Il gemfibrozil è un farmaco, derivato dell'acido fibrico, utilizzato per diminuire i livelli ematici dei lipidi.
Farmacodinamica
Il meccanismo d'azione del gemfibrozil al momento non è stato ben identificato.
Esso è in grado di stimolare l'azione della
lipoprotein lipasi la quale
idrolizza le
lipoproteine contenenti
trigliceridi (
VLDL e
chilomicroni). Esso, inoltre, è in grado di diminuire la sintesi
epatica delle VLDL e di aumentare quella delle
apolipoproteine A I ed A II e delle frazioni 2 e 3 delle lipoproteine ad alta densità (
HDL).
Ciò si traduce in una diminuzione dei livelli dei trigliceridi
sierici, un moderato abbassamento delle lipoproteine a bassa densità (LDL) ed un lieve aumento delle HDL.
Farmacocinetica
Il gemfibrozil è ben assorbito dopo somministrazione orale e presenta una
biodisponibilità prossima al 100% lievemente modificata dall'assunzione di cibo per cui si consiglia di assumerlo circa mezz'ora prima dei pasti. Dopo un assunzione d'una dose di 600 mg due volte al giorno si raggiunge un picco di concentrazione compreso tra 15-25 mg/ml.
Nel
plasma si trova legato alle
proteine (97%) ed in buona parte all'
albumina mentre la porzione libera diffonde nell'organismo in maniere ampia. Il gemfibrozil presenta un
volume di distribuzione di circa 9-13 l.
Il metabolismo del composto avviene principalmente a livello epatico tramite processi di
ossidazione che danno luogo principalmente ad una forma idrossilata ed ad una carbossilata.
Il 70% del farmaco assunto viene coniugato nel fegato con
acido glucuronico e, sotto questa forma, viene rilasciato nelle
urine. Per il resto, si può trovare nelle urine in forma non modificata e nelle
feci.
Usi clinici
Il gemfibrozil viene utilizzato, in associazione a misure non farmacologiche, soprattutto nelle dislipidemie caratterizzate da un aumento dei trigliceridi e/o una diminuzione delle HDL (in particolare nei casi di
ipertrigliceridemia di tipo IIa, IIb, III, IV, V e non in quelle di tipo I). In caso di aumento delle LDL si preferisce, invece, far ricorso alle
statine vista la loro azione più marcata rispetto ai fibrati che vengono utilizzati come seconda scelta.
In terapia si utilizza un dosaggio compreso tra i 900 ed i 1200 mg al giorno (sebbene solo sulla dose da 1200 mg/die esistano dati sulla riduzione della morbidità). Generalmente si assumono due dosi giornaliere di 600 mg mezz'ora prima dei pasti. Una tale dose è uitilizzabile anche in persone anziane ma non in bambini nei quali il prodotto, per la mancanza di dati in merito, è controindicato.
In caso d'insufficienza renale lieve si può utilizzare una dose di 900 mg/die ed effettuare successive valutazioni. Il gemfibrozil è controindicato, invece, in caso d'insufficienza renale grave.
Vista la presenza d'alcuni possibili effetti avversi (vedi oltre) è bene addestrare la persona ricevente il trattamento ad individuare possibili sintomi di miopatia (mialgie e dolorabilità diffusa) e monitorare periodicamente i livelli di creatinfosfochinasi. Bisogna, inoltre, valutare periodicamente i livelli ematici dei lipidi, il valore dell'emocromo e della formula linfocitaria nonchè la funzionalità epatica.
È bene cambiare il trattamento qualora esso non sortisca effetti entro tre mesi.
Per mancanza di dati in merito, l'uso del gemfibrozil in gravidanza o durante l'allattamento viene sconsigliato.
Effetti avversi
Gli effetti avversi più comuni (7% dei casi) che si possono verificare in persone in terapia con gemfibrozil sono d'ordine gastrointestinale i quali tendono a recedere col proseguire del trattamento:
dispepsia, dolori addominali,
nausea,
vomito,
stipsi o
diarrea e
flautolenza. Altri effetti avversi piuttosto comuni comprendono:
cefalea,
vertigini, senso d'affaticamento,
eczema e
rash cutaneo.
Raramente possono comparire problematiche quali:
trombocitopenia,
anemia,
leucopenia,
eosinofilia,
ipoplasia midollare,
fibrillazione atriale, capogiri, offuscamento della visione,
sonnolenza,
nevrite periferica, riduzione della
libido,
impotenza,
pancreatite,
appendicite, alterazioni della funzionalità epatica,
ittero,
colelitiasi,
colecistite,
prurito,
alopecia,
dermatiti,
artralgia,
sinovite,
mialgia,
miastenia,
miopatia,
rabdomiolisi,
angioedema,
fotosensibilità, edema della
laringe ed
orticaria.
Il gemfibrozil è controindicato in persone con problemi d'ipersensibilità al prodotto od ai suoi eccipienti, con insufficienza epatica o renale o con malattie della colecisti e/o delle vie biliari (inclusa la colelitiasi). È da ricordare anche la controindicazione in persone che abbiano manifestato fotosensibilità in precedenti terapie con fibrati o che stiano assumendo repaglinide.
Interazioni
Da studi in vitro pare che il gemfibrozil sia in grado d'inibire diversi tipi di
citocromi: CYP2C8 e CYP2C9 (soprattutto), CYP2C19, CYP1A2, UGTA1 ed UGTA3.
A causa della probabile interazione col citocromo CYP2C8 bisogna evitare la contemporanea assunzione di repaglinide in quanto i suoi ilvelli plasmatici possono aumentare fino ad 8 volte con conseguente rischio d'
ipoglicemia.
Per la stessa motivazione bisogna fare attenzione all'uso concomitante di rosiglitazone i cui livelli possono aumentare di 2-3 volte.
Essendo stati riportati casi d'ipoglicemia in persone che assumevano composti ipoglicemizzanti è bene prestare attenzione ai livelli di glucosio ematici in caso d'uso di tali prodotti.
Il gemfibrozil, inoltre, è in grado di alterare la farmacocinetica di alcune statine (simvastatina, lovastatina, pravastatina e rosuvastatina) aumentandone la AUC (area under the curve).
Il farmaco è in grado di potenziare l'azione degli anticoagulanti orali e di aumentare assai i livelli plasmatici di bexarotene.
L'assunzione in parallelo di composti a base di resine (ad esempio il colestipolo) può diminuire la biodisponibilità del gemfibrozil per cui è bene attendere un opportuno lasso di tempo (almeno 2 ore) prima di assumerlo.
A causa dell'aumento del rischio di miopatia il gemfibrozil non deve essere assunto assieme alle statine.
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