Il Libano (لبنان, Lubnān in arabo, nella forma estesa ﺍﻠﺠﻤﻬﻮﺮﻴﺔ ﺍﻠﻠﺒﻨﺎﻨﻴﺔ, Al-Ǧumhūriyyah al-Lubnāniyyah, ossia "Repubblica libanese") è uno stato del Medio Oriente che si affaccia sul settore orientale del Mare Mediterraneo. Il Libano confina a nord e ad est con la Siria e a sud con Israele. Rimane aperto il contenzioso sullo status delle fattorie di Sheba'a, che si trovano attualmente sotto controllo israeliano.
La superficie del Libano è di 10'452 km quadrati. La capitale è Beirut. Le attività economiche principali sono i servizi bancari e finanziari, tradizionalmente sostenuti da un regime economico libero-scambista e competitivo, e il turismo.
Secondo una ricostruzione etimologica molto diffusa, il termine Lubnān sarebbe stato utilizzato a partire dall'ottavo secolo dell'era comune e deriverebbe dalla radice trilittera lbn, la stessa della parola laban (ossia "latte"), per via della somiglianza tra i massicci montuosi coperti di neve e il colore del latte.
Il Libano ottenne l'indipendenza nel 1943, ma solo nel 1946 le truppe francesi abbandonarono il paese.
La storia libanese successiva all'indipendenza è stata caratterizzata dall'alternanza di periodi di stabilità politica e di disordini, ai quali si è sovrapposta la prosperità economica, determinata dall'importanza che Beirut riveste nel Medioriente quale centro finanziario e commerciale.
Dopo il conflitto arabo-israeliano del 1948, in Libano giunsero più di 100.000 profughi palestinesi in fuga da Israele. Altri profughi si aggiunsero dopo la guerra del 1967 fra Arabi e Israeliani e dopo il Settembre nero. Nel 1975 i palestinesi in Libano ammontavano a circa 300.000. Fu anche a causa della presenza di un numero così ingente di profughi che la guerra civile scoppiò nell'aprile del 1975, lasciando il paese senza un effettivo governo centrale.
A fronteggiarsi furono da un lato le milizie composte soprattutto da cristiani maroniti (non sempre amichevoli nei confronti dei loro correligionari libanesi, come il sanguinoso assedio al campo-profughi beirutino di Tell el-Za'tar aveva dimostrato), delle quali la principale era quella legata al partito falangista (Katā'eb), guidata da Beshir Gemayel, figlio del suo storico fondatore; dall'altro una coalizione di Palestinesi, sunniti e Drusi. Nel 1976 la guerra stava volgendo a sfavore dei cristiani maroniti e dei loro alleati (le milizie di Sulaymān Frānjiyye e di Camille Sham‘ūn, già presidenti della Repubblica libanese) e questo indusse la Lega Araba, dopo uno storico accordo di Riyād, ad autorizzare l'intervento di una Forza Araba di Dissuasione (FAD) - nominalmente composta da vari Stati arabi ma di fatto presto egemonizzata dalla Siria - che riuscì a riportare con la forza la pace nel Libano, colpendo senza troppe esitazioni i combattenti musulmani palestinesi e i loro alleati. Nel 1978, molti maroniti si convinsero del fatto che, in realtà, i Siriani avevano intenzione di occupare e controllare il paese, realizzando il loro antico sogno della "Grande Siria" e la loro occupazione di fatto si espresse in modo esplicito (ma sanzionato dagli Stati arabi) a partire dal settembre di quell'anno. Le forze siriane sono rimaste in Libano, condizionandone pesantemente la vita politica, fino all'aprile del 2005, quando si sono ritirate in seguito alle manifestazioni di piazza seguite all'assassinio del Primo Ministro libanese Rafīq al-Harīrī.
Il Libano è una repubblica.
L'elemento più importante del sistema politico libanese è il confessionalismo, ossia un assetto istituzionale in cui l'appartenenza religiosa di ogni singolo cittadino diventa il principio ordinatore della rappresentanza politica e il cardine del sistema giuridico. Anche gli incarichi amministrativi sono suddivisi tra le differenti confessioni religiose secondo un meccanismo predeterminato di quote riservate, che sono attribuite a ciascun gruppo in funzione del suo peso demografico e sociale.
In base a una convenzione costituzionale mai scritta risalente al "Patto Nazionale" (al-mīthāq al-watanī) del 1943, le più alte cariche dello stato sono assegnate ai tre gruppi principali: il Presidente della repubblica è maronita, il Primo ministro è sunnita, mentre il Presidente del Parlamento è sciita.
Gli accordi di Tā'if del 1989 non hanno modificato questo sistema, ma si sono limitati a riequilibrare i rapporti di forza tra le confessioni maggiori, facendo in modo che il numero di deputati musulmani fosse pari al numero di deputati cristiani, e aumentando i poteri e le prerogative del Primo ministro a scapito del Presidente della repubblica.
Dal punto di vista costituzionale, il Libano può essere definito una repubblica semipresidenziale perché il Presidente della repubblica, per quanto non eletto direttamente dal corpo elettorale, condivide il potere esecutivo con il Primo ministro, partecipando alle sedute del Consiglio dei ministri, nominando e revocando il Primo ministro. Il Presidente della repubblica è eletto ogni sei anni da parte dei deputati. Il mandato dell'attuale presidente Émile Lahoud, scaduto nell'Ottobre 2004, è stato prorogato di altri tre anni sotto pressione siriana.
Il potere legislativo è affidato all'Assemblea dei Deputati (Majlis al-Nuwwāb), composta da 128 deputati eletti ogni cinque anni (in precedenza, ogni quattro) mediante suffragio universale diretto. Il diritto di voto si esercita a partire dall'età di ventuno anni.
I seggi in palio sono attribuiti in base sia a un criterio geografico sia un criterio confessionale, attraverso una minuziosa ripartizione che cerca di riflettere gli equilibri demografici esistenti tanto a livello nazionale quanto a livello locale.
| Governatorati | Collegi elettorali | sciiti | sunniti | drusi | alawiti | maroniti | greco-ortodossi | greco-cattolici | armeno-ortodossi | altri cristiani |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Beirut 19 | Beirut 1 | 2 | 1 | 1 | 1 | 1 1 | ||||
| Beirut 2 | 1 | 2 | 1 | 1 | 1 2 | |||||
| Beirut 3 | 1 | 2 | 1 | 2 | 1 3 | |||||
| Bekaa 23 | Beqā'+Hermel | 6 | 2 | 1 | 1 | |||||
| Zahlah | 1 | 1 | 1 | 1 | 2 | 1 | ||||
| Rashayā+Beqā' Ovest | 1 | 2 | 1 | 1 | 1 | |||||
| Monte Libano 35 | Jbeil+Kisrawān | 1 | 7 | |||||||
| Nord Metn | 4 | 2 | 1 | 1 | ||||||
| Ba'abda+Aley | 2 | 3 | 5 | 1 | ||||||
| Shūf | 2 | 2 | 3 | 1 | ||||||
| Nord Libano 28 | Akkār, Dinniyeh, Bsharreh | 5 | 1 | 3 | 2 | |||||
| Tripoli, Zghorta, Batrūn, Kurah | 6 | 1 | 6 | 4 | ||||||
| Sud Libano 23 | Sidone, Tiro | 9 | 2 | 1 | ||||||
| Hasbayā, Nabatiyeh, Jezzin | 5 | 1 | 1 | 2 | 1 | 1 | ||||
| Totale 128 | 27 | 27 | 8 | 2 | 34 | 14 | 8 | 5 | 3 | |
I seggi sono attribuiti attraverso un sistema proporzionale a preferenze multiple.
In ogni collegio, ciascun elettore (indipendentemente dalla propria affiliazione religiosa) può esprimere tante preferenze quanti sono i seggi da assegnare per ciascun gruppo confessionale. (Ad esempio, nel collegio Beirut 2 l'elettore potrà esprimere una preferenza per il seggio sciita, due preferenze per i seggi sunniti, una preferenza per il seggio greco-ortodosso, una preferenza per il seggio armeno-ortodosso e una preferenza per il seggio riservato alle confessioni cristiane più piccole.) In questo modo, i candidati in lizza devono cercare di ottenere il consenso non solo dei propri correligionari, ma della maggioranza degli elettori del collegio. Questo sistema, concepito per promuovere gli esponenti più moderati in seno a ciascuna comunità, rischia di penalizzare le confessioni numericamente minoritarie. Negli ultimi anni sono state avanzate richieste di riforma della legge elettorale, introducendo collegi elettorali più piccoli oppure attraverso la costituzione di un collegio unico nazionale con sistema a preferenza unica.
Il sistema politico è dominato da alleanze elettorali ad hoc, costituite mediante negoziazioni e compromessi attorno a figure di notabili locali e personalità influenti di ciascun collegio elettorale. Queste liste non hanno una base ideologica e spesso non risultano nella formazione di gruppi parlamentari ben identificabili.
Anche le formazioni più strutturate, come HizbAllah, Amal, le Forze Libanesi e il Partito Progressista Socialista, evitano di schierare liste di partito, preferendo partecipare a coalizioni allargate.
Nella primavera del 2005, sulla scia dell'assassinio dell'ex-Primo ministro Rafīq al-Harīrī, di numerose manifestazioni di massa di diverso orientamento politico, nonché del ritiro dell'esercito siriano, si è prodotta un sostanziale cambiamento del paesaggio politico libanese. L'opposizione anti-siriana ha ottenuto una solida maggioranza, ottenendo 72 seggi su 128.
| Coalizioni | Componenti | Leader | Seggi |
|---|---|---|---|
| "Lista del martire Rafiq al-Hariri" 72 | Corrente del Futuro (Tayyār al-Mustaqbal) | Sa'ad al-Hariri | 36 |
| Partito Progressista Socialista (Hizb al-Taqadummī al-Ishtirākī) | Walid Jumblatt | 16 | |
| Forze Libanesi (al-Quwwat al-Lubnāniyyah) | Samir Ja'ja | 5 | |
| Raggruppamento di Qornet Shahwan | 6 | ||
| Blocco di Tripoli | 3 | ||
| Rinnovamento Democratico | 1 | ||
| Sinistra Democratica (al-Yasār ad-Dīmuqrātī) | Elias Atallah | 1 | |
| indipendenti | 4 | ||
| "Blocco della Resistenza e dello Sviluppo" 35 | Movimento della Speranza - AMAL (Harakat Amal) | Nabih Berri | 15 |
| Partito di Dio (HizbAllah) | Hassan Nasrallah | 14 | |
| Partito Nazionale Sociale Siriano (al-Hizb al-Qawmī al-Ijtimā'ī al-Sūrī) | Ali Qanso | 2 | |
| altri | 4 | ||
| gruppo di Michel Aoun 21 | Movimento Patriottico Libero (al-Tayyār al-Watanī al-Hurr) | Michel Aoun | 14 |
| gruppo di Elias Skaff | Elias Skaff | 5 | |
| gruppo di Elias Murr | Elias Murr | 2 | |
| Totale | 128 | ||
All'inizio di marzo 2006, il presidente dell'Assemblea dei deputati, Nabih Berri, ha convocato una conferenza chiamata "Dialogo Nazionale", a cui partecipano tutti i principali leader politici e i rappresentanti di tutte le confessioni religiose presenti nel Paese.
La Repubblica del Libano è divisa in sei governatorati (muhāfazah), a loro volta divisi in distretti (qadā'). L'unita amministrativa minima è il municipio (baladiyyah).
Divisioni_amministrative_del_Libano.gif
A causa dell'occupazione israeliana, protrattasi fino alla primavera del 2000, il governatorato di Nabatiyeh è stato di fatto fuso con il governatorato del Sud Libano. Nel 2003 è stata annunciata la creazione dei due nuovi governatorati di 'Akkar e Hirmil. La decisione non sembra avere trovato finora applicazione pratica.
La popolazione libanese comprende diversi gruppi etnici e religiosi: musulmani (sciiti, sunniti), alawiti), cristiani maroniti e di altre confessioni ortodosse arabe e armene), Drusi e altri ancora. Dal 1932 non si sono più avuti censimenti ufficiali a causa della grande sensibilità dei Libanesi nei confronti dei rapporti numerici fra le varie confessioni religiose. Mentre un tempo i cristiani costituivano la maggioranza, attualmente, secondo le stime del governo statunitensi, i musulmani sono il 60% della popolazione residente; il resto è composto da cristiani: in prevalenza maroniti, poi greco-ortodossi, greco-cattolici, armeni (ortodossi e cattolici) e protestanti. Un tempo esisteva anche una piccola minoranza ebraica, che ha però abbandonato il paese. Infine, l'1% dei libanesi è di origine curda (si tratta dei Mhallami). Molti milioni di Libanesi hanno lasciato la madrepatria per trasferirsi negli Stati Uniti, in Sud America (soprattutto in Argentina e Brasile), in Australia e in Europa, specialmente in Francia. I Libanesi della diaspora sono soprattutto di religione cristiana: si spiega così (insieme al tasso di crescita più elevato presso la popolazione islamica) il cambiamento nei rapporti numerici.
L'importanza degli equilibri religiosi ha fatto sì che ai rifugiati armeni di religione cristiana sia stata concessa la cittadinanza libanese che è invece negata ai profughi palestinesi.
Il Libano ha una lunga tradizione di politiche economiche basate sulla concorrenza e il libero scambio, che prevedono una rigorosa applicazione del segreto bancario (anche se recentemente è stata approvato un testo di legge contro il riciclaggio di denaro) e l'assenza di restrizioni riguardanti i movimenti di capitale e gli investimenti diretti dall'estero.
La guerra civile (1975-1990) ha danneggiato seriamente le infrastrutture del paese, ma non ne ha intaccato il ruolo e la reputazione di hub regionale dei servizi bancari, finanziari e assicurativi.
Nella prima metà degli anni Novanta, la ripresa economica, per quanto eccessivamente focalizzata sulla ricostruzione della capitale e sulle grandi opere, è stata favorita da un settore bancario finanziariamente solido e da un sistema di piccole e medie imprese dotate di grandi capacità di recupero, oltre che dalle rimesse provenienti dai libanesi residenti all'estero.
Tra il 2000 e il 2005 la crescita si è attestata su tassi prossimi allo zero (0.5% nel 2005), mentre il debito pubblico, cresciuto a dismisura negli anni del conflitto, è giunto nel 2005 al 200.7% del PIL. L'indice dei prezzi al consumo è ora sotto controllo, con un livello del 2.4% nel 2005, mentre il tasso di disoccupazione viene stimato intorno al 18% della forza lavoro.
Il governo libanese ha annunciato l'intenzione di procedere nel lungo periodo alla privatizzazione, mediante la vendita di una cospicua parte del proprio pacchetto azionario, della compagnia aerea di bandiera MEA-Middle East Airlines, della compagnia elettrica Électricité du Liban, della compagnia di telefonia fissa Liban Telecom e del Porto di Beirut. Nelle intenzioni del governo, i ricavi risultanti dalla vendita sul mercato e i risparmi sugli stipendi del personale delle compagnie privatizzate dovranno essere utilizzati per il risanamento dei conti pubblici e per l'appianamento del deficit di bilancio.
Il governo libanese intende inoltre varare un piano di razionalizzazione e riduzione della spesa pubblica, mentre il programma di riforma del sistema tributario ha mosso i suoi primi passi nel Febbraio del 2002 con l'aumento della tassa sugli idrocarburi e l'approvazione dell'imposta sul valore aggiunto. Gli osservatori più scettici sottolineano che non è chiaro quanto questi obiettivi possano essere realizzati in un quadro di instabilità politica e di grande frammentazione sociale, aggravata da un crescente divario tra ricchi e poveri.
La Banca Centrale del Libano ha mantenuto un forte impegno nel preservare la credibilità e la stabilità della lira libanese, evitando di ricorrere a svalutazioni competitive (anche per mantenere sotto controllo il tasso di inflazione) e preservando un tasso di cambio di 1508 lire contro un dollaro americano.
L'Italia è il primo partner commerciale del Libano e contribuisce all'11.2% delle importazioni complessive del Paese.
Il Libano è stato per millenni un punto di incontro tra civiltà differenti ed è abitato da diciassette confessioni religiose, ciascuna dotata di identità distinte, ed offre, di conseguenza, un panorama culturale straordinariamente ricco e stratificato.
L'UNESCO ha riconosciuto cinque siti libanesi come patrimonio mondiale dell'umanità: si tratta di Anjar, Baalbek, Byblos, Tiro e la valle di Qadisha.
Il Libano ospita numerose università, che seguono perlopiù il sistema accademico americano e offrono titoli di studio riconosciuti dagli atenei degli Stati Uniti. Tra le università più importanti spiccano, per prestigio, numero di iscritti, varietà di corsi e credibilità accademica, la American University of Beirut, fondata da missionari protestanti americani nell'Ottobre 1866, l'Université Saint-Joseph, fondata dai padri gesuiti nel 1875, la Lebanese American University e l'Université Libanaise, che è l'unico ateneo statale del Paese.
La vita artistica e letteraria di Beirut è particolarmente esuberante. Tra gli scrittori libanesi si ricordano Hoda Barakat, Elias Khuri, Rashid Daif e Samir Kassir.
Numerosi festival sono organizzati durante il periodo estivo, spesso all'interno di monumenti e siti archeologici. Il programma di questi festival comprende generalmente un mix di spettacoli teatrali, opera lirica, musical, concerti di musica classica e musica pop. I festival più importanti si svolgono a Baalbek, Beiteddine e Byblos.
Provengono dal Libano numerosi interpreti della musica araba contemporanea. Oltre a grandi stelle come Fairouz, celebre per la sua estensione vocale, lo spirito patriottico e le sue canzoni d'amore, e Marcel Khalife, noto per il suo impegno politico e come interprete di oud (uno strumento tradizionale simile al liuto), la nuova generazione dei cantanti di musica pop comprende nomi assai famosi in tutto il mondo arabo, come Nancy Ajram, Haifa Wehbe, Nawal Al Zoghbi, Elissa e Ragheb Alama.
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