Il termine capitale viene usato con varie accezioni nel campo dell'economia e della finanza.
In finanza e in ragioneria, il capitale si riferisce generalmente alla ricchezza finanziaria, con particolare riferimento a quella utilizzata per avviare o sostenere un'impresa. Inizialmente, si assume che altri tipi di capitale (ad esempio il capitale fisico), possano essere acquistati con il denaro o il capitale finanziario, in modo che non vi sia bisogno di un ulteriore analisi per quest'ultimo. Quindi, la parola "capitale" è l'abbreviazione che sta per "capitale reale" o "beni di capitale" o mezzi di produzione. Saranno anche ignorati i problemi sull'aggregazione del capitale e il capitale di controversia.
La terza parte della definizione non era sempre utilizzata dagli economisti classici. L'economista classico per eccellenza, David Ricardo, avrebbe usato la definizione precedente per il termine capitale fisso, includendo materie prime e prodotti intermedi come parte del suo capitale circolante. Per lui, entrambi erano tipi di capitale.
Karl Marx aggiunge una distinzione che è spesso confusa con quella di Ricardo. Nella teoria Marxista, capitale variabile si riferisce all'investimento del capitalista nella forza-lavoro, visto come unica fonte di plusvalore. È chiamato "variabile" dato che l'ammontare del valore che può produrre varia con l'ammontare di quanto consuma, ad esempio, crea nuovo valore. D'altra parte, il capitale costante si riferisce agli investimenti in fattori di produzione "non-umani", come gli impianti e i macchinari, che secondo Marx contribuiscono solo con il loro valore di sostituzione ai beni prodotti tramite il loro uso. È costante nell'ammontare del valore impiegato nell'investimento originale, e rimane costante anche l'ammontare riscosso nelle forme di comodità prodotte.
L'investimento o l'accumulazione di capitale nella teoria economica classica è l'atto di produrre un capitale maggiore rispetto a quello originale. Per investire, i beni devono essere prodotti in modo da non essere immediatamente consumati, ma usati per produrre altri beni come mezzi di produzione. L'investimento è fortemente collegato al risparmio, sebbene essi non siano la stessa cosa. Come Keynes notava, il risparmio significa non spendere tutte le entrate in beni o servizi, mentre l'investimento si riferisce allo spendere su uno specifico tipo di beni, ad esempio beni capitali.
L'economista di Scuola Austriaca Eugen von Böhm-Bawerk sostenne che l'intensità di capitale veniva misurata dalla circonvoluzione dei processi di produzione. (frase incomprensibile per chi non ha cognizioni di economia, quindi fondamentalmente per il target di questo articolo)
Alcune teorie utilizzano i termini capitale intellettuale o capitale della conoscenza, conducenti a discussioni e controversie sviscerate nei rispettivi articoli.
In generale, il capitale intellettuale è quello che produce nuovi "diritti di proprietà intellettuale", e che a sua volta è "qualsiasi cosa per la quale un soggetto possa vedere pagati dei diritti d'autore" Inoltre, ognuno può creare diritti di proprietà intellettuale semplicemente prendendo le idee di qualcun'altro e poi brevettandole. Quindi il capitale intellettuale non ha bisogno di essere usato.
Classificazioni del capitale che sono state usate in varie teorie economiche includono:
Sebbene sia ancora possibile calcolare il concetto macro-economico di capitale umano come salario, è raro o poco abituale farlo quando si tratta del processo di pianificazione degli investimenti: per questo, esso viene suddiviso in modelli specifici, che sono distinti quando si considerano i mezzi della loro identificazione, del loro investimento, e del loro utilizzo. Il termine "capitale umano" può così creare più problemi che altro. In parte come risultato, si sono sviluppate diverse letterature per descrivere sia il capitale naturale sia il capitale sociale. Questi termini riflettono un vasto consenso sul fatto che sia il capitale naturale, sia quello sociale, funzionano in modo simile al tradizionale capitale infrastrutturale ed industriale, e che quindi è completamente appropriato riferirsi ad essi come a due diversi tipi di capitale. In particolare, essi possono essere usati direttamente nella produzione di beni, oppure possono non essere utilizzati immediatamente nei processi produttivi, o, infine, incrementati (se non creati) dagli sforzi dell'uomo.
Vi è anche una letteratura sul capitale intellettuale e sulla legge di proprietà intellettuale. Tuttavia, questa sempre più frequentemente distingue i mezzi di investimento di capitale, e la collezione di potenziali ricompense per strumenti come brevetti, copyright (capitale individuale o creativo), e marchi registrati (capitale sociale).
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