Nomi
Casi
La lingua latina di norma distingue le funzioni logico-grammaticali di sostantivi, aggettivi e pronomi servendosi di sei
casi e di cinque
declinazioni:
- Nominativo: indica il soggetto della frase, o il predicativo del soggetto, Cornelia sembra bella, o la parte nominale Cornelia è una ragazza.
- Vocativo: caso di discorso diretto: Cornelia, vai fuori. Questo caso è generalmente uguale al nominativo, eccetto nella seconda declinazione maschile dei nomi che terminano in "us", dove allora "us" diventa "e", e nella seconda declinazione maschile dei nomi che finiscono in "ius", dove invece "ius" diventa una "i" lunga. Es., "servus" diventa "serve", e "filius" diventa "filii". Gli unici nomi con un differente caso di vocazione finale sono quelli della seconda declinazione e quelli della terza declinazione assorbiti dal Greco antico (dove la sillaba finale viene spesso accorciata).
- Genitivo: indica il possesso (generalmente): I capelli di Cornelia sono lunghi.
Ci sono anche gli utilizzi:
- genitivo di descrizione: Un uomo di grande coraggio
- genitivo partitivo: Diversi dei miei amici sono andati in città.
- Dativo: indica un complemento di termine: Ha dato il biscotto al bambino.
Altri usi:
- Dativo di agente: Esprime l'agente quando viene usato col futuro passivo perifrastico, conosciuto anche come il gerundivo: puero opus faciendum est: "Il ragazzo deve fare il lavoro". (letteralmente "Il lavoro dev'essere fatto dal ragazzo")
- Dativo di Riferimento spesso usato col dativo di fine o scopo(chiamato comunemente il doppio dativo ): Il generale inviò truppe come aiuto(con lo scopo di) all'altro generale
- Dativo di possesso: Mihi pecunia est.letteralmente "a me è denaro" vale a dire "possiedo del denaro".
- Accusativo: indica il complemento oggetto: Cornelia uccise Marco. puo essere utilizato con preposizioni che comunemente sono in , ad per ed inter. Esempio : andammo a letto.
L'accusativo può indicare nache estensione di tempo e spazio, caratteristico è l'utilizzo del doppio accusativo con i verbi impesonali come punet, piget, pudet, paenitet taedet miseret, e con i verbi appellatvi, estimativi e con verbi relativamente impersonali come fallit decet e iuvat. L'accusativo e utilizato nella costruzione dcedl verbo doceo che regge l'accusativo della cosa che si insegna e della persona a cui si insegna, cosi come posco e flagito.
- un particolare utilizzo dell'accusativo è l'accusativo alla greca o di relazione che tiene il posto di un complemento di relazione, viene retto solo dai verbi transitivi attivi o deponenti. Esempio: Puer nudus pedesque umeros apparuit. letteralmente: "apparve un fanciullo nudi i piedi e le spalle", quindi "con i piedi e le spalle nude".
- Ablativo: Molti usi, qualità , stato in luogo,moto da luogo, e molti altri
- tempo: alla decima ora mori
- mezzo: mi colpi con un bastone oppure gridò con una grande voce
- d'agente con un verbo passivo: fui colpito da una clava
- A parte si pone il caso Locativo con funzione di stato in luogo: esso è ristretto nell'uso con nomi propri di luogo e solo con pochi nomi comuni: rus, domus ed humus''.
Ricapitolazione
| Caso
| Uso comune
| Note
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| Nominativo
| Soggetto
|
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| Vocativo
| Discorso diretto
| Solo a volte come caso
|
| Genitivo
| Complemento di specificazione
|
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| Dativo
| Complemento di termine
|
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| Accusativo
| Complemento oggetto
|
|
| Ablativo
| Vari complementi
|
|
Declinazioni
Vi sono 5
declinazioni in (
Latino:
declinationes, singolare
declinatio). La maggior parte dei nome dellla prima declinazione sono femminili, la maggior parte nella seconda declinazione sono maschili e neutri (di solito distinti perche i maschili terminano in
us e i neutri in um''), I nomi della terza sono sia maschili che femminili che neutri, i nomi dellla quarta sono maschili, quelli dellla quinta sono di solito femminili ma con un paio di maschili. È necessario imparare il genere di ciascun sostantivo perché è spesso impossiblile discernerlo dalle desinenze. Bisogna anche memorizzare a quale declinazione appartenga per poter declinare il sostantivo.
Prima declinazione
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| puella
| puellae
|
| Genitivo
| puellae
| puellārum
|
| Dativo
| puellae
| puellīs
|
| Accusativo
| puellam
| puellās
|
| Vocativo
| puella
| puellae
|
| Ablativo
| puellā
| puellīs
|
Particolarità:
1-Alcune parole tra cui
dea e
filia, prendono la desinenza in
-abus invece di
-is nel dativo e nell'ablativo plurale; altrimenti si confonderebbero con
Dio,
Deus e
figlio,
filius. Esempio: Deis e Filiis, sono dativo ed ablativo plurale sia di Dea e Filia, che di Deus e Filius. Per distinguere quei sostantivi della prima declinazione che confondono l'ablativo ed il dativo plurale con i maschili rispettivi della seconda declinazione, quelli di prima hanno il dativo e l'ablativo plurale in
abus. I più comuni sono
Avius,i e
Avia,ae,
Deus,i e
Dea,ae,
Equus,i e
Equa,ae,
Libertus,i e
Liberta,ae,
Filius,i e
Filia,ae.
2- Il sostantivo
Familia,ae, davanti ai nomi di Pater, Mater, Filius e Filia ha il genitivo singolare in
as, e non in
ae. Pater familias, il padre di famiglia.
Seconda declnazione
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| amīcus
| amīcī
|
| Genitivo
| amīcī
| amīcōrum
|
| Dativo
| amīcō
| amīcīs
|
| Accusativo
| amīcum
| amīcōs
|
| Vocativo
| amīce
| amīcī
|
| Ablativo
| amīcō
| amīcīs
|
Seconda declinazione- sostantivi neutri
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| verbum
| verba
|
| Vocativo
| verbum
| verba
|
| Genitivo
| verbī
| verbōrum
|
| Dativo
| verbō
| verbīs
|
| Accusativo
| verbum
| verba
|
| Ablativo
| verbō
| verbīs
|
Particolarità:
1- Tutti i sostantivi indicanti nomi di persona, o che terminano in -ius o -ium (a seconda che siano maschili\femminili o neutri), hanno il vocativo singolare in i ed il genitivo singolare in -ii
2- I tre sostantivi Vulgus,i, Pelagus,i e Virus,i sono neutri (cioè hanno il nominativo, l'accusativo ed il vocativo uguali) e sono senza plurale.
Terza declinazione
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| rēx
| rēgēs
|
| Vocativo
| rēx
| rēgēs
|
| Genitivo
| rēgis
| rēgum
|
| Dativo
| rēgī
| rēgibus
|
| Accusativo
| rēgem
| rēgēs
|
| Ablativo
| rēge
| rēgibus
|
Terza declinazione - sostantivi neutri
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| nōmen
| nōmina
|
| Vocativo
| nōmen
| nōmina
|
| Genitivo
| nōminis
| nōminis
|
| Dativo
| nōminī
| nōminibus
|
| Accusativo
| nōmen
| nōmina
|
| Ablativo
| nōmine
| nōminibus
|
Terza declinazione - Sostantivi in ia neutri
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| mare
| maria'''
|
| Vocativo
| mare
| maria'''
|
| Genitivo
| maris
| marīum
|
| Dativo
| marī
| maribus
|
| Accusativo
| mare
| maria'''
|
| Ablativo
| marī
| maribus
|
Quarta declinazione
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| spīritus
| spīritūs
|
| Vocativo
| spīritus
| spīritūs
|
| Genitivo
| spīritūs
| spīrituum
|
| Dativo
| spīrituī
| spīritibus
|
| Accusativo
| spīritum
| spīritūs
|
| Ablativo
| spīritū
| spīritibus
|
Quarta declinazione - nomi neutri
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| cornū
| cornua
|
| Vocativo
| cornū
| cornua
|
| Genitivo
| cornūs
| cornuum
|
| Dativo
| cornū
| cornibus
|
| Accusativo
| cornū
| cornua
|
| Ablativo
| cornū
| cornibus
|
Il dativo singolare della quarta declinazione neutra termina in -ū,
mentre per il maschile e femminile il nome termina in -uī.
Quinta declinazione
|
| singolare
| plurale
|
| Nominativo
| diēs
| diēs
|
| Vocativo
| diēs
| diēs
|
| Genitivo
| diēī
| diērum
|
| Dativo
| diēī
| diēbus
|
| Accusativo
| diem
| diēs
|
| Ablativo
| diē
| diēbus
|
Aggettivi
Tutti gli aggettivi devono concordare col nome a cui si riferiscono in
numero,
caso e
genere. Tutti i nomi possono essere maschili, femminili o neutri; i generi sono grammaticali, e non corrispondono necessariamente al sesso dell'oggetto.
Gli aggettivi possono essere appartenenti alla prima/seconda o alla terza declinazione: quelli terminanti in
-a sono trattati come femminili e vengono declinati come i nomi della prima declinazione, quelli terminanti in
-us sono trattati come maschili e sono declinati come la seconda declinazione, mentre gli aggettivi il cui nominativo termina in
-um sono trattati come neutri, e vengono declinati come la seconda declinazione neutra.
Tutti questi aggettivi sono detti aggettivi della prima classe.
Ad esempio:
- Cornelia bona (femminile) (la buona Cornelia)
- Cornelius bonus (maschile) (il buon Cornelio)
- bellum bonum (neutro) (la buona guerra)
Gli aggettivi che si declinano invece secondo la terza declinazione, sono detti aggettivi della seconda classe. Per essi, nella maggior parte dei casi, non c'è differenza tra declinazione di nomi maschili o femminili, perché spesso i due generi coincidono (bisogna però fare attenzione al fatto che di solito si usa la terminazione in -i al posto di quella in -e per l'ablativo singolare). Il neutro ha un'importante differenza, dato che nominativo, accusativo e vocativo in tutte le declinazioni sono sempre uguali, sia al singolare che al plurale.
Gli aggettivi possono anche essere in forma comparativa o superlativa. Fortior significa 'più coraggioso' (comparativo). Fortissimus significa 'il più coraggioso'. Come regola generale, per formare il comparativo per gli aggettivi basta sostituire la terminazione in -a, -us, -um con -ior (ad esempio stultus diventa stultior), mentre per formare il superlativo basta sostituire le terminazioni in -a, -us, -um con -issimus (ad esempio stultus diventa stultissimus);.
- Cornelia est fortior quam Cornelio.
Cornelia è più coraggiosa di Cornelio.
(
quam dopo un comparativo significa 'di, rispetto a', mentre negli altri casi è un pronome relativo femminile caso accusativo.).
- Cornelia est fortissima. (Cornelia è la più coraggiosa.)
Pronomi
Nella
lingua latina, non ci sono
articoli determinativi, nè
articoli indeterminativi. Questi si possono rimpiazzare con altre forme aggettivali, come
ille (quello), oppure
haec, id etc.
Verbi
Ci sono quattro
coniugazioni grammaticali nella
lingua latina. Un verbo, se non si coniuga secondo una di queste quattro, è considerato irregolare. Un verbo si compone di tre parti: una radice, che indica il vero e proprio significato del verbo, un tema (la parte centrale), che indica il tempo e il modo grammaticale e una desinenza (la parte terminale) che indica la persona e la diatesi (attiva o passiva).
Ad esempio: laudabatur (veniva lodato) si divide in una radice
laud-, che indica il vero significato del verbo, lodare; un tema
-aba- che indica che il tempo e modo è imperfetto indicativo, mentre la desinenza
-tur indica che è una terza persona passiva.
Allo stesso modo, capiemus si divide in radice
-cap- = prendere, tema
-ie- = futuro, desinenza
-mus = prima persona plurale attiva. Il verbo significa quindi 'prenderemo'.
Ogni verbo ha due radici, una del presente e una del perfetto.
Uso dei tempi
Ci sono sei
tempi (
Latino:
tempus) nella lingua Latina. Sono:
- Presente, (Latino: praesens) che indica azioni che stanno avvenendo nel momento in cui si parla: Lo schiavo porta la brocca di vino.
- Imperfetto, (Latino: imperfectum): descrive le azioni che stavano accendendo per un periodo di tempo: La folla stava incoraggiando i gladiatori.
- Futuro, (Latino: futurum simplex) usato per azioni che non sono ancora iniziate, ma che lo saranno in un certo momento: Egli scriverà la lettera domani.
- Perfetto, (Latino: perfectum) descrive azioni del passato che sono concluse: Egli insegnò al ragazzo.
- Piuccheperfetto, (Latino: plusquamperfectum) descrive azioni più in là nel passato: Egli ebbe insegnato al ragazzo.
- Futuro Perfetto, (Latino: futurum exactum) usato per azioni che saranno completate in un certo momento nel futuro: Per domani, egli avrà inviato la lettera.
Ci sono tre modi grammaticali (Latino: modus):
- Indicativo, (Latino: indicativus) che afferma fatti indiscutibili: Lo schiavo sta portando le botti di vino
- Congiuntivo, (Latino: coniunctivus) usato per esprimere possibilità, necessità, intenzioni: È necessario che il centurione sconfigga i barbari.
- Imperativo, (Latino: imperativus) usato per fare ordini: "Tu, schiavo, porta le botti di vino!".
Ci sono due
diatesi (
Latino:
genus):
- Attiva, (Latino: activum) in cui il soggetto compie l'azione: lo schiavo porta le botti
- Passiva, (Latino: passivum) in cui il soggetto subisce l'azione: la botte è portata dallo schiavo.
Esempio di declinazione del verbo portare
Diatesi attiva
Indicativo
| Presente
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portō
| portāmus
|
| 2^ Persona
| portās
| portātis
|
| 3^ Persona
| portat
| portant
|
| Imperfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portābam
| portābāmus
|
| 2^ Persona
| portābās
| portābātis
|
| 3^ Persona
| portābat
| portābant
|
| Futuro
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portābō
| portābimus
|
| 2^ Persona
| portābis
| portābitis
|
| 3^ Persona
| portābit
| portābunt
|
| Perfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portāvī
| portāv'''imus
|
| 2^ Persona
| portāvistī
| portāvistis
|
| 3^ Persona
| portāvit
| portāvērunt
|
| Piuccheperfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portāveram
| portāverāmus
|
| 2^ Persona
| portāverās
| portāverātis
|
| 3^ Persona
| portāverat
| portāverant
|
| Futuro Anteriore
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portāverō
| portāverimus
|
| 2^ Persona
| portāveris
| portāveritis
|
| 3^ Persona
| portāverit
| portāverint
|
Congiuntivo
| Presente
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portem
| portemus
|
| 2^ Persona
| portes
| portetis
|
| 3^ Persona
| portet
| portent
|
| Imperfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portarem
| portaremus
|
| 2^ Persona
| portares
| portaretis
|
| 3^ Persona
| portaret
| portarent
|
| Perfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portaverim
| portaverimus
|
| 2^ Persona
| portaveris
| portaveritis
|
| 3^ Persona
| portaverit
| portaverint
|
| Piuccheperfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portavissem
| portavissemus
|
| 2^ Persona
| portavisses
| portavissetis
|
| 3^ Persona
| portavisset
| portavissent
|
Da notare che non c'è nè il futuro nè il futuro anteriore nel modo congiuntivo.
Diatesi passiva
Indicativo
| Presente
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portor
| portamur
|
| 2^ Persona
| portaris
| portamini
|
| 3^ Persona
| portatur
| portantur
|
| Imperfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portabar
| portabamur
|
| 2^ Persona
| portabaris
| portabamini
|
| 3^ Persona
| portabatur
| portabantur
|
| Futuro
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portabor
| portabimur
|
| 2^ Persona
| portaberis
| portabimini
|
| 3^ Persona
| portabitur
| portabuntur
|
| Perfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portatus sum
| portati sumus
|
| 2^ Persona
| portatus es
| portati estis
|
| 3^ Persona
| portatus est
| portati sunt
|
| Piuccheperfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portatus eram
| portati eramus
|
| 2^ Persona
| portatus eras
| portati eratis
|
| 3^ Persona
| portatus erat
| portati erant
|
| Futuro Anteriore
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portatus ero
| portati erimus
|
| 2^ Persona
| portatus eris
| portati eritis
|
| 3^ Persona
| portatus erit
| portati erunt
|
Congiuntivo
| Presente
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| porter
| portemur
|
| 2^ Persona
| porteris
| portemini
|
| 3^ Persona
| portetur
| portentur
|
| Imperfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portarer
| portaremur
|
| 2^ Persona
| portareris
| portaremini
|
| 3^ Persona
| portaretur
| portarentur
|
| Perfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portatus sim
| portati simus
|
| 2^ Persona
| portatus sis
| portati sitis
|
| 3^ Persona
| portatus sit
| portati sint
|
| Piuccheperfetto
| Singolare
| Plurale
|
| 1^ Persona
| portatus essem
| portati essemus
|
| 2^ Persona
| portatus esses
| portati essetis
|
| 3^ Persona
| portatus esset
| portati essent
|
Da notare che i tempi perfetti, piuccheperfetto e futuro anteriore passivi sono composti dal participio passato (coniugato al singolare o plurale) e una forma del verbo
esse, ossia essere.
Participio
Nella
lingua latina, esistono tre tempi del
participio:
presente, perfetto e
futuro.La traduzione del presente e del perfetto corrispondono a quella italiana (legens = che legge, actus = agito). Il
participio futuro, invece, non esiste più nella nostra lingua, ma si può tradurre dal latino con una
perifrasi del tipo
che + futuro semplice indicativo. I participi futuri latini sono caratterizzati dalla terminazione in
-urus, -ura, -urum. Ad esempio,
laudaturus si traduce in
italiano con
che loderà. Sono presenti residui del participio futuro latino nella lingua italiana, come ad esempio venturo (= che verrà), nascituro (= che nascerà) etc.
Infinito
Ci sono anche sei forme di
infinito: presente, perfetto e futuro (che non esiste più in
italiano). Questi vengono usati nelle frasi cosiddette
infinitive, corrispondenti alle
subordinate oggettive e soggettive.
|
| Attivo
| Passivo
|
| Presente
| laudare
| laudari
|
| Perfetto
| laudavisse
| laudatus esse
|
| Futuro
| laudaturus esse
| laudatum iri
|
| Traduzione
| Attivo
| Passivo
|
| Presente
| lodare
| essere lodato
|
| Perfetto
| aver lodato
| essere stato lodato
|
| Futuro
| stare per lodare
| stare per essere lodato
|
Sintassi della frase latina e Consecutio temporum
La
lingua latina è una lingua molto flessibile in cui la funzione sintattica di una parola non dipende dalla sua posizione, essendo espressa dalle terminazioni della parola stessa, generalmente l'ordine è: gruppo del soggetto, gruppo dell'oggetto (specificazioni del verbo), verbo (sinteticamente SOP) ma grazie alla flessione nominale di cui questa lingua è dotata è permessa molta libertà, si considerino gli esempi:
Un'altra caratteristica della lingua latina è la preminenza di espressioni concrete, questo in netto contrasto con la lingua greca molto più duttile ed icastica. Una frase del tipo: "Credo che Dio esista" in latino diverrebe "credo deum esse," che letteralmente significa : "Credo che Dio sia" o "Credo che Dio è".
Consecutio temporum
Uno tra i meccanismi più peculiari della
lingua latina è la
consecutio temporum (
consequenzialità dei tempi) ereditata con minor rigidezza dall'
italiano.
Questa regola sancisce il rapporto tra i tempi dei verbi nella subordinazione delle frasi di un periodo rispetto alle sovraordinate per esprimere i seguenti rapporti di relatività:
- contemporaneità,
- anteriorità,
- posteriorità
Quando la sovraordinata ha un tempo principale (presente futuro e perfetto logico) la regola sancisce che la subordinata debba avere congiuntivo o infinito:
- Presente per indicare contemporaneità.
- Perfetto per indicare anteriorità.
- coniugazione perifrastica attiva al congiuntivo presente per indicare posteriorità (in assenza di un congiuntivo futuro)
Quando la sovraordinata presenta invece un tempo storico (imperfetto, perfetto, piucheperfetto, presente storico) la regola sancisce che la subordinata debba avere il congiuntivo:
- Imperfetto per esprimere contemporaneità
- Piucheperfetto per esprimere anteriorità
- coniugazione perifrastica attiva al congiuntivo imperfetto per esprimere posteriorità
Esempi:
| Ignoro quid agas | Non so cosa tu stia facendo
|
| Ignoro quid egeris | Non so cosa tu abbia fatto
|
| Ignoro quid acturus sis | Non so cosa farai
|
| Ignoravi quid ageres | Non seppi cosa tu stessi facendo
|
| Ignoravi quid egisses | Non seppi cosa tu avessi fatto
|
| Ignoravi quid acturus esses | Non seppi cosa avresti fatto
|
Si può notare come in italiano vi sia corrispondenza nei tempi del congiuntivo eccetto per il rapporto di posteriorità che l'italiano esprime diversamente
La consecutio temporum vale anche per le subordinate infinitive, che in italiano si definiscono oggettive e soggettive. I tempi dell'infinito sarano dunque
- presente, quando vi è rapporto di contemporaneità.
- perfetto , quando vi è rapporto di anteriorità.
- futuro, quando vi è rapporto di posteriorita.
Esempi: