Una centrale elettrica è un impianto industriale atto alla produzione di energia elettrica. La società moderna si basa ormai in maniera imprescindibile sull'uso dell'energia elettrica, perciò la produzione di tale energia e conseguentemente le centrali elettriche hanno una importanza tecnologica e strategica fondamentale. Le centrali elettriche odierne producono energia quasi esclusivamente in corrente alternata (esistono eccezioni in Russia, dove per problemi di perdite su elettrodotti estremamente lunghi sono state create centrali elettriche in corrente continua), avvalendosi di macchine elettriche denominate alternatori.
Le centrali termoelettriche sono sicuramente la tipologia di centrali più diffusa nel nostro pianeta. Il principio di funzionamento di una centrale termoelettrica classica è abbastanza semplice.
Un elemento combustibile (derivati del petrolio, carbone o gas, ma anche in alcuni casi biomassa o rifiuti) viene bruciato in modo da sviluppare una notevole quantità di calore; questo calore viene trasmesso a una caldaia, ovvero un serbatoio contenente acqua (che subisce a monte una serie di trattamenti al fine di essere purificata per non danneggiare gli impianti), tale acqua viene così trasformata in vapore raggiungendo temperature e pressioni elevate. Questo vapore viene convogliato verso delle macchine rotanti denominate turbine a vapore le quali grazie alla spinta dello stesso vengono messe in rotazione. Collegati all'albero in rotazione di tali turbine vi sono gli alternatori i quali convertono l'energia meccanica di rotazione in energia elettrica.
I termovalorizzatori rappresentano l'evoluzione dei ben noti inceneritori di rifiuti.
La differenza sostanziale tra questi è che nel termovalorizzatore il calore prodotto dalla combustione dei rifiuti viene utilizzato per produrre energia elettrica in maniera analoga a quanto accade nelle centrali termoelettriche.
Gli odierni termovalorizzatori sono a tutti gli effetti delle centrali termiche che utilizzato i rifiuti come materiale combustibile, aggiunto ad altri materiali che ne conformano la prestazione alla combustione.
A differenza delle centrali termiche i termovalorizzatori necessitano a monte di complessi impianti di separazione dei diversi materiali allo scopo di ridurre l'impatto ambientale connesso alla combustione di un gran numero di sostanze diverse difficilmente controllabili. Normalmente dai rifiuti vengono eliminati i materiali riciclabili o non combustibili come i metalli o il vetro. Il residuo viene solitamente sottoposto a essiccazione e poi inviato ai bruciatori.
Affinché tutte le materie e soprattutto quelle plastiche brucino senza generare elementi tossici (ad esempio la diossina) è necessario raggiungere temperature molto elevate; a tal scopo vengono anche utilizzati metodi di pirolisi o altri metodi combinati.
Tale procedura, di combustione ad alta temperatura, però produce una miniaturizzazione delle polveri emesse, proporzionale con la stessa. Ciò può dunque portare alla produzione di nanoparticelle carboniose, che possono causare diverse patologie.
La combustione dei materiali risultanti dalla selezione dei rifiuti, miscelata agli additivi, produce una quantità di polveri pari ad una massa più grande della massa bruciata, per un rapporto di circa 1÷1.8, cioè: per 1 kg di rifiuti, si produce 1,8 kg di nano-polveri.
Insieme alle centrali termoelettriche sono state le prime tipologie di centrali in uso. Il principio di funzionamento delle centrali idroelettriche si basa sull'utilizzo dell'acqua, o meglio della sua energia cinetica, al fine di produrre energia elettrica.
Le centrali idroelettriche si suddividono in due tipologie:
Rispetto alle centrali termoelettriche, questo tipo di centrali produce un minore impatto ambientale durante il funzionamento; la parte maggiore dell'impatto ambientale si verifica durante la costruzione, a causa degli sbancamenti e delle grandi opere necessarie per realizzare gli invasi e il sistema di condotte forzate. Le centrali idroelettriche possono avere potenze che vanno da alcuni MW (centrali fluviali) alle decine o centinaia di MW per le grandi centrali a caduta. Turbina idroelettrica.jpg
Le centrali nucleari sono analoghe alle centrali termoelettriche; la differenza sostanziale sta nel tipo di combustibile e di processo tecnologico che viene utilizzato per fornire calore e formare il vapore da inviare alle turbine. Queste centrali ottengono il calore da un processo di fissione nucleare del combustibile o in un prossimo futuro (2040/2050 in ipotesi ottimistiche) dal processo di fusione nucleare del combustibile
La breve vita operativa di questo tipo di centrali,i costi di costruzione e di demolizione a fine vita, se caricati correttamente sul computo del costo dell'energia prodotta sfatano il mito della economicita' di questa fonte, anche trascurando il problema non risolto delle scorie, e della protezione da atti terroristici.
L'avvento di centrali nucleari di quarta generazione e di centrali autofertilizzanti dovrebbe risolvere alcuni degli aspetti negativi. Le nuove centrali saranno dotate di dispositivi di sicurezza passivi. Questi dispositivi di sicurezza non saranno basati su computer o sensori ma saranno basati su fenomeni fisici in modo che, se la centrale dovesse andare fuori controllo questi dispositivi di sicurezza entrerebbero in funzione automaticamente indipendentemente dalle indicazioni dei computer o del personale umano. Le centrali autofertilizzanti invece consento di riutilizzare le scorie per produrre altro materiale fissile e quindi riducendo i problemi di approvvigionamento e di smaltimento del materiale esausto.
Per centrali solari si intendono le centrali solari termiche, che sfruttano l'energia solare, da non confondersi con i pannelli fotovoltaici che per rendimento, quantità di energia prodotta e costi non possono ancora essere oggi considerate centrali.
Le centrali solari termiche utilizzano come principio di base quello delle centrali termiche classiche, anche in questo caso la differenza sta nel metodo in cui viene scaldata l'acqua della caldaia.
Normalmente la centrale è formata da una superficie nella quale sono posti centinaia di specchi che concentrano i raggi solari in unico punto centrale (detto fuoco) nel quale si trova la caldaia. Questa colpita da tutti i raggi deviati dagli specchi si scalda fino a raggiungere temperature sufficientemente elevate per completare il ciclo del vapore fino alla turbina. Oppure da campi di concentratori parabolici lineari (in inglese parabolic trough),che riscaldano il fluido all’interno di condotti che percorrono la linea del fuoco.(vedi fig. a lato)
Le centrali solari ad alta temperatura a volano termico con la sostituzione dell'acqua con più appropriate soluzioni saline progettate in Italia dal premio Nobel Carlo Rubbia rappresentano le fonti da questo tipo di energia con la maggiore convenienza attualmente esistenti.
La Spagna ha recentemente accolto Rubbia, dopo che lo stesso è stato allontanato dalla guida dell'ENEA ed ha avviato la realizzazione industriale delle centrali che dovevano essere realizzate in Italia.
Le centrali eoliche sono centrali che sfruttano la velocità del vento per la produzione di energia elettrica. Il principio di funzionamento è abbastanza semplice, il modulo base di una centrale eolica è il generatore eolico. Questa apparecchiatura è composta da un'elica collegata a un albero alla quale è calettato il generatore di corrente.
L'elica e il generatore sono normalmente posti ad altezze elevate in modo da essere attraversati dai venti, venti che mettendo in rotazione l'elica fanno di fatto ruotare il generatore che produce così energia.
I generatori eolici possono essere di varie dimensioni ed essere utilizzati sia per un uso domestico rurale o in centrali normalmente composte di numerosi generatori. Le potenze di tali generatori variano dalle centinaia di W alle centinaia di kW.
A terra occupa meno di 100 metriquadri, quindi non toglie la possibilità di continuare le precedenti attività su quel terreno (es. pastorizia...)
Si possono installare solo dove c'è abbastanza vento e sono degli impianti moderatamente rumorosi.
Le centrali geotermoelettriche sono di fatto centrali termiche che utilizzano come fluido primario per scaldare le caldaie il calore naturale dei vapori geotermici contenuti nel sottosuolo (energia geotermica). Non esiste dunque, in questo tipo di centrali, alcun processo di combustione. Le centrali geotermoelettriche possono raggiungere potenze anche rilevanti, di qualche centinaio di MW.
Il problema sicuramente maggiore di queste centrali è che possono essere costruite solamente in appositi siti con presenza di attività geotermica, siti normalmente abbastanza rari.
Sicuramente la produzione di energia elettrica per la sua importanza è oggetto di studi e sforzi in molti ambiti. Oltre alla sopra citata fusione nucleare elenchiamo una serie di esperimenti e possibilità che si sono affacciate a più riprese negli ultimi anni o che sono in via di sviluppo.
Il progetto ITER prevede la generazione di plasmi stabile che fornisca più energia di quanta ne richiede per la sua generazione. Questo progetto non è in grado di produrre energia elettrica infatti questo sarà lo scopo del successivo progetto DEMO. Il progetto DEMO mira a convertire l'energia disponibile dalla fusione nucleare in energia elettrica e solo dopo il completamento di questi progetti si potranno costruire centrali elettriche a fusione nucleare. Le prime si prevedono che saranno operative per il 2050.
Altro problema è il materiale di ingresso in quanto trizio e deuterio non sono materiali facilmente reperibili in natura.
Inoltre rimane per queste, come per le centrali nucleari tradizionali, il problema della limitata vita operativa a causa della radioattività indotta nelle strutture.
Le centrali basate su pannelli fotovoltaici convertono direttamente l'energia solare in corrente elettrica sfruttando l'effetto fotovoltaico.
Sebbene tale tecnologia risulti da tempo già affermata in ambito aerospaziale, per applicazioni di utenze isolate o per altri utilizzi di nicchia, la realizzazione di centrali fotovoltaiche è oggi ancora in fase di studio o prototipale.
L'acqua viene fatta passare in condotte forzate che la conducono in turbine collegate ad alternatori che consentono di produrre corrente elettrica. In alcune zone della Terra il dislivello tra alta e bassa marea può essere anche di 20 metri e può quindi rendere conveniente l'istallazione di questi impianti.
Una seconda tipologia di centrali è basata sullo sfruttamento delle correnti sottomarine, che opportunamente incanalate potrebbero generare corrente elettrica tramite delle turbine. Queste centrali sono attualmente degli esperimenti da laboratorio, anche se in breve tempo si potrebbe passare ad un loro utilizzo reale per la produzione di corrente elettrica.
Una terza tipologia di centrali basata sugli oceani vuole sfruttare la differenza termica dei diversi strati dell'oceano. Acqua a differenti profondità ha differenti temperature e queste centrali utilizzano questa differenza di temperatura per produrre elettricità. Essendo la differenza termica tra i vari strati ridotta queste centrali hanno sempre un'efficienza molto bassa, tra 1 e il 3%.
Le centrali basate su celle a combustibili utilizzano ossigeno e idrogeno per produrre corrente elettrica e calore.
L'idrogeno e l'ossigeno combinandosi nella cella a combustibile generano corrente elettrica, calore e acqua. La corrente elettrica può essere utilizzata per azionare i motori elettrici di un veicolo.
L'idrogeno deve essere considerato un vettore energetico e non una sorgente di combustibile. L'idrogeno, infatti, molto abbondante nelle stelle, sulla terra esiste solo sotto forma di composto chimico, per lo più nella sua forma combusta, l'acqua.
L'estrazione dell'idrogeno dall'acqua, per il Secondo principio della termodinamica non può mai essere un processo conveniente, ossia l'energia che si ricava dall'idrogeno è sempre inferiore a quella necessaria per estrarlo.
È possibile ricavare energia dall'idrogeno presente in altri composti quali il metano, ma in questo caso si perdono i benefici ambientali.
Qualora diventasse disponibile, in futuro, una grande quantità di energia di altra natura, parte di essa potrebbe essere utilizzata per generare idrogeno e alimentare celle a combustibile per l'alimentazione di automobili elettriche.
La fusione nucleare avviene incessantemente nel Sole a milioni di gradi centigradi, le reazioni di fusione nucleare di Fleischmann e Pons invece, avvenivano a temperatura ambiente, per questo è stata definita "fusione fredda".
Dopo gli entusiasmi iniziali, i due scienziati cominciarono però a essere sommersi da accuse secondo cui la reazione nucleare di cui essi parlavano fosse dovuta a una messa in scena o ad un errore di laboratori. Infatti gli altri laboratori non furono in grado di replicare l'esperimento di Fleischmann e Pons.
Nel 2002 all'ENEA di Frascati è stata definitivamente confermata la natura nucleare delle reazioni che avvengono nella fusione fredda. Ecco la conclusione dello studio: "La presenza, verificata sperimentalmente, di 4He rappresenta la prova definitiva della natura nucleare del processo".
Il ricercatore francese Jean Louis Naudin ha dimostrato che non servono nemmeno il costoso Palladio e l'introvabile acqua pesante (D2O), ma bastano Tungsteno, carboncini, acqua di rubinetto e carbonato di Potassio (K2CO3).
Le Centrali solari orbitali dovrebbero ottenere energia elettrica attraverso pannelli fotovoltaici costruiti in orbita. L'energia ottenuta dovrebbe essere trasmessa a Terra tramite microonde. Le microonde verrebbero ricevute tramite un'estesa schiera di antenne e convertite in corrente elettrica immessa nella rete di distribuzione. Una seconda alternativa prevede la trasmissione a Terra dell'energia tramite potenti laser. A Terra ricevitori composti da pannelli fotovoltaici dovrebbero nuovamente convertire la luce del laser in corrente elettrica che verrebbe inviata nelle linee ad alta tensione per la distribuzione. Questa seconda alternativa ridurrebbe notevolmente la dimensione degli impianti a Terra ma ridurrebbe in modo drastico la potenza elettrica prodotta data la scarsa efficienza dei pannelli fotovoltaici a Terra.
Questo tipo di impianto al momento è solo ipotetico ma se si riuscisse a realizzare un ascensore spaziale allora il costo del trasposto del materiale in orbita verrebbe sensibilmente abbattuto e di conseguenza potrebbe diventare economicamente vantaggiosa la sua costruzione.
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