giardini-babilonia.jpg Situati nell'antica città di Babilonia (letteralmente, Porta del Dio), vicino alla odierna Baghdad (Iraq), i giardini pensili di Babilonia furono costruiti intorno al 590 a.C. dal re Nabucodonosor II come omaggio alla moglie Semiramide, originaria della lussureggiante Media.
La leggenda vuole che la regina - raffigurata nel celebre quadro di Degas, Semiramide alla costruzione di Babilonia, e le cui gesta sono state descritte in numerose opere liriche - trovasse nei giardini rose fresche ogni giorno, pur nel clima arido che caratterizzava la città.
Va notato che nella cultura tradizionale della Mesopotamia, il significato della parola giardino somiglia a quello di paradiso. Alcuni storici, va detto, sono in disaccordo sull'esistenza reale o meno della città di Babilonia e dei suoi giardini.
La questione della localizzazione dei giardini è ancora oggi irrisolta e gli studi, ancora in corso, hanno lasciato emergere le più varie ipotesi, tra cui anche quella che Babilonia non ospitasse affatto una delle Sette Meraviglie del mondo antico, poiché le fonti antiche, pur concordando nella descrizione dei giardini, non ne forniscono alcuna localizzazione precisa all'interno della città.
Babilonia era circondata da una doppia cinta di mura, interrotta dalla porta di Ishtar, attraverso la quale passava la strada principale di accesso alla città rivestita da mattonelle smaltate azzurre ed ornata con oltre 120 statue di leoni con le fauci spalancate; sopra la porta sono state trovate, dall'archeologo Robert Koldewey, le strutture a volta che costituivano la base di sostegno dei sovrastanti giardini soprelevati e terrazzati.
Considerando che all'epoca l'utilizzo del terreno con colture diverse da quelle agricole era sicuramente non usuale, la progettazione dei giardini fu un'operazione culturale di largo respiro; fu creato un orto botanico con tipi di flora non originari della zona, ed abituati a climi più umidi; per irrigare i giardini con la frequenza e la quantità di acqua necessaria, fu costruito un complesso sistema idraulico che, tra l'altro, doveva sollevare l'acqua dal fiume. I terrazzamenti per ricavare i giardini furono costruiti interamente in pietra e vengono citati anche da Erodoto. L' impianto di irrigazione fu per la prima volta oggetto di studio da parte di D.W.W. Stevenson che, basandosi esclusivamente sulla descrizione degli autori classici, ipotizzò che il sistema adottato fosse quello detto norias, metodo di cui si trovano tracce in Oriente già a partire dal XIV secolo a. C. Nel caso dei giardini di Babilonia, esso doveva essere applicato in questo modo: alla base della scalinata dei giardini vi erano due grandi bacini che ricevevano acqua dall'Eufrate a mezzo di condutture sotterranee. Ai bacini erano connesse delle ruote che recavano, all'interno del bordo, secchi di legno o vasi d'argilla. quando le ruote venivano azionate dalla forza umana, questi ultimi si riempivano per poi lasciar ricadere l'acqua in un collettore sito al piano superiore, dove avveniva lo stesso precedimento, fino a raggiungere il livello iù alto. Qui di trovava una cisterna da cui l'acqua poteva facilmente essere ridistribuita, attraverso condotti a caduta, a tutta la superficie dei giardini, sia a scopi irrigui che con funzione ornamentale.
Nei giardini pensili di Babilonia sono ambientate alcune scene dell'opera Semiramide1 scritta da Gioachino Rossini su libretto di Gaetano Rossi (da Semiramis di Voltaire), rappresentata al Teatro La Fenice di Venezia il 3 febbraio 1823.
Dalle gazzette d'epoca si apprende che nella scenografia progettata per la prima veneziana da Giuseppe Borsato i giardini babilonesi erano raffigurati da basse costruzioni, due a uno e una a due piani, sovrastate da enormi piante pendule. Qui, seduta all'interno di un fiorito berceau, Semiramide può liberare al meglio il suo canto e dare vita alla celebre aria con susseguente cavatina Bel raggio lusinghier. Già una decina di anni prima di Semiramide Rossini aveva ambientato nell'antica Babilonia un'altra delle sue opere, Ciro in Babilonia.
Alla figura di Nabucodonosor II si ispirò invece Temistocle Solera per scrivere il libretto dell'opera Nabucco musicata da Giuseppe Verdi.
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