Gilgamesh.jpg Gilgamesh è un personaggio della mitologia sumera.
Mitico re dei Sumeri, regnò sulla città di Uruk (l'ovile), antica città dell'odierno Iraq, nelle vicinanze del golfo Persico.
Le sue vicende sono narrate nel primo poema epico della storia dell'umanità, denominato successivamente Epopea di Gilgamesh. Si tratta di una leggenda babilonese, il cui nucleo principale risale ad antiche leggende sumeriche, ma che venne trascritta molto tempo dopo il periodo in cui è ambientata la storia. La versione più completa del poema venne incisa su undici tavolette di argilla che furono rinvenute tra i resti della biblioteca reale nel palazzo del re Assurbanipal a Ninive, capitale dell'impero assiro. Questa redazione tarda della leggenda, risale al VII secolo AC.
La spedizione ottiene i risultati sperati: il 14 maggio 1873 Smith trova le tavolette mancanti. « scesi ad esaminare il deposito di frammenti di iscrizioni cuneiformi provenienti dagli scavi del giorno, togliendo la terra e spazzandola per leggerne il contenuto. Pulendone una trovai con mia gioia e sorpresa che conteneva la maggior parte delle diciassette righe di un’iscrizione appartenente alla prima colonna del racconto caldeo del Diluvio, che si inserivano nell’unico punto dove c’era una grave lacuna nel racconto ». (citazione tratta da I detective dell'archeologia (1965), a cura di C.W. Ceram. Traduzione di Luciana Bonaca)
Gilgamesh, per due terzi divino e per un terzo umano, è un sovrano tirannico che costringe i giovani guerrieri della sua città a continui e sfiancanti esercizi, finché non incontra Enkidu, creatura selvaggia plasmata dagli dei per rispondere alle preghiere dei cittadini di Uruk. Gilgamesh ed Enkidu lottano selvaggiamente, durante la festa di Ishkarra (nella quale alcuni studiosi ritengono di ravvisare una sorta di ius primae noctis). Non riuscendo a prevalere nonostante la sua forza leggendaria, Gilgamesh, colpito dal valore del suo avversario, stringe con lui un solenne patto d'amicizia.
I due amici si avventurano fuori dalla città verso la foresta dei cedri dove il terribile mostro Hubaba sta a guardia dei pregiati alberi. Il loro scopo è tagliare i tronchi più belli per portarli ad Uruk ma vengono scoperti dal mostro. Uniti combattono e sconfiggono la bestia e così i due eroi trionfanti fanno ritorno ad Uruk con il prezioso bottino, dove la dea Ishtar, notando la bellezza ed il valore di Gilgamesh, gli propone di diventare suo sposo, ma riceve un netto rifiuto (motivato dalla discontinuità dell'amore della dea, che era solita condannare in un modo o in un altro i suoi amanti). Ella, quindi, chiede a suo padre Anu di affidarle il Toro celeste, che scatena per le strade di Uruk. Enkidu affronta due volte il toro, dapprima da solo, e poi con l'aiuto di Gilgamesh, e durante il combattimento afferra il toro per la coda mentre Gilgamesh lo colpisce con la sua spada tra le corna. I due eroi trionfano, forti del loro valore. Enkidu tuttavia per volontà degli dei muore a seguito di una malattia e Gilgamesh, per la prima volta è affranto dal dolore.
Sconvolto egli parte alla ricerca dell'unico uomo che conosce il segreto dell'immortalità: Utnapishtim, il lontano, antico re di Shuruppak e sopravvissuto al diluvio, ma quando dopo numerose peripezie riesce ad incontrarlo, nella terra di Dilmun - là dove sorge il sole - deve arrendersi all'evidenza: le circostanze che hanno dato al suo antenato l'immortalità sono eccezionali e non ripetibili. Riceve però indicazioni su come raccogliere in fondo al mare un'erba simile al biancospino il cui nome è vecchio-ritorna-giovane, che intende portare al suo popolo, ma dopo essere riuscito a coglierla, immergendosi con l'aiuto del battelliere Urshanabi, mentre si riposa accanto a un ruscello un serpente la porta via e dopo averla mangiata, cambia pelle.
Gilgamesh fa quindi ritorno ad Uruk, e qui l'epopea babilonese classica si interrompe.
Di colui che vide ogni cosa, voglio narrare al mondo;
di colui che apprese e fu esperto in tutte le cose.
Di Gilgamesh, che raggiunse la più profonda conoscenza,
che apprese e fu esperto in tutte le cose.
Egli esplorò ogni paese
ed imparò la somma saggezza.
Egli vide ciò che era segreto, scoprì ciò che era celato,
e riportò indietro storie di prima del diluvio.
Egli percorse vie lontane, finché stremato, trovò la pace
e fece incidere tutte le sue fatiche su una tavoletta di pietra.
Egli fece costruire le mura di Uruk-l'ovile,
e del santo Eanna, dove si custodivano sacri tesori.
Guarda le sue mura dai fregi intrecciati come lana,
Osserva i suoi parapetti che nessuno può eguagliare!
Percorri la soglia a gradini di età remota,
avvicinati all'Eanna, dove dimora la dea Ishtar,
che nessun futuro re potrà mai eguagliare!
Quando l'alba spuntò,
Gilgamesh così parlò al suo amico:
Enkidu, amico mio, tua madre la gazzella,
e tuo padre l'asino selvatico ti hanno generato;
con il latte degli onagri essi ti hanno nutrito;
e gli animali della steppa ti hanno guidato per tutti i pascoli.
I sentieri, o Enkidu, alla Foresta dei Cedri
piangano per te, non smettano giorno e notte.
Piangano per te gli anziani della spaziosa città, Uruk l'ovile;
pianga per te colei che alza la mano, per benedirci dopo la morte;
piangano per te gli abitanti della montagna, della collina;
l'ampia steppa pianga per te come fosse tuo padre;
i campi piangano per te come fossero tua madre;
piangano per te i cipressi e i cedri,
in mezzo ai quali noi abbiamo infuriato la nostra rabbia;
piangano per te gli orsi, le iene, i leopardi, le tigri, le gazzelle
e i caprioli,
i leoni, i tori, i cervi, gli stambecchi, tutti gli animali della steppa.
Pianga per te il sacro fiume Ulaia, sulle cui sponde
noi orgogliosamente passeggiavamo;
pianga per te il puro Eufrate,
al quale noi abbiamo offerto acqua dai nostri otri;
piangano per te i giovani uomini della spaziosa città, Uruk l'ovile
che guardavano ammirati la lotta: noi quando abbiamo
abbattuto il Toro Celeste.
Pianga per te il contadino piegato sul suo aratro,
colui che esaltava il tuo nome con i dolci "alalà!".
Pianga per te il banditore della spaziosa città, Uruk l'ovile,
che esaltava il tuo nome nominandoti per primo;
pianga per te il bovaro, il capopastore,
che ti dava da bere birra e miele;
pianga per te la tua balia,
che usava cospargere di olio *;
piangano per te gli anziani,
che avvicinavano alle tue labbra il nettare;
Il tema principale che dà forza alla narrazione è la ricerca di Gilgamesh dell'immortalità. La narrazione del poema ha un punto di discontinuità fondamentale nella morte di Enkidu: prima della sua morte ogni accadimento della saga è qualcosa di eroico e soprannaturale e il tema di fondo di questa prima parte è il viaggio come percorso di formazione. Dopo la morte del fedele amico, ogni cosa viene ridimensionata ad una dimensione umana: è la parte più dolorosa del cammino di formazione del sovrano sumero, ma è grazie ad essa che si percepisce la grandezza della sua figura. Gilgamesh nella sua ricerca dell'immortalità, del superamento dei limiti imposti, sembra quasi anticipare la sete di conoscenza che anima Ulisse nell'Odissea.
La virile amicizia tra Gilgamesh ed Enkidu è stata sovente accostata all'intenso rapporto tra Achille e Patroclo nell'Iliade. Alcuni studiosi hanno voluto vedere nel legame tra i due eroi sumerici una valenza omosessuale come già era accaduto per i due protagonisti del poema omerico. A questo proposito altri studiosi hanno tuttavia constatato come ogni atto compiuto da Gilgamesh ed Enkidu sia espressione suprema di epica intensità, il più eroico possibile. Alla luce di questo anche il loro legame è da interpretarsi come un legame che è così forte, virile ed eroico da dare l'impressione di travalicare nell'amore in senso assoluto.
La saga di Gilgamesh contiene nella narrazione il resoconto più antico a noi pervenuto dell'episodio del diluvio universale descritto nella Genesi. Nell'inquadramento generale dell'episodio alcuni studiosi hanno evidenziato un'evoluzione del mito tra le due versioni. Si è sottolineato come la versione biblica contenga delle istanze morali estranee al racconto sumerico: gli dei sumeri infatti scatenano il diluvio per puro capriccio mentre il Dio della Genesi tramite il diluvio intende punire i peccati dell'uomo. Flood_Tablet.jpg
Mesopotamia antica | Mitologia sumera
Гилгамеш | Gilgamesh | Gilgamesh | Gilgamesch | Gilgamesh | Eposo pri Gilgameŝ | Gilgamesh | Gilgamesh | Gilgamesh | גילגמש | Gilgamesharkviða | ギルガメシュ叙事詩 | 길가메시 서사시 | Gilgameş | Gilgamesh | Gilgamesj | Epos o Gilgameszu | Gilgamesh | Эпос о Гильгамеше | Гилгамеш | Gilgamesh | กิลกาเมช
This article is licensed under the GNU Free Documentation License.
It uses material from the
"Gilgamesh".
Home Page • arts • business • computers • games • health • hospitals • home • kids & teens • news • physicians • recreation• reference • regional • science • shopping • society • sports • world