Bruno de Finetti (Innsbruck, Austria, 13 giugno 1906 - Roma, 20 luglio 1985), matematico e statistici italiano, noto soprattutto per la formulazione della concezione soggettiva operazionale della probabilità.
Dal 1927 al 1931 lavora all'Istituto Centrale di Statistica, creato proprio allora, e viene preposto all'Ufficio Matematico, diretto dal prof. Luigi Galvani. In quel periodo costruisce le tavole di mortalità 1921 e ricostruisce con criteri di uniformità quelle corrispondenti ai censimenti precedenti (sviluppo della popolazione italiana, interpolazione grafica). Dal 1931 al 1946 lavora come attuario e statistico presso le Assicurazioni Generali di Trieste e come Capo del Servizio Meccanografico e dell'Ufficio Razionalizzazione. Le sue numerose pubblicazioni su temi probabilistici, ma non solo, gli procurano notorietà nella cerchia degli studiosi del ramo e nel 1939 vince la cattedra di Matematica finanziaria all'Università di Trieste.
Nel 1954 si sposta all'Università di Roma, inizialmente su una cattedra di Matematica finanziaria e successivamente, dal 1961 al 1976, su una cattedra di Calcolo delle probabilità.
La probabilità è l'argomento di cui de Finetti si è occupato in modo più specifico e continuativo. Egli sostiene il significato soggettivo della probabilità. Egli inoltre rivolge critiche radicali ad alcune correnti concezioni e definizioni (o pseudo definizioni) della probabilità. "La probabilità non è nient'altro che il grado di fiducia (speranza, timore, ..) nel fatto che qualcosa di atteso (temuto, o sperato, o indifferente) si verifichi e risulti "vero".
Le sue originali ricerche gli procurano numerosi premi:
Egli inoltre fu socio effettivo e corrispondente dei più importanti Istituti Attuari e Presidente di numerose Associazioni Matematiche Italiane ed Estere. Fu Socio Fondatore e poi Presidente Onorario dell'AMASES, l'Associazione per la Matematica Applicata alle Scienze Economiche e Sociali.
Sempre concreto e vivo l'interessamento alla didattica. Egli sostiene decisamente la necessità di render intuitiva la matematica e si schiera decisamente contro le posizioni bourbakiste nell'insegnamento della matematica. È presidente della Mathesis dal 1970 al 1981. Negli anni '70 anima un gruppo di ricerca sulla didattica della matematica attivo nell'ambiente romano: di questo fanno parte Emma Castelnuovo, Lina Mancini Proia, Michele Pellerey, Bruno Rizzi. È tra i primi, intorno al 1960, a promuovere gare matematiche fra studenti che possano portare i concorrenti meglio classificati a partecipare a gare internazionali.
Lo stesso concetto di intuitività lo applica anche alla didattica universitaria.
Il suo spirito critico e spesso anticonformista lo porta a posizioni polemiche che hanno un certo seguito, nonostante il suo carattere lontano da ogni forma di potere fine a sé stesso. Nell'ambito della vita universitaria manifesta nette critiche a quei burocrati che chiama burosauri. Sostiene anche l'opportunità di consentire che cittadini stranieri possano accedere alle cattedre delle Università italiane, cosa impossibile fino agli anni '70. Dagli ultimi anni '70 milita nelle file del Partito Radicale. In particolare accetta di ricoprire il ruolo di responsabile di una testata giornalistica (Notizie radicali) che pubblica articoli di denuncia. Questo lo porta anche ad essere arrestato (sembra alla sede dell'Accademia dei Lincei) ed incarcerato per qualche giorno in seguito ad una querela per diffamazione della testata da lui formalmente diretta, in seguito alla pubblicazione di articoli di denuncia.
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