La foresta equatoriale (o pluviale) è una foresta fittissima e particolarmente ricca di specie vegetali propria di regioni a clima caldo con piogge abbondanti in tutte le stagioni. A questa foresta viene talvolta attribuito il nome di foresta vergine per antonomasia.
Nelle zone presso l'Equatore si estendono immense foreste pluviali, che in passato erano assai più estese di oggi.
La più grande foresta pluviale del mondo è quella dell'Amazzonia, nell'America del Sud. Essa copre un territorio di circa 7 milioni di chilometri quadrati (pari a circa venti volte l'Italia). La seconda foresta pluviale per estensione si trova in Africa Centrale e ricopre il bacino del fiume Congo.
Queste regioni forestali forniscono una grande quantità di ossigeno, anche se l'esatta valutazione di quest'apporto è controversa (per alcuni, metà di tutto l'ossigeno contenuto nell'atmosfera). Il massiccio disboscamento a cui sono sottoposte le foreste pluviali provocano quindi conseguenze molto gravi non solo per le popolazioni locali, ma anche per l'intera umanità, perché si riduce un vero e proprio "polmone della Terra".
La foresta equatoriale è costituita da alberi dal legno pregiato (palissandro, ebano, mogano, ecc.) che la rendono appetibile ai fini economici ma contribuiscono alla sua riduzione e distruzione. Comprende un intricatissimo sottobosco composto da arbusti e liane.
Il caldo e l'umidità creano le condizioni ideali per lo sviluppo della vegetazione che cresce con un ritmo rapidissimo e raggiunge dimensioni eccezionali.
La foresta è sempreverde, perché non esiste l'alternanza delle stagioni: mentre alcune foglie muoiono e cadono, altre spuntano in un ciclo continuo. Il verde prevale in ogni periodo dell'anno e la vegetazione è sempre rigogliosa.
Il manto vegetale si dispone a strati sovrapposti come se a una foresta se ne sovrapponessero altre. Lo strato più basso è formato da un fitto sottobosco, fatto di arbusti intricatissimi, di felci giganti, di piante carnivore, tra cui i raggi del sole penetrano a stento: tutte queste specie fanno a gara per uscire dalla penombra e conquistarsi un po' di luce preziosa. Intorno alle radici contorte degli alberi e intorno ai tronchi pendono e si avvolgono liane, piante rampicanti e un numero infinito di piante parassite o semplici epifite, che si appoggiano ad altre piante per vivere, formando un groviglio inestricabile.
Nello strato superiore si trovano gli esemplari di media grandezza sopra cui svettano le chiome larghe dei grandi alberi che raggiungono i 50-60 metri di altezza.
Il bioma della foresta pluviale si distingue per la ricchezza della flora e della fauna: ospita infatti il 40% delle specie vegetali e animali viventi. Non ci sono alberi simili uno accanto all'altro, ma sempre un'incredibile varietà di forme e dimensioni.
Nella foresta pluviale sono state contate fino a 10 000 specie vegetali differenti e si incontrano le piante più varie: palme di vario tipo, differenti specie di Ficus, il mogano, l'ebano e il palissandro, che offrono legno duro e pregiato. Nelle zone paludose e dove la foresta si sviluppa lungo il mare crescono le mangrovie, dotate di radici aeree che affondano nel fango o nell'acqua. Grazie a queste, riescono a resistere alle piene frequenti dei fiumi e alle alte maree.
Una caratteristica particolare della foresta è il suo rumore. La foresta tace solo negli attimi che precedono l'acquazzone della fauna e, in particolare, degli uccelli e degli insetti che lanciano richiami, volano o scavano nidi nel legno.
La foresta pluviale è l'habitat ideale per la vita di una fauna molto varia. Prevalgono gli insetti, gli uccelli e gli animali di piccole dimensioni perché la vegetazione ostacola il movimento dei grandi animali, che preferiscono gli spazi aperti. Si incontrano: scimmie, coccodrilli, anaconde e, ancora, roditori, rane, rospi e uccelli di ogni tipo: tucani, pappagalli, rapaci.
Le foreste dell'area equatoriale sono uno dei luoghi meno popolati della Terra: in Amazzonia, per esempio, vi è una densità inferiore a un abitante per chilometro quadrato. Queste foreste sono infatti luoghi inospitali per gli uomini, benché esse possiedano risorse importanti, tra cui soprattutto il legname. Il terreno è poco adatto all'agricoltura: nonostante l'azione del Sole, infatti, esso è sempre imbevuto dell'acqua delle piogge e delle inondazioni. Le acque stagnanti provocano la putrefazione dei materiali organici e costituiscono un ambiente ideale per gli insetti. L'afa che ristagna in queste regioni rende l'attività fisica molto pesante. Inoltre le scarse risorse agricole, le cattive condizioni igieniche, le malattie creano difficoltà alla sopravvivenza degli uomini, tanto che la vita media è molto più breve che in altre parti del mondo e la mortalità infantile molto più elevata. Gli uomini vivono in gruppi ridotti, di tipo tribale, occupano aree molto vaste e attualmente diminuiscono di numero, perché si sta riducendo l'estensione degli ambienti primordiali che costituiscono la loro patria.
La risorsa più ambita della foresta è il legno duro e pregiato, resistente agli agenti atmosferici e richiesto dai mercati dei paesi ricchi. Teak, Ebano, Mogano, Palissandro sono i legni più apprezzati. Generalmente, solo il 5-10% del manto forestale si presta all'utilizzo da parte dell'uomo, tuttavia nelle operazioni di taglio e di trasporto dei giganti della foresta vengono distrutte anche molte altre piante non commerciabili, ma indispensabili alla conservazione del bioma forestale. Il danno per l'ambiente è quindi enorme.
Dalle numerose specie vegetali della foresta si possono estrarre composti chimici molto utili ed efficaci in medicina, in profumeria e nell'industria alimentare. Quest'immensa potenzialità dei biomi tropicali non è ancora stata sfruttata in modo sistematico dai ricercatori dell'industria.
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