la (l') | la farfala; la stòria l'ongia | |
| Plurale | le (j') | le farfale; le stòrie j'onge | ||
| Indeterminativi | Maschile | Singolare | un ('n) në (n') | un can; ciamé'n can në scolé; n'aso |
| Plurale | ëd ('d) dë (d') | ëd can; ciamé'd can dë scolé; d'aso | ||
| Femminile | Singolare | una na (n') | una farfala na stòria; n'ongia | |
| Plurale | ëd ('d) dë (d') | ëd farfale; ciapé'd farfale dë stòrie; d'onge |
dialetti italiani | Regione Piemonte
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