‘Amr ibn al-‘Āṣ (عمرو ابن العاص) è noto per essere stato il conquistatore arabo-musulmano della Palestina e dell'Egitto bizantini.
‘Amr era di professione commerciante - come i suoi contribuli dei Quraysh di Mecca - e a lungo rimase pagano e ostile all'Islam predicato nella sua città natale dal profeta Muhammad. Secondo la tradizione fu lui ad essere incaricato di recarsi presso il cristiano Negus etiopico che aveva concesso ospitalità a uno sparuto gruppo di musulmani che Muhammad aveva voluto emigrassero (si parla infatti di "piccola Egira") in Abissinia per sfuggire alle persecuzioni dei pagani meccani più esagitati.
La sua missione tuttavia fallì ma, allorché ‘Amr decise più tardi (629-30 d.C.) di convertirsi, nello stesso preciso momento in cui si era deciso ad identico passo anche il vincitore dei musulmani a Uhud (vedere Battaglia di Uhud), Khālid ibn al-Walīd, Muhammad accolse questo suo antico accanito nemico con gioia, introducendolo nella cerchia dei suoi più ascolati consiglieri e collaboratori.
Di tale scelta non si dovette mai pentire. ‘Amr si distinse per le sue qualità organizzatrici e per il suo coraggio, conducendo un'efficace azione in ‘Omān per il neo-costituito Stato islamico (Umma).
Morto il profeta Muhammad, ‘Amr ibn al-‘Āṣ fu chiamato a partecipare, forse già dal primo califfo Abū Bakr, ma certamente dal secondo califfo ‘Umar ibn al-Khaṭṭāb, alle operazioni militari dirette contro la Siria.
Qui egli condusse a buon fine la conquista dei territori siti sulla riva occidentale del fiume Giordano, prese parte alla battaglia di Ajnādayn e alla Campagna del Yarmūk.
Dalla Palestina egli pensò di spingersi verso l'Egitto (allora unito dall'istmo al continente asiatico) e, dopo aver preso Pelusio/Farama, piombò sulla fortezza bizantina di Babilonia. Dopo un assedio non facile la conquistò e il fatto di aver piantato nei pressi le tende ( fusṭāṭ ) dei suoi soldati dette all'accampamento così creato il nome che sarà poi portato dalla città che vi si sviluppò (nucleo della futura Cairo).
Ottenuta per accordo col suo Patriarca Ciro la città di Alessandria, dell'Egitto (Miṣr) così conquistato divenne il primo governatore ( wali ).
Rimosso dall'incarico dal terzo califfo, ‘Uthmān ibn ‘Affān, ‘Amr divenne consigliere di Mu‘āwiya ibn Abī Sufyān, allora governatore della Siria, e lo aiutò nel successivo suo gravissimo dissenso col quarto califfo ‘Alī ibn Abī Ṭālib nel corso della battaglia di Ṣiffīn, suggerendogli di fermare un combattimento che si stava profilando come catastrofico per Mu‘āwiya con l'espediente di innalzare sulla punta delle lance fogli del Corano, appellandosi così a un giudizio divino che la sua fazione aveva peraltro precedentemente rifiutato.
Partecipò come arbitro di parte all'arbitrato di Dūmat al-Jandal e, certamente, a quello di Adhruḥ, venendo premiato da Mu‘āwiya con una seconda nomina a governatore d'Egitto.
Qui egli operò con la identica cupidigia che aveva mostrato nella precedente esperienza e qui morì nel 663, ultranovantenne.
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