Il fiume è un corso d'acqua dolce che scorre in un alveo naturale senza forti pendenze e con deflusso costante.
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Esistono termini come ruscello (per indicare corsi d'acqua minore) o torrente (percorso accidentato, con notevole pendenza e regime molto irregolare) o termini di uso locale come arroyo, creek, fiumara, uadi, ecc.
Nel lessico italiano non esiste una precisa demarcazione fra il concetto di fiume, quello di torrente, quello di rio, quello di fosso, quello di forra, quello di ruscello, quello di borro, quello di fiumara.
Normalmente si considera fiume il corso d'acqua a carattere perenne, quando le sue portate minime naturali (senza tenere conto, perciò, delle captazioni ad uso antropico idropotabile ed industriale e senza tenere conto degli indigamenti a scopo idroelettrico, idropotabile, irriguo, ecc.) non scendono mai sotto una certa soglia che alcuni Autori individuano in ragione di 3 mc/sec; ma si ha il caso di numerosi fiumi con portate minime inferiori (ove, addirittura, ad acque non perenni) e, viceversa, di corsi d'acqua considerati torrenti per il solo fatto di avere un letto con pendenze assai rilevanti, ma che trasportano portate assai superiori ai 3 mc/sec. Pertanto, il discrimine fra fiume e torrente è ancora sostanzialmente controverso, non essendo stata fissata una precisa convenzione. Analoghi ragionamenti sono da farsi per differenziare il torrente dal rio (che, tuttavia, nell'accezione comune, è caratterizzato da portate generalmente inferiori, anche per i valori massimi); mentre la forra è considerata un rio avente pendenza assai accentuata e che, comunque, corre profondamente incassata nell'orografia. Il fosso, viceversa, è un piccolo rio ma normalmente caratterizzato da pendenze modeste e può trovarsi sia in montagna, sia in pianura. Il borro, invece, è un fosso che può avere qualsiasi pendenza. La fiumara è un corso d'acqua a carattere temporaneo caratterizzato da ampio letto, inclinazione variabile e, soprattuitto, portate massime elevatissime, che possono superare anche i 1.000 mc/sec, ma per brevissimi periodi, come gli uadi e uidian del deserto.
Un fiume è la conseguenza dello scorrimento per gravità sulle terre emerse di acque originate sia da pioggia che scioglimento delle neve o dei ghiacci, fino al livello di base che coincide con il mare, per i bacini esoreici, ma può risultare anche notevolmente inferiore, per quelli endoreici. Le acque meteoriche possono infiltrarsi nel terreno dando luogo a sorgenti.
Affinché si possa creare un fiume occorrono:
Le acque di varia origine che interessano un dato bacino vengono prima o poi convogliate nel collettore principale, l'alveo o letto del fiume e incanalate raggiungono il livello base, sfociando in un delta o estuario.
Le rive del fiume vengono definite rispettivamente destra e sinistra, a seconda che siano a destra o a sinistra di chi guarda il fiume in direzione della corrente, ovvero spalle alla sorgente. Si parla perciò, anche, di affluenti di destra e di sinistra.
I fiumi che entrano in un lago sono detti immissari; mentre quelli che ne fuoriescono prendono il nome di emissari.
La portata è il volume d'acqua che passa attraverso una sezione trasversale del fiume nell'unità di tempo considerata, espressa in m³ al secondo. Significativi sono soprattutto i valori medi ricavati in base all'esame delle variazioni delle portate per periodi prolungati, desunte dagli idrogrammi: i valori estremi di portata vengono denominati piene (massimi) e magre (minimi).
Il regime è l'evoluzione abituale delle portate del fiume nel corso dell'anno.
La velocità della corrente fluviale dipende dalla pendenza del corso d'acqua, dalla conformazione dell'alveo e dalla sezione bagnata. In prima approssimazione la velocità varia con la radice quadrata del prodotto tra profondità e pendenza; in un dato punto la velocità non è costante su tutta la sezione in conseguenza degli attriti che si esercitano lungo le sponde e sul fondo: la corrente raggiunge le velocità più alte in corrispondenza delle massime profondità, leggermente al di sotto del pelo dell'acqua, perché in superficie interviene l'attrito con l'aria.
La linea che lungo il corso di un fiume unisce i punti a massima velocità, il cosiddetto filone della corrente, non risulta necessariamente mediana, ma si sposta ora verso una sponda ora verso l'altra seguendo l'andamento delle profondità: la velocità media corrisponde all'incirca al 60/80% della massima.
In profondità la velocità varia dapprima lentamente, poi, in vicinanza del fondo, bruscamente. Da ricordare che lo scorrimento delle acque fluviali avviene per moto in parte laminare e in parte turbolento; la turbolenza cresce con la velocità e assorbe, insieme agli attriti sul fondo, sulle sponde e per contatto con l'aria, gran parte dell'energia totale della corrente, mentre la restante è assorbita dal trasporto del materiale eroso dalle rocce.
I punti in cui un fiume ha uno scorrere più lento ed una minore profondità, tali da permetterne l'attraversamento, sono detti guadi.
Se l'uomo interviene per modificare le caratteristiche idrologiche di un fiume, si dice che il fiume ha un regime influenzato;
L'erosione è il risultato del processo distruttivo, dovuto essenzialmente all'azione fisica (corrasione) e, in parte, chimica (corrosione) delle correnti. Essa ha sempre andamento regressivo, nel senso che a valle si sposta progressivamente verso monte. L'intensità del fenomeno, oltre che dalla portata e dalla velocità del fiume e dalla natura delle rocce attraversate, è determinata dalla qualità e dalla quantità del materiale trasportato (capacità di trasporto), nel senso che gli urti di questo contro le sponde e il fondo dell'alveo possono accentuare notevolmente l'azione corrasiva della corrente stessa; un carico eccessivo di materiale però riduce notevolmente, fino ad annullarlo, il potere erosivo dei fiumi.
Occorre anche tener presente che la velocità, in una stessa sezione, può variare in brevi intervalli di tempo (pulsazione della corrente) e che la massima erosione si ha dove più intensi sono i movimenti vorticosi delle acque. La capacità di trasporto di un corso d'acqua può essere riferita sia al peso massimo trasportabile (carico limite) sia alle dimensioni massime degli elementi singoli che possono essere trasportati compatibilmente alla velocità della corrente (competenza della corrente).
Il tuo trasporto può essere attuato secondo diverse modalità: per trazione sul fondo, per rotolamento, per sospensione, per saltazione (cioè in parte per trazione o rotolamento, in parte per sospensione), per galleggiamento e per soluzione. Nel corso del trasporto i singoli elementi litoidi trasportati subiscono un progressivo arrotondamento, che implica altresì una graduale diminuzione del loro diametro, fenomeni questi tanto più accentuati quanto più tenera è la natura della roccia di cui sono costituiti gli elementi stessi e quanto più a lungo dura il trasporto.
La deposizione, o alluvionamento, avviene per diminuzione di velocità della corrente o per eccessivo apporto di materiale; i depositi fluviali sono costituiti da materiali detritici incoerenti la cui selezione granulometrica è evidente man mano che si procede da monte a valle, anche se la gradazione non è costante e uniforme in conseguenza dell'alternarsi di piene e magre nello stesso tratto, ritmicità che è responsabile della deposizione lenticolare e quindi della caratteristica stratificazione incrociata dei depositi alluvionali.
Il modellamento della acque correnti, esplicato attraverso i fenomeni predetti, ha la sua più tipica espressione nella genesi e nell'evoluzione delle valli fluviali, che di esso rappresentano anche una delle forme più appariscenti.
Qualunque sia l'andamento planimetrico di un fiume è sempre possibile definire una curva che va dalla sorgente alla foce (profilo longitudinale), regolata dalla posizione del livello di base locale o, in termini più ampi, dal livello di base generale corrispondente al livello medio del mare.
Nell'ambito di questo profilo longitudinale si distinguono quasi sempre due parti, una, ubicata nella zona a monte, a prevalente erosione, e una, a valle, a prevalente deposizione, separate da una sezione particolare, nella quale la corrente esercita esclusivamente una attività di trasporto: pertanto nel tratto superiore si verifica un progressivo infossamento e allargamento dell'alveo, mentre in quello inferiore si esercita un'azione eminentemente costruttrice, della quale i conoidi di deiezione, le pianure alluvionali, i delta o le pianure deltizie rappresentano le forme più significative.
L'andamento di ciascun profilo longitudinale è, in ogni caso, tanto più regolare quanto più avanzato è lo stadio evolutivo raggiunto dall'attività fluviale. Il profilo longitudinale di un fiume è molto simile a quello teorico, detto di equilibrio, lungo il quale il fiume non dovrebbe esercitare alcuna attività, né erosiva, né di deposizione. Quando i corsi d'acqua costituenti il reticolato idrografico di una determinata regione sono prossimi alla
realizzazione del profilo di equilibrio, ciò significa che detta regione è stata sottoposta ad una pressoché totale spianamento e che inoltre i fiumi hanno ormai quasi completamente cancellato quelle irregolarità e rotture di pendenza, tipiche lungo il profilo longitudinale nella fase di giovinezza (laghi, cascate, cateratte, rapide, ecc.).
La realizzazione di una simile situazione indica, infine, che i corsi d'acqua maggiori hanno potuto far arretrare, fino al limite loro consentito, la propria testata operando tutta la gamma di catture possibili.
Ogni abbassamento del livello del mare, provoca normalmente, a causa dell'incremento del dislivello fra foce e sorgente, un aumento della pendenza dei corsi d'acqua e, di riflesso, della loro velocità, con conseguente ripresa o accentuazione dell'attività erosiva (ringiovanimento); ogni innalzamento del livello del mare implica a sua volta, per opposte ragioni, un brusco rallentamento dell'attività stessa, con conseguente intensificarsi e prevalere dei fenomeni di deposizione (invecchiamento).
Ad analoghe conseguenze possono dar adito tutti quei fenomeni tettonici (epirogenesi, bradisismi, corrugamenti, faglie, ecc.) che comportino innalzamenti o abbassamenti differenziati di parti più o meno estese delle regioni attraversate dai fiumi, anche senza che ciò implichi variazioni del livello del mare.
Complicazioni sostanziali nella normale evoluzione di un ciclo fluviale possono infine essere dovute a cambiamenti climatici che implichino notevoli variazioni delle precipitazioni e quindi delle portate fluviali.
Anche l'analisi dei profili trasversali delle valli risulta significativa per ricostruire l'evoluzione di un ciclo fluviale: infatti la classica forma a V di questi è tanto più aperta quanto più avanzato è il grado evolutivo raggiunto dal ciclo fluviale e tende progressivamente ad appiattirsi, fino ad avvicinarsi all'orizzontale, nella fase di vecchiaia. Eventuali complicazioni del ciclo lasciano peraltro tracce evidenti anche in detti profili.
Per esempio la presenza di un fondo piatto alluvionato e tuttora sede di deposizione,
indica che i fiume è stato sottoposto, almeno in corrispondenza del tratto considerato, agli effetti di un precoce invecchiamento; l'esistenza di terrazzi, siano essi orografici, alluvionali o poligenici, testimonia che il fiume è passato attraverso successive fasi di invecchiamento, indicate dalla presenza dei ripiani dei terrazzi, e di ringiovanimento, indicate dall'incisione dei ripiani stessi, con formazione delle scarpate dei terrazzi,
fasi dipendenti, nella maggior parte dei casi, da variazione del livello di base (terrazzi eustatici o di tipo eustatico) o a variazioni della portata (terrazzi climatici).
Gli interessi economici che si accentrano sui fiumi internazionali, sono enormi, ragion per cui da tempo le nazioni interessate hanno affrontato il problema della regolamentazione del traffico che comporta una limitazione di sovranità sul tratto di fiume di propria competenza.
Il 5 maggio 1795 fu firmata la convenzione franco-olandese relativa ai fiumi Mosa, Schelda e Reno.
Negli atti del Congresso di Vienna erano indicate le linee generali a cui dovevano attenersi le convenzioni internazionali.
Lo sfruttamento dei fiumi internazionali fu quindi regolato nei decenni seguenti da numerosi trattati che in linea di massima prevedevano la libera navigazione, il cabotaggio locale, la pesca da parte di tutti gli stati interessati. Spesso si sono create commissioni autonome internazionali come ad esempio quella del Danubio.
Le linee principali del diritto fluviale sono state fissate dalla Convenzione di Barcellona del 20 settembre 1921.
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