L'elettromagnete, chiamato anche elettrocalamita è un elemento elettrotecnico costituito da un nucleo in materiale ferromagnetico (di solito ferro dolce) su cui è avvolto un solenoide, ovvero una bobina di molte spire di filo elettrico. Lo scopo dell'elettromagnete è di generare un campo magnetico da una corrente elettrica. Si differnezia per questo dall'induttore, dove il fenomeno dell'induttanza è sfruttato per accumulare energia.
Il campo magnetico può essere impiegato direttamente, per esempio per deflettere particelle elettricamente cariche, come nel tubo catodico, negli acceleratori di particelle, nello spettrometro di massa ecc. L'elettromagnete è più comunemente usato per produrre lavoro meccanico; in questo caso è associato ad una parte mobile, in materiale ferromagnetico, chiamata generalmente àncora. Il nucleo e l'ancora sono separati da uno spazio di aria chiamato traferro. Quando è applicata corrente, il campo magnetico provoca un attrazione tra i due elementi che tende a chiudere il traferro. La forza prodotta può svolgere diverse azioni: chiudere contatti elettrici nei relè, manovrare valvole nelle elettrovalvole, fare scattare serrature elettriche, muovere martelletti nei campanelli, spostare la testina degli hard disk, azionare gli aghi o le frizioni nelle stampanti, muovere le lancette degli strumenti di misura ecc.
Alcune gru utilizzano un potente elettromagnete per agganciare e sollevare rottami di ferro.
L'intensità del campo magnetico generato può essere calcolata con le regole dell'induzione magnetica ed essenzialmente è proporzionale al numero di spire che costituiscono l'avvolgimento ed alla corrente circolante. L'aumento del numero di spire e quindi della lunghezza del filo riduce però la corrente circolante (a parità di tensione) in conseguenza della legge di Ohm. Per ovviare al problema si deve aumentare la sezione del filo. Si deve inoltre considerare il problema del calore prodotto per effetto Joule ed al suo smaltimento.
Per quanto riguarda la forza sviluppata dal campo magnetico, la sua intensità diminuisce con il quadrato della distanza tra le parti. Per questo l'elettromagnete è efficace solo a breve distanza.
Se la bobina è alimentata con una corrente variabile, il campo magnetico è a sua volta variabile e così la forza prodotta. Questo è alla base del funzionamento dei comuni altoparlanti magnetodinamici. Nel calcolo degli elettromagneti a correnti variabili si deve tenere conto anche dell'effetto dell'induttanza alle diverse frequenze. Inoltre, per evitare la formazione di correnti parassite nel nucleo, questo è realizzato con sottili lamierini piuttosto che un blocco compatto, esattamente come nel trasformatore.
Un altro esempio d'uso si ha nel campo delle serrature, dove l'elettromagnete viene usato per tenere una porta chiusa, garantendone però l'apertura in caso di mancanza di corrente.
Il limite principale di questi sistemi è il campo magnetico stesso, che oltre una certa soglia provoca la scomparsa dell'effetto superconduttore.
Magneti superconduttori sono usati in acceleratori di particelle come l'LHC del CERN.
Per i motivi elencati gli elettromagneti non superconduttori sono adatti dove siano richiesti campi magnetici impulsivi, non permanenti, e concentrati nel nucleo della bobina. Un esempio d'uso si ha nei cannoni elettromagnetici, in grado di sparare oggetti metallici ad enorme velocità o in studi di fisica sulla levitazione magnetica.
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