Il termine ipovisione definisce in realtà disturbi della vista molto diversi fra loro, che vanno dalla visione profondamente sfocata, alla restrizione del campo visivo come se si guardasse il mondo attraverso un tubo, alla presenza di macchie oscure che coprono le immagini. Spesso l'ipovisione grave è un passaggio verso la definitiva cecità.
La collocazione in fascia d'età è definita statisticamente in un range compreso tra i 65 e gli 84 anni.
Nei casi di ipovisione lieve è possibile il miglioramento della focalizzazione per lontano, applicando anteriormente all'occhio un foro stenopeico, che riduce però maggiormente il campo visivo. I metodi correttivi essenzialmente utilizzati seguono due criteri principali:
Qualsiasi oggetto osservato a minore distanza, crea sulla retina un'immagine di dimensioni maggiori. Partendo da questo presupposto, gli ausili ottici utilizzati in questa metodologia sono essenzialmente lenti positive. L'ingrandimento è dato dal rapporto tra le distanze di osservazione con e senza ausilio.
esempio: la distanza di osservazione è pari a 30 cm, con l'ausilio a 3 cm. I=d/d' con d espresso in metri I=0,30/0,03=10X Il potere diottrico necessario per creare questo ingrandimento è dato dall'inverso della distanza espresso in metri. 1/d' 1/0,03=33,33D Per determinare l'ingrandimento necessario per ottenere l'acuità visiva richiesta, è possibile rapportare questa con l'abituale. esempio Acuità visiva abituale 2/10, acuità visiva richiesta 4/10 I=4/2=2X
Lingrandimento angolare' è dato dal rapporto tra i due angoli sottesi dall'oggetto osservato e dalla relativa immagine fornita dagli ausili ottici. I principali utilizzati sono:
Il telescopio galileiano è un sistema ottico semplice, composto da una lente anteriore, che funge da obiettivo positiva e da una posteriore, che funge da oculare negativa. La lunghezza focale dell'obiettivo deve essere pari a quella dell'oculare sommata alla distanza. Da questo si evince che il potere diottrico della lente negativa è decisamente superiore. I vantaggi sono nella praticità dell'ausilio utilizzato, con la limitazione ad un basso numero di ingrandimento.
Il telescopio kepleriano si differenzia da quello galileiano per la presenza di due lenti entrambe positive, distanziate da una distanza pari alla somma delle due lunghezze focali. Con questo ausilio si aumenta notevolmente l'ingrandimento e la percezione periferica, anche se l'immagine viene capovolta. La lunghezza dell'ausilio risulta quindi maggiore rispetto al telescopio galileiano, per la presenza di un prisma raddrizzatore dell'immagine.
Il telescopio ad occhio d'ape è composto da tre telescopi affiancati. Viene ad aumentarsi notevolmente l'ingrandimento, ma si perde essenzialmente nella focalizzazione dell'oggetto osservato.
Consiste nel sovradimensionare l'oggetto considerato. Gli ausili non sono ottici ma utilizzano strumentazioni capaci di rendere ingrandita l'immagine attraverso un monitor.
Il telescopio invertito generalmente utilizzato è quello galileiano visto in precedenza, avente modesto ingrandimento.
I prismi, solitamente a struttura di Fresnel si applicano su un occhiale, aventi le basi direzionate dallo stesso lato dell'anomalia, per stimolare zone retiniche ancora funzionali.
Gli specchi, o a riflessione totale o semitrasparenti vengono posizionati dal lato opposto dell'anomalia del campo visivo. Applicati anch'essi ad un occhiale.
Le lenti anamorfiche sono lenti oftalmiche cilindriche accoppiate, capaci di comprimere la dimensione orizzontale dell'oggetto esaminato, mantenendone inalterata l'altezza.
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