Con l'espressione Prima Guerra Mondiale (per i contemporanei Grande Guerra) si intende il conflitto cominciato il 4 agosto 1914 a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero austro-ungarico, compiuto a Sarajevo (Bosnia) il 28 giugno 1914 da parte del nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip.
La guerra vide inizialmente lo scontro degli Imperi Centrali: Germania e Impero Austro-Ungarico contro le nazioni dell'Intesa: Francia, Gran Bretagna e Russia. Con lo svolgersi del conflitto, a seguito di varie alleanze altre nazioni vi presero parte. Tra queste: Italia, Impero Ottomano, Belgio, Canada, Australia, Stati Uniti, Serbia, Romania, Sudafrica e Nuova Zelanda. Il numero dei continenti coinvolti fu tale da poter definire la Guerra come Mondiale, prima nella storia dell'umanità.
L'Italia decise di intervenire nel conflitto il 24 maggio 1915, dichiarando guerra all'Impero Austro-Ungarico. La decisione di intervenire fu presa dal parlamento dopo che il ministro degli esteri Sidney Sonnino ebbe stipulato con la Triplice Intesa il 26 aprile un patto segreto, detto Patto di Londra, nel quale l'Italia si impegnava ad entrare in guerra entro un mese in cambio di alcune conquiste territoriali che avrebbe ottenuto dopo la guerra: il Trentino, il Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia, l'Istria (a eccezione della città di Fiume) e parte della Dalmazia.
La guerra si concluse l'11 novembre 1918, quando la Germania firmò l'armistizio con le forze dell'Intesa. Il numero di morti della Prima Guerra Mondiale è stato di oltre quindici milioni.
Schieramenti WWI.png sono indicati con il colore blu, mentre gli Imperi Centrali con il colore nero.]]
L'ascesa al trono (1888) dell'Imperatore Guglielmo II portò sul trono tedesco un giovane governante determinato a dirigere da sé la politica, nonostante i suoi dirompenti giudizi diplomatici. Dopo le elezioni del 1890, nelle quali i partiti del centro e della sinistra ottennero un grosso successo, ed in parte a causa della disaffezione nei confronti del Cancelliere che aveva guidato suo nonno per gran parte della sua carriera, Guglielmo II fece in modo di ottenere le dimissioni di Bismarck.
Gran parte del lavoro dell'ex-cancelliere venne disfatto nei decenni seguenti, quando Guglielmo II fallì nel rinnovare gli accordi con la Russia, permettendo alla Francia repubblicana l'opportunità di concludere (1891-94) una completa alleanza con l'Impero Russo. Ma il peggio doveva ancora venire: Guglielmo intraprese (1897-1900) la creazione di una Marina militare in grado di minacciare il secolare predominio navale britannico, favorendo l'Entente Cordiale Anglo-Francese del 1904 e la sua espansione (1907), che portò all'inclusione della Russia.
La rivalità tra le potenze venne esacerbata negli anni '80 (1880) dalla corsa alle colonie, che portò gran parte dell'Africa e dell'Asia sotto la dominazione europea nel successivo quarto di secolo. Anche Bismarck, un tempo esitante sull'imperialismo, divenne un sostenitore dell'Impero d'oltremare, aggiungendo alla tensione Anglo-Tedesca le acquisizioni della Germania in Africa e nel Pacifico, che minacciavano di interferire con gli interessi strategici e commerciali britannici. Il supporto di Guglielmo all'indipendenza del Marocco dalla Francia, il nuovo partner strategico della Gran Bretagna, provocò la Crisi di Tangeri del 1905. Durante la seconda crisi marocchina (o Crisi di Agadir 1911), la presenza navale tedesca in Marocco mise di nuovo alla prova la coalizione Anglo-Francese.
Un ingrediente chiave dell'emergente polveriera diplomatica fu la crescita delle forti aspirazioni nazionalistiche degli stati balcanici: ognuno dei quali guardava a Germania, Austria-Ungheria o Russia per ottenere supporto. La nascita di circoli anti-austriaci in Serbia contribuì a un ulteriore crisi nel 1908 riguardante l'annessione unilaterale della Bosnia ed Erzegovina da parte dell'Austria oltre alla pressione tedesca per forzare un umiliante declino da parte della Russia, indebolita dalla sconfitta del 1905 contro il Giappone e dai susseguenti disordini rivoluzionari.
L'allarme per l'inaspettatamente rapido recupero della Russia dopo il 1909 alimentò i sentimenti dei circoli di governo tedeschi a favore di una guerra preventiva che spezzasse il presunto accerchiamento da parte dell'Intesa, prima che il riarmo russo potesse far pendere la bilancia strategica contro la Germania e l'Austria-Ungheria. Per il 1913 sia la Francia sia la Germania stavano pianificando di estendere il servizio militare mentre la Gran Bretagna era entrata in una convenzione navale e in colloqui militari con la Francia negli anni precedenti.
Lo scoppio della guerra è convenzionalmente associato all'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria per mano del nazionalista serbo Gavrilo Princip il 28 giugno 1914, ma le origini della guerra risiedono in realtà nel complesso delle relazioni fra le potenze europee tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, e soprattutto nelle politiche di colonizzazione promosse dalle varie nazioni; l'assassinio dell'erede al trono fu probabilmente la scintilla migliore, e la polveriera scoppiò.
Alcuni membri del governo austriaco pensavano che la campagna contro la Serbia sarebbe stata il rimedio perfetto ai problemi politici interni dell'impero. Nel 1914 il governo dell'Impero Austro-Ungarico aveva una struttura "dualistica". Austria e Ungheria avevano essenzialmente due governi separati sotto lo stesso monarca. Il governo austriaco manteneva il controllo sulla politica estera, ma era dipendente da quello ungherese per questioni come l'approvazione del bilancio.
L'assassinio di Francesco Ferdinando, nel giugno del 1914 a Sarajevo, creò l'opportunità tanto cercata da alcuni leader austriaci di poter contare su un piccolo regno slavo. I cospiratori vennero accusati dalle autorità Austro-Ungariche di essere stati armati dalla fantomatica Mano Nera, un raggruppamento nazionalista pan-serbo collegato ad ambienti governativi serbi.
Con il supporto della Germania, l'Austria-Ungheria, che agì principalmente sotto l'influenza del Ministro degli Esteri Leopold von Berchtold, il 23 luglio 1914 inviò alla Serbia un ultimatum in 15 punti, praticamente irrealizzabile, che doveva essere accettato nel giro di 48 ore. Il governo Serbo accettò tutte le richieste meno una. L'Austria-Ungheria nondimeno ruppe le relazioni diplomatiche il 25 luglio e dichiarò guerra il 28, tramite telegramma inviato al governo serbo.
Il governo russo, che nel 1909 si era impegnato a garantire l'indipendenza della Serbia in cambio che questa consentisse l'annessione della Bosnia all'Austria, mobilizzò le sue riserve militari il 30 luglio a seguito dell'interruzione nelle cruciali comunicazioni telegrafiche tra Guglielmo II e Nicola II di Russia, che era sotto pressione da parte del suo staff per prepararsi alla guerra. La Germania richiese, il 31 luglio, che la Russia ritirasse le sue forze, ma il governo russo persistette, in quanto la demobilitazione avrebbe reso impossibile riattivare la pianificazione militare in tempi brevi. La Germania dichiarò guerra alla Russia il 1 agosto e due giorni dopo contro il suo alleato, la Francia.
Lo scoppio del conflitto è spesso attribuito alle alleanze stipulate nei decenni precedenti: Germania-Austria-Italia contro Francia-Russia; con Gran Bretagna e Serbia allineate a queste ultime. In effetti nessuna delle alleanze venne attivata all'inizio, anche se la mobilitazione generale russa e la dicharazione di guerra tedesca contro la Francia furono motivate dalla paura che l'alleanza avversa venisse posta in gioco.
La dichiarazione di guerra britannica contro la Germania (4 agosto) non fu ufficialmente il risultato dei suoi intendimenti con Russia e Francia (fondamentalmente non era alleata a nessuna delle due), ma fu causata dall'invasione tedesca del Belgio (la cui indipendenza la Gran Bretagna aveva garantito di sostenere fin dal 1839), il quale si trovava sul percorso pianificato dai Tedeschi per l'invasione della Francia.
Il piano tedesco (denominato Piano Schlieffen) per affrontare l'alleanza Franco-Russa prevedeva lo sferrare un colpo mortale alla Francia, per poi rivolgersi contro il più lentamente mobilizzato esercito russo. Invece di attaccare la Francia direttamente, fu ritenuto prudente attaccarla da nord. Per fare questo l'esercito tedesco dovette marciare attraverso il Belgio. La Germania chiese al governo belga il libero passaggio, promettendogli in cambio che sarebbe stato considerato un suo alleato. Quando il Belgio rifiutò, la Germania lo invase e iniziò a marciare attraverso di esso in ogni caso, dopo aver prima invaso e assicurato il piccolo Lussemburgo. Incontrò subito la resistenza davanti ai forti della città belga di Liegi. La Gran Bretagna inviò un'armata in Francia, che avanzò nel Belgio.
I ritardi portati dalla resistenza dei Belgi, dalle forze francesi e britanniche, e dalla inaspettatamente rapida mobilitazione della Russia, sconvolsero i piani tedeschi. La Russia attaccò la Prussia Orientale, deviando così forze tedesche previste per il fronte occidentale. La Germania sconfisse la Russia in una serie di battaglie collettivamente conosciute come Battaglia di Tannenberg, ma questa diversione, permise alle forze francesi e britanniche di fermare l'avanzata tedesca su Parigi nella Prima battaglia della Marna (Settembre 1914), mentre gli Imperi Centrali (l'Impero Germanico e quello Austro-Ungarico) furono costretti a combattere una guerra su due fronti.
La prima occupazione alleata del territorio nemico non fu in Europa, ma in Africa: le forze britanniche attaccarono e catturarono la sede amministrativa tedesca dell'odierna Namibia, al tempo colonia tedesca.
Pochi giorni dopo lo scoppio della Guerra, il 3 agosto 1914, il governo guidato dal conservatore Antonio Salandra dichiarò che l'Italia non avrebbe preso parte al conflitto, forte del fatto che la Triplice Alleanza aveva carattere difensivo, mentre in questo caso era stata l'Austria-Ungheria ad attaccare. In realtà sia Salandra sia il ministro degli esteri Sidney Sonnino avviarono presto trattative con i due schieramenti per capire quale sarebbe stata la ricompensa in caso di vittoria. E, anche se la maggioranza del governo era assolutamente contraria all'entrata in guerra, primo tra tutti l'ex Presidente del Consiglio Giolitti, molti intellettuali (tra cui socialisti come Ivanoe Bonomi, Leonida Bissolati e l'allora direttore dell'Avanti! Benito Mussolini, Filippo Tommaso Marinetti e Filippo Corridoni) si schierarono con gli interventisti, per lo più nazionalisti e parte dei liberali.
Alla fine, il 26 aprile del 1915, al termine di una ardua trattativa, l'accordo con l'Intesa si concretizzò nel Patto di Londra, firmato da Sonnino all'insaputa del parlamento italiano. Con il Patto di Londra l'Italia ricevette la promessa di ottenere, in caso di vittoria, Trento e il territorio attiguo fino al Brennero, le città di Gorizia, Trieste e Gradisca d'Isonzo, l'Istria (esclusa Fiume) fino al Quarnaro e parte della Dalmazia. Inoltre vennero raggiunti accordi per la sovranità sul porto albanese di Valona, la provincia di Adalia in Turchia, e parte delle colonie tedesche in Africa.
L'Alleanza aveva offerto invece solamente parte di Trentino e Friuli, con l'esclusione di Gorizia e Trieste; va inoltre considerato il fatto che l'Austria-Ungheria era la potenza contro la quale si era combattuto durante le Guerre d'Indipendenza e che entrare in guerra al suo fianco avrebbe smentito tutta la tradizione risorgimentale, sulla quale si fondavano in gran parte le motivazioni degli interventisti.
Il 3 maggio l'Italia disdice la Triplice Alleanza. Nei giorni seguenti Giolitti e il parlamento (in maggioranza neutralista) combattono l'ultima battaglia per tenere l'Italia fuori dal conflitto, mentre fuori i nazionalisti manifestano in piazza per l'entrata in guerra (Radioso Maggio). Il 13 maggio Salandra presenta al Re le dimissioni. Giolitti, nel timore di approfondire una frattura istituzionale, rinuncia alla successione, e si dimette. L'Italia entra perciò in guerra, per volontà di un gruppo di relativa minoranza, chiamando a combattere i militari lungo più di 650 chilometri di fronte.
L'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria il 23 maggio 1915, e alla Germania quindici mesi più tardi.
All'alba del 24 maggio l'esercito Italiano spara la prima salva di cannone contro le postazioni austro-ungariche asseragliate a Cervignano del Friuli che, poche ore più tardi, diverrà la prima città liberata. Contemporaneamente (alle 23.56) la flotta austro-ungarica bombarda la città di Ancona. Lo stesso 24 maggio cadeva il primo soldato italiano, Riccardo di Giusto.
Il comando delle forze armate italiane viene affidato al generale Luigi Cadorna. Il nuovo fronte aperto dall'Italia ebbe come teatro l'arco alpino dallo Stelvio al mare Adriatico e lo sforzo principale tendente allo sfondamento del fronte fu attuato nella regione della valli isontine, in direzione di Lubiana. Anche qui, dopo un'iniziale avanzata italiana, gli austro-ungarici ricevettero l'ordine di trincerarsi e resistere; si verificò così la stessa guerra di trincea che si svolgeva sul fronte occidentale. L'unica differenza stava nel fatto che, mentre sul fronte occidentale le trincee erano scavate nel fango, sul fronte italiano erano scavate nelle rocce e nei ghiacciai delle Alpi, fino ed oltre i 3.000 metri di altitudine.
Nei primi mesi di guerra l'Italia sferrò quattro offensive contro gli austro-ungarici ad est, queste furono:
In queste prime quattro battaglie le perdite italiane ammontarono a oltre 60.000 morti e più di 150.000 feriti, il che equivaleva a circa un quarto delle forze mobilitate. Degna di menzione è l'offensiva nell'alto Cadore sul Col di Lana tendente a tagliare una delle principali vie di rifornimento al settore Trentino attraverso la Val Pusteria. Questo teatro di operazioni fu secondario rispetto alla spinta ad est, tuttavia ebbe il merito di bloccare, in seguito, contingenti austro-ungarici: la zona di operazioni si avvicinava infatti più di ogni altro settore del fronte a vie di comunicazione strategiche per l'aprovvigionamento del fronte tirolese e trentino.
Si arrivò così all'inizio del 1916. Mentre in febbraio gli austro-ungarici ammassarono truppe in Trentino, l'11 marzo, per otto giorni, si svolse la Quinta battaglia dell'Isonzo, che non portò ad alcun risultato.
A metà maggio gli austro-ungarici sfondarono in Trentino arrivando ad occupare tutto l'altipiano di Asiago; l'esercito italiano riuscì comunque a contenere l'offensiva e gli austro-ungarici si ritirarono tornando a rinforzare le loro posizioni sul Carso. Il 4 agosto iniziò la Sesta battaglia dell'Isonzo che portò il 9 alla conquista della città di Gorizia che, pur non essendo di importanza strategica, verrà presa ad un prezzo altissimo (20.000 morti e 50.000 feriti). L'anno si concluse con altre tre offensive:
Anche queste tre battaglie, che pure contarono 37.000 morti e 88.000 feriti, non portarono a conquiste significative.
Nell'ultima parte dell'anno gli italiani riuscirono ad avanzare di qualche chilometro in Trentino, ma per tutto l'inverno del 1916-1917, sul fronte dell'Isonzo, tra il Carso e Monfalcone, la situazione rimase stazionaria.
La speranza dell'Intesa era che con l'entrata in guerra degli italiani indebolisse l'esercito degli Imperi Centrali, che sarebbe stato impegnato su tre fronti, ma questo avvenne solo in parte, anche a causa dell'indebolimento della Russia sul fronte interno.
La ripresa delle operazioni arrivò in maggio. Dal 12 al 28 si svolse la Decima battaglia dell'Isonzo. Dal 10 al 25 giugno si svolse invece la Battaglia del Monte Ortigara voluta da Cadorna per riconquistare alcuni territori del Trentino rimasti in mano austro-ungarica. Il 18 agosto ebbe inizio la più imponente delle offensive italiane, l'Undicesima battaglia dell'Isonzo: anche questa non porterà significativi cambiamenti e verrà pagata a caro prezzo, sia come perdite che come conseguenze.
Visti gli esiti dell'ultima offensiva italiana, austro-ungarici e tedeschi decisero di contrattaccare.
Il 24 ottobre gli austro-ungarici e i tedeschi sfondarono il fronte dell'Isonzo a nord convergendo su Caporetto e accerchiarono la Seconda Armata Italiana, in particolare il Quarto ed il Ventisettesimo Corpo d'Armata, comandato dal generale Pietro Badoglio.
Da lì avanzarono per 150 km in direzione sud-ovest raggiungendo Udine in soli quattro giorni. La Disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano sull'Isonzo con la conseguente ritirata delle armate schierate dall'Adriatico fino alla Valsugana, oltre alle perdite umane e di materiale; 350.000 soldati si diedero a una ritirata scomposta assieme a 400.000 civili che scappavano dalle zone invase. La ritirata si fermò solo sulla Linea del Piave, l'11 novembre 1917, quando tutto il Veneto sembrava potesse andare perduto. Alla fine si contarono quasi 700.000 tra morti, feriti e prigionieri. A seguito della disfatta il Generale Cadorna, che cercò comunque di difendersi accusando i soldati di viltà, verrà subito sostituito dal Generale Armando Diaz.
Se la severa disciplina di Cadorna, oltre alle dure parole di Papa Benedetto XV sull'inutile strage che avevano colpito i militari più religiosi e ai lunghi mesi in trincea, avevano fiaccato l'esercito, la ritirata sul fronte del Grappa-Piave consentì all'esercito italiano, ora in mano a Diaz, di concentrare le sue forze su di un fronte più breve, meglio difendibile, e, soprattutto, con un mutato atteggiamento tattico, impostato alla difesa del territorio nazionale. Ciò ricoprì di un nuovo significato morale la guerra e consentì il compattamento delle truppe e della nazione, presupposto per la cosiddetta "Vittoria finale".
Gli austro-ungarici fermarono gli attacchi in attesa della primavera del 1918, preparando un'offensiva che li avrebbe dovuti portare a penetrare nella pianura veneta. La fine della guerra contro la Russia fece sì che parte dell'esercito impiegato sul fronte orientale potè spostarsi a ovest.
L'offensiva austro-ungarica arrivò il 15 giugno: l'esercito dell'Impero attaccò con 66 divisioni nella cosiddetta Battaglia del Solstizio (15 - 23 giugno 1918), che vide gli italiani, finalmente rincuorati, resistere all'assalto. Gli austro-ungarici persero le loro speranze, visto che il paese era ormai a un passo dal baratro, assillato dall'impossibilità di continuare a sostenere lo sforzo bellico sul piano economico e soprattutto su quello morale, data l'incapacità della monarchia di farsi garante dell'integrità dello stato multinazionale asburgico. Con i popoli dell'impero asburgico sull'orlo della rivoluzione, l'Italia anticipò l'offensiva prevista per il 1919 ad ottobre, per impegnare le riserve austro-ungariche ed impedire loro la prosecuzione dell'offensiva sul fronte francese.
Da Vittorio Veneto, il 23 ottobre partì l'offensiva, con condizioni climatiche pessime. Gli italiani avanzano rapidamente in Veneto, Friuli e Cadore e il 29 ottobre l'Austria-Ungheria si arrese. Il 3 novembre, a Villa Giusti, presso Padova l'esercito dell'Impero firmò l'armistizio; i soldati italiani entrarono a Trento mentre i bersaglieri sbarcarono a Trieste. Il giorno seguente, mentre il Maresciallo Armando Diaz annunciava la Vittoria, venivano liberate Rovigno, Parenzo, Zara, Lissa e Fiume. Quest'ultima pur non prevista tra i territori nei quali sarebbero state inviate forze italiane venne occupata, come previsto da alcune clausole dell'Armistizio, in seguito agli eventi del 30 ottobre 1918 quando il Consiglio Nazionale, insediatosi nel municipio dopo la fuga degli ungheresi, aveva proclamato, sulla base dei principi wilsoniani, la riunione della città alla sua Madrepatria l'Italia. Il 5 reparti della Marina entravano a Pola inizando a liberarla dalla prepotenza slava e, contemporaneamente, venivano inviati altri mezzi a Sebenico che diventava la sede principale del Governo Militare della Dalmazia.
L'Impero Ottomano si unisce agli Imperi Centrali nell'ottobre-novembre del 1914, minacciando i territori russi del Caucaso e le comunicazioni britanniche con l'India e l'Oriente tramite il Canale di Suez. L'azione britannica apre un altro fronte a sud con le campagne di Gallipoli (1915) e della Mesopotamia, nonostante i turchi avessero inizialmente successo nel respingere le incursioni nemiche. Ma in Mesopotamia, dopo il disastro dell'Assedio di Kut (1915-16), i britannici si riorganizzano e catturano Baghdad nel marzo 1917. Più a ovest, in Palestina, gli iniziali fallimenti britannici vennero ribaltati con la cattura di Gerusalemme nel dicembre 1917 e la Forza di spedizione egiziana guidata da Edmund Allenby che sconfisse le forze ottomane nella Battaglia di Megiddo (settembre 1918).
Dopo aver respinto tre invasioni austro-ungariche nell'agosto-dicembre 1914, la Serbia cedette all'invasione combinata di Germania, Austria-Ungheria e Bulgaria dell'ottobre 1915. Le truppe serbe continuarono a resistere in Albania e Grecia, dove una forza Franco-Britannica era sbarcata per offrire assistenza e per spingere il governo greco in guerra contro gli Imperi Centrali.
Nessuno dei due schieramenti si dimostrò in grado di assestare un colpo decisivo nei quattro anni seguenti, per quanto la protratta azione tedesca nella Battaglia di Verdun (1916) e il fallimento alleato della primavera successiva, portarono l'esercito francese sull'orlo del collasso, mentre le diserzioni di massa minavano la linea del fronte.
Circa 800.000 soldati dalla Gran Bretagna e dall'Impero Britannico si trovavano contemporaneamente sul fronte occidentale, 1.000 battaglioni, ognuno occupante un settore del fronte, dal Belgio fino all'Arne, che operavano su in sistema mensile a quattro stadi, a meno che non ci fosse un offensiva in corso. Il fronte conteneva quasi 10.000 chilometri di trincee. Ogni battaglione teneva il suo settore per quattro settimane prima di tornare nelle retrovie, quindi nella riserva e infine per una settimana in licenza, spesso nella zona di Poperinge o di Amiens.
Ognuna di queste nuove armi produsse inizialmente panico e sconcerto tra i nemici, ma non riuscì a produrre un vantaggio sostanziale e duraturo.
L'organizzazione militare ed economica russe, meno sviluppate, si rivelarono presto insufficienti davanti alle forze combinate di Germania e Austria-Ungheria. Nella primavera del 1915 i russi vennero respinti in Galizia, e in maggio gli Imperi Centrali ottennero un importante sfondamento ai confini meridionali della Polonia, espugnando Varsavia il 5 agosto e costringendo i russi a ritirarsi dalla Polonia.
L'insoddisfazione nei confronti della condotta di guerra del governo russo crebbe nonostante i successi del giugno 1916 (Offensiva Brusilov) nella Galizia Orientale, contro gli austriaci, quando i successi russi furono minati dalla riluttanza degli altri generali di impegnare le loro forze a supporto del comandante vittorioso.
Le fortune alleate si ravvivarono solo temporaneamente con l'ingresso in guerra della Romania, il 27 agosto. Le forze tedesche arrivarono in aiuto delle unità austriache impegnate in Transilvania, e Bucarest cadde ai piedi degli Imperi Centrali il 6 dicembre. Nel frattempo, l'instabilità interna crebbe in Russia, e lo Zar rimase isolato al fronte, mentre il sempre più incompetente governo delll'Imperatrice provocò proteste da tutti i segmenti della vita politica russa, risultando nell'assassinio del consigliere prediletto della Zarina Alessandra, Rasputin, da parte di nobili conservatori alla fine del 1916.
Nel marzo 1917 (febbraio per il calendario russo che mai ha accettato la riforma gregoriana), le dimostrazioni di San Pietroburgo (ribattezzata Pietrogrado per abbandonare il toponimo germanico, inopportuno in tempo di guerra) culminarono nell'abdicazione di Nicola II e alla nomina di un debole Governo provvisorio centrista, che condivise il potere con i socialisti del Soviet di Pietrogrado. Questa divisione dei poteri portò alla confusione e al caos, sia al fronte che a casa, e l'esercito divenne sempre meno capace di resistere efficacemente alla Germania. Nel frattempo, la guerra e il governo, divennero sempre più impopolari, e il malcontento venne usato strategicamente dal Partito Bolscevico, guidato da Vladimir Lenin, allo scopo di prendere il potere.
Il trionfo dei Bolscevichi, in novembre (ottobre per il calendario russo), fu seguito in dicembre da un armistizio e da negoziati con la Germania. All'inizio, i Bolscevichi rifiutarono i duri termini imposti dalla Germania, ma quando questa riprese la guerra e cominciò a marciare impunita attraverso l'Ucraina, il nuovo governo accettò il Trattato di Brest-Litovsk il 3 marzo 1918, che portò la Russia fuori dalla guerra dietro cessione agli Imperi Centrali di vasti territori comprendenti la Finlandia, le Province Baltiche, la Polonia e l'Ucraina (che comprendevano più di un quarto della popolazione russa).
Il 1917 vide l'ingresso in guerra degli Stati Uniti a fianco delle potenze dell'Intesa, mentre la sconfitta russa sul fronte orientale permise alla Germania di spostare truppe verso ovest. Sarebbe stato dunque sul fronte occidentale che sarebbe stato deciso l'esito della guerra.
All'inizio del 1917 la Germania riprese la sua politica di guerra sottomarina indiscriminata. Questo, combinato con l'indignazione pubblica circa il Telegramma Zimmermann, portò alla finale rottura delle relazioni tra Stati Uniti e Imperi Centrali. Il presidente Woodrow Wilson richiese al congresso degli Stati Uniti di dichiarare guerra, il che avvenne il 6 aprile 1917 (solo un membro del Congresso, Jeanette Rankin del Montana, votò contro).
L'esercito statunitense e la Guardia Nazionale erano già stati mobilizzati nel 1916 per dare la caccia al rivoluzionario messicano Pancho Villa, il che rese gli spostamenti più veloci. La Marina statunitense fu in grado di inviare un gruppo di navi da guerra a Scapa Flow per unirsi alla flotta britannica e un gruppo di incrociatori a Queenstown, in Irlanda, per aiutare a scortare i convogli. Comunque, occorse del tempo prima che le forze statunitensi fossero in grado di contribuire significativamente sul fronte occidentale e su quello italiano.
Britannici e francesi insistettero sull'invio di fanteria statunitense per rinforzare le linee. Durante la guerra, le forze americane furono a corto di una propria artiglieria, aviazione e di unità del genio. Comunque, il Generale John J. Pershing, comandante della forza di spedizione americana, resistette al disgregamento delle unità americane per utilizzarle come rinforzo di quelle francesi e britanniche, come suggerito dagli alleati.
L'entrata in guerra degli Stati Uniti nel '17, aveva reso certo l'eventuale arrivo di nuovi uomini per le potenze dell'Intesa, mentre il ritiro della Russia e la disfatta italiana di Caporetto avevano permesso il trasporto di truppe tedesche ad ovest. Quattro successive offensive tedesche seguirono quella del 27 maggio, portando a guadagni in direzione di Parigi, comparabili a quelli della prima avanzata.
Il 21 marzo 1918 la Germania lanciò una grossa offensiva, l'"Operazione Michael", contro le truppe britanniche e del Commonwealth. L'esercito tedesco aveva sviluppato una nuova tattica che prevedeva l'utilizzo di incursori addestrati ad infiltrarsi nelle trincee e catturarle.
Gli alleati reagirono incaricando il Maresciallo di campo francese Ferdinand Foch di coordinare le attività alleate in Francia, e in seguito nominandolo comandante supremo di tutte le forze alleate.
L'offensiva tedesca si mosse in avanti di 60 km e premette le truppe della Forza di spedizione britannica (BEF), tanto che il loro comandante, il Maresciallo di campo Sir Douglas Haig, emise un Ordine Generale l'11 aprile che dichiarava: "Con le spalle al muro, e credendo nella giustezza della nostra causa, ognuno di noi deve combattere fino alla fine". Comunque, per quel momento, l'offensiva tedesca si era fermata, a causa di problemi logistici. I contrattacchi dei canadesi e delle forze dell'ANZAC spinsero indietro i tedeschi.
Il 18 luglio 1918, alla Battaglia di Chateau-Thierry, le forze francesi e americane andarono all'offensiva. L'esercito britannico, usando un grosso numero di carri armati, attaccò ad Amiens l'8 agosto causando tale sorpresa e confusione che il comandante in capo tedesco, Generale Ludendorff, disse che fu "il giorno più nero dell'esercito tedesco".
Il 12 settembre la Prima Armata Statunitense, che era stata recentemente costituita dalla Forza di spedizione americana, andò all'attacco del saliente di Saint-Mihiel, che la Germania occupava dal 1914. Questo saliente minacciava la linea ferroviaria Parigi-Nancy. Le forze americane erano carenti di supporto dell'artiglieria, che veniva fornito da francesi e britannici. Questa fu anche la prima occasione in cui vennero usati i carri armati americani, guidati dal tenente Colonnello George S. Patton. Quattro giorni dopo il saliente era stato ripulito.
Il 26 settembre le forze americane iniziavano l'Offensiva Mosa-Argonne, che continuò fino alla fine della guerra. Un posto di osservazione chiave dei tedeschi, sulla quota 305 a Montfaucon-d'Argonne venne catturato il 27 settembre. Circa 18.000 americani caddero durante l'offensiva, che fu la prima condotta dagli Stati Uniti come esercito indipendente. Il Generale Pershing puntava al fiume Reno, che si aspettava di oltrepassare all'inizio del 1919.
Il 24 ottobre l'esercito italiano, con un limitato supporto americano, inizio l'offensiva di Vittorio Veneto contro l'Impero Austro-Ungarico, che durò fino al 4 novembre.
La Bulgaria fu il primo tra gli Imperi Centrali a firmare l'armistizio (29 settembre 1918), seguito dalla Turchia (30 ottobre) La Germania richiese un cessate il fuoco il 3 ottobre 1918, seguita dall'Austria-Ungheria. I combattimenti terminarono con l'armistizio concordato l'11 novembre a Compiègne. Austria e Ungheria firmarono due armistizi separati a seguito del rovesciamento della monarchia asburgica. Il maggiore Harry S.Truman fece sparare i cannoni al suo battaglione fino agli ultimi secondi. Circa trent'anni dopo, il maggiore era diventato presidente degli U.S.A. Fu lui a ordinare il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che pose fine alla seconda guerra mondiale. Si può dire che Truman fece terminare entrambe le guerre mondiali.
Quando Guglielmo II ordinò alla Flotta d'alto mare tedesca una sortita contro le navi alleate, questa si ammutinò a Wilhelmshaven il 29 ottobre 1918. Il 9 novembre, venne proclamata la repubblica, segnando la fine dell'Impero Germanico del 1871. Il Kaiser volò il giorno seguente nei Paesi Bassi, che gli garantirono asilo politico. Si veda Repubblica di Weimar per i dettagli.
La Prima Guerra mondiale è considerata come la prima guerra moderna su larga scala. In realtà si presentava come una sorta di ibrido tra una tecnologia militare avanzata e una dottrina strategica di stampo postnapoleonico. Tra le innovazioni che avrebbero cambiato il volto della guerra ci fu l'uso estensivo della mitragliatrice a scopi prevalentemente difensivi. Un solo uomo, appostato in un nido di mitragliatrice, poteva tenere in scacco un'intera brigata, rendendo spesso vani i tentativi di attacco diretto. Conseguenza immediata di tale innovazione fu l'edificazione, in particolar modo sul fronte occidentale, di imponenti linee difensive, una catena di trincee che andavano dal Mare del Nord alla Svizzera.
Le dottrine di guerra tardarono nell'adeguarsi alla nuova situazione, affidate come erano a teorici dell'arte militare formatisi alla scuola di Carl Von Clausewitz, barone prussiano di inizio ottocento. Principale fondamento di tali dottrine era la guerra d'attacco, unica espressione dell' "elan vitale", lo spirito vitale che, nelle parole di Ferdinand Foch, avrebbe assicurato la vittoria finale. Milioni di uomini furono irrazionalmente spinti ad esporsi inermi al fuoco della mitragliatrice, nel vano tentativo di conquistare, con la sola forza del numero, le posizioni nemiche e di dimostrare la superiorità del proprio spirito. L'artiglieria, che aveva conosciuto uno sviluppo tecnico vertiginoso dall'inizio del secolo, fu usata in chiave prevalentemente offensiva, come metodo, spesso inefficace, di scombinare le linee nemiche prima di un attacco. L'impatto psicologico determinato dall'uso estensivo dell'artiglieria pesante sui soldati intrappolati nelle trincee fu devastante, risultando spesso in forme gravi e peculiari di nevrosi ("shell shock").
La prima guerra mondiale vide anche l'uso delle armi chimiche e dei bombardamenti aerei, che erano stati entrambi messi fuori legge dalla Convenzione de L'Aia del 1907. Gli effetti delle armi chimiche si rivelarono duraturi, sia sui corpi delle vittime (molte delle quali, sopravvissute alla guerra, ne soffrirono per il resto della vita) che sulle menti dei comandanti della generazione successiva (seconda guerra mondiale) che, avendone visto gli effetti nella Grande Guerra, erano riluttanti ad utilizzarli, temendo che il nemico avrebbe reagito disponendo magari di armamenti migliori.
L'evidente squilibrio tra una tecnologia avanzatissima e una tattica arcaica avrebbe determinato l'immane massacro della Prima guerra mondiale e le sue conseguenze sulla cultura e la storia europea. Nasceva la guerra di posizione e di massa, in cui il vero obiettivo non era più la conquista del territorio nemico e dei suoi centri politici, ma l'esaurimento delle sue risorse.
La trincea rimane, nella letteratura storica e non, il simbolo negativo della Prima guerra mondiale. Per quattro anni milioni di uomini furono costretti a convivere sotto terra, esposti agli agenti atmosferici e ai bombardamenti, in condizioni igieniche disastrose. La Guerra veniva privata di ogni forma di idealismo, per diventare un'officina, in cui l'efficienza del massacro sopravanzava ogni considerazione umanitaria. Parziale eccezione fu quella dei piloti di aereo, visti come i moderni "cavalieri", per i quali la guerra non significava abbrutimento ma quasi un duello di stampo medievale, unico caso in cui l'eroismo propagandato dalle autorità militari trovava una fittizia applicazione.
Le condizioni della vita di trincea ebbero conseguenze enormi sullo sviluppo del conflitto. La diserzione e l'automutilazione erano all'ordine del giorno, tanto da richiedere l'intervento esteso e violentissimo delle autorità. Al contempo nell'inferno della trincea si sviluppavano fenomeni nuovi che avrebbero determinato la storia culturale successiva. Un intenso spirito di cameratismo tra i soldati semplici avrebbe favorito l'idealizzazione e ideologizzazione della guerra, elemento fondamentale per il successivo imporsi delle ideologie totalitarie. Al contempo la consapevolezza dei sacrifici a cui si era sottoposti alimentavano, soprattutto nelle classi popolari, la speranza di una maggiore partecipazione alla costruzione dell'Europa postbellica.
La guerra tecnologica richiedeva la mobilitazione in scala mai vista di uomini e materiali e determinò una vera rivoluzione nelle prerogative dello Stato e un notevole ampliamento dei suoi poteri in tutte le nazioni coinvolte. La guerra vide anche il nascere del cosiddetto "fronte interno", quello dell'opinione pubblica da ammansire e mobilitare ideologicamente in favore della vittoria finale. In tutti gli stati partecipanti ebbe un ruolo crescente la propaganda, volta a raccogliere fondi, consensi, volontari. Tutti gli stati, consapevoli dell'immane sforzo richiesto ai cittadini e interessati principalmente alla vittoria nel conflitto, si spinsero in promesse di allargamento della democrazia a guerra finita, che non poterono essere del tutto disilluse al termine delle ostilità.
| Nazione | Perdite totali | Mobilitati | Morti | Feriti | Dispersi o prigionieri | - | Imperi Centrali | - | Impero austro-ungarico | 7.020.000 | 7.800.000 | 1.200.000 | 3.620.000 | 2.220.000 | - | Germania | 7.142.558 | 11.000.000 | 1.773.700 | 4.216.058 | 1.152.800 | - | Turchia | 975.000 | 2.850.000 | 325.000 | 400.000 | 250.000 | - | Bulgaria | 266.919 | 1.200.000 | 87.500 | 152.390 | 27.029 | - | - | Intesa | - | Belgio | 93.061 | 267.000 | 13.716 | 44.686 | 34.659 | - | Impero Britannico | 3.190.235 | 8.904.467 | 908.371 | 2.090.312 | 191.652 | - | Francia | 6.160.800 | 8.410.000 | 1.317.800 | 4.266.000 | 537.000 | - | Grecia | 27.000 | 230.000 | 5.000 | 21.000 | 1.000 | - | Italia | 2.197.000 | 5.615.000 | 650.000 | 947.000 | 600.000 | - | Giappone | 1.210 | 800.000 | 300 | 907 | 3 | - | Montenegro | 20.000 | 50.000 | 3.000 | 10.000 | 7.000 | - | Portogallo | 33.291 | 100.000 | 7.222 | 13.751 | 12.318 | - | Romania | 535.706 | 750.000 | 335.706 | 120.000 | 80.000 | - | Impero russo (fino al 1917) | 9.150.000 | 12.000.000 | 1.700.000 | 4.950.000 | 2.500.000 | - | Serbia | 331.106 | 707.343 | 45.000 | 133.148 | 152.958 | - | Stati Uniti | 20.518 | 4.734.991 | 116.516 | 204.02 | -- |
|---|
Fucili:
Mitragliatrici:
Pistole d'ordinanza:
Mezzi corazzati:
Fucili:
Mitragliatrici:
Pistole d'ordinanza:
Mezzi corazzati:
Fucili:
Mitragliatrici:
Pistole d'ordinanza:
Mezzi corazzati:
Auotoblinda semicingolata Austin-Putilov (1917)
Fucili:
Mitragliatrici:
Pistole d'ordinanza:
Mezzi corazzati:
A causa della lunghezza dell'articolo si veda Conseguenze della prima guerra mondiale per gli eventi e le ripercussioni che seguirono l'armistizio:
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