La dinamica è il ramo della meccanica classica (Newtoniana) che si occupa dello studio del moto dei corpi e delle sue cause. Lo studio completo della meccanica classica comprende anche la statica e la cinematica.
Secondo l'intuizione fondamentale di Galileo e Newton, le forze non sono la causa del moto, ma producono una variazione dello stato di moto. Questa intuizione equivale ad affermare la relatività del movimento; un osservatore può determinare il suo stato di quiete o di moto solo relativamente ad altri corpi (o altri osservatori). Per questo è possibile parlare delle cause che variano il moto, ma non delle cause del moto.
Lo studio della dinamica si conduce innanzitutto riferendosi ad un'entità astratta, dotata di massa ma con dimensioni trascurabili: il punto materiale. Tutte le leggi riferite al punto materiale possono essere poi estese ai corpi reali (dotati di massa e di dimensioni finite) interpretati come sistemi di punti materiali; se le distanze tra questi punti non variano nel tempo, si studia la dinamica dei corpi rigidi; in caso contrario si studia la dinamica dei corpi deformabili.
Fino a che i due sono in moto relativo rettilineo uniforme, possono tradurre i dati di posizione e di velocità osservati dall’uno nei corrispondenti dati misurati dall’altro, a patto che possano effettuare le determinazioni contemporaneamente.
Questi osservatori privilegiati si dicono osservatori galileiani, o osservatori inerziali e il sistema di riferimento in cui vengono inseriti è un sistema di riferimento inerziale.
Oggi il principio viene così formulato: Se un corpo è soggetto ad un sistema di forza a risultante zero, allora rimane in quiete o in moto rettilineo uniforme. Tale corpo si dirà in equilibrio.
In pratica:
Gli esempi portati da Newton a proposito del cerchio in rotazione e del moto dei pianeti sono in realtà esempi di conservazione del momento angolare e rappresentano un'estensione del principio di inerzia. È strettamente correlato con il principio di relatività: un corpo sul quale non agisce nessuna forza e fermo rispetto a un osservatore, è visto in moto rettilineo uniforme da un altro osservatore in moto rettilineo uniforme rispetto al primo. E questo vale per tutti gli osservatori in moto rettilineo uniforme.
La prima legge non è valida in tutti i sistemi di riferimento, ma solo per un sistema di riferimento inerziale. Proprio per questo motivo tale legge serve ad individuare i sistemi inerziali.
Il cambiamento di moto è proporzionale alla forza risultante motrice impressa, ed avviene lungo la linea retta secondo la quale la forza è stata impressa.
''Posto che una qualche forza generi un movimento qualsiasi, una forza doppia ne produrrà uno doppio, e una tripla uno triplo, sia che sia impressa istantaneamente (impulso), sia gradatamente ed in tempi successivi.
E questo moto (poiché è sempre determinato lungo lo stesso piano della forza generatrice) se è concorde e se il corpo era già mosso, viene aggiunto al moto di quello; sottratto se contrario, oppure aggiunto solo obliquamente se obliquo, e si compone con esso secondo la determinazione di entrambi.''
La forma più generale di questo principio è oggi definito come variazione della quantità di moto. Il riferimento alla retta di azione della forza è un riconoscere in modo implicito il carattere vettoriale sia della forza che della quantità di moto.
Utilizzando una terminologia moderna, espressa già da Eulero, possiamo definire questa legge come: L'accelerazione di un corpo è proporzionale alla forza risultante esercitata sul corpo e usando una simbologia moderna, questa legge può essere espressa dall'equazione:
essendo p = m v la quantità di moto di un corpo di massa m che si muove con velocità v rispetto all'osservatore e Δ p la sua variazione, mentre Fm è la forza media che agisce nell' intervallo di tempo Δ t. Se si vuole esprimere questa legge utilizzando la forza istantanea al tempo t, occorre fare tendere a zero l'intervallo di tempo , per cui la forza risulta la derivata della quantità di moto rispetto al tempo:
L’introduzione del concetto di massa è la chiave di svolta del secondo principio e c'è chi vuole vedere in esso una definizione di questo concetto. Qui la massa (fisica) risulta essere una costante di proporzionalità tra la forza risultante esercitata sul corpo e l’accelerazione che ne consegue. In questo senso la massa (fisica) è una proprietà intrinseca del corpo e dà una misura dell'inerzia del corpo, cioé la tendenza di un corpo ad opporsi ad una qualunque variazione della velocità, motivo per cui viene chiamata massa inerziale.
Da un confronto tra la prima e la seconda legge si sarebbe indotti a considerare la prima legge niente più che un caso particolare della seconda poiché se Σf=0, allora a=0. Tuttavia ci siamo serviti della prima legge per definire il sistema di riferimento inerziale.
Se qualcuno spinge una pietra col dito, anche il suo dito viene spinto dalla pietra. Se un cavallo tira una pietra legata ad una fune, anche il cavallo è tirato ugualmente verso la pietra: infatti la fune distesa tra le due parti, per lo stesso tentativo di allentarsi, spingerà il cavallo verso la pietra e la pietra verso il cavallo; e di tanto impedirà l’avanzare dell’uno di quanto promuoverà l’avanzare dell’altro.
''Se un qualche corpo, urtando in un altro corpo, in qualche modo avrà mutato con la sua forza il moto dell’altro, a sua volta, a causa della forza contraria, subirà un medesimo mutamento del proprio moto in senso opposto. …
A queste azioni corrispondono uguali mutamenti, non di velocità, ma di moto. I mutamenti delle velocità, infatti, effettuati allo stesso modo in direzioni contrarie, in quanto i moti sono modificati in uguale misura, sono inversamente proporzionali ai corpi.
dove F12 è la forza esercitata dal corpo 2 sul corpo 1 e F21 è la forza esercitata dal corpo 1 sul corpo 2.
Un corpo può essere considerato con un buona approssimazione un punto materiale quando le sue dimensioni sono trascurabili rispetto alle dimensioni della sua traiettoria. I tre principi della dinamica possono essere sintetizzati nell' equazione del moto
per cui la forza istantanea rappresenta la derivata della quantità di moto rispetto al tempo, cioè la velocità con cui la quantità di moto varia nel tempo.
Nel caso in cui la massa del corpo rimanga costante durante il moto, poiche p = m v, tale equazione può essere scritta nella forma
essendo a(t) l'accelerazione istantanea del corpo.
Quest'ultima equazione è forse la forma più diffusa e più nota dei principi della dinamica: ricordiamo ancora che essa è valida solo nel caso di un corpo di massa costante (non è quindi valida per descrivere il moto di un aereo o di un razzo).
Nel caso di un corpo rigido di massa m, vincolato ad un particolare asse di rotazione (che identifichiamo con l'asse z), l'equazione del moto assume la forma
essendo Mz il momento della forza rispetto all'asse z e Lz il momento angolare (o momento della quantità di moto) rispetto all'asse z. Poiché il momento angolare può essere espresso in funzione del momento di inerzia del corpo
essendo ω(t) la velocità angolare istantanea di rotazione attorno all'asse z, se il momento di inerzia non cambia durante il moto (poiché non varia la massa o la distribuzione della massa intorno all'asse di rotazione), l'equazione di moto può essere scritta nella forma
essendo α l' accelerazione angolare.
La dinamica può essere formulata in modo complementare rispetto all'equazione del moto attraverso le leggi di conservazione:
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