La Repubblica Argentina è un paese dell'America meridionale.
Confina a ovest con il Cile, a nord con la Bolivia e il Paraguay, a nord-est con il Paraguay e il Brasile, a est con l'Uruguay, a sud-est con l'Oceano Atlantico.
Dal punto di vista politico è una repubblica federale composta da provincias le cui competenze sono quelle di uno stato confederato.
La storia argentina inizia con la scoperta delle sue coste da parte di Amerigo Vespucci nel 1502. Successivamente nel 1516, Juan Díaz de Solís giunge all'estuario del Río de la Plata. Nei primi anni la presenza europea si limitò ad alcuni forti spagnoli e alla città di Buenos Aires. I territori del Río de la Plata (tra i quali fino al 1617 fu compreso anche l'attuale Paraguay) furono occupati definitivamente dagli spagnoli nel 1536 con il nome di Provincie Unite del Río de la Plata, e furono retti fino al 1591 con il sistema dell'adelantados, poi con quello del governatorato.
Nel 1776 la colonia divenne vicereame del Río de la Plata e fu suddivisa in otto intendenze, comprendenti anche gli attuali stati di Bolivia, Uruguay e Paraguay). Con lo sviluppo della colonia nacquero le prime aspirazioni all'indipendenza che maturarono in età napoleonica: nel 1806-1807 la vittoriosa difesa contro gli Inglesi ad opera di forze locali fece sì che nel maggio 1810, i patrioti sostituissero al viceré Baltasar Hidalgo de Cisneros una giunta governativa provvisoria. La vita interna del paese fu agitatissima a causa del contrasto tra il governatore Cornelio de Saavedra e il democratico Mariano Moreno.
L'indipendenza fu proclamata ufficialmente al Congresso di Tucumán (9 luglio 1816) e il nuovo stato venne assunse il nome di Province Unite del Río de la Plata. L'11 maggio 1819 fu promulgata la costituzione, repubblicana e moderatamente liberale. L'Argentina attraversò quindi un periodo di grave anarchia (1819-1821), dalla quale uscì grazie a Bernardino Rivadavia. La lotta tra federalisti e unitari continuò tuttavia anche dopo la dittatura di J. M. de Rosas (1835-1852) e sfociò nel distacco (1853-1859) in uno stato indipendente di Buenos Aires. Con l'avvento del presidente Bartolomé Mitre (1862) si chiuse questo periodo di disordini.
Negli stessi anni l'Argentina entrò a più riprese in conflitto con gli stati vicini: nel 1827 con il Brasile, durante la dittatura di Rosas contro la Bolivia, nel 1838 e nel 1845 contro gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia. Negli anni dal 1865 al 1870 fu ancora in guerra col Paraguay, mentre il contenzioso sui confini con il Cile venne risolto pacificamente con gli accordi del 1881 e del 1896.
Nei primi decenni del XX secolo prevalse il partito radicale con Hipólito Irigoyen (eletto nel 1916), ma la crisi economica del 1929 portò nel 1930ad un colpo di stato che portò al potere il generale Uriburu. A questo seguirono i presidenti Agustín Justo (1932-1938), Roberto Ortiz (1938-1942) e Ramón Castillo (1942-1943) di tendenza conservatrice.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale l'Argentina si dichiarò neutrale, ma il colpo di stato militare del 4-7 giugno 1943 diede il potere al Grupo de Oficiales Unidos capeggiato prima dal generale Pedro Ramírez, quindi dal generale Edelmiro Farrel (dal marzo 1944), portò all'alleanza con le potenze dell'Asse. L'alleanza fu rotta con la dichiarazione di guerra alla Germania e al Giappone il 27 marzo 1945 e con l'adesione all'Atto di Chapultepec il 4 aprile 1945.
Nel dopoguerra cominciò l'ascesa politica di Juan Domingo Perón che, nelle elezioni presidenziali del febbraio 1946 ottenne la vittoria, anche grazie all'attività della moglie Eva Duarte de Perón ("Evita") e dei suoi descamisados. Perón restò al potere sino al 1955, quando un colpo di stato organizzato dalla Marina diede il potere ai generali Lonardi e Aramburu.
Nel 1958 venne eletto presidente Arturo Frondizi che, dopo aver dovuto fronteggiare ripetuti attacchi peronisti e una grave crisi economica, fu sostituito (1962) dal presidente del Senato José María Guido. Nel 1963 venne eletto a presidente il radicale Humberto Illia. Con il colpo di stato militare del giugno 1966 il potere fu assunto dal generale Juan Carlos Onganía. Perón tornò brevemente al potere, dal 1973 fino alla sua morte (1974), dopodiché divenne presidente la sua terza moglie, Isabel Peron (Maria Estela Martínez). Dal 1976 al 1982 vi fu ancora una dittatura militare, che ebbe fine con il fallito tentativo di invasione delle isole Falkland/Malvinas. Dopo la fine della giunta militare fu eletto presidente Raúl Alfonsín (1983), a cui successe nel 1989 il giustizialista Carlos Menem.
Aconcagua - Argentina - January 2005 - by Sergio Schmiegelow.jpg Il carattere essenziale del rilievo è dato dalla netta contrapposizione fra pianure orientali e la cordigliera andina, che segna il confine con il Cile.
Nella parte settentrionale i rilievi racchiudono un vasto altipiano desertico (Puna de Atacama, 3400-4000 m). Nelle Ande centrali la catena si restringe, ma si fa più impervia, raggiungendo le massime elevazioni (Aconcagua 6959 m, Mercedario 6770 m). Per l'aridità del clima, il limite delle nevi persistenti è assai elevato (6000 m. a 28° latitudine sud). A sud delle sorgenti del Neuquén, le Ande patagoniche (culminanti a 3554 m nel Cerro Tronador) a clima umido sono invece ricoperte di nevi e di ghiacciai malgrado l'altezza relativamente modesta.
A est della zona andina si incontrano regioni molto varie, sia dal punto di vista climatico che morfologico. Da nord a sud si distinguono il Chaco, vasto bassopiano attraversato da fiumi dal corso lento e divagante e coperto da una prateria sparsa di arbusti; la pampa, sterminata distesa pianeggiante con clima temperato, ricoperta da una steppa di graminacee che l'uomo ha sostituito in parte con colture di cereali; la "Mesopotamia argentina", compresa tra i fiumi Paraná e Uruguay, bassa e paludosa; la regione patagonica, a sud del Rio Colorado, una steppa poco popolata, che scende con una serie di altopiani dalle Ande alla costa atlantica, solcata in senso trasversale da profonde valli.
Il bacino del Rio de La Plata-Paraná è, dopo quello amazzonico, il più esteso dell'America meridionale, interessando oltre 3 milioni di km². Esso è costituito dal Paraná, che scende dagli altipiani brasiliani, dall'Uruguay, che accoglie le acque di una vasta sezione tra lo spartiacque amazzonico e le Ande boliviane, infine dai fiumi andini che attraversano il Chaco e le pianure pedemontane in direzione sud-sud-est: tutti questi fiumi sfociano nel Río de La Plata che è al tempo stesso un estuario e una rientranza continentale di straordinaria ampiezza. Qui giunge anche l'Uruguay, che segna il confine con l'omonimo stato, di cui raccoglie le acque.
Il Paraná è navigabile e, con il Paraguay, forma una preziosa via di comunicazione del paese.
Dei fiumi andini che sfociano direttamente nell'Atlantico, il più importante è il Río Colorado; seguono i fiumi patagonici (Río Negro, Chubut, Deseado, ecc.) che hanno un corso pressoché parallelo, da ovest a est, e incidono i tavolati sedimentari gettandosi in mare con profondi estuari.
Laghi veri e propri, taluni dei quali anche di vasta area e celebri per la loro bellezza paesaggistica sono il Nahuel, l'Huapi, il Lago Buenos Aires, il Viedma argentino: sono presenti nelle Ande patagoniche e hanno caratteristiche tipicamente alpine.
Da segnalare inoltre gli aricipelaghi delle Terra del Fuoco, Isla de Los Estados e le Islas Auroras, più le reivindicate Isole Malvine, Georgie e Sanguiche ("Sandwich") del Sud.
Il clima dell'Argentina è fortemente influenzato dal fatto che l'Argentina è situata nella porzione più sottile dell'America meridionale. Come conseguenza di ciò presenta un clima contintentale moderato. L'area climatica più caratteristica dell'Argentina è quella centrale, la Pampa argentina, anche dal punto di vista economico la parte importante, caretterizzata da un clima temperato, anche se in certe zone le precipitazioni sono scarse. Data però la notevole estensione del paese nel senso della latitudine (da 22° a 55° sud) le condizioni variano sensibilmente da nord a sud, passando da un clima tropicale o subtropicale nella "Mesopotamia" e nel "Chaco", con estati calde ed inverni miti, ad un clima di tipo oceanico freddo nella Patagonia. Il clima della regione andina risente naturalmente dell'altitudine e presenta i caratteri tipicamente montani (forti escursioni termiche, inverni assai rigidi, ecc.): nella puna e in genere nelle Ande settentrionali è accentuata l'aridità, mentre piovosità assai abbondante si registra a sud dove, per l'abbassarsi della catena andina e l'estremo assottigliarsi del territorio, prevale il clima oceanico.
L'Argentina meridionale è l'unica area sottoposta all'azione dei venti del Pacifico, altrove fermati dalla barriera delle Ande. Le masse d'aria messe in movimento dall'anticiclone dell'Atlantico meridionale investono invece direttamente solo la parte più settentrionale del paese, dove, a ridosso degli altopiani brasiliani si verificano le precipitazioni più abbondanti, con massimi intorno ai 1.800 mm annui.
Altrove la piovosità diminuisce, in particolare procedendo da est verso ovest: così nel Chaco si passa da oltre 1.000 a 500 mm di precipitazioni. Nel settore occidentale, il clima è tipicamente tropicale, caratterizzato d'inverno da una lunga stagione secca. Un clima subtropicale monsonico senza stagione asciutta si ritrova invece nella striscia della "Mesopotamia". Nella pampa si passa dai 1.000 mm della costa (pampa húmeda) ai 600 mm dell'interno (pampa seca), dove si ha un clima temperato steppico, con estati assai calde ed inverni miti. La Patagonia ha un clima subdesertico, contraddistinto da inverni assai rigidi, escursioni termiche molto alte e precipitazioni tra i 200 e i 400 mm annui. Verso sud, nella Terra del Fuoco, le piogge aumentano per i citati influssi oceanici, mentre le temperature si abbassano sensibilmente (media annua di 5° C); qui il limite delle nevi perenni, scende a 1.000 m s.l.m. in corrispondenza dello stretto di Magellano.
Popolazione: 36.260.130 abitanti (censimento 2001) - 38.592.150 abitanti (stima 2005)
Densità: 14 ab./kmq
L'Argentina è il paese americano che meno conserva le tracce delle antiche popolazioni indigene, quasi totalmente cancellate dai coloni e dagli immigrati provenienti dall'Europa. I Puelche, popoli di cacciatori delle praterie, sono stati pressoché sterminati; scomparsi da tempo sono anche Diaghiti, agricoltori, la cui cultura si diffuse nelle regioni nord-occidentali. Nel nord esistono ancora alcune minoranze di Guaraniti e di altri antichi gruppi che un tempo occupavano le vaste zone del Chaco.
Terra di grande attrazione per gli europei anche per il clima e la ricchezza del terreno, l'Argentina cominciò però ad essere massicciamente popolata solo in epoca recente. In precedenza erano state sfruttate le zone minerarie (oro, argento) delle Ande e le zone costiere dove arrivavano le vie di comunicazione dall'interno; venuti meno i traffici di metalli preziosi, gli spagnoli cominciarono a sfruttare gli spazi liberi della pampa, dove l'allevamento bovino ed equino trovò condizioni ideali. Nacque quindi la figura del gaucho, che si considera, in qualche modo, il fondatore della nazione.
Le fortune dell'allevamento determinarono prosperità e benessere che, a partire dalla seconda meta del XIX secolo, suscitarono la grande immigrazione europea. Essa continuò per decenni, raggiungendo l'apice nel primo decennio del XX secolo: nel 1869 la popolazione argentina era di 1,7 milioni di abitanti, mentre nel 1914 aveva già raggiunto gli 8 milioni. La crescita continuò ancora, sostenuta anche dall'incremento naturale e nel 1936 si raggiunsero i 12 milioni di abitanti. Alla formazione del popolo argentino hanno contribuito soprattutto gli italiani (35%), gli spagnoli (24%), in misura minore tedeschi, francesi, slavi, ecc. Oggi si calcola che il 40% della popolazione argentina abbia anche la cittadinanza italiana o i requisiti per richiederla per ius sanguinis. Lo spagnolo correntemente parlato in Argentina, specie a Buenos Aires (dove si parla un dialetto chiamato porteño), ha subito influenze dall'italiano. L'incremento naturale si è assestato su valori medi (1.5%), mentre la natalità è decisamente al di sotto della media sudamericana (20,7%). La densità media è bassa e il paese ha in tal senso ancora notevoli possibilità di accogliere nuovi immigrati. Nelle città vive l'86% della popolazione argentina, percentuale elevatissima, soprattutto in considerazione del fatto che l'Argentina non ha ancora un'economia di tipo industriale. Massima espressione dell'urbanesimo argentino è Buenos Aires, una delle più grandi città del mondo, polo fondamentale di tutta l'organizzazione territoriale.
Secondo l'articolo 2 della Costituzione lo stato sostiene in particolare la Chiesa cattolica, con la quale esiste un concordato e che è riconosciuta dal Codice Civile come assimilabile ad un ente di diritto pubblico. Inoltre formalmente il Presidente della Repubblica deve essere di religione cattolica. L'articolo 14 riconosce ai cittadini la libertà di professare il proprio culto.
Prodotto Nazionale Lordo (nel 2000): 8.950$ pro capite (17° posto della classifica mondiale).
Bilancia dei pagamenti(nel 2000): - 19,1 miliardi di dollari.
Inflazione: 0,5%.
Disoccupazione(nel 2005): 11.1%.
Punti di forza. Il settore primario è ampio e vario. Le imprese agroalimentari (carne, frumento, vino) sono molto importanti. Il paese dispone di grandi risorse energetiche. Agli inizi degli anni 1990 l'Argentina sembrava aver ritrovato una stabilita fiscale, finanziaria e valutaria, che è andata indebolendosi alla svolta del secolo, nonostante l'agganciamento al dollaro USA. La politica liberista ha indotto le organizzazioni sopranazionali, in primo luogo l'FMI, a concedere importanti linee di credito.
Punti di debolezza. L'economia nazionale è tuttora chiusa, esposta alle crisi del Brasile, principale sbocco delle esportazioni, e vulnerabile ad un eventuale collasso del mercato americano o a una riduzione della liquidità internazionale. Alti sono il debito estero e la disoccupazione.
La crisi economica del 1973 ebbe gravi ripercussioni in Argentina: salirono infatti i prezzi dei prodotti industriali largamente importati, mentre la CEE riduceva l'Importazione delle carni e degli altri prodotti zootecnici. L'inflazione toccò punte del 500% e persino del 900% nel 1976 e si registrarono il crollo della produzione industriale, la drastica caduta degli investimenti stranieri, la fuga dei capitali all'estero, che furono premesse per il colpo di stato militare del 1976. La politica economica del governo militare non diede i risultati sperati. Nel 1983 il governo liberamente eletto si trovò di fronte a una situazione estremamente difficile, anche in seguito all'avventura militare nelle Falkland/Malvinas. Venne varato un piano di riforma, e nel 1991 con la decisione di privatizzare le maggiori imprese statali e della liberalizzazione del mercato con Brasile, Paraguay e Uruguay. L'inflazione si ridusse drasticamente (da 20.000% del febbraio 1990 all'84% del 1991 fino al 17,5% del 1992), e si ebbe un aumento della produzione industriale del 22% e un calo della disoccupazione. Tutto ciò, anche grazie alla decisione di agganciare al cambio del dollaro statunitense una nuova moneta, il peso, equivalente a 10.000 australes.
Produzione di energia elettrica: 19.600.000 kw.
Pesca: 1.150.000 tonnellate.
Petrolio: 573.771 b/g.
Allevamento: pecore 16 milioni, capre 34 milioni, bovini 55 milioni, cavalli 3 milioni.
Minerali: petrolio, gas naturale, carbone, ferro, zinco, piombo, stagno, uranio, argento.
L'agricoltura occupò dapprima le terre pampeane ma si spinse anche nell'interno, nelle pianure del Paraná, nelle conche e nelle vallate preandine. Nonostante le inevitabili flessioni dovute a fattori contingenti e all'imporsi sul mercato mondiale di altri produttori di carni e cereali (U.S.A. e Canada soprattutto), non si pensò mai a una diversificazione dell'economia. Allevamento All'inizio l'allevamento forniva soprattutto pelli e cuoiami (limitata era invece la produzione di carni, lavorate localmente in grandi saladeros); nella seconda metà del XIX secolo l'invenzione delle celle frigorifere e la loro introduzione sulle navi consentirono un sfruttamento ben più redditizio dell'attività zootecnica, in quanto fu resa possibile l'esportazione di carni in Europa. Ben presto l'Argentina divenne un grande paese esportatore: all'azione avventurosa e pionieristica del gaucho si sostituì una complessa organizzazione produttiva e commerciale che porto benessere nel paese.
La lingua ufficiale è il castigliano approvato dalla Reàl Academia Española, cioè quello che comunemente è chiamato spagnolo; la lingua però comunemente parlata in ambito non ufficiale è diversa da quella ufficiale per alcune particolarità causate dalla comunanza con le lingue indigene (quechua, guaranì e araucano), dalle correnti immigratorie, in particolare l'italiana, ma soprattutto per la forte fossilizzazione della lingua spagnola portata dai conquistadores che ha mantenuto un vocabolario molto arcaicizzato e forme verbali antiche. Fortì influssi ebbe poi sulle classi colte argentine la lingua francese.
Le prime manifestazioni della letteratura nazionale sono le cronache della conquista spagnola (ad opera di L. de Miranda e U. Schmidel), scrittori 'creoli' come Ruy Diaz de Guzmán,e ,nel XVII secolo il cordobese Luis de Tejeda). Durante la colonizzazione cresce la tendenza ad una letteratura indipendente. Una letteratura con prevalenza di ricordi autobiografici e di liriche nasce in seguito alla dichiarazione d'indipendenza delle Province Unite del Rio della Plata, cui esponenti sono Esteban de Luca y Patrón, J. Crisóstomo Lafinur, il poeta C. Rodríguez, il 'padre' Castañeda, Juan Cruz Varela e altri.
Maggiori esponenti del romanticismo argentino, nel XIX secolo, sono Esteban Echeverría, J. Mármol, D.F. Sarmiento. Con Hilario Ascasubi e José Hernández, autore di Martín Fierro si afferma la poesia gauchesca; l'indirizzo realista è rappresentato da E. Cambaceres, M. T. Podestá, L. V. López, J. Martel, Olegario V. Andrade, Joaquín V. González, Gregorio de La Ferrere.
La letteratura argentina sebbene abbia riecheggiato motivi e correnti letterarie europee postromantiche ha, tuttavia, trovato un proprio modo di esprimersi. Tra i maggiori esponenti della poesia e della narrativa nel XX secolo sono: Leopoldo Lugones, Horacio Quiroga, A. de Estrada, Antonio Güiraldes, Enrique Banchs, C. Ortiz, Alfonsina Storni, Evaristo Carriego, Macedonio Fernández, Carlos Mastronardi, Enrique Santos Discepolo, Antonio Porchia, Leopoldo Marechal,Gabriel J. Castilla, Manuel Ugarte, C. A. Leumann, A. Sux, A. Ghiraldo,Carlos Mastronardi, Ricardo Gutiérrez, Raúl González Tuñón, Augusto Mario Delfino, Jorge Luis Borges, Julio Cortazar, Roberto Arlt, Héctor Tizón, Oliverio Girondo, Alberto Girri, Omero Manzi, Olga Orosco, Manuel Biglietti, Silvina Ocampo,Alejandra Gorodischer, Osvaldo Soriano, Manuel Mujica Láinez, Ernesto Sabato, Joseph Kessel, Alejandra Pizarnik, Elías Castelnuovo Tedesco, Dante A.Linyera, Adolfo Bioy Casares, Juan Filloi, Leonardo Bacarezza, Homero Manzi, Juan José Saer, Mempo Giardinelli .
Nell'architettura, alle prime case di Buenos Aires, fatte di terra battuta e legno grezzo, con copertura di paglia (XVI-XVII secolo), servite da modello al rancho argentino, si sostituirono in seguito edifici di mattoni, uniformati al tipo della casa spagnola. Dalla seconda metà del XIX secolo si diffuse uno stile eclettico ispirato all'architettura europea. Oggi le costruzioni sono ispirate alle tradizioni ispano-americane. Fra gli edifici sacri notevoli la cattedrale di Buenos Aires e quella di Córdoba, e le chiese de San Ignacio Miní nello stile barocco-americano (XVIII secolo).
La pittura ha in Prilidiano Pueyrredon il suo più importante esponente. Suoi contemporanei (XIX secolo) furono Ernesto de la Cárcova, E. Sivori, Martín Malharro,il "naïf" Cándido López. Nel XX secolo: Lino Spilimbergo, Fernando Fader, Benito Quinquela Martín, Molina Campos, Xul Solar(Schultz-Solari), Carlos Alonso, Emilio Pettoruti,Seiko Yagi, Thibon de Libian, Raquel Forner, Kasuya Sakai, Juan Carlos Castagnino, Antonio Berni, Antonio Seguí. Importante fu l'influsso esercitato dal gruppo del Nexus (1907-1908). Nel XX secolo i pittori argentini si uniformarono ai vari movimenti europei.
Tra gli scultori spiccano Lucio Correa Morales e F. Cafferata, Lucio Fontana, Curatela Manes, Julio Le Parc, Rogelio Irurtia, Sesostrís Di Tullio, Lola Mora, Lucía Pacensa, lo scultore argentino Julio Eduardo Goya (da non confondere con il geniale pittore spagnolo dallo stesso cognome).
Nel fumetto (chiamato in Argentina "historieta") spiccano i disegnatori: Quino, Copi, Mordillo, Lang, Hermenegildo Sabat, i Breccia, Ciruelo, Giménez, Cognini, Langer, Salinas, Dante Quinterno, Villagrán, Ferro, Crist, Fontanarossa, Oski, Landrú, Brascó, Ciccone, Maitena, Sansol, Nine, "Lolo" Amengual, Andrés Cascioli, Scafati ("Fati"), Broccoli.
Il Teatro Colón a Buenos Aires è uno dei più importanti teatri lirici del mondo.
Dalla varietà di condizioni climatiche deriva una notevole diversità di ambienti. Quello più caratteristico, più tipicamente argentino, è la pampa, grande pianura erbosa, alimentata dalle piogge invernali, che verso l'interno più arido si fa steppa. Nel nord subtropicale umido, il passaggio fluviale è caratterizzato da lembi forestali dove si trova anche l'Ilex paraguariensis. Nel Chaco si trova la savana, con palme e associazioni arboree di quebracho nelle aree più umide. Nella Patagonia sub-desertica, la vegetazione si raccoglie lungo i fiumi.
I primi rilievi andini presentano una vegetazione cespugliosa xerofila (caratteristica l'associazione di mimosacee). Sugli altopiani settentrionali si trova il desolato ambiente della puna e solo nella sezione meridionale, oceanica, compare la foresta, con conifere e latifoglie, che crescono talora ai margini delle lingue glaciali. Nella Terra del Fuoco queste si spingono sino al mare, dato che, come si è detto, il limite delle nevi perenni in queste zone australi è molto basso.
Anche la fauna è quanto mai varia. Nella pampa i pochi cervidi rimasti sono confinati nelle zone più aride; numerosi sono invece roditori, donnole, furetti, volpi, guanachi, tapiri, armadilli e, fra gli uccelli, i nandù. Nel Chaco vivono scimmie come cebi e callitrici, vampiri, puma, giaguari, formichieri e armadilli. Nella Mesopotomia argentina numerose sono le scimmie, i serpenti, i giaguari e i tapiri. Nelle Ande caratteristiche sono le vigogne, che vivono solo oltre i 3500 m, il guanaco, alcuni cervidi e il condor. Infine nella Patagonia, ricca di armadilli e guanachi, vivono roditori e pappagalli, mentre sulle rive gelate della Terra del Fuoco si trovano uccelli antartici e leoni di mare.
La cucina argentina è un mix di varie cucine. Prevale comunque un'identita italo-ispanica anche a tavola.
I piatti più conosciuti sono:
Bevanda nazionale è il mate, un infuso simile al te da sorseggiare in compagnia negli appositi bicchieri. Tali bicchieri vengono ricavati da qualsiasi materiale e sono di forma tondeggiante. Bellissimi i bicchieri decorati ricavati da zucche di piccole dimensioni.
Il potere esecutivo spetta al presidente della repubblica, eletto ogni 4 anni a suffragio universale diretto; il potere legislativo è esercitato dal Congresso Nazionale, composto dal Senato (72 membri) e dalla Camera dei deputati (257 membri).
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