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La teoria dell’apprendimento situato afferma che la conoscenza non è un insieme di descrizioni o una collezione di fatti e regole, ma la capacità di coordinare e adeguare dinamicamente i comportamenti alle circostanze.

Jean Lave sostiene che il tipo d'apprendimento più frequente è in funzione dell’attività svolta, del contesto e della cultura in cui avviene. Ciò contrasta con quanto si fa nelle classi tradizionali, dove la conoscenza è solitamente presentata in forma astratta e slegata dal contesto. L’interazione sociale ha una grande importanza: gli studenti vengono compresi in una comunità di pratiche che impersona determinate convinzioni e comportamenti da acquisire. Quando i principianti o i nuovi arrivati si spostano dalla periferia al centro di questa comunità diventano più attivi e assumono il ruolo di esperti.

Secondo questa teoria l’apprendimento occorre in ogni attività umana e in ogni momento, nell’esame della natura dei problemi che si incontrano, del modo in cui le persone applicano la teoria alla pratica e di come queste riflessioni sono influenzate dal ruolo svolto dalla persona stessa.

Piuttosto che trasferire negli studenti nozioni preconfezionate si cerca di sviluppare gli strumenti per rappresentare la problematicità di una situazione, progetti alternativi, e interpretazioni sulla nostra condotta.

L’apprendimento situato ha quattro premesse maggiori che guidano lo sviluppo delle attività della classe:

  1. l’apprendimento è fondato sulle azioni delle situazioni quotidiane;
  2. la conoscenza è acquisita in modo situato e quindi trasferita solo in situazioni simili;
  3. l’apprendimento è il risultato di un processo sociale che comprende modi di pensare, di percepire, di risolvere i problemi, e interagisce con le conoscenze dichiarative e procedurali;
  4. l’apprendimento non è separato dal mondo dell’azione ma coesiste in un ambiente sociale complesso fatto di attori, azioni e situazioni.

Queste quattro premesse differenziano l’apprendimento situato da ogni altra forma di apprendimento esperienziale. Lo studente apprende i contenuti attraverso delle attività piuttosto che tramite l’acquisizione di informazioni in pacchetti discreti organizzati dall’insegnante.

Vengono presentate situazioni che stimolano le capacità intellettuali che gli studenti applicheranno a casa, nella comunità, sul posto di lavoro. Le conoscenze sono ottenute come processi in entrata e in pratica. I processi in entrata consistono in un periodo di osservazione in cui lo studente osserva il lavoro dell’esperto e fa un primo tentativo di risolvere un problema. Il momento della pratica è quello di affinamento e perfezionamento dell’uso di quanto appreso.

Lo scopo dell’apprendimento non è la ritenzione di contenuti, ma si fonda piuttosto su processi mentali di livello più elevato che permettono la loro applicazione. Collegando contenuti a situazioni reali il docente, in dialogo con gli studenti, può negoziare il significato dei contenuti, inserirlo nella cornice delle richieste e dei problemi degli studenti stessi.

I compiti critici dell’insegnante sono:

  1. selezionare situazioni che impegnino lo studente in attività complesse, realistiche e centrate sul problema;
  2. fornire scaffolding ai nuovi studenti e quindi conoscere il tipo e l’intensità di guida necessarie per aiutarli a gestire la situazione ed il calo progressivo del supporto con l’acquisizione da parte dello studente di competenze addizionali;
  3. ridefinire il suo ruolo da trasmettitore a facilitatore dell’apprendimento sottolineando i progressi degli studenti, costruendo un ambiente di apprendimento collaborativo, incoraggiando la riflessione ed aiutando gli studenti a diventare più consapevoli della loro condotta in un certo contesto per facilitare il transfer;
  4. valutare continuamente la crescita intellettuale dei singoli individui e della comunità d’apprendimento.

Bibliografia


Lave Jean, Wenger Etienne, Situated Learning: Legitimate Periperal Participation, Cambridge University Press, 1990.

Collegamenti esterni


Educazione

Situated learning

 

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