Il grande Lebowski è un film dei fratelli Coen del 1998.
Jeffrey "Drugo" Lebowski (Jeff Bridges), è un personaggio originale, un hippie sopravvissuto agli anni '60 e all'era del flower power e delle proteste contro la guerra del Vietnam, costantemente vestito con mutandoni, sandali e maglietta, cronicamente pigro, che vivacchia senza troppi problemi, tra una partita di bowling con gli amici Walter (John Goodman) e Donny (Steve Buscemi), una fumata di marijuana, dormendo e bevendo birra.
A causa di un'omonimia con un ricco magnate, due brutti ceffi gli entrano in casa, lo minacciano e (ciò che è più grave) gli sporcano il tappeto. Questo diventa lo spunto per lo sviluppo di un'intricata serie di vicende che vedanno Drugo invischiato suo malgrado in rapimenti e riscatti, in artisti pazzoidi e giocatori di bowling che credono di essere delle divinità, come Jesus Quintana (John Turturro).
Il tutto mescolato in un riuscitissimo, leggero, ironico e divertente potpourri, con alcune scene degne di essere consegnate alla storia del cinema, come ad esempio quando Drugo e Walter si recano in cima ad una collina per spargere in mare le ceneri del loro amico morto, ma il vento soffia contrario e vengono riempiti di cenere loro stessi.
Nella vicenda gli ingredienti del più classico hard-boiled ci sono tutti: la dark lady, donna affascinante ed enigmatica; il potente che ricorre ai servizi del detective e lo manda in missione a rischio della pelle o della galera; la trama intricata, piena di inganni e false piste; l'affollarsi di personaggi più o meno loschi e minacciosi; l'ambientazione losangelina; il mondo del cinema (in questo caso pornografico).
Al posto però di un duro come quelli interpretati magistralmente da Bogart c'è "The Dude", un fricchettone ormai di mezz'età, pacifista, sfaticato, perennemente fumato, che preferisce di gran lunga i suoi White Russian e il bowling alle indagini poliziesche. Buona parte del divertimento del film sta nel vedere come Lebowski e i suoi amici siano decisamente fuori luogo in un intreccio noir, eppure riescano, vuoi per fortuna, vuoi per il loro stesso candore, a uscirne vivi (non tutti).
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"Il grande Lebowski".
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