Anassimandro (Αναξίμανδρος), filosofo vissuto a Mileto, città della Ionia, tra il VII ed il VI secolo a.C., detto per questo Anassimandro di Mileto. La tradizione lo tramanda come discepolo diretto di Talete e continuatore della sua scuola (detta dei "filosofi ionici", "filosofi della physis" o "filosofi naturalisti").
Fu anche matematico ed astronomo ed a lui sono attribuite la scoperta dell'obliquità dell'eclittica (cioè l'angolo di intersezione del piano dell'orbita terrestre con l'equatore celeste), l'invenzione dello Gnomone (che è sia una meridiana che un procedimento matematico) e l'introduzione della cartografia.
Il suo maggior contributo alla storia del pensiero, che ne fa uno dei massimi scienziati della storia, è avere compreso per primo che la Terra è un corpo finito che fluttua nello spazio senza cadere, circondata dal cielo sia sopra che sotto.
Dal punto di vista della scienza moderna, l'importanza della nozione di àpeiron è quella di essere probabilmente il primo "termine teorico": una nozione nuova posta come ipotesi per spiegare i fenomeni osservati. L' àpeiron è in qualche modo il primo antenato di tutti i concetti astratti usati nella fisica moderna, come i campi elettromagnetici, gli elettroni, o la funzione d'onda della meccanica quantistica.
Dal punto di vista politico, l'indeterminatezza rappresenta anche una ragione per evitare la predominanza di una particolare classe politica, permettendo così anche ai latifondisti di cui Anassimandro faceva parte di unirsi agli aristocratici dominanti.
Nel suo Intorno alla natura ci è pervenuto un celebre frammento, tramandatoci da Simplicio (Commentario alla Fisica di Aristotele, 24, 13), che suona pressappoco così:
Una celebre analisi del significato filosofico di questo frammento si può trovare in Sentieri interrotti di Martin Heidegger.
La forma della terra non era sferica, per Anassimandro, bensì, verosimilmente, quella di un corto cilindro (un tamburo), o un disco. Il motivo di questa forma curiosa può forse essere rintracciato nella genesi dell'idea di Anassimandro: Talete, concittadino più anziano e forse maestro di Anassimandro aveva immaginato la terra come una isola galleggiante in un grande mare. Anasimandro comprende che il mare di Talete non esiste e quella che resta è una terra a forma di disco galleggiante nello spazio. Il passaggio dalla forma a tamburo alla forma sferica avviene poco dopo, probabilmente in ambiente Pitagorico. Il testo più antico prevenutoci che parla della terra sferica è il Fedone di Platone, e Aristotele considera l'idea della sfericità della terra come già ben dimostrata. (È completamente falsa l'idea comune che nel Medioevo si pensasse ancora che la terra fosse piatta.)
Il grande salto concettuale dalla concezione antica (terra sotto, cielo sopra) alla concezione nuova, tuttavia, non è tanto nella specifica forma sferica della terra quanto nella realizzazione, da parte di Anassimandro, che la terra galleggiia nello spazio e che le nozioni di "alto" e "basso" non sono assolute, bensì sono relative alla terra stessa. Per questo grandissimo salto concettuale Anassimandro può essere annoverato fra i massimi scienziati dell'umanità. La scoperta di Anassimandro non è stata fatta da nessun'altra civiltà. La conoscenza che la terra è un oggetto finito circondato dai cieli è arrivata lentamente alle civiltà Indiana, Cinese, Africane ed Americane solo quando queste sono venute contatto con la tradizione culturale Greca.
Nella sua opera chiamò per primo la sostanza unica con il nome di principio (αρχή, archè); egli non riconobbe questo particolare principio in un qualche elemento ma in un principio infinito o indeterminato detto (àpeiron) nel quale tutte le cose hanno origine e tutte si dissolvono. Questo principio dice abbraccia e governa ogni cosa ed è divino poiché immortale ed indistruttibile. Esso non sembrava concepito come una miscela fra i vari elementi corporei ma piuttosto come una materia nella quale gli elementi non sono ancora definiti. Anassimandro ha anche provato a capire e studiare il processo con cui le cose derivano dalla sostanza primordiale. Questo processo si chiama separazione: i contrari si separano da questa sostanza infinita. Questa separazione è però una rottura dell'unità del principio primo, una sostituzione dell'armonia originale con un contrasto, una diversità. Viene così a crearsi un'ingiustizia, che viene pagata con il ritorno della cosa mortale e finita al principio: la morte è perciò un ritorno all'indefinito.
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