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Secondo il pensiero di Émile Durkheim, l'anomia è uno stato di dissonanza cognitiva tra le aspettative normative e la realtà vissuta. Può essere di due tipi:

Questo concetto è centrale nelle analisi di Durkheim, soprattutto per quanto riguarda i suoi studi sul suicidio.

Il concetto di anomia significa letteralmente "assenza o mancanza di norme". Parola derivante dal greco a-nomos.

Come risaputo, le norme sono necessarie e funzionali alla regolazione del comportamento sociale di individui o collettività (gruppo, organizzazioni, istituzioni ecc..). Tale termine, utilizzato in sociologia dal francese Emile Durkheim (in La divisione del lavoro sociale, 1893, e nel più noto Il Suicidio, 1897), tende a definire uno stato oggettivo di carenza normativa, e non lo stato soggettivo di chi osserva, esposto all'anomia. Nel caso di Durkheim il significato è quello di mancanza di norme sociali, di regola atte a mantenere, entro certi limiti appropriati, il comportamento dell'individuo.

Per Durkheim, lo stato di anomia definirebbe, in sostanza, una caratteristica del sistema culturale di riferimento (norme, valori e tradizioni), in cui l'individuo si trova inserito e non la reazione a questo, quasi che l'anomia rappresentasse in Durkheim l'antitesi della solidarietà sociale. Da una parte la rappresentazione di un gruppo, dall'altra, con lo stato di anomia, il suo disintegrarsi.

Per Talcott Parsons, l'anomia non è altro che l'antitesi di una completa istituzionalizzazione.

Bibliografia


  • Émile Durkheim. Il suicidio. Studio di sociologia trad. it. Rizzoli, Milano, 1987.

Voci correlate


Sociologia della cultura

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