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La Commedia dell'Arte si sviluppò in Italia nel corso del Cinquecento.
Diffusasi poi in tutta Europa, divenne molto popolare in Francia, dove veniva recitata dagli attori della Comédie-Italienne del teatro dell'Hôtel de Bourgogne e dove, dal 1680, si installarono i comici italiani.

La definizione Commedia dell'Arte (dove arte ha il significato medievale di mestiere) distingueva il teatro di attori di professione da quello praticato nelle corti da letterati e cortigiani e sui sagrati delle chiese da chierici e diaconi, la definizione di "arte", per questo tipo di genere teatrale, è molto recente risale al XVIII secolo,in origine veniva definita con vari nomi: commedia all'improvviso, commedia a braccio o commedia degli Zanni.

Le compagnie professioniste erano composte da artisti e acrobati girovaghi. Tali compagnie non mettevano in scena testi d'autore ma, basandosi su un canovaccio, rappresentavano vicende ispirate alla realtà quotidiana, arricchite con numeri acrobatici, danze e canti.

La struttura della commedia dell'arte


In Italia, questo tipo di spettacolo (la commedia dell'arte) sostituì tout cour la commedia erudita del quattro-cinquecento, ma non soltanto la commedia: infatti anche molte tragedie e pastorali furono invase dalla presenza delle maschere.

Arlecchino e gli altri zanni si trasformavano, in queste occasioni, in servi del tiranno o pastori arcadici, portando sempre e comunque il loro spirito irriverente dei buffoni di corte o quello dei poveri diavoli come già avevano fatto i giocolieri nelle sacre rappresentazioni medievali.

Goldoni riporta spesso nelle sue memorie alcuni lazzi, che nel Settecento ormai si erano consolidati, di zanni che agivano anche in tragedie sanguinarie come l'esempio di Belisario, dove Arlecchino, servo del generale bizantino caduto in disgrazia e accecato per gelosia dall'Imperatore Giustiniano, faceva camminare a colpi di bastone il suo padrone ormai cieco (una delle varianti del lazzo del mulo e del mantice).

Oppure nella tragedia Il Rinaldo, tratto molto liberamente dai personaggi del poema di Ludovico Ariosto, Arlecchino servo del paladino protagonista, difende il castello di Montalbano con una padella con cui respinge l'assalto dei nemici.

Goldoni di fronte a questi inserimenti comici inorridisce e li riporta nelle sue memorie soltanto per dimostrare la decadenza del teatro italiano all'inizio della sua carriera (intorno al 1730) e la necessità di una riforma che sostituisca la vecchia struttura del teatro mascherato con un nuovo teatro più vicino al naturale e con personaggi senza maschere.

Nonostante l'impegno teorico di Goldoni la Commedia dell'Arte è ancora ben viva nel cuore degli spettatori suoi contemporanei tanto in Italia, dov'era nata, che nelle principali corti europee dov'era diffusa con nome di Commedia Italiana e rappresentava, insieme al melodramma, la fortuna dell'arte dello spettacolo italiano.

Nel 1750 Goldoni scrisse e fece rappresentare Il Teatro Comico, la sua commedia-manifesto che metteva a confronto le due tipologie di teatro, quello dell'arte e la sua commedia “riformata”, cercando di far accettare sia alle compagnie che agli spettatori la novità di una commedia naturalistica che reggesse il passo con le novità del resto d'Europa come Shakespeare, che nel '700 cominciò ad essere esportato anche fuori dall' Inghilterra grazie alla bravura di uno dei suoi più eccellenti interpreti di tutti i tempi: David Garrick, o le ultime commedie di Molière che, pur figlie spurie della commedia italiana, cominciavano un cammino d'identità propria che si sviluppò sino a Beaumarchais e alla commedia “rivoluzionaria” di Diderot.
Ciò non toglie che ambedue gli autori, sia Molière che Shakespeare, abbiano sentito forte l'influsso dei commedianti italiani.

Molière, in particolare, è stato allievo di Agostino Fiorilli in arte Scaramouche, quindi con una filiazione diretta che si sente in commedie come: Don Giovanni e nel Borghese Gentiluomo (soltanto per fare gli esempi più famosi) e alcuni personaggi shakespeariani come: Stefano e Trinculo della Tempesta sono due zanni “all'italiana” dei quali usano gli stessi lazzi e battute e forse persino Falstaff rievoca la figura del Capitano vanaglorioso della commedia dell'arte.

Non si sa se Shakespeare vide mai una commedia dell'arte ma ne subì comunque il fascino dato che il suo amico-avversario Ben Jonson, altro grande autore del teatro elisabettiano, mise in scena Il Volpone la migliore versione inglese del teatro dell'arte all'italiana.

Il canovaccio


Un canovaccio traccia sommariamente l'azione e i personaggi di una commedia o di una tragedia. Alcune parti, dialoghi, monologhi, momenti di transizione ecc., sono, in parte, già elaborati e possono essere usati senza cambiamenti, il resto, soprattutto la realizzazione testuale, è improvvisato. Le compagnie teatrali di un tempo, soprattutto quelle che operavano in provincia, non usufruivano di infrastrutture stabili e viaggiavano di paese in paese, dovevano saper accattivare il pubblico e convincerlo ad assistere alle rappresentazioni.

I canovacci, pertanto, permettevano a una compagnia teatrale esperta di mettere in scena testi attuali in poche ore. Bastavano pochi interventi per costruire parallelismi tra vicende che scuotevano un paese in cui si recitava, ad esempio un assassinio o un furto, e i contenuti di un canovaccio già esistente.

I canovacci permettevano quindi di creare rapidamente nuovi testi drammatici perché si basavano sull'esperienza degli attori e al contempo offrivano dei moduli drammatici collaudati nel tempo e di sicura presa sul pubblico. Inoltre gli attori potevano attingere le battute da alcuni repertori (gli attori migliori ne avevano di personali).

Recitazione in versi


La recitazione era in versi e, solo con Goldoni si passò, regolarmente, alla prosa. Per gli spettacoli, gli attori utilizzavano semplici palchi all'aperto o luoghi più convenzionali. Le commedie si basavano su personaggi ben riconoscibili e dai caratteri stereotipati, su un'enfatica gestualità, dialoghi improvvisati, interludi musicali e buffonerie, per soddisfare un vasto pubblico di diversa estrazione sociale e culturale. Tutti gli attori, con l'eccezione della coppia dei giovani innamorati, portavano la maschera.

A differenza di quanto accadeva per le compagnie di teatro tradizionale, quelle della Commedia dell'Arte assoldavano attrici professioniste invece di far recitare agli uomini le parti femminili (generalmente erano composte da tre donne e sette uomini e le migliori avevano un "poeta di Teatro", professione esercitata dallo stesso Goldoni). Le maschere riproducevano alcuni caratteri ben riconoscibili, tali da ovviare in parte all'assenza di un copione e da orientare immediatamente la comprensione del pubblico.

Moderna commedia


La fortuna della Commedia dell'Arte riprende nell'ambito delle avanguardie teatrali del Novecento come mito di riferimento di una "Età dell'Oro" dell'attore.
A partire dai registi russi Mejerhold e Vachtanhgov passando attraverso il francese Copeau e l'austriaco Max Reinhardt si arriva alla grande intuizione di Giorgio Strehler che nel 1947 ne fece una bandiera della rinascita della cultura italiana dopo la guerra con il celebre allestimento di Arlecchino Servitore di due Padroni.

Negli anni Sessanta Dario Fo grazie al sodalizio con Franca Rame, figlia di una famiglia di commedianti itineranti che possedevano ancora vecchi canovacci, ebbe la fortuna di poter studiare tali documenti, testimonianze di un'antica cultura ormai estinta, di verificare la loro efficienza e di adattarli alle nuove esigenze, creando una serie di commedie e di monologhi tra cui Mistero buffo.

Negli anni Ottanta, a seguito del grande successo della reinvenzione del carnevale di Venezia da parte di Maurizio Scaparro la Commedia dell'Arte italiana ritrovò successo in tutto il mondo con la Famiglia Carrara (dieci generazioni di teatro) e il Tag di Venezia diretto da Carlo Boso. Grazie alla parallela attività di formatore, diverse compagnie di Commedia dell'Arte si formano in base agli insegnamenti di Carlo Boso. Tra queste vale la pena di ricordare, in Italia, la Compagnia Pantakin da Venezia e il Teatro Vivo di Ravenna.

La Commedia dell'Arte ha in qualche modo dato vita alla moderna commedia cinematografica Slapstick (vedi anche Battacio).

Le maschere


Con le maschere ogni compagnia costruiva centinaia di situazioni diverse. Gli attori improvvisavano anche brevi scene individuali con battute e lazzi. La popolarità della Commedia dell'Arte, sia in Italia sia all'estero, fu straordinaria. Nel XVII secolo, i governi di Spagna e Francia cercarono di censurare e regolamentare questa forma teatrale. In Inghilterra, gli influssi della commedia assunsero i caratteri delle maschere di Punch, un Pulcinella più prepotente, e di sua moglie Judy. In Francia la commedia ispirò il teatro dei maggiori commediografi francesi, come Molière e Marivaux.

Nel XVIII secolo, in Italia, Carlo Goldoni diede nuovo respiro alla commedia, ormai languente, trasformandola. Goldoni obbligò gli attori a riferirsi a un testo scritto, rinunciò alle facili buffonerie, eliminò gradualmente le maschere, conferendo loro un'individualità sempre più marcata, trasformando la commedia dell'arte in commedia di carattere e inserì l'azione nel concreto tessuto sociale della classe borghese mercantile, mentre il tradizionalista Carlo Gozzi ricorse ad argomenti fiabeschi ed esotici con note patetiche e satirici riferimenti a personaggi e costumi contemporanei.

L'artigianato della maschera da commedia riprende vita nel '900 a ridosso dell'esperienza strehleriana. Amleto Sartori, scultore, re-inventa la tecnica di costruzione della maschera in cuoio su stampo di legno.

La maschera, che insieme al costume caratterizza fortemente lo stile di recitazione, viene spesso ad essere sinonimo stesso di personaggio. Le 'maschere' più celebri della Commedia dell'Arte sono:

  • Arlecchino, la maschera più nota in assoluto, è il servo imbroglione, perennemente affamato.
  • Balanzone, conosciuto anche come il Dottore, è un personaggio serioso e presuntuoso.
  • Beltrame "de Gaggian", maschera milanese, rappresenta il contadino che si dà arie da signore.
  • Brighella, spesso nei panni di "primo Zanni", è il servo furbo, in contrapposizione con il "secondo Zanni", Arlecchino.
  • Capitan Matamoros è il militare spaccone e buffonesco, simile al "Miles Gloriosus" plautino.
  • Capitan Spaventa, milite vanaglorioso, è più colto e raffinato di Matamoros.
  • Cassandro è una maschera di "vecchio", come Pantalone, e ha caratteristiche simili a quest'ultimo.
  • Colombina è la servetta. Fa spesso coppia con arlecchino, e le sue doti sono la malizia e una certa furbizia e senso pratico.
  • Coviello, Cetrullo Cetrulli, Ciavala, Gazzo o Gardocchia, ha avuto ruoli diversi, dal servo sciocco al padre di famiglia.
  • Dosseno, il gobbo, è una maschera antica, proveniente dalla fabula atellana.
  • Facanapa, originariamente marionetta veronese (Fra Canàpa), è un vecchio dalla parlantina a scatti.
  • Flaminia è una delle più celebri "amorose".
  • Flavio è uno dei tanti "amorosi"
  • Francatrippa, secondo zanni simile ad Arlecchino.
  • Gianduja è una maschera piemontese, "Gioan d'la douja" o "Jean Andouille", ha origine da un famoso burattino.
  • Giangurgolo, maschera calabrese, ha una maschera con un naso enorme, cosa che in parte lo accomuna agli Zanni.
  • Gioppino è il personaggio del contadino rozzo ma intelligente; in origine è un burattino bergamasco.
  • Isabella, amorosa
  • Leandro, amoroso
  • Macco, contadino grossolano e sciocco, personaggio delle atellane.
  • Meneghino è la maschera 'simbolo' della città di Milano, la sua fama è dovuta in gran parte alle commedie di Carlo Maria Maggi.
  • Meo Patacca
  • Mezzettino, Zanni furbo e imbroglione.
  • Pantalone è una famosissima maschera veneziana. Anziano mercante, entra spesso in competizione con i giovani nel tentativo di conquistare qualche giovane donna.
  • Peppe Nappa, maschera siciliana, dalla fame e golosità smisurate.
  • Pierrot, o Pedrolino, nasce come zanni modificandosi poi nel famoso personaggio romantico grazie al mimo Jean-Gaspard Debureau.
  • Pulcinella, in versione francese Polichinelle e in quella inglese Punch, è la più nota maschera meridionale. Servo spesso malinconico, mescola le caratteristiche del servo sciocco con una buona dose di saggezza popolare.
  • Ragonda
  • Rugantino
  • Ruzante è un personaggio creato da Angelo Beolco, e interpretato da lui stesso. Non è una maschera della C.d'A. in senso stretto, ma ne mutua molte caratteristiche.
  • Sandrone
  • Scaramouche è una maschera italiana, ma che riscosse un grande successo in francia, ed entra nel novero dei Capitani.
  • Scapino, maschera resa popolare da Molière, compare quasi sempre con uno strumento musicale.
  • Stenterello, maschera fiorentina che ebbe molta fortuna in Toscana tra la fine del '700 e tutto il secolo successivo.
  • Tabarrino
  • Tartaglia, mezzo cieco e balbuziente, entra tra il numero dei "vecchi" spesso nel ruolo del notaio.
  • Trivellino
  • Truffaldino, secondo zanni settecentesco, per lui Carlo Goldoni scrisse Il servitore di due padroni.
  • Uomo selvatico, non riferibile alla sola Commedia dell'arte, questo personaggio fu presente nei carnevali rinascimentali, uno dei suoi antenati l'Homo Salvatico si ritrova sin dal '300 anche nel Decameron di Boccaccio (Gior. VIII, nov. 9).
  • Zanni è la più antica maschera del servo, da cui si sono originati nel tempo molti altri personaggi. Nel Seicento il suo ruolo si sdoppiò nel 'primo Zanni', furbo e maneggione, e il 'secondo Zanni, spesso più sciocco e pasticcione, caratterizzato dai lazzi e dalle acrobazie, uno degli Zanni più celebri fu Alberto Naselli detto Zan Ganassa capocomico della prima compagnia del Duca di Mantova.

Voci correlate


Collegamenti esterni


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