Jerzy_Grotowski.jpg Jerzy Grotowski (Rzeszów, Polonia, 11 agosto 1933 - Pontedera, PI, 14 gennaio 1999), regista teatrale polacco, è stato una delle figure di spicco dell'avanguardia teatrale del Novecento.
È ricordato per la straordinaria e rivoluzionaria tecnica di "allenamento" per gli attori, innovazione, queste, tale da aver creato un precedente ancora oggi considerato "necessario", che ha modificato profondamente la figura dell'attore all'interno dell'arte teatrale.
Nel 1955 Grotowski si laurea presso la Scuola Superiore d'Arte Teatrale di Cracovia con una tesi sulla recitazione. Subito dopo la laurea si reca a Mosca per studiare regia al Lunacharsky Institute of Theatre Arts (GITIS). Durante il suo soggiorno a Mosca, fino al 1956, impara i nuovi indirizzi teatrali introdotte da figure di spicco del teatro russo come Stanislavsky, Vakhtangov, Meyerhold e Tairov.
Ritornato in Polonia, Grotowski amplia i suoi studi di regia presso la stessa scuola teatrale che ha frequentato tra il 1956 e il1960. Nel corso di questo periodo si trasferì ad Opole, dove assunse l'incarico di direttore del teatro locale, il Teatr 13 Rezdow, chiamato così per via delle tredici file di poltrone che lo costituivano.
Nel 1965 si trasferisce a Wrocław, dove fonda e dirige una compagnia teatrale - Laboratorium - che in sé è molto innovativa, ma sempre sotto la pressante influenza della personalità di Grotowski.
Grotowski ha rivoluzionato il teatro e, insieme al suo allievo, Eugenio Barba, direttore e fondatore dell'Odin Teatret, è considerato uno dei padri del teatro contemporaneo. Nella sua opera Per un Teatro Povero (1968) dichiarò che il teatro non avrebbe dovuto, dato che non avrebbe potuto, competere con lo spettacolo travolgente del film, ma, al contrario, avrebbe dovuto concentrarsi sulla radice più profonda dell'atto teatrale: gli attori di fronte agli spettatori.
Negli anni 80 e 90 Grotowski fonda la sua nuova ricerca, lasciando alcune righe che fanno tutt'ora da manifesto a tantissime compagnie teatrali nel mondo.
Gli ultimi anni della sua vita li trascorre a Pontedera, dirigendo il Centro per la ricerca e la sperimentazione teatrale. Muore nel 1999.
A questo concetto di 'teatro povero' Grotowski (un ateo) aggiunse il concetto di 'sacerdozio' o sacralità dell'attore. Quando l'attore entrava nella santità dello spazio scenico in quel momento accadeva qualcosa di speciale, qualcosa di molto simile alla Messa nella Chiesa Cattolica. Era in questo spazio, nella sacra relazione tra l'attore e il pubblico che il pubblico veniva sfidato a pensare e ad essere trasformato dal teatro. In tal senso Grotowski è stato una delle figure chiave nello sviluppo del teatro politico del XX secolo. Le sue produzioni teatrali spesso contengono temi politici e sociali. L'attore, dipendente solo dai doni naturali della voce e del corpo, poteva consegnare al pubblico i rituali sacri del teatro e i temi della trasformazione sociale. Il pubblico divenne un pilastro dell'esibizione teatrale, e il teatro diventò più di un semplice intrattenimento: diventò un sentiero verso la comprensione. Il regime di allenamento di Grotowski era designato per:
Grotowski rimase sempre convinto che il teatro non avrebbe mai potuto competere con il cinema e che il cinema offrisse un'esperienza diversa dal teatro. Voleva portare al pubblico un teatro che stimolasse il confronto, che mettesse alla prova e che coinvolgesse l'esperienza. Era un teatro basato non tanto sull'immagine (come invece avviene nel cinema o nella televisione), ma sulla presenza dell'attore.
Grotowski, dopo la scrittura e la pubblicazione della sua opera, acquisì notorietà e ricevette numerosi inviti a lavorare nelle più importanti scuole di arte drammatica, compagnie teatrali e università in Europa e in America. Molti di questi inviti egli li rifiutò, preferendo, invece, restare con i suoi attori nel suo piccolo 'laboratorio', in una relativa oscurità.
La sua lezione ha influenzato gran parte del teatro italiano contemporaneo, soprattutto la cosiddetta area della ricerca: dai maestri degli anni '70-'80 come Leo De Berardinis ai più giovani Roberto Latini, Gaetano Ventriglia, Danio Manfredini.
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