La Liguria è una regione italiana dell'Italia Nord-Occidentale di 1.610.134 abitanti, con capoluogo Genova. Confina a sud con il Mar Ligure a ovest con la Francia (regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord con il Piemonte e con l'Emilia-Romagna, e a est con la Toscana. Comprende anche le province di Imperia, Savona e La Spezia. Il suo nome deriva dall'antica popolazione dei liguri.
È una regione di grande richiamo turistico per le sue bellezze naturali, fra cui, vicino alla Spezia, le notissime Cinque Terre -costituite dai cinque borghi marinari di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore- o Portofino, nel levante genovese -con il suo Parco e la sua famosa Piazzetta frequentata da celebrità di tutto il mondo- od ancora tutta la riviera ligure, detta dei Fiori nella sua parte occidentale, che si sviluppa fino a Sanremo e Ventimiglia.
La regione è stata sottomessa ufficialmente dai romani durante il II secolo AC.
Durante il Medio Evo, Genova ha preso gradualmente il controllo della maggior parte della Liguria.
Nel 1815 è stata annessa al Regno di Sardegna. Dal 1860 è parte dell'Italia.
A partire dal secondo millennio a.C. (neolitico) si hanno notizie della presenza dei liguri su un territorio molto vasto, corrispondente alla maggior parte dell'Italia settentrionale.
Comunemente si pensa che gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno spingendo la propria presenza fino alla costa mediterranea spagnola ad occidente ed al Tevere verso sud Est, colonizzando le principali isole come la Corsica, la Sardegna e la Sicilia. Poteva essere una popolazione di circa 200.000 persone, suddivise in varie tribù. Di loro ci restano numerosi prodotti ceramici.
Successivamente le migrazioni celtiche (che parlavano il leponzio o lepontico), come pure le colonizzazioni di fenici, greci e cartaginesi, hanno rimpiazzato i Liguri a partire dal IV secolo AC.
Nel 180 a. C. i Romani, per poter disporre della Liguria nella loro conquista della Gallia, dovettero deportare 47.000 Liguri Apuani, irriducibili ribelli, confinandoli nell'area Sannitica compresa tra Avellino e Benevento.
Saldamente attestata sui valichi montani alle sue spalle e lungo le due Riviere ai suoi lati, tra Monaco e Portovenere, Genova dà al suo dominio di terra la forma della Regione che conosciamo oggi. Le sue colonie, i suoi contatti cosmopoliti, le sue rotte mercantili le danno quelle ricchezze e quelle competenze che rimarranno nella sua storia fino ad oggi.
Le vicende storiche internazionali e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali portano i genovesi fuori dai limiti casalinghi del Mediterraneo. Sono in Cina alla corte mongola, sono alle Canarie ed a Capo Verde, costeggiano l'Africa verso Sud: soprattutto sono in Spagna, da dove il più famoso di loro partirà per cercare una nuova rotta per le Indie e tornerà con la rotta per un Mondo Nuovo.
E non è un caso che i genovesi, più di un terzo dei quali aveva residenza in Spagna, da queste loro basi, da Siviglia in particolare, gestissero i ricchissimi traffici provenienti dai nuovi terrori che gli spagnoli andavano conquistando. Perduto il Mar Nero e le loro colonie nel Levante a causa dei Turchi, i genovesi capirono che era necessario spostare di 180° il loro asse commerciale, girare lo sguardo dall'oriente all'occidente come aveva fatto Colombo, sostituendo le ricchezze delle spezie con quelle dell'argento che, si diceva infatti, nascesse in America, splendesse a Siviglia ma venisse seppellito a Genova.
Il simbolo di questo processo ha il nome di Andrea Doria, sorta di padre della patria genovese, uomo di fiducia di Carlo V, che giocando su questo ingente flusso economico, seppe dare alla Repubblica risorse economiche e strutture politiche che durarono fino a Napoleone Bonaparte.
La tutela si allenta, la Repubblica Oligarchica si ritrova isolata, asfittica ed esclusa dai traffici importanti; tenterà una spedizione in Indonesia alla ricerca del proprio futuro, ma l'iniziativa verrà annientata dagli olandesi. Nel Mediterraneo la presenza dei Barbareschi e l'incapacità di contrapporvisi efficacemente, la bassa redditività dei traffici rispetto a quelli oceanici, la povertà dei mercati partecipano ad un quadro dove la presenza genovese è l'ombra del protagonismo di un tempo. In più, la Liguria deve fare i conti con gli appetiti dei francesi, ai quali è costretta a cedere la Corsica, e dei piemontesi, per i quali la Regione diventa sempre di più un irrinunciabile sbocco al mare.
La Repubblica di San Giorgio, incapace di rinnovarsi, trascorre malinconicamente gli ultimi tempi della propria storia a difendere la propria indipendenza dai Savoia, combattendo per brandelli della propria terra dai nomi altisonanti di marchesati e principati ma poveri e piccoli come fazzoletti. Poco significano gli scatti d'orgoglio che si consumano in episodi come quello di Balilla. Finchè Napoleone ne formalizza la cancellazione, trasformandola prima in Repubblica Ligure, di fatto satellite francese, per poi annetterla tout court.
Ironia della storia, a cancellare l'ultima delle Repubbliche Marinare Italiane fu un suo figlio mancato; infatti la Corsica fu presa ai genovesi dai francesi pochi anni prima che il Bonaparte vi nascesse francese anziché genovese.
Chi volesse visitare i forti costruiti dai Savoia a "difesa" di Genova, potrà notare le cannoniere rivolte non verso l'esterno delle mura ma verso l'interno, verso la città. Comunque, dopo un primo periodo di profonde incomprensioni fra gli ex nemici, culminato con gravi scontri urbani e la calata dei bersaglieri a Genova, le complementarità territoriali, sociali ed economiche danno i loro frutti, e le reciproche convenienze emergono evidenti a fondere liguri e piemontesi nella nascente prospettiva risorgimentale ed in seguito nella visione unitaria. Notevole ed articolato il contributo della Liguria alla causa unitaria: solo i nomi più noti sono Mazzini, Goffredo Mameli, Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio, e più avanti, il Partito Socialista Italiano nascerà a Genova.
Notevoli sono i vantaggi che la Liguria acquisisce nel processo, e solo il sogno della singola Genova città-stato sotto l'egida inglese, vagheggiato nella Superba a Vienna, li può mettere in discussione rispetto al pigro e decadente periodo di indipendenza repubblicana precedente. La realtà regala alla città il ruolo di "Manchester Italiana", la sua Borsa è una delle più importanti d'Europa ed il suo porto rinasce, specialmente dopo l'apertura del Canale di Suez.
Questo non la salva dal pagare un alto tributo ai problemi del paese con l'emigrazione, rivolta principalmente verso il Plata; ed oggi nel Boca si parla ancora zeneize e si mangia un ottimo pesto. La Prima Guerra Mondiale porta alla Liguria, a Genova e La Spezia dove avevano sede le grandi industrie belliche pesanti, una opportunità economica molto consistente.
Il dopoguerra e la profonda crisi che porta alla gestazione del fascismo non risparmia il capoluogo, che vede il suo patrimonio industriale cooptato dall'IRI, che sbarca pesantemente in città con il più grande progetto siderurgico nazionale, realizzato poi dopo la guerra. La struttura territoriale ed amministrativa della città è ormai inadeguata al peso della sua dimensione economica, e Genova si allarga inglobando nei propri confini amministrativi alcuni paesi limitrofi: il litorale urbano è ora lungo 35 km e la città cresce all'ombra delle Partecipazioni Statali.
La città ottiene, unica fra le città italiane, la resa degli occupanti alle forze della Resistenza, liberandosi da sola. Terminata la guerra, la regione ripara rapidamente i danni e si inserisce a pieno regime nella ripresa economica che vedrà nascere il "Miracolo Italiano" degli anni sessanta. La regione diventa la capitale nazionale delle PP.SS. Genova uno dei poli del "Triangolo Industriale" e meta di una consistente immigrazione dall'Italia meridionale. Genova rimane anche uno dei poli della Resistenza e quando i neofascisti tenteranno di radunarsi provocatoriamente in città per il loro congresso, ancora una volta Genova insorgerà liberandosi. Durante gli "anni di piombo" la città è vittima di numerosi episodi di terrorismo, che vede Genova come una sorta di laboratorio e vi mantiene una forte attività.
Il quadro è critico, di una regione un po’ smarrita che si rannicchia ed aspetta invece di cercare le sue risorse proprie per valorizzarle. Come ogni crisi, anche questa porterà dei cambiamenti; e, se ben gestiti, saranno utili e terapeutici a svegliare una Liguria orfana delle PP.SS , che forse, come ai tempi di Colombo, ha bisogno di nuovo di spostare di 180° lo sguardo per trovare un futuro diverso, che è dalla parte opposta a quella a cui era abituata. Forse il futuro potrebbe nascere dal suo clima e dal suo territorio, ancora di straordinaria bellezza e capace di produzioni prelibate, e dalle sue città, scrigni ancora sconosciuti di ricchezze monumentali, per un'ospitalità di qualità. Forse i suoi storici istinti mercantili e la sua ragguardevole esperienza commerciale, insieme alla notevole disponibilità di capitali, possono riaccostarla alla ribalta di un'economia globalizzata ed accessibile.
Forse le vestigia industriali possono essere selezionate e, raccolte quelle eccellenze ad alta tecnologia ed oriente alla ricerca, possono essere proposte redditivamente su un mercato remunerativo su tali argomenti. Forse si può provare, bisogna crederci e rischiare. In mancanza di ricette miracolose e di bacchette magiche, il primo passo è dimenticare mugugni (brontolii) e maniman (paura di rischiare) che, insieme al presumin (orgoglio, spocchia) sono sempre stati il primo dei problemi sotto la Croce di San Giorgio.
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| Gonfalone della Regione | Stemma della Regione |
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