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In sociologia, antropologia e nelle altre scienze sociali il concetto di identità riguarda, per un verso, il modo in cui l'individuo considera sé stesso come membro di determinati gruppi: nazione, classe sociale, cultura, etnia, genere, professione, e così via; e, per l'altro, il modo in cui i codici di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso, agli altri, al gruppo a cui afferisce ed ai gruppi esterni intesi, percepiti e classificati come alterità. In questo senso scienziati sociali e storici parlano di identità nazionale per gli abitanti di un particolare paese e le femministe parlano di identità di genere, sottintendendo così una doppia tipologia di classificazione, di cui sono noti i risvolti ideologici. Infatti, ad una prima classificazione positiva del tipo "come siamo (come io sono)" si contrappone una più potente classificazione negativa del tipo "come io non sono (come noi non siamo)". Se la classificazione positiva produce uno sforzo di definizione dianoetica (comunque non scevra del rischio di calcificare l'identità museificandola), la classificazione negativa occulta in sé il pericolo di attribuire (proiettandole e forcludendole) all'esterno le qualità o caratteristiche negative, creando alterità ad hoc in cui vedere riflessi quei tratti che la propria identità ideale ha tabuizzati o riconosce come amoralità, primitivismo, arretratezza, illogicità, alogicità, immoralità, difetti, illegalità, peccati, etc.

Molte persone sono orgogliose del gruppo in cui si identificano, che fornisce loro un senso di appartenenza ad una comunità, e per converso nutrono un differente gradiente di rifiuto per i gruppi che considerano esterni o altri, gradiente tarato in base al grado di vicinanza o lontananza dell'altro dal proprio.

Tuttavia, tutti noi rivestiamo più ruoli, di conseguenza abbiamo un'identità multipla.

È opportuno, infatti, chiarire che l'identità è contestuale e relazionale, cioè essa può variare in base al contesto, al ruolo che si intende assumere in tale contesto ed alla posizione, autodeterminata o meno, che si gioca (o ci viene fatta giocare dagli altri con le loro identità) all'interno della rete di relazioni e percezioni (simmetriche ed asimmetriche) al cui interno ci si trova inscritti ed attivi.

Esempio: Quando attraverso la dogana quella che conta è la mia identità nazionale e non quella religiosa o professionale.

Proprio per questa molteplicità, perché possa essere compreso il concetto di identità è necessario assumere, allora, che vi debba essere un elemento di riferimento: l'alterità.

Z. Bauman, nella sua opera La modernità liquida (Laterza, Bari, 1992) definisce la perdita dei confini identitari contestualizzati nell'epoca della post-modernità. In sintesi, se si perdono alcuni riferimenti essenziali per il proprio Io, si vanno a perdere i propri confini identitari, ossia culturali, religiosi, etnici, etc.

Nella sociologia delle migrazioni è un concetto importante quello delle identità fluide transnazionali (di Shiller e Basch).

Estremamente pericoloso è l'uso che dell'identità può fare la politica, per esempio nel caso del nazionalismo spinto all'eccesso, che lega sentimenti di appartenenza a lealismi verso un determinato apparato statale, non di rado conculcando minoranze e spingendo a manifestazioni di xenofobia e a conflitti con paesi confinanti.

Voci correlate


Bibliografia


  • Amin Maalouf, Identità, nuova introduzione dell'autore, Milano: Bompiani, 2005 (titolo originale Les identités meurtrières, Parigi 1998) ISBN 88-452-3448-7

Antropologia culturale | Sociologia della cultura

Identity (social science)

 

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