Geremia fu un profeta biblico, ritenuto autore dell'omonimo libro della Bibbia, riconosciuto da tutti i canoni vetero-testamentari.
Inoltre, in un periodo di relativa pace e prosperità per il regno di Giuda, determinate da una favorevole congiuntura internazionale e dal buon governo del re Giosia, Geremia prevede una dura punizione se il popolo, traditore dell'alleanza, non tornerà a seguire Jhwh e le sue volontà. La minaccia è l'invasione di popoli dal Nord, talvolta indicato genericamente, più spesso identificato chiaramente con i babilonesi guidati da Nabucodonosor. Queste previsioni sono interpretate dai contemporanei come annunci di malaugurio del tutto inappropriati, e attirano al profeta odio e disprezzo, culminanti in diverse cospirazioni per ucciderlo, sempre però fallite.
In pratica nessuno lo ascolta, neanche quando l'avanzata dei babilonesi diventa minaccia concreta e sembra inarrestabile. Anche allora Giuda preferisce ascoltare falsi profeti che promettono un futuro di pace e prosperità. Quando i babilonesi assediano Gerusalemme, le sventure annunciate da Geremia spingono i notabili a farlo gettare in una vecchia cisterna fangosa per evitare che demoralizzi i soldati.
In questo periodo, Geremia critica duramente le molte infedeltà di Israele nei confronti di Jhwh, le gravi ingiustizie sociali, la diffusa pratica dell'idolatria, e molti altri comportamenti che egli ritiene aberranti e sicura causa di una dura punizione nel prossimo futuro. Molti di questi elementi sono anche bersaglio della riforma di Giosia, per cui molti ritengono che Geremia sia stato quanto meno un sostenitore della riforma, anche se non sappiamo se vi abbia concretamente collaborato. Neppure sappiamo se la sua predicazione abbia contribuito all'avvio della riforma, o se Giosia abbia agito di sua iniziativa.
In questa prima fase, Geremia non si limita ad illustrare drammaticamente le disgrazie che incombono su Israele, ma ne fornisce anche una spiegazione teologica, legandole puntualmente alle gravi colpe di cui Israele si è macchiata nei confronti dell'alleanza. Ad esempio, l'adesione a pratiche idolatre nei confronti di divinità straniere saranno causa della sottomissione allo straniero, la ribellione a Jhwh provoca la ribellione della natura contro l'uomo, e la ricerca del proprio esclusivo interesse provoca gravi disordini sociali.
I suoi contemporanei restano però sordi alla sua predicazione, forse considerando le sue premonizioni assolutamente improbabili in una fase di sostanziale pace e benessere per la nazione. D'altronde, essi sono convinti di essere comunque al sicuro grazie al tempio di Gerusalemme, ma Geremia frantuma anche questa illusione, ricordando loro la fine del tempio di Silo, nel regno di Israele, distrutto già molti anni prima: il tempio da solo non basta, se mancano giustizia sociale e sincera fedeltà all'alleanza.
Ioiakim annulla sostanzialmente gli effetti della riforma del padre, e regna con modi dispotici e brutali, anche costretto dalla necessità di pagare il tributo a Necao. Introduce nuove pratiche idolatre persino nel tempio, con grande scandalo di Geremia.
Dopo la morte di Necao nella battaglia di Carchemis del 605 a.C. contro i babilonesi, Ioiakim diviene vassallo di Nabucodonosor. Geremia predice nuovamente l'invasione nemica da settentrione, questa volta ben identificata, e l'inevitabile fine di Gerusalemme. Invia a Ioiakim un rotolo dettato al suo fedele aiutante Baruc, contenente tutte le sue profezie in proposito, ma il re, per tutta risposta, fa bruciare il rotolo in un braciere.
La carovana dei deportati viene radunata presso Rama, località ad est di Gerusalemme, prima della partenza per Babilonia. Geremia si riferisce a questo episodio con uno dei suoi oracoli più noti, successivamente citato dal vangelo di Matteo come profezia della strage degli innocenti.
Dopo la prima deportazione, Geremia predica l'inutilità della resistenza ai babilonesi, scagliandosi contro i falsi profeti che, come sirene, raccontano agli ebrei di un illusorio futuro di pace e prosperità. Stessi rimproveri per il re, la sua corte e tutti i notabili. Questo messaggio è talmente insopportabile per gli Israeliti, che Geremia viene infine imprigionato nell'atrio della guardia. Sedecia, forse ritenendolo realmente ispirato, lo manda a consultare più volte, ma Geremia non lo risparmia: Sedecia sarà catturato, guarderà il re dei caldei negli occhi, ma non sarà ucciso, andrà in Babilonia e morirà in pace.
Alla caduta di Gerusalemme, Sedecia fugge, ma viene raggiunto e condotto al cospetto di Nabucodonosor, che lo fa accecare dopo averlo costretto ad assistere al supplizio dei suoi figli. Morirà anni dopo in Babilonia. Il legittimo erede Ieconia e sua madre sono invece accolti a corte e trattati come dei pari del regno.
Il regno di Giuda ha così termine, e al suo posto resta una provincia dell'impero babilonese, sotto il comando del notabile ebreo Godolia. Il capo delle guardie di Nabucodonosor concede a Geremia, che intanto aveva continuato a predicare la sottomissione ai babilonesi e la vanità di qualsiasi speranza di evitare la punizione divina da essi impersonata, la libertà di scegliere se restare in Giuda o andare in Babilonia.
Per la prima volta, Geremia viene interpellato dai notabili per conoscere la volontà di Jhwh. Egli rivela che quanti si rifugeranno in Egitto saranno raggiunti dalla fame, dalla peste e dalla spada, mentre quanti resteranno in Giuda accettando il giogo babilonese si salveranno. Anche questa volta, non viene ascoltato, e anzi duramente biasimato come falso profeta e millantatore, e da questo momento si perdono le sue tracce, anche se il testo procede con alcuni altri oracoli contro le nazioni.
Forse il modo migliore per affrontare questa lettura con soddisfazione è considerarlo come una raccolta di poesie, senza pretendere di riconoscere un filo conduttore, e cercando invece di rintracciare i temi principali che, indipendentemente dalle coordinate spazio-temporali, riaffiorano continuamente qua e là, conservando una sostanziale coerenza.
Il testo passa senza pause dai versi alla prosa, da un soggetto ad un altro, da una persona ad un'altra, in modo spesso vivace, ma anche difficile alla lettura. Non sempre la punteggiatura è sufficiente per capire chi sta parlando.
Detto questo, si può dare una prima semplice distinzione fra le varie parti del testo: oracoli e materiale narrativo. Quest'ultimo è facilmente riconoscibile dall'uso della prosa e della terza persona riferita a Geremia. Gli oracoli, invece, anche quando sembrano fortemente legati ad un episodio storico, sono prevalentemente in versi e il profeta parla in prima persona.
Fra gli oracoli, poi, si possono distinguere quelli contro Giuda e Gerusalemme da quelli contro le nazioni. Quasi tutti sono introdotti, e spesso inframezzati, dall'espressione 'oracolo di Jhwh, Signore del mondo, Dio di Israele'.
Altri oracoli puntano il dito contro la fede ormai superficiale, che ha ridotto i riti prescritti dalla Legge a mere pratiche magiche e superstiziose. La presenza del Tempio in Gerusalemme sembra dare agli ebrei una sicurezza che però, ammonisce il profeta, è del tutto mal riposta: il tempio di Jhwh sarà distrutto come quello di Silo nel Nord.
Non mancano comunque parole di consolazione: molti di questi oracoli si concludono infatti con la promessa di un futuro radioso per Gerusalemme, anche se non prima che si sia compiuta la giusta punizione. Jhwh non manca alla parola data ad Abramo, quindi le sventure minacciate da Geremia non sono mai definitive.
Per ridicolizzare l'idolatri Geremia ricorre al repertorio classico della letteratura profetica: gli idoli non respirano, non parlano, devono essere trasportati. Peggio, sono costruiti dalle mani di quegli stessi che poi si inchinano davanti a loro invocandone la protezione. Che aiuto potranno dare agli ebrei?
All'Egitto dedica parole sprezzanti: in poco tempo, il faraone passa dai sogni di gloria alla completa rovina. Geremia ridicolizza anche gli ebrei che pretendono di allearsi con lui, pensando che la sua ascesa sia inarrestabile.
A Babilonia, Geremia dedica molti di questi oracoli, fra cui uno che copre alcuni degli ultimi capitoli. Babilonia, indocile esecutore del disegno divino, si gonfia di superbia, insuperabile fra tutte le nazioni, ma il suo destino è segnato: non resterà di lei che una desolazione, terminata la parte che Jhwh le ha assegnato, punire Giuda e ricondurlo finalmente alla fedeltà all'alleanza.
Ad essi egli deve tuttavia rivolgere dure critiche per i loro comportamenti ipocriti, quando non gravemente disonesti (caso emblematico il riscatto degli schiavi ebrei da parte dei notabili di Giuda in un momento di difficoltà, subito annullato appena scampato il rischio). Senza contare ...
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